Il quipu più antico rinvenuto a Caral, la più antica città in Perù.

Il più complesso e sicuramente il più originale sistema di numerazione a nodi è stato quello usato dagli Inca, in Sud America.

Le leggende delle popolazioni peruviane, come quelle delle altre popolazioni mesoamericane come Maya, Aztechi, Tolte chi ed altre etnie, raccontano tutte di un tempo in cui la Terra era divenuta inospitale in seguito ad un grande cataclisma cosmico che aveva “mangiato” la costellazione che essi ritenevano la madre della loro razza, oscurato il cielo e posto il Sole in ombra.

Venne allora da sud un gruppo di uomini dalla “pelle bianca e il viso barbuto”, i “Viracochas”. La leggenda dice che, dopo aver portato la loro opera di civilizzazione, ripartirono verso nord oppure per mare dopo aver fatto cadere una pioggia di fuoco sulla spiaggia per tenere lontani gli indios. Non è precisato alcun riferimento temporale anche se tenendo come riferimento l’ipotesi dell’oscuramento del cielo e l’inondazione descritta si potrebbe pensare al termine dell’era glaciale, tra l’11.000 e il 9.000 a.C. alla pari dei calcoli che si riferiscono all’esplosione della supernova Vela X.

La classe dominante si era comunque preoccupata di fissare i dati importanti della Qupucamayocpropria storia ed avevano costituito un corpo di saggi incaricati di registrare i dati del passato con l’aiuto dei cosiddetti quipu, sistemi di cordicelle di vari colori e variamente annodate.

Vi erano poi delle serie di rappresentazioni pittografiche nelle quali venivano riprodotte le vicende più importanti della vita dei vari regnanti, come una specie di storia a fumetti. A questi due sistemi veniva poi unita la tradizione orale conservata dalle famiglie Inca.

Il sistema di numerazione dei nodi degli Inca fu sistema di grande importanza storica poiché era l’unica forma di “scrittura” dei dati dell’Impero, e serviva per il censimento della popolazione, dei soldati e per l’inventario dei depositi dei magazzini reali e dei beni di ogni provincia. In ogni regione dell’impero c’erano i “guardiani dei nodi”, funzionari d’alto rango, chiamati camayocs, i quali provvedevano a registrare i nodi su gruppi di cordicelle, i quipu, che poi inviavano al governo centrale di Cuzco, dove questo sterminato insieme di cordicelle veniva conservato con grande cura, perché costituiva l’unico grande archivio nazionale. Un sistema complicato che pochi sapevano maneggiare.

La lingua Aymarà, usata dagli indios locali è dotata di una sintassi estremamente dettagliata che non potrebbe essere parlata da una popolazione poco progredita. Essa può essere trasformata in un algoritmo ponte, cioè in una lingua intermedia utile ad effettuare traduzioni tra svariate lingue . Ci troveremmo di fronte ad un metalinguaggio standard che collegava una serie di altri linguaggi.

Tutte le civiltà precolombiane erano di tipo stanziale con un’evoluta organizzazione politica e sociale di tipo gerarchico, praticavano l’agricoltura e solo alcune di esse conoscevano l’uso della scrittura.

Varie etnie andine vennero sottomesse dal popolo di lingua quechua a formare il vasto e organizzatissimo impero Inca. Gli Incas sarebbero stati l’unico popolo antico capace di creare un grande impero senza l’ausilio della scrittura.

Alcuni quipu arrivano ad avere anche 2000 cordicelle. I conquistadores spagnoli li depredavano delle placche d’oro e li distruggevano.

Di fatto i quipu non sono ancora stati decifrati del tutto ed esiste una grande varietà di teorie sul tipo di informazioni che essi possono contenere.

