Articolo di Gabriele C. Zweilawyer, tratto dal sito Zhistorica.


L’Impero Bulgaro divenne in breve tempo un nemico temibile dell’Impero Romano d’Oriente, che nel giro di poche decadi si trovò schiacciato nella morsa formata da Bulgari a Ovest e Arabi a Est.

Prima di parlare dell’Impero Bulgaro facciamo un passo indietro.

Siamo nel VII secolo. In Europa, dall’incontro/scontro fra popolazioni germaniche e latine stanno nascendo regni i cui caratteri locali sembrano essere sempre più delineati. L’Impero Romano d’Oriente invece, stremato dalla vittoriosa guerra con l’Impero Sassanide, si trova ad dover affrontare una delle espansioni militari e religiose più devastanti di sempre. Le province orientali crollano una dopo l’altra sotto la spinta inesauribile dell’islam, mentre un Impero millenario come quello sassainde scompare per sempre. In questo quadro politico, uno dei più fluidi della storia, un grande comandante bulgaro, Kubrat, riesce ad unire sotto il suo potere tutte le tribù del suo popolo. Lo stato da lui creato viene chiamato dagli storici “Grande Bulgaria“, e si estende dal Mar Nero al Mar Caspio, dal Dnister all’ultimo tratto del Volga.

I Bulgari apparvero per la prima volta nelle cronache nel 482, a trent’anni dalla morte di Attila. L’Imperatore Zenone, impegnato a combattere Teodorico e Teodorico il Grande, ritenne necessario chiamare in aiuto proprio i Bulgari, che erano stanziati a nord-est del Danubio. Questo primo contatto fece capire ai Bulgari che l’Impero poteva essere sfruttato; infatti, nei successivi 10 anni (493-502) portarono a compimento tre incursioni nei Balcani. Nel 505, la loro strada si incrociò nuovamente con quella di Teodorico il Grande, quando l’Impero li chiamò per fronteggiare l’esercito del Re d’Italia (guidato da Pizia), che aveva prestato soccorso al brigante Mundo (un parente di Attila).

Nella battaglia che ne seguì, i Bulgari soffrirono la loro prima sconfitta.

Ma ormai il loro legame con l’Impero si era rinsaldato. Nel 514 il ribelle Vitaliano assoldò i Bulgari per il suo tentativo di usurpazione ai danni di Anastasio. Nel 535 invasero la Mesia e nel 538, guidati da due re, dilagarono nei Balcani e riuscirono a catturare diversi generali imperiali, compreso un unno battezzato di nome Acum.

diffusione bulgari alto medioevo
Sopra il Caucaso, fra Mar Nero e Mar Caspio, c’è la Grande Bulgaria. A Nord i Bulgari del Volga e in arancione chiaro le altre tribù bulgare sparse per l’Europa (in Italia i Bulgari che chiesero ospitalità ai Longobardi). La mappa non è in inglese, ma è la più chiara che ho trovato.

Ad ogni modo, i Bulgari di cui abbiamo parlato erano solo l’estrema propaggine, costituita da predoni e mercenari, di una nazione unna stabilita a est del Mare di Azov e a nord del Caucaso.

A questo punto, occorre chiarire alcuni dei movimenti migratori ed eventi che portarono i Bulgari a stabilirsi a ridosso di Costantinopoli.

Nel 557, gli Avari raggiunsero i territori a nord del Caucaso e, dopo essersi allleati con i Bizantini, sottomisero diverse tribù nomadi, fra cui quelle dei Cutriguri e degli Onoguri/Utiguri, entrambe di sangue bulgaro. Decisi a spostarsi a sud del Danubio, gli Avari incassarono il veto di Costantinopoli e spostarono le loro attenzioni sui Carpazi, dove risiedevano i Gepidi. Questi ultimi erano stati duramente sconfitti da Alboino nel 552 ed il loro potere ne era uscito fortemente ridimensionato. Gli Avari decisero quindi di allearsi con i Longobardi per eliminarli in maniera definitiva nel 567. Distrutti i Gepidi, Longobardi e Avari si trovarono vicini di casa, e Alboino decise di spostarsi verso l’Italia settentrionale nel 568.

