Articolo di Gabriele C. Zweilawyer, tratto dal sito Zhistorica.


Pier Gerlofs Donia è una delle figure storiche più affascinanti (e sconosciute) di tutti i tempi. Più di due metri d’altezza e una zweihander altrettanto grande sempre a portata di mano, Pier ha vissuto delle avventure incredibili nella Frisia di fine XV e inizio XVI secolo, diventando la Croce degli Olandesi.

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Pier non è stato osannato come William Wallace, né qualcuno ha sentito il bisogno di girare un film in suo onore. Tutto ciò che ci rimane di lui è stato inciso in modo indelebile nelle cronache dell’epoche dai suoi muscoli e dall’acciaio della sua zweihander.

Pier Gerlofs Donia aveva tutto quello che un uomo può desiderare: origini nobili, una bella moglie, due figli e una tenuta agricola. Purtroppo per lui però, viveva in un territorio piuttosto instabile: la Frisia. Oggi è una bella provincia dello stato olandese, ma nel XVI secolo era al centro di una disputa sanguinosa fra gli Asburgo e Carlo di Egmond. Per aggiungere sfiga alla sfiga, vicino al villaggio di Grutte Pier si era stanziata la più violenta banda lanzichenecca che la storia ricordi: la Banda Nera.

2. La Frisia

Questa piccola regione aveva vissuto quasi centocinquant’anni (1350-1498) di guerra civile fra le opposte fazioni dei Vetkopers e degli Schieringers. Solo nel 1498, quando questi ultimi avevano chiesto l’aiuto di Alberto III di Sassonia, la questione si era risolta. In realtà, al termine della campagna militare, Alberto III fu nominato governatore ereditario della Frisia dall’ImperatoreMassimiliano I. Il suo dominio sulla Frisia non fu accettato dalla maggior parte degli abitanti, senza differenze fra Vetkopers e Schieringers, anche perché sul territorio furono stanziati diversi contingenti lanzichenecchi. La Frisia si trovava in una situazione strategica importante, visto che aveva un eccellente sbocco sul mare, quindi gli Asburgo volevano evitare di vederla tornare alle antiche libertà.

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Frisia Occidentale (quella di Pier), Orientale e Settentrionale

3. La Croce degli Olandesi

La Frisia dunque si trovava invasa da truppe lanzichenecche che bruciavano, stupravano e ammazzavano al primo ritardo del soldo. Li aveva assoldati Giorgio il Barbuto, duca di Sassonia e figlio di Alberto III, nella prima decade del XVI secolo.

Il 29 Gennaio 1515  la Banda Nera puntò dritto sul villaggio di Pier. Ancora una volta era bastato un ritardo nella paga per farli rivoltare contro i villaggi limitrofi. I lanzichenecchi stuprarono in gruppo sua moglie, Rintze Syrtsema, e l’ammazzarono, poi misero a ferro e fuoco mezzo villaggio, compresa la chiesa e tutte le proprietà di Pier. Fu questo episodio terrificante, l’incubo di ogni marito, a far esplodere in lui una rabbia da berserk.

Nonostante provenisse da una famiglia nobile e i due figliuoli sopravvissuti, mise in piedi una compagnia di veri e propri pirati, la Arumer Zwarte Hoop, per iniziare a combattere chi gli aveva tolto tutto.

Su Pier Gerlofs Donia nacquero numerosi racconti, in Olanda, Brabante e altri paesi, sulla sua forza, la sua brutalità e i suoi grandi occhi. E lo fecero più grande di quello che era. Ad ogni modo era davvero un uomo grande e grosso, con grandi occhi, spalle larghe, barba lunga e un aspetto terrificante specie quando era arrabbiato. Era rude e le sue maniere erano rozze come la sua lingua, quindi non era in grado di parlare in modo dignitoso nella corte o di fronte ai nobili. Gli piaceva molto scherzare, in modo da far ridere tutti quelli che gli stavano vicino. Uccise molti nemici, ma aveva tutto sommato un discreto carattere, come fosse sempre stato un buon cristiano.

Petrus Thaborita (1450-1527)

I suoi compagni erano contadini, nobili impoveriti, briganti, commercianti, e molti mercenari finanziati da Carlo di Egmond, duca di Gheldria. Grutte Pier iniziò ad abbordare le navi olandesi quasi subito, passando velocemente da un successo all’altro. La sua fama crebbe in pochi mesi, tanto che  Erasmo da Rotterdam ne citò le gesta nei suoi scritti. Nave dopo nave, bottino dopo bottino, massacro dopo massacro, Pier divenne il terrore del tratto di mare nei pressi degli attuali Paesi Bassi.

La sua stazza incuteva timore, e le fonti ci narrano fosse capace di decapitare più persone con un solo colpo e tagliare in due un uomo.

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Altra concept art da “Cross of the Dutchman”, action game in fase di (lentissimo) sviluppo da parte dei Triangle Studios

Nella sua giornata migliore, riuscì ad affondare addirittura di 28 imbarcazioni olandesi. Fu anche molto generoso con i 500 uomini di equipaggio fatti prigionieri visto che…ehm…Li fece gettare in acqua ad annegare. Dopo questo episodio, gli venne affibbiato il calzante appellativo di Croce degli Olandesi.

