Dom Duarte un re portoghese scrisse nel 1400 un trattato sull’arte di andare a cavallo e indica due tipi di assetti principali chiamati alla “Bravante” o alla “Gineta” a seconda dei cavalli utilizzati e delle conseguenti selle.

La “bravante” e la “gineta”, ai tempi di Duarte, erano i due modelli base di selle, la prima con staffatura lunga, la seconda con staffatura corta; il libro di Duarte si intitola “Livro da ensinança de bem cavalgar toda sella” (che traduco maccheronicamente “libro di istruzioni per cavalcare bene su ogni sella”) e c’è un dettagliato capitolo su tutti gli assetti principali che si possono tenere su un cavallo sellato, o non sellato.

Il re Duarte afferma che ci sono cinque assetti fondamentali, più altri che derivano da questi; e che i primi tre assetti sono adatti a quelle selle che si chiamano bravante, e selle simili. Termina il capitolo descrivendo il primo stile, caratterizzato da poco peso sulle staffe; nel capitolo successivo parlerà del secondo, che addirittura ignora le staffe, dando solo quel po’ di peso che serve perché il piede non sfugga; nel capitolo ancora successivo parla invece del terzo assetto, quello che sviluppa la massima potenza e che veniva usato nei tornei per ottenere la massima potenza; in questo assetto il cavaliere mette tutto il peso sulle staffe, e io mi immagino il cavaliere, nell’attimo dell’urto, agire sulla lancia con tutto il peso e con tutta l’inerzia del corpo vigorosamente contratto…

Nei capitoli successivi c’è la descrizione di due assetti-base per la gineta, e poi anche di altri tre assetti-base per la monta senza sella.

La sella alla bravante 

bramante

 

E quest’altra la sella alla gineta di derivazione araba (accanto, sella araba da parata)

 

 

infatti: – zanathi o forse zenanthi era il nome di una tribù araba famosa per i suoi cavalli, che si stabilì in Andalusia al tempo dei “mori”, la parola spagnola “jinete” – cavaliere ha la stessa origine.

La sella alla bravante era un aggeggio dove si incastrava il cavagliere per meglio resistere ai colpi dati e ricevuti.

 

In pratica. l’uomo in sella era come se fosse in piedi dunque, la sua “equitazione” consisteva nel lanciare il cavallo contro il nemico, di fermarlo, e di “dare la destra” nei duelli a singolar tenzone, da cui pare che derivi la parola: “destriero”.

L’altra possibile origine di questo bel nome, è che il destriero, siccome era un cavallo che veniva montato solo nei tornei e in battaglia, nelle altre occasioni, veniva condotto alla mano dallo scudiero che ovviamente lo teneva con la destra.

D’altronde, le corazze, le maglie di ferro e le cotte erano assai complicate da “gestire”, pare che per fare pipi, il cavagliere non scendesse di sella, ma si servisse di una apposita canaletta/di una grondaia collocata vicino l’arcione.

Per le esigenze fisiologiche più impegnative, il nostro eroe doveva – per forza – scendere dal lallo.

Per fortuna, il guerriero aveva sempre al suo fianco il fido scudiero che – in quelle ineludibili circostanze – aveva il compito di nettargli le terga, altrimenti, il suo “principale”:  – “cavagliere senza macchia e senza paura” sarebbe diventato: – “cavagliere senza paura ma con molte macchie”

gruppo cavalieri

 

Il montare alla “gineta“, aveva gli stessi scopi del montare alla “bravante”: – caricare, fermare, e poco altro, solo che i cavalieri alla “gineta” avevano più velocità e una relativa possibilità di manovra ma questo era dovuto alle qualità dei loro cavallini piuttosto che a particolari tecniche equestri.

Inoltre si nota come questi cavalieri arabi montino “in ginocchio” sul cavallo la rotula che mira il terreno, la gamba che sfugge all’indietro, assetto in antitesi a quello classico, in realtà quei magnifici lallini sono condotti solo con la mano, in questo caso le gambe non hanno altra funzione di ancoraggio e poco più.

