Dopo Druss, parliamo oggi del secondo grande personaggio scaturito dalla fervida immaginazione del superlativo David Gemmell, ovvero Dakeyras-Waylander.
2502cf2d450d95efeeb8b90744720806Nel prologo scopriamo che un sicario prezzolato ha appena ucciso Niallad, Imperatore dei Drenai, piombando il regno nel caos, alla mercé dei suoi nemici. L’unica speranza per i Drenai è ritrovare la mitica armatura di bronzo di Orien, padre di Niallad, scomparsa da tempo, elemento di coesione e indossabile solo da un legittimo erede.
Gemmell prende la struttura classica della “Ricerca”, cara a tutti gli scrittori di Fantasy e la rovescia: protagonista non è il solito imberbe ragazzino o surrogato, destinato a fare esperienza e a diventare un eroe, ma appunto l’assassino di Niallad, lo spietato e cinico Waylander. Il vecchissimo Orien lo sceglie di persona per ritrovare l’armatura e portarla ad Egel, il suo generale più fedele, unico capace di sconfiggere gli invasori Gothir e riportare la pace. Ma perchè proprio Waylander, assassino a sangue freddo di suo figlio? Perchè Waylander non è sempre stato un assassino: un tempo era Dakeyras, buon soldato Drenai ritiratosi con la moglie e i figli alla vita privata da contadino.
Quando un gruppo di razziatori violenta e uccide la moglie e massacra i figli ancora bambini, la volontà di vendetta ha naturalmente il sopravvento: Dakeyras muore con tutta la sua bontà, sostituito da Waylander, il Viandante, dotato di un soprannaturale istinto di sopravvivenza e di un talento demoniaco per dare la morte. Capace di uccidere con ogni arma, ma specializzato nell’uso di una piccola balestra a due colpi e di micidiali coltelli da lancio, per anni egli insegue i responsabili della strage della sua famiglia, uccidendoli uno per uno in modo feroce. Ogni assassinio lo conduce sempre più a fondo per il lato oscuro del suo animo, finchè del suo vecchio io non rimane più nulla e di lui rimane solo una formidabile macchina per uccidere. Cinico, spietato e amorale egli accetta di assassinare l’Imperatore per conto di Kaem, Generale dei Gothir, senza curarsi delle conseguenze, senza rimorsi. Poi, nel caos che segue alla morte di Niallad, egli inspiegabilmente salva Dardalion, un prete della Fonte (la Fonte è una via di mezzo fra il Dio Cristiano e la Forza di Guerre Stellari), che aveva cercato inutilmente di aiutare una donna e due bambine da un tentativo di stupro. I due sembrano opposti come il giorno e la notte, ma in realtà si completano a vicenda: Dardalion riporta in vita la bontà nascosta profondamente nell’animo dell’assassino, mentre Waylander fornisce al prete il coraggio, la forza e soprattutto la cattiveria necessaria per affrontare e uccidere i suoi nemici.
Waylander Dans le Royaume du Loup extrait 1Qui Gemmell mette le basi per un altra grande tradizione dei suoi romanzi: Dardalion diviene infatti il fondatore di un’ordine di monaci guerrieri, i Paladini conosciuti come “I Trenta”, mitici personaggi ricorrenti in molti dei suoi romanzi, personaggi votati alla distruzione del Male a costo della vita. Caratteristica comune ai Trenta infatti è che il loro destino è quello di venire tutti uccisi nel compimento della loro missione; tutti, tranne Uno, destinato a fondare un altro gruppo, pronto a farsi nuovamente avanti nel momento del bisogno. Pur odiando la violenza e non dimostrando gioia nell’uccidere, Dardalion diverrà quindi il primo dei Trenta, scegliendo altri ventinove giovani preti che, stanchi di subire le angherie dei Gothir, abbandoneranno la loro vita di passiva non violenza per imparare l’uso delle armi. Soprattutto, i Trenta diverranno l’unica difesa che i Drenai hanno contro la Confraternita di Sangue, un gruppo di Cavalieri Neri capaci di evocare le peggiori paure e la disperazione nel cuore degli uomini, alleati del crudele capo degli stessi Gothir, il Generale Kaem.
Come Dardalion viene cambiato “in meglio” dall’incontro con Waylander, anche l’assassino risulterà rigenerato dall’incontro col giovane prete; innamoratosi della donna che Dardalion cercava di salvare dallo stupro, Danyal, affezionatosi alle due gemelle che lei protegge, Krylla e Miriel, Waylander si ritrova ad avere una famiglia simile a quella che aveva perduto. E questo lo conduce verso la paura di vedersi strappata ancora una volta la famiglia che già in passato aveva perduto in modo terribile e che l’aveva trasformato in in un assassino spietato. Ma Waylander è anche un uomo d’onore, che mantiene sempre la parola e possiede un alto senso di lealtà: egli deve rimediare a ciò che ha fatto uccidendo Niallad, quindi deve esaudire l’ultima richiesta del vecchio Orien e ritrovare l’Armatura di Bronzo. Il suo compito sembra impossibile, per l’enormità delle insidie che lo attendono: l’Armatura è nascosta nei territori dei Nadir, una razza di feroci barbari nomadi pronti a fargli la pelle, e custodita da orribili mostri mutanti; sulle sue tracce c’è l’assassino Cadoras, più giovane di lui ed ugualmente mortale, deciso ad aumentare la sua fama uccidendolo. Il suo unico “amico” e guida, il guerriero Durmast, progetta di tradirlo e ucciderlo per rubargli l’Armatura di Bronzo; in più, la Confraternita di Sangue è decisa a consegnare la sua anima a Shemak (ovvero Satana in persona) pur di impedirgli di portare l’armatura ad Egel. Ma tutti loro hanno a che fare con Waylander, un uomo che ha sempre dimostrato un talento soprannaturale per sopravvivere e, soprattutto, per uccidere.
