Titolo: Lo Hobbit | Autore: Reiner Knizia | Lingua: Italiano | Editore:Nexus | Numero giocatori: 2 / 5 | Durata partita: 45 minuti | Anno pubblicazione: 2010 | Genere: Aste, Lancio di Dadi, Gestione della Mano, Roleplaying, Azioni Simultanee | Prezzo: Circa 35€ | Elenco elementi di gioco: 1 tabellone, 1 miniatura di Bilbo, 1 Smaug (il Drago), 38 carte Evento, 31 carte Avventura, 5 schede Personaggi, 15 segnalini, 60 carte Nani, 24 tessere Drago, 50 provviste, 1 Anello, 5 dadi, 75 gioielli

VOTO: 6/10

Ci sono autori importanti nel campo dei giochi da tavolo. Gente come Reiner Knizia che ha creato veri e propri riferimenti per tutti i game designer con idee semplici e dirette. Così capita che a questi autori vengano affidate licenze di un certo peso, come quella riguardante l’universo del Signore degli Anelli. Purtroppo non siamo di fronte a opere come il suo Lords of the Rings: The Confrontation visto che Lo Hobbit risulta fiacco e, in certi casi, persino monotono. Cominciamo parlando della componentistica: se inizialmente il tabellone e le carte donano l’impressione di aver speso bene i propri soldi, subito ci ricrediamo osservando la pessima miniatura di Bilbo e quella mediocre del drago. Le illustrazioni sono piacevoli, ma non troverete molta varietà e le citazioni si limitano a qualche frase scritta sulle carte, da pronunciare come si soleva nei vecchi giochi educativi Ravensburger (difatti non lo fa nessuno).

E l’anello? Nient’altro che un segnalino di cartone. Scordatevi qualunquehobbit-board-game immedesimazione: i nani servono solo a differenziare le illustrazioni delle carte e la miniatura di Bilbo rappresenta l’intera compagnia. Durante il turno ogni giocatore lancia una delle cento carte che verranno distribuite poco per volta e, a seconda del risultato, muove prima o dopo la casella di un punto ottenendo le risorse lì indicate. Giunti alla fine di ogni percorso si utilizzano le risorse per sconfiggere i nemici. Alla fine del gioco, chi ha ottenuto più punti nelle sfide o raccogliendoli nel percorso, vince la partita. L’unica cosa apprezzabile nel gioco è Smaug, che si muoverà per arrivare prima di voi all’obbiettivo. Alla fine ci ritroviamo fra le mani un Keltis con le missioni di Kingsburg. Insomma, potreste anche divertirvi le prime due o tre partite, ma quando vi accorgerete della monotonia del gioco (e del fatto che si tratta di un prodotto quasi “risolto”, vale a dire di un gioco dove viene già deciso l’esito dai giocatori più esperti) abbandonerete l’ultima fatica del tanto apprezzato matematico tedesco.

Antonio “spettro” Amodeo

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Scritto da Francesco La Manno

Blogger, recensore, saggista, curatore specializzato nello sword and sorcery; fondatore e presidente di Italian Sword&Sorcery e socio della World SF Italia.

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