Articolo di Gabriele C. Zweilawyer, tratto dal sito Zhistorica.


Molti storici si sono appassionati alla storia e alle imprese dei mercenari più famosi di sempre, i Lanzichenecchi, tanto che la storiografia ha sempre trattato in modo marginale gli altri corpi mercenari “di tradizione” che si formarono in giro per l’Europa dal XII al XVI secolo. Le compagnie svizzere, e le picche con cui fecero una mattanza di audaci cavalieri, hanno anche loro ricevuto le dovute attenzioni, quindi voglio trascinarvi un poco fuori dai campi di battaglia centro-sud europea, diciamo fino alle Highlands, alle Ebridi  e alle verdi distese d’Irlanda.

Nel 1166 il Re del Leinster, Dermot MacMurrough (Diarmait Mac Murchada se non potete fare a meno dell’originale gaelico) si trovò senza trono a causa del suo vicino di casa, Re Rory O’Connor, figlio di Turlough Mór O’Connor e Supremo Sovrano d’Irlanda come il padre. Non crediate che la tradizione monarchica irlandese fosse roba da poco, basta dare un’occhiata alla lista dei re del Lenister per vedere che, non toccati dal dominio romano, nel XII secolo i rossi isolani avevano alle spalle già sette-otto secoli di teste coronate (più altri venti se contiamo la lista dei Supremi Sovrani). Comunque, il povero Dermot ebbe la brillante idea di chiedere aiuto all’odioso Enrico II, primo Plantageneto a regnare sull’Inghilterra. Costui fu ben lieto di inviare i propri uomini per supportare Dermot nella sua guerra di riconquista, e nel 1171 raggiunse egli stesso l’Irlanda, dichiarandosene Re.

Piccoli regni, grandi problemi

Purtroppo per loro, gli irlandesi non avevano né gli uomini né le capacità strategiche per far fronte agli inglesi, quindi si ritrovarono nella necessità di assoldare altri mercenari stranieri per difendere le proprie terre. Ho parlato di “altri” perchè già da tempo manipoli scozzesi erano al servizio dei re irlandesi, che li usavano come guardie del corpo e fanteria pesante.

Gli scozzesi assoldati per combattere in Irlanda avevano poco in comune con l’immagine fornitaci da Braveheart e dal suo anacronistico spadone. Si trattava infatti di uomini usciti dall’incrocio fra indigeni celti delle Highland e delle Ebridi e razziatori/conquistatori vichinghi che si erano stabiliti in quelle zone. Guerrieri brutali, spesso abbandonavano la loro terra d’origine dopo essere caduti in disgrazia o per cercare fortuna. Gli irlandesi li chiamarono Gallowglass (o Galloglass), “Soldati Stranieri” (da Gall Gaeil), nonostante la la loro vicinanza etnica.

Giunti a piccoli gruppi, i Gallowglass iniziarono a stanziarsi nel nord dell’Irlanda per poi espandersi a macchia d’olio. Dove c’era un conflitto arrivavano loro, ed erano felici di poter guadagnare sul sangue inglese. Due piccioni con una fava.

Gallowglass del clan Mc Sweeney rappresentati su una mappa del XVI secolo

La prima volta che i Normanni di trovarono ad affrontare i Gallowglass, nel 1258, furono nettamente sconfitti; nel 1261 furono annientati una seconda volta nei pressi di Kenmare (evento che segnò la fine del tentativo normanno di prendere l’Irlanda sud-occidentale) e il mito dei guerrieri scozzesi aumentò negli anni. In The Scottish Soldier Abroad, 1247-1967 , Grant G. Simpson scrive che non è molto chiaro come il “sistema” dei Gallowglass di sia allargato a macchia d’olio a buona parte dell’Irlanda (partendo dal nord), ma fa sua una nomenclatura, bastard feudalism, che ben si addice alla situazione irlandese, dove i capi locali potevano mantenere il potere quasi sempre grazie a delle milizie de facto straniere, i Gallowglass per l’appunto.

I Gallowglass avevano un armamento molto particolare, per certi versi anche anacronistico, specie se prendiamo come riferimento gli ultimi due secoli della loro presenza sui campi di battaglia. Come arma d’offesa, a farla da padrone era una derivazione diretta dell’ascia danese, la c.d. Spar/Sparth/Spath Axe, che aveva un’asta lunga fino a 6 piedi. Questa si modificò leggermente nel corso dei secoli, fino a diventare molto simile alla bardica, di cui fu, in sostanza, la progenitrice. Inoltre, mentre sul continente le armature complete si imponevano come protezione principe per le elite guerriere, fra i Gallowglass rimase in auge la maglia ad anelli. Quest’ultima permetteva un’ eccellente mobilità unita ad un alto livello di protezione, anche perchè veniva indossata sopra l’aketòn (spessa tunica imbottita), che era già sufficiente ad assorbire un colpo di taglio. Per quanto riguarda gli elmi, dal XII a XVI secolo i Gallowglass passarono dalle ultime versioni dello spangenhelm al bacinetto quasi sicuramente di importazione tedesca o italiana, e infine al morione e alla burgonotta.