Con la sua Arumer Zwarte Hoop non disdegnò neanche l’attacco ai villaggi costieri. Nel giugno 1517 riuscì a portare 4.000 uomini nell’entroterra olandese, raggiungendo la cittadina diMedemblik. Qui massacrò buona parte dei cittadini e fece prigionieri i più ricchi, liberati poi dietro lauto riscatto. Alla fine della scorreria la città fu data alle fiamme. Non si salvò neanche il castello, in cui si erano rinchiusi il governatore con alcuni cittadini.

Cross of the Dutchman
I Triangle Studios, sofware house conterranea di Pier Gerlofs Donia, hanno in cantiere un videogame basato sul suo personaggio da qualche anno. i bozzetti e i primi trailer del gioco non sono malvagi per un titolo indie, ma ci vorrà ancora molto tempo prima di avere qualcosa di pronto per il mercato. Ovviamente, già dai trailer avrei voluto vedere una vena splatter che, come al solito, viene invece negata a noi buoni cristiani.

Pier si rese conto che gli olandesi non erano per nulla preparati ad affrontare una minaccia del genere. Nessun esercito tentò di intercettarlo, nessun messaggero chiese di aprire delle trattative. Decise quindi di continuare a devastare i dintorni, puntando sul di Nieuwburg e Middleburg Castle. Anche qui mise in atto il solito massacro unito alla tabula rasa tramite incendio. Dello stesso castello di Middleburg rimasero solo porzioni di mura annerite dal fuoco, tanto che gli abitanti, dopo otto anni di discussioni, decisero di raderlo al suolo definitivamente.

Il Castello di Middelburg nel XVI secolo

Una sorte diversa toccò alla cittadina fortificata di Asperen. Questa volta niente prigionieri, solo l’annientamento dell’intera cittadinanza, mentre il borgo venne utilizzato da Pier come base avanzata per nuovi attacchi. Solo dopo alcuni mesi la Arumer Zwarte Hoop fu cacciata dal territorio olandese.

Liberatore o Carnefice?
A leggere i resoconti dell’epoca (alcuni tradotti dall’olandese con google traslator, quindi ho trovato qualche problema), emerge un ritratto di Pier molto controverso. Da un lato abbiamo il combattente per la libertà della Frisia, una specie di Wallace imbottito di steroidi e con una spada molto più grossa, dall’altra un pirata spietato, capace di ordinare (e portare a termine in prima persona) delle carneficine terrificanti.

Per impedire ulteriori scorrerie, gli olandesi decisero anche di allestire una flotta, comandata da Anthonius van den Houte e finanziata da Carlo V. Dopo alcuni insuccessi, Pier riuscì a prendere prigioniere 11 navi olandesi nelle acque antistanti la cittadina di Hoorn. Successivamente, sconfisse e catturò 300 olandesi, costringendo tutti i prigionieri a recitare uno shibbolet per distinguere i frisoni dagli olandesi:

Bûter, brea en griene tsiis, wa’t dat net sizze kin, is gjin oprjochte Fries

Burro, pane e formaggio verde, se non sai dirlo non sei un vero frisone. In molti sbagliarono, e Pier si premurò di decapitarli egli stesso.

Pier aveva iniziato la guerra per un fine nobile, la libertà, ma ben presto si accorse che non l’avrebbe mai ottenuta. Proprio all’apice dei suoi successi militari, comprese che il suo finanziatore, Carlo di Egmond, non aveva alcuna intenzione di liberare la Frisia, ma anzi voleva sottometterla al proprio dominio. Deluso e malato, nel 1518 Pier lasciò il comando della sua banda al nipoteo (secondo molti) e luogotenente Wijerd Jelckama. Si ritirò a vita privata e morì meno di due anni dopo dopo, nel 1520.

Le sue previsioni si rivelarono veritiere.

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L’elmo di Pier lascia presumere un’acromegalia galoppante

Carlo di Egmond, vedendo che i successi dei frisoni si facevano sempre più rari, smise di finanziarli e passò al nemico. Senza soldi e allo sbando, l’ Arumer Zwarte Hoop vide le sue fila assottigliarsi sempre più. Nel 1523, Jelckama e quello che rimaneva delle truppe di Pier vennero catturati e decapitati, ponendo fine alla ribellione della Frisia. Si dice che il boia, probabilmente a causa della stazza di Jelckama (che ricordava quella di Pier, il che fa aumentare le possibilità di una loro stretta parentela), fu costretto a colpire il collo del ribelle per ben quattro volte prima di riuscire a staccare la testa dal corpo.

Il viscido Carlo di Egmond, a otto anni esatti dalla morte di Pier, sottoscrisse con Carlo V ilTrattato di Gorinchem, in base al quale otteneva le terre oggetto delle sue brame alla condizione che nominasse Carlo V suo erede. Carlo di Egmond riuscì a tradire la sua parola per l’ennesima volta quando, nel 1534, nominò come suo erede il Re di Francia.

