In un precedente articolo abbiamo passato in rassegna i videogiochi ispirati al Conan di Robert E. Howard, e che avevano il barbaro Cimmero come protagonista. Ma non ci dobbiamo dimenticare che il personaggio di Conan, sopratutto per come è stato presentato negli anni ’80 dai film, ha avuto un notevole influsso sul mondo videoludico. Sono numerosi gli esempi di titoli usciti in quegli anni e nel decennio successivo che sono “Conan-iani”, presentando muscolosi barbari che combattono forze malefiche.

Quello che di sicuro è rimasto più impresso nei cuori dei giocatori è il classico Golden Axe, di cui parliamo in questo articolo.

38401-Golden_Axe_(World)-3Golden Axe è un beat ‘em up e hack’n’slash a scorrimento orizzontale fatto uscire dalla Sega per i cabinati (quelli tipici da sala giochi o da bar) nel 1989.

Negli anni ’80 la Sega, che puntava molto sui cabinati da sala giochi, chiese al suo game designer Makoto Uchida di creare un bel mangia-monetine. Uchida si era già fatto notare l’anno precedente per aver creato l’arcade beat ‘em up Altered Beast e aveva ora in mente di creare qualcosa di più interessante, ovvero un gioco di ruolo simile a Dragon Quest della Enix, che aveva avuto molto successo. Ma la Sega aveva altre idee: preferiva qualcosa dal gameplay più semplice e immediato, indicando Double Dragon della Technos, gioco dove si andava in giro a picchiare la gente, come riferimento da imitare o, meglio, da sorpassare.

Uchida era un appassionato di film action e fantasy degli anni ’80 e usò il film Conan il Barbaro, uscito nel 1982, come riferimento, tanto da noleggiare la cassetta del film e consumarla a furia di riguardarlo.

Così ispirato, con un team di cinque persone creò il primo Golden Axe.

La storia è semplice: nel regno di Yuria il malvagio Death Adder ha rapito il re e la principessa, e si è impossessato della Golden Axe, la magica Ascia d’Oro che dona a chi la impugna grandi poteri. Tre sono gli eroi che iniziano la loro quest per sconfiggere Death Adder, liberare i reali e recuperare l’Ascia. Ax Battler, muscoloso guerriero ispirato a Conan. Tyris Flare, amazzone ispirata invece a Red Sonja. E Gillius Thunderhead, il nano. Ognuno dei protagonisti ce l’ha con Death Adder per motivi personali: tutti hanno perso o i genitori o dei fratelli per mano del nemico.

L’ambientazione del gioco, come i personaggi e i nemici che si incontrano, non sarebbero fuori luogo nell’Età Hyboriana di Conan. Ci sono nani, goblin, giganti armati di martello, amazzoni assassine e scheletri guerrieri. I protagonisti girano senza armatura di sorta ma a petto nudo come il Conan del film.

Sotto molti aspetti Golden Axe è più Hyboriano di tanti altri giochi con “Conan” nel titolo.

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Ci sono diversi elementi che hanno contribuito al successo di questo titolo. Intanto la scelta di far combattere i protagonisti con delle armi bianche: Ax Battler e Tyris Flare usano una spada, Gillius un’ascia bipenne. È un passo avanti rispetto a Double Dragon dove i personaggi si picchiavano a mani nude. I protagonisti possono usare degli attacchi magici, e hanno pensato bene di renderli visivamente potenti: l’attacco coinvolge tutta la schermata di gioco ed è uno spettacolo per gli occhi. Ci sono folletti a cui dare calci per ottenere pozioni e strane bestie da cavalcare per usarle in battaglia. Sono ricchi di immaginazione anche i livelli: i nostri eroi combattono su villaggi costruiti sul guscio di una tartaruga o sul dorso di un’aquila in volo. Aggiungiamo poi la possibilità di giocare con un amico, e il divertimento è assicurato.

Nessun dubbio quindi che Makoto Uchida fosse dotato come game designer. Dopo Golden Axe lavorò ad altri titoli quali i beat ‘em up Alien Storm e Dynamite Deka (ispirato al film Die Hard) e il simulatore di battaglie aeree Wing War. Uchida negli anni ha fatto carriera e al momento è il capo della divisione cinese della Sega.

Il gioco, uscito originariamente per cabinato, venne portato per una decina di sistemi nei due anni successivi, così che lo si poteva giocare su Sega Mega Drive, Master System, Amiga, Commodore, DOS, etc…

Aggiungiamo un paio di curiosità. I nemici, a parte Death Adder, hanno tutti nomi presi da alcolici. E molti suoni sono presi direttamente da film degli anni ‘80 quali Rambo e Conan.

