Articolo di Mariateresa Botta.


Ho sempre voluto scrivere qualcosa su Terry Pratchett e sul suo modo di concepire la letteratura, ma non ne ho mai avuto il coraggio. Ci sarebbe così tanto da dire su un autore di questo calibro e nessuna delle parole che mi vengono in mente mi sono mai sembrate adatte. Poi è successo: Terry se ne è andato e mi sono resa conto che, in fondo, non conta l’eleganza o l’arguzia con il quale potrei parlare di lui, conta soltanto che ne parli. Perciò mi perdonerete se questo non sarà il consueto articolo che snocciola informazioni standard su un autore e la sua opera. Per quello c’è Wikipedia.

No, sono qui per spiegare perché Terry Pratchett andrebbe letto. Le persone che ancora non lo conoscono devono sapere che cosa si sono perse. Chi si sono perse.

Abbiamo perso un autore di una tale levatura che non potrà mai essere degnamente sostituito. Terry Pratchett era un intellettuale e un profondo conoscitore dell’animo umano. Di rado le due cose vanno a braccetto.

“Gli esseri umani, in fondo, non sono cattivi. Si lasciano solo entusiasmare dalle novità, e allora, magari, decidono di indossare abiti militari e sparare a qualcuno, oppure di indossare lenzuola bianche e linciare qualcun altro, o ancora di indossare jeans stinti e suonare la chitarra, davanti a qualcun altro ancora. Offrite alla gente un credo nuovo e un bel costume di scena, e vi si concederà anima e corpo.”

Terry non usava la propria straordinaria consapevolezza per ergersi sul pulpito, puntare il dito e biasimare la gretta umanità sottostante. In altre parole, era quel genere di creatura mitologica che diceva “Ecco, siamo fatti così. Non è che non possiamo farci niente, è che non ci va. Ma va bene. Ridiamoci su e tiriamo a campare!”.

50534fa519f06f4cf5fde42171cf3fc2Ho sempre pensato a Terry Pratchett come a una specie di ibrido, a metà fra Socrate e i Monty Python. E in effetti c’è molta filosofia nell’opera di Pratchett, sia che si tratti della filosofia della strada, come quella di Scuotivento e del Capitano Vimes della Guardia Cittadina, sia che si tratti della filosofia in quanto tale.

Emblematica è la città di Efebe, popolata di filosofi, in perenne contrasto con la teocratica Omnia, fanatica e pure un po’ bacchettona.

[Da Tartarughe Divine] “«Che cos’è un filosofo?» chiese Brutha.

«Uno tanto sveglio da trovarsi un lavoro in cui non bisogna sollevare pesi» disse una voce nella sua testa.”

“Se passi tutto il tuo tempo a pensare all’universo tendi a dimenticare i dettagli meno importanti. Tipo le mutande.”

E ancora, sulla religione:

“Umani! Vivevano in un mondo in cui l’erba era sempre verde, il sole sorgeva ogni giorno e i fiori si trasformavano regolarmente in frutti, e cosa li colpiva? Statue piangenti. E il vino fatto con l’acqua! Un semplice effetto da tunnel quantomeccanico, che avresti comunque se fossi pronto ad aspettare qualche miliardo di anni. Come se la trasformazione del sole in vino, attraverso le vigne, l’uva, il tempo e gli enzimi non fosse mille volte più incredibile, e accadeva continuamente…”

“«Senti… ascolta… per secoli siamo morti per delle bugie. Ora abbiamo una verità per cui morire!»

«No. Gli uomini dovrebbero morire per le bugie. La verità è troppo preziosa perché degli uomini muoiano.»”

Terry Pratchett prendeva allegramente per i fondelli tutti quanti, indistintamente. Era capace di farci ridere sguaiatamente mentre ci prendeva a calci nei denti con riflessioni sagaci e disincantate sulla natura dell’umanità e della vita stessa, senza tuttavia farci provare il sapore amaro che accompagna queste considerazioni. Ci faceva notare, con una cortesia tutta britishe un pizzico di tenerezza, che siamo niente più che polvere delle ere future e passate, insensati corpuscoli di materiale cosmico che lottano per darsi un tono. Un significato. Ma ci ricordava anche, con un malcelato compiacimento, che siamo potenti nella nostra nullità, perché la nostra capacità di affibbiare i significati crea davvero le cose. Questo è potere.