4. Grutte Pier

Pier era dotato di una stazza e di una forza fisica sovrumane. Su questo tutte le fonti sembrano concordare. Possiamo dire che si tratta di uno dei pochi casi in cui le cronache sono ampiamente supportate dai reperti dell’epoca. Basta dare un’occhiata alla foto qui sopra o alla sua armatura per capire che probabilmente superava i due metri d’altezza (7 piedi) e le 300 libbre di peso (130kg). La sua spada, conservata presso il Museo di Leeuwarden, misura 215 cm per 6.6 kg.

da www.thetallestman.com; ringrazio D-Lord per averla scovata e Zio Sam per aver risolto il mistero su quale fosse la vera spada di Pier

Inizialmente, pensavo che un arnese del genere non potesse essere utilizzato in battaglia, ma dopo aver acquistato e utilizzato una zweihander da 6 kg mi sono ricreduto. Forse un uomo della mole di Pier era in grado di manovrarla con successo, magari per spazzare i ponti delle navi o decapitare i prigionieri.

Size does matter.

Si diceva fosse in grado di portare un cavallo (e qui la vedo difficile… magari un pony) sulle spalle o che arava i campi trascinando egli stesso l’aratro. L’episodio più famoso però, riguarda lo scontro con cinque mercenari olandesi inviati per assassinarlo.

Grutte Pier se ne stava tranquillo ad arare il suo campo (questa volta con l’aiuto di un cavallo). Uno degli stranieri lo avvicinò chiedendogli se sapesse dove viveva Pier Gerlofs Donia. Pier alzò l’aratro con la mano destra e lo puntò verso casa sua: “Vive lì”. Poi si battè il petto con la sinistra. “Ed è qui davanti a voi”.

Ne seguì un feroce combattimento, durante il quale Pier li ammazzò tutti e cinque, forse con la sua onnipresente zweihander (alcuni pensano che abbia utilizzato direttamente l’aratro!). Il luogo dell’allegra mattanza porta tutt’ora il nome di Vijfval (Fivefal – Cinque caduti).

5. Il vero Gatsu?

Diversi autori di manga hanno tratto ispirazione dall’arte e dalla cultura europea. Il caso più eclatante forse è quello di Go Nagai, che ideò il personaggio e la storia di Devilman dopo aver letto la Divina Commedia illustrata da Gustav Dorè.

Una delle illustrazioni di Dorè. La somiglianza con mostri e aborti infernali del panorama manga è impressionante.

Allo stesso modo, quando parliamo di Miura non si può far a meno di notare la forte influenza esercitata della storia europea medievale e rinascimentale. Alcune sue illustrazioni sono veri e propri dipinti del XVI-XVII secolo. Oltre a questo, Kentaro Miura, pur esagerando sotto ogni punto di vista (violenza, forza fisica, ecc..) è davvero minuzioso nella cura dei dettagli, in particolar modo quando si tratta di elmi e armature (burgonotte, celate, barbute..). Aggiungo che si è ispirato a un coevo di Pier, Gotz Von Berlichingen, per l’ideazione del famoso “braccio meccanico” di Gatsu, quindi ha una discreta conoscenza del XVI secolo europeo.

Ora, ho sempre pensato che ci fosse un collegamento fra il suo fumetto più famoso,Berserk, e Grutte Pier, e c’è un dipinto che in qualche modo supporta la mia tesi.

Mi ricorda molto un’illustrazione di Zodd l’Immortale (da Berserk) che devo ritrovare. Molto simile anche la spada.

Gatsu (il protagonista di Berserk) e Pier sono entrambi alti e muscolosi (Gatsu dovrebbe essere 193cm, ma in alcune illustrazioni sembra 2 metri per 110 kg almeno), entrambi brandiscono una spada al di fuori delle leggi della fisica (215cm quella di Pier, stessa lunghezza ma tre volte più pesante quella di Gatsu), entrambi sono rimasti shockati dallo stupro della donna che amano (nel caso di Pier viene anche uccisa), entrambi hanno a che fare con il mondo dei mercenari e dei tagliagole, entrambi sono in grado di tagliare due uomini con un solo fendente (Gatsu anche 5…).

Insomma, la mia tesi ha un 10% di possibilità di essere quella corretta, ma penso sia piuttosto affascinante. Un manga creator studioso del rinascimento europeo che, scartabellando libri e volumi, si trova davanti una figura storica con tutte le caratteristiche della leggenda. Una figura sconosciuta da chi non è nato in Frisia (o frequenti il mio blog) che alla fine, dopo quasi cinque secoli, trova un parziale riscatto dall’altra parte del mondo.

Gabriele C. Zweilawyer

Scritto da Francesco La Manno

Saggista, conferenziere, curatore specializzato nello sword and sorcery; fondatore e presidente dell'Associazione Culturale Italian Sword&Sorcery e socio della World SF Italia. Collabora con varie case editrici tra cui Solfanelli, Watson, Ailus, Letterelettriche e scrive su alcune riviste di narrativa dell'immaginario tra cui Dimensione Cosmica e Lost Tales. Su siti e blog specializzati sono apparsi oltre duecento suoi articoli, recensioni e saggi dedicati alla fantasia eroica.

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