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Più che pallottolieri o abachi, i quipu erano registri, sui quali i funzionari segnavano i dati dei loro inventari. Il colore di ogni cordicella indicava la natura dell’oggetto registrato e una serie di nodi ne indicava la quantità, secondo un sistema di numerazione decimale, posizionale, per cui lo stesso nodo poteva assumere un valore diverso, a seconda della posizione in cui si trovava. E lo zero era segnato con una posizione vuota. Le unità erano rappresentate da un nodo semplice o doppio, mentre un nodo scorsoio rappresentava i numeri da 2 a 9, con un numero di giri corrispondente al numero da rappresentare.

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O, Nodo a otto, usato per indicare uno nelle unità

S, Nodo semplice, usato per indicare le cifre delle decine o di unità superiori

L, Nodo lungo, usato per indicare le cifre delle unità, in questo caso il 4.

Da una corda principale, lunga circa 50 cm, pendevano diverse cordicelle colorate, un po’ più corte, sulle quali si facevano i nodi. All’estremità inferiore della corda si ponevano le unità, sopra le quali si trovavano le decine e via via, più in alto, le unità superiori, sempre più vicine alla corda principale. Su quest’ultima si trovavano i nodi che rappresentavano la somma dei numeri segnati sulle varie cordicelle appese.

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Uno schema di quipu con nodi a otto, O, semplici S e lunghi, L

I numeri erano descritti in base 10, ma esistono etichette e placche d’oro che non vanno d’accordo con la teoria dei numeri e sembrano indicare qualcos’altro che non conosciamo, come anche i colori hanno un significato ancora sconosciuto.

Marcia e Robert Ascher, dopo aver analizzato diverse centinaia di quipu, hanno dimostrato che la maggior parte di informazioni veicolate dai quipu sono numeriche e che questi numeri possono essere decifrati. Ogni insieme di nodi è una cifra e ci sono tre tipi di nodi: nodi semplici; nodi lunghi fatti di due o più giri e nodi a figura di otto. Un numero è rappresentato come una sequenza di nodi in base 10.

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Le potenze di 10 sono individuate dalla posizione lungo il filo: questa posizione è allineata con i fili consecutivi
Le cifre nelle posizioni per le potenze di 10 sono rappresentate da gruppi di nodi semplici (per esempio 40 si rappresenta con 4 nodi semplici nella riga della prima potenza del 10)
Le cifre nella posizione meno significativa sono rappresentate da nodi lunghi (per esempio 4 è un nodo con 4 giri). Per come son fatti i nodi, la cifra 1 non può essere rappresentata in questo modo:perciò è rappresentata nella stessa posizione da un nodo a figura di otto.
Lo zero è rappresentato dall’assenza di nodi nella posizione appropriata.

Per esempio, 4s rappresenta quattro nodi semplici, 3L rappresenta 1 nodo lungo con tre giri, E rappresenta un nodo a figura di otto e X uno spazio:

Il numero 731 sarebbe rappresentato da 7s, 3s, E
Il numero 804 sarebbe rappresentato da 8s, X, 4L
Il numero 107 sarebbe rappresentato da 1s, X, 7L

Questa lettura può essere confermata da un fatto fortunato: i quipu regolarmente contengono somme in modo sistematico. Per esempio, una corda può contenere la somma delle successive n corde, e questa relazione è ripetuta attraverso tutto il quipu. Talvolta ci sono anche somme di somme. Una tale relazione non avrebbe potuto esistere se i nodi fossero stati interpretati in modo scorretto.

Alcuni dati non sono numeri, ma sono quello che Ascher e Ascher chiamano etichette dei numeri. Essi erano ugualmente composti di cifre, ma il numero risultante sembra fosse usato come un codice, così come noi usiamo numeri per riferirci a individui, posti o altro. Vista la mancanza di contesto per i singoli quipu, è difficile accertare cosa possa significare ogni codice trovato. Anche altri aspetti dei quipu comunicavano informazioni, come il colore del codice, la posizione relativa delle corde, lo spazio e la struttura delle corde e delle sotto-corde.