Incredibile no? Il gigantesco domino globale avvenuto fra V e VIII secolo ha condotto all’assetto politico dell’ Europa attuale, eppure c’è stato sempre poco interesse per alcune delle popolazioni che hanno dato le spinte più importanti.

Il potere degli Avari crebbe progressivamente fino a portarli sotto le mura di Costantinopoli, assieme alle truppe Sasanidi, nel 626. Fu proprio il fallimento dell’assedio che li portò a un rapido declino. Oltre ai problemi interni con le popolazioni slave, gli Avari furono costretti a fare i conti con una nazione emergente: la Grande Bulgaria.

A fondare la nuova entità politica fu Kubrat, che si guadagnò sul campo il titolo di Khan. Non lasciatevi ingannare dal nome tamarro, Kubrat (come molti altri sovrani barbari prima di lui) aveva passato buona parte della sua gioventù a Costantinopoli, dove era stato battezzato e aveva appreso strategie politiche e tattiche militari. Oltre a questo, durante la sua permanenza aveva stretto un forte rapporto di amicizia con l’Imperatore Eraclio ed ottenuto il titolo di patrizio. Tornato in patria, nel 628 unificò le tribù di Cutriguri e Onoguri. Nel 632 era già riuscito a sconfiggere gli Avari e a sottrarre la sua gente dal loro giogo.

Il primo impero bulgaro

Il suo regno fu riconosciuto da un trattato con l’Imperatore Eraclio nel 635. Kubrat regnò per trent’anni, fino al 665, e nei giorni precedenti la sua morte, raccomandò ai figli di non dividere la Grande Bulgaria, ma questi non lo ascoltarono. Divisa fra gli eredi di Kubrat, nel 668 la nazione bulgara subì un attacco devastante da parte dei Cazari. Il figlio più giovane di Kubrat, Asparukh, prese le redini del potere e guidò il suo popolo verso sud, alla ricerca di un luogo più sicuro dove stabilirsi. Attorno al 670 decise di occupare l’isola di Peuce (un’isola grande come quella di Rodi che si trovava nel delta del Danubio) e strinse anche un patto di mutuo soccorso con le Sette Tribù Slave in caso di guerra con l’Impero.

Quest’ultimo continuava a perdere uomini, territori e fiumi di denaro nella guerra contro gli arabi che, oltre a minacciare direttamente Costantinopoli, avevano attaccato anche l’Esarcato d’Africa.

Asparukh sapeva che, presto o tardi, l’esercito imperiale sarebbe arrivato. In dieci anni trasformò l’Isola di Peuce in un campo fortificato che dominava l’area paludosa circostante. Nel frattempo, aveva guadagnato altro tempo prezioso grazie a un nuovo assedio di Costantinopoli (674-678) da parte dei Musulmani. Rotto l’assedio, Costantino IV decise che i Bulgari avevano gozzovigliato abbastanza nei suoi territori e, nonostante la salute precaria, si mise alla testa dell’esercito. Viste le dimensioni dell’esercito bizantino, i bulgari si rifugiarono per parecchio tempo nelle loro fortificazioni, consci che il terreno paludoso avrebbe impedito un attacco in massa degli imperiali. Tuttavia, la salute di Costantino IV peggiorò rapidamente e, poco prima dell’attacco, fu costretto a raggiungere la città di Nesebàr per l’aggravarsi della gotta (che cercava di curare tramite dei bagni termali).

Inutile dire che l’esercito, privato del suo imperatore, subì un notevole contraccolpo psicologico, anche perchè si sparse la voce che Costantino IV era in realtà fuggito.

Ad ogni modo, i Bizantini avevano un importante vantaggio numerico ed erano meglio armati dei Bulgari. Le fonti parlano di 50.000 contro 10.000, ma i bizantini si trovarono ben presto in difficoltà.