Nel Medioevo il cavallo veniva distinto, a seconda del servizio prestato, in Destrieri, Corsieri, Palafreni, Ronzini e Somieri. Il destriero era il grande cavallo da guerra, di andatura lenta, mentre il corsiero era portato piuttosto alla corsa e ad andature sostenute. Il palafreno era più adatto all’uso quotidiano e ai viaggi; invece il ronzino era un cavallo gregario di minor pregio, che talora portava anche some, anche se per questo veniva utilizzato il somiere, lento e tranquillo.

Il destriero è un cavallo utilizzato prettamente per la guerra, quindi scontri armati come assedi e battaglie, doveva essere un cavallo con una muscolatura possente in grado di trasportare il cavaliere con la sua armatura e le sue armi, veniva addestrato per superare situazioni di rumori improvvisi, urla, mischia e calca di persone; pertanto avendo una struttura muscolare davvero possente era abituato a sforzi continui e a lungo termine. Oggi non sappiamo le sue dimensioni vere e proprie, ma possiamo forse paragonarlo alle razze Murgese, Frisone, Andaluso, lo Shire; questi cavalli da guerra a seconda dell’epoca venivano bardati con la semplice sella e sottosella (X-XI sec.), oppure con gualdrappa imbottita (fine XII sec.circa ), alle cotte di maglia e gualdrappa (XIII- XIV sec. circa), fino alle piastre complete (XV-XVI circa in poi).

Come il destriero il Corsiero veniva utilizzato spesso nei tornei per la sua mole comunque considerevole ma molto più veloce del destriero, il tipo di muscolatura era comunque sviluppata per un lavoro di sforzo prolungato, ma per la minore massa rendeva questo cavallo adatto a impatti considerevoli durante i tornei. Le probabili razze dovevano essere forse uguali a quelle del destriero, ma la tipologia di addestramento forse era differente, pertanto quest’animale fu impiegato comunque tranquillamente in guerra, forse come cavalleria non pesantemente armata ma leggermente più leggera, o in caso di mancanza del destriero da guerra pesante.

A differenza degl’altri il Palafreno era il cavallo specializzato per i viaggi, era molto più piccolo degl’altri con la sua muscolatura, era comunque robusta ma molto di meno delle due categorie precedenti. Erano ingrado di percorrere lunghi viaggi con un peso moderato in groppa, veloci nel trotto consentendo di essere utilizzati anche durante lo sport più noto nel medioevo, cioè la caccia. Grazie alla sua agilità e velocità consentiva di seguire una preda in battute di caccia anche contro animali più possenti come il cinghiale.

I Ronzini e i Somieri sono animali da soma, quindi dediti al trasporto notevole di qualsiasi cosa, dal carro ad attrezzature personali del signore, sino al lavoro nei campi. Questi animali hanno la loro utilità nel mondo medievale, pertanto era molto più semplice possedere un animale da soma che un cavallo vero e proprio dedito a particolari funzioni, come si può immaginare questi animali erano quasi sempre impiegati nei campi o nel trasporto su sentieri montani dove il somiero era capace di trasportare il materiale senza alcuna problema; cronache della prima crociata scrivono che i crociati prima di giungere ad Antiochia attraversarono le montagne del Antitauro con somieri e ronzini.

LA FERRATURA DELLO ZOCCOLO

Un’invenzione di fondamentale importanza per lo sfruttamento dell’energia animale fu quella della ferratura agli zoccoli dei cavallo. Inizialmente i Romani utilizzavano un finimento destinato a proteggere le unghie del cavallo, l’ipposandalo, costituito da una specie di sandalo con suolo di ferro. Mentre la ferratura a semicerchio (o ferro di cavallo) si ebbe solamente più tardi nel IX secolo.

 

I Cavalli dei Templari

Per equipaggiare il suo esercito, l’Ordine del Tempio prevedeva tre cavalli per ciascuno dei suoi cavalieri, la cui cura era garantita da uno scudiero. Questa misura era tale da prevedere la perdita dei cavalli durante le battaglie, così che i fratelli avevano sempre a disposizione un cavallo di ricambio. La regola prevedeva che i fratelli potevano avere più di tre cavalli, quando il Maestro glielo permetteva.

