Articolo di Gabriele C. Zweilawyer, tratto dal sito Zhistorica.


La lunga guerra fra Roma e Ctesifonte, portata avanti per secoli e conclusasi solo con la battaglia di Ninive, è uno degli eventi più interessanti del tardo-antico. Purtroppo, a causa della visione eurocentrica di molti storici, è anche uno dei più bistrattati. Mentre l’Europa era nel pieno degli sconvolgimenti socio-istituzionali dovuti alla formazione dei c.d. regni romano-barbarici, in Oriente le istituzioni e la società romana continuavano ad esistere, così come i nemici storici delle province mediorientali: i Sasanidi. L’ultima stirpe persiana non rinunciò alle proprie mire espansionistiche fino all’ultimo istante di vita, costringendo Costantinopoli a un enorme sforzo bellico per buona parte del VI e l’inizio del VII secolo.

Alla fine di questa guerra, segnata da centinaia di migliaia di morti (ricordiamo anche le contemporanee epidemie di peste bubbonica), entrambe le potenze si trovarono  dissanguate dal punto di vista economico e militare e, sfortunatamente per loro, nello stesso periodo le armate dell’Islam uscirono dall’Arabia con il coltello fra i denti.

L’ultima parte della guerra Romano-Sasanide durò quasi trent’anni (602-628), e fu caratterizzata da due fasi. Nella prima (fino al 621 circa), i Sasanidi riuscirono ad annettere quasi tutti i territori romani, mentre nella seconda iniziò la grande controffensiva di Bisanzio. L’assedio di Gerusalemme fu uno dei momenti più tragici della prima fase, sia in termini di vite umane che simbolici.

Sullo stesso argomento, leggi anche Il Governo Ebraico di Gerusalemme (614-619).

Il generale sasanide Shahrbaraz, giunto in vista delle mura alla testa di un enorme esercito, offrì alla cittadinanza una facile resa senza spargimenti di sangue, che però fu rispedita al mittente. I Persiani attaccarono il 15 Aprile, forse senza sapere che la forza militare posta a difesa della città era ridottissima. Stando ai resoconti del tempo, anche il contingente guidato dal monaco Abba Modestus se la diede a gambe non appena vide le dimensioni dell’esercito sasanide (lasciando il buon Modestus da solo), mentre gli uomini sulle mura andarono a nascondersi nei fossi, nelle cantine e nelle  cisterne. Naturalmente, la fonte cristiana (Antiochus Strategos, the Capture of Jerusalem by the Persians, in georgiano Antiokh Strateg, Playnenie Jerusalima Persami) ci rassicura sulla sorte del monaco, che era salito su una roccia circondata dai nemici:

Ma Dio, che salvò il profeta Eliseo e annientò gli assassini venuti per ucciderlo prima che potessero vederlo, oscurò gli occhi del nemico, e lasciò quindi indenne il Suo servo. Ed Eliseo scese tranquillamente a Jericho.

Per la cittadinanza invece, le cose andarono molto peggio. Al ventunesimo giorno di bombardamento (i sasanidi utilizzavano baliste e catapulte proprio come i romani), una sezione delle mura di Gerusalemme crollò, permettendo al nemico di irrompere in città.

Il testo che ho utilizzato per ricostruire la presa di Gerusalemme è tratto dal numero 25  di English Historical Review (anno 1910), scritto da F.C. Conybeare. Sua è la traduzione, dal georgiano all’inglese, dell’Antiokh Strateg, Playnenie Jerusalima Persami, il cui originale greco è andato perduto.  Il Prof. N. Marr, che pubblicò l’originale testo in georgiano, del X secolo circa, riteneva che questa trascrizione provenisse non dall’orginale greco, ma da una traduzione araba del greco.

La gente cercò rifugio nelle chiese e negli edifici sacri, ma i Persiani massacrarono tutti. Non ci fu pietà per nessuno. I bambini vennero fatti a pezzi davanti ai genitori, le donne stuprate ed uccise (il resoconto ci tiene a precisare che non vennero risparmiate né le vergini, né le vedove), i sacerdoti sgozzati nelle chiese, gli uomini in armi trucidati con le loro stesse armi.

Il massacro terminò dopo quasi tre giorni e 50-60.000 morti. Poco dopo, il comandante persiano si rese conto che parte della popolazione doveva essersi salvata, quindi mandò i suoi uomini per le strade ad annunciare che tutti i sopravvissuti sarebbero stati risparmiati:

Non abbiate paura. Poichè abbiamo messo da parte la spada ed io stesso vi garantisco la pace.