Condurre un attacco sprofondati nel terreno paludoso, contro avversari che occupano una posizione sopraelevata, è un’impresa quasi impossibile.

I Bulgari disponevano di una cavalleria pesante simile a quella degli Avari, mentre la fanteria leggera era costituita in gran parte da genti slave. Sappiamo che ogni cavaliere bulgaro disponeva di lancia, scudo, spada (curva o dritta), mazza, arco e “arkani” (lazo). Quanto alle protezioni, possiamo ipotizzare che l’elite militare indossasse corazze lamellari o ad anelli ed elmi segmentati, mentre il resto dell’esercito avesse a disposizione protezioni di livello inferiore (cuoio, vecchie corazze sottratte ai nemici morti, ecc.). Una buona ricostruzione di un cavaliere bulgaro viene dal famoso Tesoro di Nagyszentmikl (vedi prima immagine dell’articolo). La forza della cavalleria bulgara era talmente nota che, durante l’Assedio di Costantinopoli del 717-718, gli arabi costruirono larghe trincee per evitare una loro carica.

L’esercito imperiale tentò di superare le fortificazioni bulgare, ma ogni sforzo fu vano. Ai soldati bizantini, sfiniti, fu impartito l’ordine di ritirarsi. Nello stesso momento, Asparukh uscì allo scoperto e lanciò la cavalleria pesante all’inseguimento del nemico. Si susseguirono diverse cariche, anche a chilometri di distanza dalle fortificazioni. Solo una manciata di soldati scamparono al massacro.

Vengono in mente le parole utilizzate dall’Imperatore Maurizio nel suo famoso Strategikon:

When they make their enemies take to flight, they […] are not content, as the Persians, the Romans [Byzantines] and other peoples, with pursuing them a reasonable distance and plundering their goods, but they do not let up at all until they have achieved the complete destruction of their enemies

Asparukh ne approfittò per portarsi ancora più a sud, fino ai monti Balcani (che diventeranno un luogo chiave nelle lunga guerra fra Bulgari e Bizantini), e l’anno successivo dilagò in Tracia, sconfiggendo Costantino IV per la seconda volta. All’Imperatore non rimase altro da fare che chiedere la pace, promettendo ai Bulgari un pesante tributo annuale.

L’anno in cui venne riconosciuto questo tributo (681) viene solitamente indicato come l’inizio del Primo Impero Bulgaro (o, meglio, Khanato). Per rendersi conto della portata di questo evento, bisogna sottolineare che la creazione di uno stato così potente a ridosso di Costantinopoli portò a un indebolimento dell’Impero, che ora si trovava stretto fra le forze arabe e quelle bulgare e privato di province storiche in tutti e tre i continenti (Europa, Asia, Africa).

I Bulgari accrebbero il loro potere nei secoli successivi, arrivando alla massima espansione all’inizio del X secolo sotto Simeone I il Grande. A poco più di due secoli dalla sua fondazione, l’Impero Bulgaro era divenuto il più potente stato dell’europa orientale, tanto che il confine con l’Impero Romano d’Oriente arrivava a soli dodici miglia da Tessalonica.

Senza la minaccia bulgara (e nonostante l’utilizzo dei bulgari come alleati in alcune occasioni) possiamo presumere che la lotta secolare fra musulmani e bizantini si sarebbe sviluppata in modo differente.

Dal VII al XIV secolo ebbero luogo centinaia di battaglie e scaramucce fra Bizantini e Bulgari, che portarono a un continuo susseguirsi di annessioni/perdite territoriali. Purtroppo per loro, nessuno dei due riuscì a resistere alla forza dirompente dei Turchi Ottomani.

Scritto da Francesco La Manno

Blogger, recensore, saggista, curatore specializzato nello sword and sorcery; fondatore e presidente di Italian Sword&Sorcery e socio della World SF Italia.

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