I cavalli dovevano essere utilizzati nel modo più semplice che esprimeva il voto di povertà. Diveva la norma: “Non vogliamo che mai oro o argento che sono ricchezze particolari appaiano nei morsi o nei pettorali, né gli speroni, o nei finimenti, né sia lecito ad alcun fratello professo acquistarli. Se per caso tali vecchi strumenti fossero stati dati in dono, l’oro o l’argento siano colorati in modo che il colore o il decoro non appaia arroganza in mezzo agli altri. Se fossero stati dati nuovi, il maestro faccia ciò che vuole di queste cose”.

Tra i tre cavalli vi era un cavallo che era addestrato al combattimento e riservato alla guerra. Gli altri erano cavalli da tiro di razza “comtoise” o “percheron” e servivano al trasporto del cavaliere e delle attrezzature. C’era anche il “palafreno”, utilizzato soprattutto per lunghi viaggi.

Inoltre, i primi tre articoli sul Maestro dell’Ordine trattavano anche la cura dei suoi cavalli. Veniamo a sapere che i suoi cavalli venivano alimentati in misure di orzo (cereale costoso che dava ai cavalli molta più energia del semplice fieno) ed un maniscalco era sempre a disposizione del Maestro.

Tra i cavalli del Maestro vi era un turcomanno purosangue arabo (oggi estinto, da cui derivano le attuali razze Akhal-Teke e Yamud) , un cavallo da guerra molto veloce.

Quattro cavalli erano forniti a tutti i dignitari: il Siniscalco, il Maresciallo, il Comandante della Terra e del Regno di Gerusalemme, il Comandante della città di Gerusalemme, i comandanti di Tripoli e di Antiochia,il Drappiere, i Comandanti delle Commende ed i Turcopolieri. I fratelli sergenti come il Vice Maresciallo, il Gonfanoniere, il cuoco, il fabbro ed il Comandante del porto di San Giovanni d’Acri avevano due cavalli. Gli altro fratelli sergenti avevano un solo cavallo. I “turcopoli”, i soldati arabi nel servizio dell’Ordine del Tempio, dovevano fornire i propri cavalli.

Era il Maresciallo dell’Ordine che garantiva il mantenimento di tutti i cavalli ed attrezzature, armi, armature e finimenti, senza le quali la guerra non era possibile. Era responsabile per l’acquisto dei cavalli e ne doveva garantirne la qualità perfetta.

I cavalli erano dotati di una “sella a croce” (alla bravante), che era datatta per la guerra e permetteva al cavaliere di restare ben saldo durante le cariche. Le Commanderie nel sud della Francia, ma anche quelli di Castiglia, di Aragona e di Biscaglia, erano specializzati nell’allevamento dei cavalli. Questi venivano poi trasportati negli Stati crociati via mare. Per questo venivano caricati nelle stive delle navi dei Templari e consegnati alla carovana del Maresciallo dell’Ordine che curava personalmente la distribuzione degli animali. Quando un Templare moriva o veniva inviato altrove, i suoi cavalli venivano restituiti al Maresciallo.

 

Selle di oggi:

 Sella inglese e sue parti (qui non si vede ma il canale mediano della sella tra i cuscini si chiama Vita)

sella inglese 2

In questa foto la sella inglese da salto (quella da completo è praticamente uguale) e una foto dove si vedono gli appoggi interni.

 

Le differenze fra i sottotipi delle selle inglesi sono poco appariscenti ma importanti. Le differenze consistono soprattutto nella posizione del seggio, e nella lunghezza e nella forma dei quartieri. Le selle usate in una disciplina dove il cavaliere è più eretto, e con la gamba più distesa, come il dressage, ha un quartiere più lungo per adattarsi alla gamba, e meno inclinato in avanti, poiché il ginocchio non deve avanzare. Inoltre, il seggio sarà più vicino al garrese, per tenere il baricentro del cavaliere nel punto giusto. Al contrario, nelle discipline in cui il cavaliere ha bisogno di una staffatura corta per un sostegno maggiore, come nelle discipline da salto, i quartieri sono spostati opportunamente in avanti ed accorciati, e il seggio è spostato all’indietro. Una sella da salto avrà quartieri più corti e spostati in avanti di una sella da dressage, con il seggio leggermente spostato verso la paletta. Se i quartieri non fossero inclinati in avanti, il ginocchio del cavaliere vi si impiglierebbe. Se il seggio non fosse spostato all’indietro, il cavaliere sarebbe spinto in avanti sull’ostacolo. Una sella da corsa, con la quale i fantini usano staffili incredibilmente corti, avrà quartieri estremamente corti e postati in avanti (più orizzontali che verticali), e il seggio si estende a grande distanza dall’archetto per tenere nel punto opportuno il peso del cavaliere. È superfluo dire che sono costruite per il massimo benessere del cavallo e una sella inglese, se ben fatta, non avrebbe bisogno di ulteriori ammortizzatori e potrebbe essere usata a pelo direttamente sul cavallo (cosa che comunque non si fa assolutamente mai).

