L’isiaco è un antichissimo alfabeto che pare derivare da un misterioso culto alla dea egizia Iside. I suoi simboli siano stati rinvenuti su di una tavoletta che ne rappresentava il testo sacro.

L’alfabeto Isiaco deriva dal culto della Dea Egizia Iside.

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Iside (o Isis) era la divinità più onorata, moglie di Osiride, Dio dei morti, che venne resuscitato da lei grazie alle sue formule magiche. Per questo Iside fu da sempre considerata Dea della magia. In paesi e tempi diversi la Dea si chiamò Askarot, Astarte, Diana o Ecate, ma sempre fu la patrona dei misteri sacri, la protettrice degli amori, della vita, delle madri e dei bambini; era anche una forma archetipale della “Grande madre” che affonda le sue origini nella preistoria più ancestrale dell’uomo. Il senso di mistero che l’umanità ha sempre provato innanzi al destino e alle avverse forze della natura esigeva una risposta e una protezione.

Nacque allora la fede nella presenza nel Cosmo di una benevola forza generatrice e materna che avrebbe saputo lenire il dolore. L’importanza del principio femminile nel Creato con Iside in Egitto, Istar e Innanna in Mesopotamia, Atena in Grecia, Demetra, Core, Hera in Sicilia, Maia in India, dominò l’ambiente antico nel campo religioso e magico. In Grecia la figura di Iside si fuse con quello di Demetra e le sue sacerdotesse assolsero la funzione fondamentale di preparare i candidati ai misteri; la statua della Dea veniva in primavera portata in solenne processione nelle campagne a protezione dei raccolti, secondo l’iconografia pressoché universale della Grande Madre che simboleggiava la natura feconda. Questo alfabeto è stato ripreso in epoca medievale, era conosciuto da pochi e tenuto segreto, veniva usato per redigere documenti segreti ed importanti; tuttavia in questo periodo, le valenze ed i significati positivi legati al primigenio culto della dea Iside divennero secondari e ne furono prediletti  soprattutto i significati che la legavano al culto delle forze ctonie e oltretombali, in conseguenza di ciò questo alfabeto  venne impiegato anche negli scritti occulti di quel tipo di magia che in seguito prese il nome di ” rossa “. Venne anche inclusa la pratica della negromanzia, praticata e modificata nel 1500 dall’astrologo della regina Elisabetta, John dea; questa pratica consisteva nel comunicare , attraverso particolari riti con i defunti per essere illuminati su cose e fatti accaduti avvolti nella nebbia del passato, o che avrebbero potuto accadere.

I suoi simboli, li possiamo trovare oggi su antiche pergamene e mescolati ad altri caratteri sconosciuti negli angoli di qualche mappa.
Alcuni di essi, come la “C” e l’”H” sono stati trovati anche incisi su alcuni mattoni della volta di un sotterraneo.

Lavinia Pinello

Scritto da Francesco La Manno

Saggista, curatore, editore, conferenziere e cultore di narrativa dell'immaginario specializzato nello sword and sorcery; fondatore e presidente dell'Associazione Culturale Italian Sword&Sorcery e socio della World SF Italia. I suoi saggi sono stati pubblicati da varie case editrici tra cui Solfanelli, Watson, Delos Digital, Italian Sword&Sorcery Books, Letterelettriche e Ailus. Scrive su L'intellettuale Dissidente e su alcune riviste tra cui Dimensione Cosmica e Lost Tales. Oltre alle pubblicazioni tradizionali, su siti e blog specializzati sono apparsi oltre duecento suoi articoli, recensioni e saggi.

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