Articolo di Stefano Arcella, tratto dal sito Centro Studi La Runa.


Cenni storici.

Secondo la testimonianza di Strabone (VIII 4, 5 – C 362) Andania era una piccola polis del Peloponneso situata fra Megalopoli e Messene. Il suo nome originario era Ecalia, la città di Eurito, figlio di Melaneo a sua volta figlio di Apollo (Strab. VIII,3, 25-C 350) e quindi già conosciuta in epoca omerica (Il. II, 596, 730; Od. VIII, 224). In epoca imperiale romana la cittadina era ridotta a poche rovine ma aveva una storia le cui origini risalivano alla fase arcaica della tradizione greca, com’è dimostrato dalla pratica del sacrificio eroico in onore di Eurito che doveva essere celebrato in onore delle Grandi Dee (Pausania IV,3,10) le quali, nella letteratura storico-religiosa, sono state identificate con le dee di Eleusi i cui riti furono introdotti da Caucone, rinnovati da Lico e poi da Metapo, che era un sacerdote ateniese preposto ai riti iniziatici.

Metapo aveva modificato le cerimonie in onore dei Cabiri a Tebe e forse era un esponente di quella corrente orfica che, nel corso del IV secolo a.C., aveva influenzato diversi culti tradizionali di carattere misterico, almeno secondo l’interpretazione più accreditata in letteratura.

L’ultima probabile riforma fu quella di Mnasistrato, come documentano le disposizioni dell’oracolo argivo di Apollo ed il regolamento dei misteri di Andania che conosciamo attraverso un’iscrizione del 92/91 a.C.

La storia del culto misterico di Andania è intrecciata con il conflitto della Messenia contro Sparta, risalente alla metà dell’ VIII secolo a.C. e ripetutosi poi nel V e nel IV secolo a.C. Quando gli Spartani invasero la Messenia, Andania venne abbandonata dai suoi abitanti. Quando poi Epaminonda sconfisse Sparta e liberò la Messenia nel 371 a.C. dopo la battaglia di Leuttra, i Messeni decisero di non ripopolare Andania “perché le sciagure li avevano colpiti quando vi risiedevano”; in altri termini, era considerato un luogo infausto per la svolgimento della vita profana, della quotidianità civile. L’antica città divenne quindi uno spazio esclusivamente rituale, abitato dagli dèi, utilizzato per la celebrazione dei riti misterici; era un “non-luogo” secondo una veduta profana, collocata in un tempo “altro”, nel quale si reiterava e si riattualizzava la vicenda mitica che aveva avuto una funzione fondante per questi Misteri.

Sulla base delle fonti disponibili e delle ricostruzioni della letteratura più attendibile in materia,  questa forma misterica sembra, in epoca storica avanzata – fra il IV ed il II secolo a.C –  il frutto di un processo di stratificazione religiosa nel quale confluiscono varie componenti che si sovrappongono ad un sistema di culto a carattere iniziatico e di età più antica.

Il mito

La narrazione mitica tramandataci da Pausania (IV I, 1-2;5) ci parla di Caucone che giunse in Messenia da Eleusi “recando i sacri riti delle Grandi Dee”, dunque le Dee Demetra e Core tipiche dei Misteri di Eleusi. E’ lo stesso Pausania, scrittore greco del II secolo d.C. che ci parla di Metapo e delle modifiche che egli apportò ai riti misterici. E’ interessante leggere direttamente un brano di questa testimonianza, per la ricchezza di notizie che ci fornisce.

“…E anche Metapo modificò parte dei riti iniziatici; egli era di stirpe ateniese, era sacerdote preposto alle cerimonie iniziatiche e in grado di organizzare ogni genere di sacri rituali. Fu sempre lui a istituire per i Tebani il rito iniziatico in onore dei Cabiri; e nel sacello dei Licomidi dedicò una statua recante un’iscrizione che, tra altre cose, fornisce anche adeguata conferma al nostro discorso:

Ho purificato le case di Ermes e le vie della veneranda

Demetra e di Core la primogenita, ove dicono

Che Messene in onore delle Grandi dee istituì l’agone

Di Caucone nobile discendente di Flio.

Fu per me oggetto di meraviglia il fato che Lico, figlio

[di Pandione], avesse

introdotto tutte le sacre azioni rituali dell’Attica nella

[devota Andania].