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Visto il successo, era quasi d’obbligo creare dei sequel. Il primo seguito è stato Golden Axe 2, uscito nel 1991 per Sega Mega Drive. I tre eroi ritornano per sconfiggere Dark Guld, il cattivo di turno che si è impossessato dell’Ascia d’Oro. Non era un gioco brutto, ma è stato mal accolto perché troppo simile all’originale. Sapeva tutto di già visto: il gioco è un clone dell’originale con minimi cambiamenti nella grafica e nelle mosse.

Va meglio con Golden Axe: The Revenge of Death Adder, del 1992, uscito solo per cabinato. È il seguito che tutti aspettavano. A parte Gillius Thunderhead, ci sono nuovi protagonisti giocabili: Stern Blade, virtualmente identico ad Ax Battler, Little Trix il diavoletto armato di forcone, Dora la donna centauro e Goah, il gigante cavalcato da Gillius. L’hardware più potente dei nuovi cabinati permette di avere migliori effetti grafici, e il gioco contiene più generi di bestie da cavalcare e la possibilità di avere quattro giocatori contemporaneamente. È stato un successo per cabinato ma non è mai stato portato su alcun sistema.

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I possessori di Sega Mega Drive, invece di un port di Revenge, hanno ottenuto nel 1993 Golden Axe 3. Questa volta il cattivo si chiama Damned Hellstrike (tanto per rendere chiare le cose) e contro di lui e i suoi sgherri ci sono dei nuovi protagonisti: oltre all’intramontabile Gillius Thunderhead abbiamo l’immancabile barbaro Kain Grinder, la danzatrice Sarah Barn, il gigante Braoude Cragger e l’uomo-pantera Chronos Lait.

Questa nuova uscita per consolle è di nuovo inferiore alle aspettative. Il gameplay è stato modificato per rendere il gioco più simile ai beat ‘em up concorrenti, con una portata minore delle armi e un gioco più frenetico.

Golden Axe 3 è uscito solo in Giappone, Asia e Corea del Sud. La versione per il mercato occidentale avrebbe dovuto contenere artwork realizzato da Boris Vallejo, l’artista che ha realizzato famosi manifesti cinematografici (Guerre Stellari) e le copertine di numerosi titoli della Sega. Purtroppo non se ne fece niente e Golden Axe 3 non arrivò mai da noi.

Visto il successo della serie, la Sega sviluppò altri titoli della saga non di tipo beat ‘em up, ma di altro tipo.

Ax Battler: A Legend of Golden Axe (1991) è un ibrido di RPG e action ispirato pesantemente a Dragon Quest, e che a parte qualche nome ha poco a che fare con la serie picchiaduro.

Golden Axe Warrior, dello stesso anno, è un clone di The Legend of Zelda, al quale non aggiunge niente di nuovo.

Golden Axe: The Duel (1994) è invece un clone di Street Fighter 2, dove a combattere sono i discendenti dei protagonisti degli altri titoli della saga, con la curiosa possibilità di poter giocare come Death Adder.

Sono tutti titoli che intendevano sfruttare il nome della saga per rubare alla concorrenza un po’ di giocatori.

Dopo The Duel, per 14 anni non ci sono stati nuovi titoli. Poi nel 2008 è uscito GoldenAx-Battler-A-Legend-of-Golden-Axe_thumb Axe: Beast Raider. Il gioco fa il salto al 3d, ma fallisce completamente nel ravvivare (o riavviare) la saga. Si può giocare solo la Tyris Flare (opportunamente poco vestita) del primo Golden Axe, ma senza opzione cooperativa con più giocatori. E le bestie che si possono cavalcare non sono così interessanti o variegate come il titolo vorrebbe far pensare. Alla fine è un gioco noioso e senza quel charme che ha caratterizzato la saga.

Concludendo, Golden Axe può essere considerato uno dei videogiochi che incarnano meglio un certo spirito sword&sorcery degli anni ’80 tipico dei film dell’epoca, servito con un gameplay divertente. I sequel non sempre sono stati all’altezza, ma d’altra parte il successo del gioco si basava su una formula precisa che o la si ripeteva identica o la si modificava con conseguenze sui risultati.

Lorenzo Davia

Scritto da Francesco La Manno

Saggista, curatore, editore, conferenziere e cultore di narrativa dell'immaginario specializzato nello sword and sorcery; fondatore e presidente dell'Associazione Culturale Italian Sword&Sorcery e socio della World SF Italia. I suoi saggi sono stati pubblicati da varie case editrici tra cui Solfanelli, Watson, Delos Digital, Italian Sword&Sorcery Books, Letterelettriche e Ailus. Scrive su L'intellettuale Dissidente e su alcune riviste tra cui Dimensione Cosmica e Lost Tales. Oltre alle pubblicazioni tradizionali, su siti e blog specializzati sono apparsi oltre duecento suoi articoli, recensioni e saggi.

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