Sella Americana e sue parti

sella americana

 

Pensata per il lavoro del mandriano che deve stare in sella anche 16 ore al giorno, la sella americana è solitamente costruita in legno, anche se recentemente lo si sostituisce con materiali plastici e con la fibra di vetro, che assicurano una leggerezza maggiore, quindi rivestita in cuoio o, nelle versioni più economiche, in tela è di dimensioni generose e peso contenuto, per la comodità di chi vi è sopra, il cow-boy, e di chi vi è sotto, cioè il cavallo. La sella specifica per la monta western è il risultato dell’assemblaggio di diverse componenti, tra le quali spicca il cosiddetto fusto, nel quale convergono tutte le parti rigide.

Fondamentale nelle operazioni di cattura del bestiame con il lazo è il pomolo, detto anche corno: una funzione che gli richiede caratteristiche di estrema robustezza.

I tipi di lazo sono essenzialmente due e si differenziano in base all’ambiente in cui vengono utilizzati, incidendo anche sulla forma del pomello stesso: negli sterminati spazi con scarsa vegetazione, tipici del West, il lazo è lungo più di 20 mt e prende il nome di daily roper; in Texas, invece, ad essere preferito è l’hard-and-fast-tie-roper, un lazo più corto – lungo al massimo 12 mt – che si adatta facilmente ad ambienti cespugliosi.

Sella Portoghese

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Le selle iberiche di cui fanno parte anche le selle portoghesi, devono essere divise in due tipi principali. Un tipo sono quelle con l’arcione in legno o in materia plastica (arcioni rigidi), l’altro tipo sono le cosiddette selle Vaquera, le quali hanno la costruzione inferiore flessibile in diversi strati in paglia, pelle grezza e cuoio. La differenza principale tra le selle iberiche con l’arcione rigido e le famose selle “inglesi”, anch’esse con l’arcione rigido, è la superficie d’appoggio molto più grande e di conseguenza la distribuzione migliore di peso; il sedile largo, profondo, nonché gli archi anteriori e posteriori più o meno grandi secondo il modello classico. Una posizione speciale tra queste selle rigide spetta alla sella portoghese, i cui archi anteriori e posteriori molto grandi incorniciano letteralmente il cavaliere e rendono difficoltoso il piccolo trotto; la meno famosa “sella Relvas” portoghese elimina questo svantaggio senza perdere il suo tipico aspetto rappresentativo portoghese.

Sella Vaquera

sella vaquera

 

Un mostruoso peso massimo che il più delle volte faceva troneggiare il cavaliere dieci centimetri sopra il cavallo, per non parlare del contatto mancante con le cosce.

L’uno o l’altro avrà pur sentito che queste selle vanno sottoposte al rodaggio, ma la sensazione dello stare seduti come la si avverte in una sella ben rodata per le vacanze, non si avrà neanche dopo mesi. Pare che anche il cavallo non la trovi particolarmente comoda, poiché essa è troppo lunga e pizzica l’animale sulle spalle e intorno ai reni. Molto rapidamente quest’oggetto esotico diventerà un semplice pezzo decorativo o una curiosità nella selleria.

Per spiegare questo fenomeno, dobbiamo purtroppo divagare un po’. La sella Vaquera è una delle selle più originarie in tutto il mondo e conta, nella sua forma originale, quasi quattrocento anni; essa viene utilizzata fino ai giorni nostri dai pastori spagnoli di tori – dai Vaqueros – per le attività quotidiane con i bovini.