Non vi racconterò oltre la trama di questo magnifico romanzo, pieno di grandi colpi di scena e di personaggi indimenticabili, fra i quali spicca un eroico ed arrogante Generale Drenai chiamato Karnak. Il libro è ben scritto e tradotto, appassionante fino all’ultima pagina ed ha una morale evidente: nessun uomo è oltre la possibilità di redimersi e per Gemmell un unico atto di altruismo e generosità, specie se estremo, può rimediare ad una vita di delitti. Come lui stesso scrive “…solo il codardo, in quanto tale, è capace del massimo atto di coraggio”.
Il secondo romanzo su Waylander è altrettanto bello: parlo de “Il Lupo dei Drenai”, che si110052 BRAGELONNE E basa su una domanda: può un uomo sfuggire al suo destino? Può far finta di non essere quello che è realmente, vivere in un “Aurea Mediocritas” che non porta grandi gioie e soddisfazioni ma neanche grandi dolori?
Per i personaggi dei romanzi David Gemmel questo non è mai possibile: prima o poi il Fato li raggiunge, li scova e li costringe a intraprendere nuovamente la strada che è stata scritta per loro, una strada fatta di eroismo, lealtà e leggenda.
Avevamo lasciato il letale assassino tormentato dai rimorsi alla ricerca dell’Armatura del Conte di Bronzo, nel tentativo di riscattare i suoi anni passati ad uccidere senza pietà come sicario prezzolato. Lo ritroviamo adesso come il semplice boscaiolo Dakeyras, nascosto sulle montagne, dove aveva cercato di rifarsi una vita con la moglie e le due figlie gemelle; ma la tragedia non è mai lontana dalla vita di questo anti-eroe. La sua amata sposa, Danyal (coprotagonista in “Waylander dei Drenai”) è morta in un banale incidente, ribadendo la sorte delle donne che hanno la sfortuna di innamorarsi di lui; Waylander è precipitato nuovamente in un abisso di dolore e disperazione, salvato solo dalla presenza delle due gemelline, Krylla e Miriel, anch’esse superstiti del primo libro. Poi Krylla si sposa e si trasferisce, e solo Miriel rimane al suo fianco: bella ed audace, la ragazza è sua unica consolazione e orgoglio, poichè dimostra di avere istintivamente abilità guerriere simili a quelle del padre adottivo.
La relativa tranquillità della vita del nostro eroe viene improvvisamente guastata dall’arrivo di sicari ingaggiati da qualcuno per ucciderlo; come detto in precedenza, Dakeyras ha però una capacità soprannaturale nel sopravvivere e soprattutto il dono istintivo di essere mortifero con ogni tipo di arma. La minaccia incombente ha il potere di risvegliare la sua volontà di sopravvivere e vendicarsi, permettendogli di eliminare facilmente i primi avversari; ma presto nuovi, più abili nemici gli si faranno incontro: Belash, un nomade Nadir, Morak, torturatore sadico e psicopatico, Senta, giovane ed aitante, tanto abile con la spada quanto vanesio e convinto dei propri mezzi, e infine Angel, ex-gladiatore sfigurato in volto dai mille combattimenti sostenuti, ma dotato di grande cuore e lealtà.
Senza specificare oltre, per non rovinarvi le numerose sorprese presenti nella trama, Waylander stringerà alleanze con persone apparentemente nemiche per salvare se stesso e la figlia; soprattutto scoprirà con sua somma sorpresa che fra coloro che credeva amici ci sono in realtà i responsabili della taglia sulla sua testa. Ancora una volta, da un’avvenimento semplice come una taglia sulla testa di un assassino si arriverà ad una missione da cui dipenderà il destino dell’Impero Drenai ed addirittura causerà la nascita della stirpe di Ulric, nonno di Tenaka Khan e avversario di Druss ne “La Leggenda dei Drenai”.
Più minimalista e meno epocale dei precedenti romanzi sui Drenai, questo libro offre comunque la solita carrellata di personaggi favolosi, fra cui spicca il gladiatore sensibile e dal cuore d’oro Angel ed il cane Scar. Non manca la solita battaglia-assedio disperata, costante in quasi tutti i libri di Gemmell, nè i cattivi che “amerete odiare”, come Morak o lo Sciamano Nadir Kesa Khan.
In generale anche questo romanzo rimane memorabile: sebbene affronti nuovamente diversi “cavalli di battaglia” del bravissimo scrittore britannico, questo non toglie nulla alla bellezza della trama e alla varietà dei personaggi. Gemmell ribadisce un concetto a lui caro, ovvero la capacità principale dei veri eroi: quella di generare lealtà, ammirazione e rispetto, anche dai propri nemici. Gli avversari di Waylander si mettono sulla sua strada per dimostare di essergli pari o superiori, poi, resisi conto dell’inutilità di tale diatriba, finiscono per unirsi a lui, riscattando con un’unica impresa eroica una vita costellata di errori, rinverdendo un altro tema caro a Gemmell, quello della “Redenzione”.
Esiste anche in questo caso un terzo episodio su Waylander (Un Eroe nell’Ombra) che però non è assolutamente all’altezza dei primi due e di cui parlerò più avanti, quando affronterò le sue opere minori.

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