Questa iscrizione… d’altro canto documenta… anche come il rituale iniziatico ad Andania si celebrasse sin da epoca arcaica…”

Il riferimento a Demetra e Core – e dunque ai Misteri di Eleusi – è quindi esplicito, ma si allude anche ad una possibile influenza dei Misteri Cabirici di cui abbiamo già parlato a proposito del culto di Samotracia. Peraltro è menzionato un culto di Ermes, il dio messaggero degli dèi, mediatore fra umano e divino, fra cielo, terra ed inferi, nonché psicopompo, ossia guida delle anime nel loro viaggio nel post-mortem, funzione, quest’ultima, che spiega la sua presenza in questi misteri, poiché ogni rito iniziatico era una vicenda interiore di morte e rinascita, quindi un anticipare in vita, in un certo senso, l’esperienza della morte e del passaggio da uno stato interiore ad un altro. Va peraltro ricordato che Ermes è il dio dell’intelligenza sottile, un dio astuto, giocondo, lepido, che affronta gli ostacoli e le difficoltà senza ira bellicosa ma con un senso di penetrante intelligenza e di duttilità interiore; compiere un percorso misterico presuppone e postula una agilità della mente ed una duttilità interiore senza le quali non si realizza un processo di trasformazione interiore.

Il mito tramandatoci da Pausania narra anche di un’urna di bronzo ritrovata da Epitele – figlio di Eschine, scelto dagli Argivi come stratego al fine di rifondare Messene – in seguito alle indicazioni ricevute in un sogno e consegnata ad Epaminonda, il quale vi trovò un’iscrizione rituale che conteneva il rito iniziatico delle Grandi Dee; questa modalità di rinvenimento di un rituale più antico è comune a varie civiltà tradizionali, come ad esempio, nella tradizione tibetana nella quale si parla appunto di “tesori nascosti”, di ordine spirituale e sapienziale,  che a distanza anche di secoli vengono rinvenuti e che offrono le tracce per un rinnovamento della tradizione e per una vivificazione della memoria religiosa.

Il culto di Apollo Karneios

L’iscrizione pervenutaci sul rituale misterico di Andania (LSCG 65;7-8) menziona il santuario di Apollo Carneio presso il quale, nel primo giorno dei misteri, “il sacerdote e gli hieroi facciano prestare giuramento alle hierài”, ossia alle donne che si consacrano al culto; è provato quindi un legame cultuale fra le donne di questa città e Apollo Karneios, divinità degli Spartani preposta, a Sparta e nell’area dorica, ai Karneia, una festa molto diffusa che durava nove giorni e che contribuiva all’educazione “militare” dei giovani spartani; trattavasi, probabilmente, di un culto legato ad una forma di iniziazione guerriera nonché alla consacrazione degli “inizi” ( inizio di un rito, di una festa, di una celebrazione) com’è è attestato nell’iscrizione citata, il che lo rende affine, sotto questo aspetto, al culto romano di Ianus, dio degli “inizi” e delle iniziazioni.

Orbene, sul significato di Apollo Karneios occorre soffermarsi, poiché si tratta di una divinità dalle molteplici implicazioni di grande rilievo sia sotto il profilo storico-religioso, sia sotto l’aspetto del simbolismo “tradizionale”, secondo la lezione di Julius Evola e di René Guénon.

Diversi studiosi hanno evidenziato, nei loro studi sui Celti, l’importanza di Apollo quale dio degli iperborei, il nome greco Apollo corrispondendo alla forma celtica Ablun o Aplun. Nel mondo greco-romano, Apollo era identificato al Sole ed alla luce (si vedano al riguardo i Saturnalia di Macrobio), tant’è che nei regni ellenistici, quali ad esempio in Commagene, nel tempio di Nemrut-dagh, troviamo iscrizioni del I secolo a.C., che associano Apollo a Mithra, divinità legata al sole sia nell’iconografia che nell’epigrafia mitriaca d’età imperiale romana. La patria di Apollo è dunque la “terra del sole” che nel simbolismo tradizionale rimanda alla patria originaria degli Iperborei, alla mitica Thule, ad un tempo anteriore allo spostamento dell’asse terrestre.

In questa sede ci interessa , più specificamente, analizzare il significato dell’attributo di Karneios che è in stretto rapporto con quello di Kronos, poiché questi due nomi hanno in comune la radice *krn, che esprime i significati di ‘elevazione’ e di ‘potenza’.

Nel significato di elevazione, Kronos corrisponde a Saturno che è la più elevata delle sfere planetarie (olta nella sua valenza simbolica di stato dell’essere) corrispondente, a sua volta, al “settimo cielo” della tradizione indu’. Saturno è anche il dio dell’età dell’oro, il che ci riporta al tema della mitica Thule e quindi ad Apollo quale dio della luce. Notiamo, per inciso, che nel mitraismo il settimo grado, quello di Pater, è posto “in tutela Saturni”, ossia l’apice della realizzazione spirituale e della gerarchia sacerdotale di questi misteri erano legati al dio dell’aurea aetas ed alle origini iperboree. Karneios è il dio del Karn, ossia dell’alto luogo, simbolo della Montagna sacra del Polo e presso i Celti era rappresentato dal cairn , il mucchio di pietre che ne ha conservato il nome. Del resto, sia nel culto dell’Apollo delfico, sia in quello dell’omphalos di Delo, la pietra è in stretto rapporto con Apollo, essendo un simbolo di centralità e di stabilità spirituale ma anche, su un piano tecnico-operativo, un condensatore di energie che si accumulano con la pratica cultuale dei seguaci del dio.