Gli abitanti uscirono dai loro nascondigli e si radunarono davanti a Shahrbaraz, che si dimostrò interessato a tutti coloro i quali avessero confidenza con “l’arte del costruire”. Prese quindi architetti e ingegneri, mentre fece gettare gli altri superstiti nella piscina di Mamilla, una riserva d’acqua fatta costruire da Ponzio Pilato a poca distanza dalla città. Accalcati gli uni sugli altri, molti cristiani morirono per soffocamento. Ma il peggio doveva ancora venire.

la Piscina di Mamilla all’inizio del secolo scorso

Infatti, a questo punto, nell’ Antiochus Strategos si parla del ruolo avuto dagli Ebrei nella vicenda. Si tratta di un brano poco conosciuto, che ha subito una vera damnatio memoriae. Gli Ebrei, visto il loro incontro-scontro secolare con i Romani e le reciproche incomprensioni, spesso sfociate nel sangue, con il Cristianesimo, ebbero un ruolo importante nella presa della città (all’esercito Sasanide si erano aggiunti circa 26.000 ebrei persiani e locali):

… gli Ebrei si avvicinarono al bordo della piscina e chiamarono i figli di Dio (Cristiani) mentre questi erano bloccati lì, e gli urlavano: “Se volete sfuggire alla morte, diventate Ebrei e negae Cristo, e dopo potrete uscire di lì e unirvi a noi. Vi riscatteremo con i nostri soldi e avrete benefici dallo stare con noi.

Insomma, gli Ebrei avrebbero pagato il riscatto dei cristiani se si fossero convertiti al giudaismo. Gli Ebrei sono avari e ricchi, disinteressati alla vera spiritualità e capaci di corrompere degli innocenti con il vil denaro: questo era il messaggio che voleva far passare l’autore. Difficile sapere se questo passo fosse già contenuto nell’originale greco, in quello mediano arabo o aggiunto dal narratore georgiano, ad ogni modo, come da copione, i cristiani rifiutarono. Morirono tutti di fame e di sete, oppure passati a fil di spada dai magnanimi soldati persiani.

Una versione ancora peggiore è quella riportata dal giornalista e negazionista dell’Olocausto Israel Shamir, che è stato uno dei pochi a parlare delle vicende gerosolimitane del 614. Purtroppo, la sua è una visione completamente ideologizzata, in cui non si tiene conto della situazione mediorientale del VII secolo. Egli tende, infatti, a creare una nefasta sovrapposizione fra arabi di palestina dei giorni nostri e cristiani del VII secolo, e fra ebrei persiani e israeliani.

L’impietoso conto dei corpi finale viene riportato sia nel testo georgiano, sia in un frammento arabo (i numeri fra parentesi, che spesso differiscono dal dato gerogiano).

For we found in the court of the government 28 (18) persons. In the cisterns we found of the slain 275 (250) persons. In front of the gates of Holy Sion we found 2270 persons. At the altar of the Holy New we found 600 (290) souls. In the church of St. Sophia we found 477 (369) souls. In the church of Saints Cosmas and Damian we found 2212 (2112) souls. In the Book room of Holy New 70 souls. And we found in the monastery of Holy Anastasis 212 souls. And we found in the market place 38 souls. In front of the Samaritan temple we found 919 (723) souls. In the lane of St. Kiriakos we found 1449 (1409) souls. And we found on the western side of Holy Sion 196 (197) souls. At the gate Probatike we found 2107 souls. In the passage of St. Jacob we found 308 (1700) souls. In the flesher’s row we found 921 souls. And we found at the spring of Siloam 2818 (2318) souls. And we found in the cistern of Mamel 24,518 souls. In the Gerakomia of the patriarch we found 318 souls. In the place called the Golden City 1202 souls. In the monastery of Saint John we found 4219 (4250) souls. In the imperial Gerakomia 780 (167) souls. We found on the Mount of Olives 1207 souls. On the steps69 of the Anastasis we found 300 (83) souls. In the place of Little Assembly we found 202 (102) souls. In the place of Large Assembly we found 317 (417) souls. In the church of Saint Serapion we found 338 souls. We found in front of Holy Golgotha 80 souls. We found in the grottos, fosses, cisterns, gardens, 6917 (6907) souls. At the Tower of David we found 2210. Within the city we found 265 souls. Just where |516 the enemy overthrew the wall of the city we found 9809 (1800) souls. And in Jerusalem we buried many others in addition that were massacred by the Persians beside these saints. The total number of all was 66,509 souls. . .

Oltre a questo, il generale Shahrbaraz strappò la Vera Croce (alcuni parlano anche della lancia Santa) dal luogo in cui veniva custodita e la portò in trionfo a Ctesifonte.

un catafratto sasanide

E’ facile immaginare che, in quel momento, i Sasanidi fossero convinti di riuscire ad annientare per sempre Bisanzio. Riuscirono addirittura ad annettere l’Egitto, seguito dall’intero medio Oriente. La sola Gerusalemme rimase in mano Sasanide per quindi anni. Eppure, proprio dopo la conquista di Gerusalemme, fu scritta una famosa sura del Corano davvero profetica:

“Sono stati sconfitti i Romani, nel paese limitrofo; ma poi, dopo essere stati vinti, saranno vincitori, tra meno di dieci anni – appartiene ad Allah il destino del passato e del futuro – e in quel giorno i credenti si rallegreranno dell’aiuto di Allah: Egli aiuta chi vuole, Egli è l’Eccelso, il Misericordioso.” (Corano, 30:2-5)

Peccato che nella sura dopo non ci sia la previsione più ovvia, ovvero l’asso piglia tutto calato dai successori di Maometto, con buona pace di Romani e Persiani.

Scritto da Francesco La Manno

Blogger, recensore, saggista, curatore specializzato nella letteratura fantasy e in particolare nello sword and sorcery; fondatore di Hyperborea, cofondatore del movimento Italian Sword&Sorcery e socio della World SF Italia.

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