Questa sella non ha niente di moderno, ogni dettaglio è convalidato e raggiunge il suo scopo. Iniziando dalla costruzione inferiore, attraverso l’arco anteriore a forma di V che raggiunge ampiamente la parte delle spalle, e la parte finale posteriore fatta quasi sempre in acciaio; tutto questo forma insieme con della paglia e con della tela robusta la costruzione inferiore per la futura sella. Di seguito il tutto viene coperto con pelle grezza bagnata e rivestito con cuoio pesante. Ognuno di questi strati viene separatamente ricucito molto solidamente e messo insieme ha come risultato la struttura base per la sella. La superficie d’appoggio estremamente grande consiste di solito di un cuscino, che viene imbottito da un insieme di crine di cavallo e cotone. Il sedile vero e proprio consta al primo sguardo in una semplice pelle di pecora, in realtà si tratta però di un cuscino a due strati, imbottito ad arte.

Questo metodo di costruzione di una sella garantisce un utensile da lavoro indistruttibile per la Vaquera. E’ costruita per cavallo e cavaliere che ogni giorno passano fino ad otto ore a contatto con la sella.

In modo particolare durante le prime settimane, la sella Vaquera praticamente non sarà mai asciutta. Il sudore e il calore del cavallo modellano la sella; per questo motivo si rinuncerà, almeno durante il periodo di rodaggio, a qualsiasi coperta o simile, affinché sia il calore sia l’umidità possano penetrare nella sella senza ostacoli. Anche il cavaliere plasma la sella dal suo modo di stare seduto secondo l’anatomia del suo corpo. Solo in questo modo la sella si adegua al cento per cento a cavallo e cavaliere.

Il normale cavaliere che ogni giorno cavalca per un’ora e riappende poi la sella nella selleria, non avrà fatto il corretto rodaggio di una vera sella Vaquera neanche dopo anni, perché la sella non sarà mai perfettamente intrisa di sudore e si prosciugherà tra un uso e l’altro.

 

That’s all folks!

Se avete ulteriori curiosità a riguardo, fatemi sapere! 🙂

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Scritto da Lavinia Pinello

Lavinia Pinello, nasce a Palermo nel 1979. Consegue nel 2013 la laurea magistrale in Psicologia. Nel 2014 viene contattata dalla rivista scientifica quadrimestrale a divulgazione Nazionale “Spazi e modelli, percorsi evolutivi per la disabilità psicofisica” edita dal Consorzio Agorà (TN), per la richiesta di pubblicazione di un articolo “Autismo in famiglia, tra bisogni e risposte sociali” estrapolato dalla propria Tesi di Laurea Sperimentale, articolo che verrà pubblicato in due parti sui numeri di Dicembre 2014 e di Agosto 2015. Nel Febbraio del 2015 esordisce nel campo della narrativa con il libro di racconti brevi di genere fantastico e fortemente simbolico, Anima Mundi (Brigantia, 2015) in edizione multilingue (italiano/inglese) e dai cui testi nel giugno del 2015 viene tratto uno spettacolo d’arti omonimo al libro, nuovamente replicato nel settembre dello stesso anno ed in cui l’autrice collabora attivamente alla supervisione artistica ottenendo ottime recensioni. Nell’ottobre del 2015 partecipa con un racconto breve dal titolo “Blue Bird Variation” all’antologia di autori per “True Fantasy horror stories”, in seguito alla quale viene contattata dall’associazione culturale Mavì Cineventi perché ne estrapoli la sceneggiatura per un lungometraggio cinematografico dal titolo omonimo. Partecipa all’antologia “Io scrivo Per Voi” in favore delle vittime del terremoto del 25 agosto 2016 con il racconto “Il Mandorlo” e nel novembre 2016 partecipa con il racconto breve “Vibrisse” all’antologia progettata da Sad Dog Project per la Movember Foundation a favore di progetti per la tutela alla salute maschile. Sempre nel 2016 inizia la sua collaborazione per le webzine “True Fantasy” e "Italian Sword and Sorcery" con articoli dedicati, recensioni librarie, introduzione a libri di altri autori ed approfondimenti saggistici. ...CONTINUA... ;-)

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