[Da Hogfather] “Hai bisogno di credere in cose che non sono vere. Altrimenti come potrebbero diventarlo?”

Come ho detto, non puntava il dito, né esprimeva la sua personale opinione in merito ai fatti dell’umanità. Preferiva lasciare al lettore la decisione di soffermarsi a ponderarci su, oppure di godersi una lettura spensierata lasciandosi travolgere dai parapiglia cosmici nei quali sguazzano i suoi eterogenei personaggi.

I mondi immaginari di Pratchett sono sfaccettati, sottostanno a leggi “complesse” e sono dotati di una logica intrinseca quanto bizzarra ma, per questo, non meno “probabile” – nell’ottica del loro universo – di quelle che regolano il nostro mondo. Una tematicathe_great_a__tuin_by_pythosblaze-d331 ricorrente nella sua opera è proprio la visione duplice della realtà: il Mondo Disco è frutto di una combinazione di elementi primordiali che soltanto per caso si sono inchinati alle forze della magia e modellati intorno alle leggi dell’improbabilità, e vive nel rischio costante di vedere i propri elementi rimescolarsi per ordinarsi secondo le regole del determinismo scientifico.

Questa indecisione cosmica si spande come un’onda a tutti i livelli dell’esistenza, riproponendosi nelle differenti creature viventi e provocando manifestazioni soprannaturali (alle volte terribilmente razionali) che mettono a dura prova la sopravvivenza delle genti del Disco e, perché no, la loro pazienza.

Nel nostro universo il realismo e il determinismo hanno scalzato, senza troppe cerimonie, le favole e la superstizione, dividendosi il posto a sedere per godersi lo spettacolo della Creazione. Nell’universo di Mondo Disco, invece, essi si contendono l’unica poltrona disponibile con la magia allo stato puro ed ecco la ragione del contrasto. Entità come i Revisori e gli Elfi riempiono lo stesso spazio, comportandosi come delle paperelle di gomma che si spintonano in un bicchiere d’acqua troppo piccolo per contenerle entrambe. Le spintarelle fanno straripare il liquido, che si schianta sulle teste degli abitanti del Disco con la precisione cosmica di una secchiata di acqua sporca lanciata dal balcone sulla testa dell’ignaro passante.

E così ci sono quei personaggi che hanno imparato a scansarsi, e hanno fatto della fuga una filosofia di vita. Come dice Scuotivento, l’importante non è stabilire verso dove ma da dove si fugge.

Il motivo principale per il quale si legge Pratchett è per i suoi personaggi e, infatti, i vari cicli narrativi sono organizzati intorno a loro.

I protagonisti delle vicende pratchettiane sono moltissimi e tutti memorabili. Che si tratti di eroi, antieroi, utensili (il Bagaglio), animali senzienti, entità astratte, o villains, ognuno possiede una personalità fortemente contrastata e il suo preciso modo di vedere le cose.

[Da Uomini d’arme] “The reason that the rich were so rich, Vimes reasoned, was because they managed to spend less money.

Take boots, for example. He earned thirty-eight dollars a month plus allowances. A really good pair of leather boots cost fifty dollars. But an affordable pair of boots, which were sort of OK for a season or two and then leaked like hell when the cardboard gave out, cost about ten dollars. Those were the kind of boots Vimes always bought, and wore until the soles were so thin that he could tell where he was in Ankh-Morpork on a foggy night by the feel of the cobbles.

But the thing was that good boots lasted for years and years. A man who could afford fifty dollars had a pair of boots that’d still be keeping his feet dry in ten years’ time, while the poor man who could only afford cheap boots would have spent a hundred dollars on boots in the same time and would still have wet feet.