Non abbiamo ancora un termine di paragone per la decifrazione dei dati anche perché i quipu superstiti sono realmente molto pochi dato che i conquistadores spagnoli distrussero tutto quello che non era oro o preziosi.

Secondo gli studi più recenti, gli Inca avrebbero usato il sistema a nodi non solo per registrare numeri, quindi non solo come semplici pallottolieri, ma come rudimentale forma di scrittura, per ricordare gli eventi del loro grande impero.

Il quipu non registrava le parole con segni grafici, ma piuttosto con un sistema di codice binario tridimensionale, simile al linguaggio dei moderni computer.

Le specifiche autorità dell’impero Inca deputati alla formazione, lettura e conservazione dei quipu erano chiamati “Quipucamayoc”. Praticamente erano quasi dei ragionieri, creavano e decifravano i quipu, tenevano di conto e prendevano nota di tutti i tipi di lavoro che il popolo faceva. Tenevano aggiornato il censimento della popolazione basandosi per i loro registri su un calendario praticamente perfetto.

I quipu storici erano confezionati da esperti che assegnavano ai nodi un significato sillabico di parole chiave che venivano rappresentate da simboli ricamati su stoffa e posti sulla corda principale del quipu.

Se queste teorie sulla decifrazione dei quipu attualmente allo studio troveranno conferma ci troveremmo di fronte ad un complesso sistema di scrittura superiore a quello dei Maya e degli Aztechi.

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L’antropologo Gary Urton nel suo libro “Signs of the Inca Khipu” afferma che i nodi sembrano collocati in sequenze analoghe “al codice binario dei programmi per il computer”.

Quando scriviamo qualcosa al computer, secondo il codice ASCII, scriviamo sequenze di otto zero e uno.

Le informazioni Inca appaiono codificate in sequenze di sette bit.

Urton ritiene che i camayoc, i funzionari dei quipu, avessero a disposizione circa 1500 unità diverse di informazione, grazie ai sette nodi e alla possibilità di rappresentarli con 24 colori diversi.

A scopo di paragone, il sistema cuneiforme sumero era composto da 1000-1500 segni, mentre gli Egiziani disponevano soltanto di 800 geroglifici.

Questa ipotesi, dei quipu, come forma di scrittura, rimane però ancora da verificare.

Finora nessun quipu non numerico è stato decifrato. Urton ritiene però di essere vicino alla prova definitiva della sua ipotesi.

Spera di aver trovato la nuova “stele di Rosetta”, quella che consentì a Champollion di risolvere il mistero dei geroglifici egizi. “In un sito archeologico – ha dichiarato Urton – abbiamo trovato un gruppo di quipu ancora intatti e una serie di documenti redatti in spagnolo, scritti nello stesso tempo”.

Uno di questi documenti potrebbe essere la traduzione di qualcuno dei quipu ritrovati nello stesso luogo.

Il 12 agosto 2005 l’edizione del giornale Science pubblicò un articolo intitolato “Khipu Accounting in Ancient Peru” di Gary Urton e Carrie J. Brezine in cui gli autori rivelavano di aver identificato per la prima volta in un quipu un concetto non numerico, cioè un toponimo della città di Puruchuco (vicino Lima), rappresentato da tre nodi a forma di otto all’inizio del quipu.

Link all’articolo integrale “Khipu Accounting in Ancient Peru” di Gary Urton e Carrie J. Brezine:

http://khipukamayuq.fas.harvard.edu/referenceDocs/UrtonBrezine%20Science.pdf?ijkey=FzakSd2uyqOe6&keytype=ref&siteid=sci

Lavinia Pinello

Scritto da Francesco La Manno

Blogger, recensore, saggista, curatore specializzato nella letteratura fantasy e in particolare nello sword and sorcery; fondatore di Hyperborea, cofondatore del movimento Italian Sword&Sorcery e socio della World SF Italia.

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