Siamo lieti di condividere con voi un articolo di Davide Mana, pubblicato due anni or sono su Strategie Evolutive, in cui si specifica la differenza tra letteratura fantasy e sword and sorcery.

Buona lettura.


Questo è un post che dovevo da tempo alla mia amica Chiara, che sta di là nel Braccio Femminile del Blocco C.
Si tratta di un post che porta avanti la nostra lunga e abbastanza confusa chiacchierata a distanza sul fantasy storico.
Una sorta di piano bar del fantastico, ma per due pianoforti in due stanze separate.
Sarebbe piaciuta a Scarlatti, come cosa.

frtizleiberLeggevo qualche settimana addietro una bella intervista rilasciata da Fritz LeiberDarrell Schweitzer, una delle ultime interviste di Leiber.
È noto che a Leiber si deve la definizione di sword & sorcery, quel particolare sottogenere del fantasy che viene anche definito a voltelow fantasy – storie di personaggi non esageratamente nobili, che affrontano minacce non esageratamente globali per scopi non esageratamente altruistici.
Leiber stesso, naturalmente, contribuì un testo definitivo alla sword & sorcery con le storie di Fafhrd e del Gray Mouser.
E in un bel colpo di teatro – Leiber fu attore shakespeareano, dopotutto – il vecchio Fritz spiazza Schweitzer negando di aver mai scritto fantasy.

Io ho sempre scritto narrativa sovrannaturale, orrore sovrannaturale. Non fantasy.

E non ha mica tutti i torti.
Ma, qual’è la differenza fra la narrativa sovrannaturale e il fantasy?

La principale differenza è, abbastanza ovviamente, che nella narrativa sovrannaturale esiste il sovrannaturale, nel fantasy no.
Nel senso che nel fantasy propriamente detto, gli elementi fantastici – la magia, gli spiriti, i mostri – sono considerati naturali.
Che siano o meno parte dell’esperienza quotidiana dei personaggi, per quanto possano destare meraviglia o paura, sono parte dell’ordine delle cose.
Nella narrativa sovrannaturale è anche possibile che certe cose siano parte dell’esperienza quotidiana dei personaggi, ma non si tratta mai di esperienze normali.
Si tratta di infrazioni alle regole naturali, di eventi contronatura, che possono destare meraviglia ma destano certamente sempre paura, o disagio.
E magari tirano ad accopparti.
Chi pratica la magia impazzisce, o deve affrontare altre oscure conseguenze, c’è un prezzo da pagare e lo si paga sempre.

Si tratta, insomma, del sistema di regole che si va ad applicare.
In questo senso, come osserva Leiber, molta, moltissima sword & sorcery è di fatto narrativa sovrannaturale – quasi tutta l’opera di Robert E. Howard, ad esempio.
In Conan – così come in Solomon Kane – il magico è estraneo, e pericoloso.
L’unico stregone buono è uno stregone morto.

giannikane

Questo è interessante nel momento in cui arriviamo al fantasy storico – perché c’è certamente una parte consistente del fantasy storico che è in realtà narrativa sovrannaturale storica.

In molti casi la distinzione è molto sottile – ed è quasi più una distinzione di stile, di forma, che di contenuti.
Armor of Light, di Scott & Barnett, del quale parla estesamente Chiara in questo post, è un fantasy – attraverso una serie di eventi, il fantastico è stato integrato senza traumi eccessivi (beh, ok…) nella società elisabettiana. Il romanzo diventa allora un esperimento – come sarebbe stato il mondo degli elisabettiani se la realtà avesse seguito davvero le regole che gli elisabettiani pensavano che seguisse?
Questo è il fascino di simili lavori.
Rats & Gargoyles di Mary Gentle lavora più o meno allo stesso modo ma su un mondo secondario (sensu Tolkien) anziché su un mondo primario – come sarebbe un universo regolato dai principi dell’alchimia anziché da quelli della fisica, si domanda la Gentle?
O ancora, con la serie di Latro, Gene Wolfe si domanda – come sarebbe stato vivere nel latrointhemistmondo narrato da Omero, nel mondo popolato di dei dei greci antichi? Ed essendo Wolfe, naturalmente, ci mette molto di più – a cominciare da un’ombra di scetticismo, dall’idea che forse son davvero tutte cose inventate, a cui la gente crede.