This was the Captain Samuel Vimes ‘Boots’ theory of socioeconomic unfairness.”

Lo stile è un altro punto forte dell’opera di Pratchett: diretto, quasi cinematografico ma densissimo di riferimenti culturali, citazioni, ironiche strizzatine d’occhio ai grandi temi esistenziali, alla storia, ai classici della letteratura e della filosofia, alla metafisica, persino alla politica. Uno dei suoi stratagemmi narrativi preferiti è l’utilizzo delle note a piè di pagina, con le quali ci diverte ribaltando i significati di situazioni e dialoghi.

Sebbene lo stile sia semplice, non significa che ogni parola non sia stata pensata con cura prima di essere inserita nel contesto. Il risultato è una narrazione dove i doppi sensi e le interpretazioni possibili si stratificano, dando quasi l’impressione di trovarsi di fronte a uno testo ermetico. Diventa facile, per il lettore non abituato al suo stile, provare confusione e arrivare all’epilogo con la sensazione di essersi perso qualche cosa lungo la strada. Tuttavia questo non inficia il piacere della lettura.

Pratchett è un maestro nel mantenere alta l’attenzione del lettore. Non ci sono punti morti né parti superflue. L’unico motivo per cui potremmo volere saltare qualche rigo è per cercare la prossima risata, sempre dietro l’angolo.

219ede3c2c4c344fcae30ecdd9485dccLa storia comincia in sordina, partendo da presupposti in apparenza trascurabili che mettono i personaggi in situazioni improbabili e gettano l’universo nel caos. L’autore semina indizi lungo la via, come in un giallo, aggrovigliando il bandolo della matassa fino a quando non si capisce più dove vuole andare a parare. A quel punto succede qualcosa di inaspettato e la narrazione raggiunge un punto in cui climax e scioglimento si fondono in un unico scoppiettante epilogo che sorprende, meraviglia, stordisce e, ovviamente, diverte.

Terry Pratchett ci ha lasciato un patrimonio letterario di tutto rispetto. Di esso, soltanto una piccola parte è stata tradotta in italiano.

Sovente accade, quando un grande personaggio ci abbandona, che si metta in moto un meccanismo commerciale che riporta la sua produzione sulla cresta dell’onda. Non ho mai provato una particolare simpatia per questo fenomeno meramente consumistico ma non tutto il male – o il cattivo gusto – viene per nuocere. Mi auguro che questo “revival” abbia degli strascichi positivi anche qui da noi con la pubblicazione dei titoli inediti, la ristampa di quelli fuori catalogo e – magari! – il doppiaggio dei film tv tratti dai suoi romanzi (Going Postal, Hogfather – entrambi inediti! -, Il colore della magia e La luce fantastica – questi ultimi riuniti in un unico film diviso in due parti), vere chicche per gli appassionati.

[In Thud!] “Tak scrisse il Mondo e le Leggi, e poi Lui ci lasciò. Non ci chiede di pensare a Lui, ma solamente di pensare.”

Parafrasando le sue stesse parole, Terry scrisse sul Mondo e sulle sue leggi, e poi ci ha lasciati. Non ci ha chiesto di pensare a lui, ma solamente di pensare.

Leggetelo, conoscetelo. Vi farà bene e sarete grati a voi stessi per questa esperienza.

So long, Sir. Grazie.

Mariateresa Botta

Scritto da Francesco La Manno

Saggista, curatore, editore, conferenziere e cultore di narrativa dell'immaginario specializzato nello sword and sorcery; fondatore e presidente dell'Associazione Culturale Italian Sword&Sorcery e socio della World SF Italia. I suoi saggi sono stati pubblicati da varie case editrici tra cui Solfanelli, Watson, Ailus e Letterelettriche. Scrive su L'intellettuale Dissidente e su alcune riviste tra cui Dimensione Cosmica e Lost Tales. Oltre alle pubblicazioni tradizionali, su siti e blog specializzati sono apparsi oltre duecento suoi articoli, recensioni e saggi.

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