Karneios è anche il dio potente, la montagna essendo un simbolo non solo di elevazione ma anche di potenza, come del resto può dirsi della pietra, che ritroviamo come oggetto sacrale in varie tradizioni spirituali (il Lapis Niger della tradizione romana, la Pietra Nera della tradizione islamica a La Mecca, etc) con questa duplice valenza. Orbene, la potenza è espressa anche da un altro simbolo, molto efficace, che è quello delle corna. A Delo esisteva, oltre alla pietra cubica, anche un altro altare, chiamato Keraton, formato interamente da corna di buoi e di capre stabilmente unite fra loro; esso si riferiva chiaramente a Karneios il cui rapporto con gli animali cornuti ha lasciato tracce fino al Novecento, poiché in Bretagna san Cornelio o Cornely è il protettore delle bestie cornute. Peraltro, il nome stesso di corno si rapporta , come quello di corona, alla radice *krn, alla quale si connette anche la parola greca Keraton, ossia il fulmine che è visto come manifestazione di potenza celeste.

La corona era in origine un cerchio ornato di punte a forma di raggi, così come le corna – ad esempio nelle raffigurazioni di Mosé – che rappresentavano i raggi luminosi; poiché entrambe sono poste sul capo, esse designano l’idea di ‘vertice’ ma hanno anche relazione con la fisiologia occulta dell’uomo, secondo le antiche medicine tradizionali, più specificamente con i centri energetici della fronte e della sommità del capo, quest’ultimo in particolare essendo il punto di passaggio e di collegamento fra l’uomo e la corrente dell’energia universale.

Peraltro, il simbolo delle corna ha una duplice valenza, essendo un simbolo solare quando si tratta di corna d’ariete e lunare, quando si tratta di corna di toro, cosa particolarmente evidente nell’iconografia mitriaca, in cui il toro bianco assume la forma arcuata della falce lunare.

Il culto di Apollo Karneios ad Andania era pertanto un culto misterico che poneva il miste in consonanza interiore con la prospettiva dell’elevazione e, al tempo stesso, della potenza, intese in senso sacrale; l’adepto si apriva alla dimensione della ‘potenza’ come una trascendenza immanente che trasformava il suo stato interiore.

La disciplina che si evince dall’iscrizione già menzionata denota del resto una forma di religiosità composta, misurata, tutta centrata sul senso di un ordine sacrale, cosmico e umano al tempo stesso. Gli abiti, le qualità dei tessuti, le loro forme, le prescrizioni sui giuramenti, il comportamento da osservare, le offerte di danaro, l’obbligatorietà dei contributi finanziari per i partecipanti ai misteri, le dure sanzioni in caso di inosservanza delle regole; tutto è minuziosamente disciplinato. E’ la disciplina tipica di una corrente misterica che ha l’impronta di Apollo come dio della forma, dell’equilibrio, dell’armonia e, in definitiva, del logos, l’ordinata intellettualità creatrice.

I simboli e gli dèi delle società tradizionali sono, però, sempre ambivalenti; essi esprimono un significato, ma anche il suo opposto, secondo quella logica sintetica tipica del mondo tradizionale. Apollo potente è anche Apollo distruttore, la forma Apollon essendo molto simile ad Apollyon “il distruttore” di cui parla l’Apocalisse (IX,1). Il sole che nasce è anche il sole che poi tramonta, dio vivificante e mortifero, ambivalenza perfettamente coerente con la spiritualità misterica, nella quale il miste “muore” per poi rinascere, vita e morte essendo strettamente associate.

In Grecia c’era un dio raffigurato con le corna: Dioniso, il dio dell’estasi e dell’ebbrezza, il distruttore degli equilibri ordinari.

Apollo e Dioniso, due divinità che sembrano opposte, sono, in realtà, molto più affini e complementari di quanto possa apparire.

Stefano Arcella

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Bibliografia

Per le fonti sui Misteri di Andania cfr. Le religioni dei Misteri (a cura di P. Scarpi), vol. II, Fondazione L.Valla-Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 2004, pp.101-153 e commento ivi, pp.455-467. Per l’analisi del regolamento della festa pubblica legata ai Misteri di Andania, cfr. N.Turchi, Le religioni dei misteri nel mondo antico (Roma, 1923), Fratelli Melita Editori, Genova, 1987, pp.90-95.

Il simbolismo di Apollo Karneios è illustrato da René Guénon, Il simbolismo delle corna, in Simboli della Scienza sacra, Adelphi Edizioni, Milano, 1990, pp.170-174.

Scritto da Francesco La Manno

Blogger, recensore, saggista, curatore specializzato nello sword and sorcery; fondatore e presidente di Italian Sword&Sorcery e socio della World SF Italia.

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