Si tratta del genere di narrativa che la mia amica Chiara afferma di preferire quando dice…

Quel che cerco è, in definitiva, non un fantasy ambientato in altri secoli, ma un What If che contempli possibilità alternative e/o preternaturali.

Le storie di Solomon Kane di Robert Howard sono invece narrativa sovrannaturale storica – il fantastico è l’irruzione nella normalità di qualcosa di pericoloso, da arginare, da eliminare.
Il mondo è quello che conosciamo, la storia si svilupperà secondo i binari che ci sono familiari dal libro di storia – gli eventi sovrannaturali rimarranno qualcosa di privato, patrimonio di coloro che ne sono stati toccati, e che se sono sopravvissuti per poterlo raccontare, non hanno granché voglia di raccontarlo.
Qualcosa di simile sono le storie di Jerel di Joiry, di C.L. Moore, o più recentemente le storie di Asim & Dabir di Howard Andrew Jones.

Questa è una modalità molto comune alla sword & sorcery, ed è il genere di cosa che mi piace leggere.
E scrivere, in effetti: le storie di Aculeo & Amunet* si svolgono in un mondo che è il nostro, con le stesse regole, e con occasionali, brevi e spiacevoli invasioni dell’anomalo, locali infrazioni alle regole.

Qui, le domande che ci poniamo sono altre.
Da una parte, ci domandiamo come reagirebbe una persona comune (o fuori dal comune, ma umana) davanti al sovrannaturale filtrato attraverso una visione del mondo che non è la nostra.
Conan è un barbaro che non crede alla civiltà, ed affronta il male quando questo lo minaccia direttamente. Solomon Kane invece è un Puritano che crede in una netta contrapposizione fra bene e male, e sceglie uno schieramento per il quale battersi. Asim & Dabir, da onesti e coraggiosi musulmani, vedono il sovrannaturale come sostanzialmente minaccioso e “sbagliato” – da non avvicinare, e da arginare se avanza.
Nelle mie storie*, Aculeo pragmaticamente diffida del sovrannaturale, mentre Amunet ne è attratta, ma entrambi ne riconoscono la natura estranea.
Dall’altra, rientra il gioco storico, e possiamo domandarci se la storia non nascondesse dei doppifondi o dei cassetti segreti, in cui si celano eventi inspiegabili; o se talune leggende o aneddoti non siano la versione travisata di qualcosa di molto più strano e sinistro.
Diventa allora interessante scovare eventi storici curiosi o improbabili, ma reali, e lavorare su quelli.
61GS7yD4xaLAd esempio, Lair of the White Ape (facciamoci un po’ di promozione) prende le mosse anche dal periodo di circa trent’anni in cui non sappiamo esattamente cosa fece e dove la Dodicesima Legione*.

In entrambi i casi, il fantastico di base storica va a negare la posizione di certi pedanti, i quali sostengono che il fantasy sia solo una vuota forma di escapismo, adatta ai gonzi ed agli eterni fanciulli.
Gli esperimenti che si possono condurre in queste storie non sono troppo diversi da quelli che conduce la fantascienza – si tratta dell’esplorazione delle possibilità.
Richiede una logica ferrea ed una immaginazione disciplinata.
Sostenere qualcosa di diverso è dare voce a degli stupidi pregiudizi.

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*Sì, lo so, è di pessimo gusto citare se stessi ad esempio.
Orribile, assolutamente orribile.

Davide Mana

Scritto da Francesco La Manno

Blogger, recensore, saggista, curatore specializzato nello sword and sorcery; fondatore e presidente di Italian Sword&Sorcery e socio della World SF Italia.

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