Per quanto i Gallowglass siano sempre stati identificati dalla loro ascia, sappiamo che, specie nel XVI secolo, ebbe una discreta diffusione la spada a due mani. Non si trattava però di un’arma “pesante” come le zweihander tedesche, ma di una lama molto elegante dotata di un pomolo particolare. Come dimesioni, si aggirava attorno ai 150-160cm (più o meno come lo spadone visto in Ironclad), e in un’immagine dell’epoca (la trovate in fondo alla pagina) la vediamo portata in spalla da un Gallowglass armato di arco (con frecce di ogni foggia).

Galloglass del XVI secolo impersonato da Dave Swift nel 2009

Un battaglione di Gallowglass (Corrughadh) contava circa 80 Spar Sparr. Quest’ultima era l’unità base,  formata da un Gallowglass e da uno o due Kern, giovani scudieri che portavano le armi di scorta, il cibo, armi da getto ecc. In realtà, il termine Kern è più generale, e indica quel tipo di fanteria leggera irlandese che rimase in uso presso i notabili irlandesi fino al XVII secolo.

Tornando ai nostri feroci scozzesi, possiamo presumere che un Corrughadh di dimensioni medie non superasse i 2oo uomini, anche se sappiamo di battaglioni composti da 400 uomini (e massimo 200 Gallowglass). Al comando di ogni battaglione c’era un Consabal, la cui carica era spesso ereditaria. A differenza dei comandanti irlandesi, il Consabal combatteva in prima linea. La sua Sparth aveva decorazioni e incisioni (anche d’argento), e dall’impugnatura scendevano fili di seta. Al suo fianco c’era sempre un signifero e, tanto per rispecchiare i più tristi clichè scozzesi, un suonatore di cornamusa.

 Probabilmente, quando si entrava in una Compagnia a 16-20 anni, si iniziava proprio da questo ruolo. Dobbiamo immaginare che fra i Gallowglass ci fosse un gran numero di giovani irlandesi. Questi si univano ai mercenari scozzesi per sfuggire a una vita di miserie o per ideali più alti, ma dovevano comunque rispettare determinati standard fisici.

Direttamente dall’omnimo Osprey, ecco a voi l’ultima evoluzione dei Gallowglass (1582). La Sparth degli ufficiali diventa sempre più raffinata, con intarsi dorati o d’argento, la maglia ad anelli rimane, ma al posto del bacinetto compaiono morioni e burgonotte.

I Gallowglass sono sempre rappresentati e descritti come bestioni, alti più del normale e muscolosi. D’altronde, per maneggiare la tradizionale Sparth era necessaria una grande forza fisica e un lungo addestramento, che veniva loro impartito dai Consabal scozzesi.

Non è difficile immaginare le nuove leve impegnate dapprima a manovrare la sparth singolarmente, poi in gruppo – cosa molto differente, che necessita di grande sincronismo e capacità di mantenere le distanze durante lo scontro -, per arrivare infine alla memorizzazione di alcune manovre da eseguire in modo meccanico.

Quando parlo di “manovre” non intendo solo le manovre in battaglia, anzi, le battaglie campali erano molto rare; come nel resto dell’Europa,  per ogni scontro frontale fra eserciti si verificavano un migliaio di sortite, furti di bestiame, spedizioni punitive, rapimenti. E ad essere insegnate erano proprio le tattiche adeguate a queste azioni.

Anche la dieta dava una mano a mantenere i Gallowglass in forma da battaglia. Uno scrittore parla di “beef, pork and butter“, il che ci fa comprendere ancora meglio il perchè migliaia di giovani irlandesi preferissero entrare in un battaglione piuttosto che continuare a vivere in una capanna, a ruminare biada fino alla morte.  Nel giro di pochi decenni, il numero degli irlandesi galloglassizzati divenne enorme, tanto che, all’inizio del XVI secolo un resoconto parla di un gruppo composto da duecento Gallowglass, di cui solo otto scozzesi.

Attorno al XVI secolo c’erano quindi esponenti di Clan scozzesi che controllavano le unità militari più importanti dello scacchiere irlandese, ma in realtà la maggior parte dei soldati era formata da ragazzotti irlandesi di umili origini.

I Clan Scozzesi d’Irlanda
I nomi dei Clan scozzesi traferitisi in Irlanda per servire come Gallowglass sopravvivono a tutt’oggi nelle originarie zone d’insediamento. Fra i più importanti (fonte: Wikipedia):

  • Mac Cába (McCabe) from Arran
  • Mac Domhnaill (MacDonald / McDonnell) from Kintyre and Islay
  • Mac Dubhghaill (MacDougall / McDowell) from Lorne
  • Mac Ruairí (MacRory) from Bute
  • Mac Síthigh (MacSheehy / Sheehy) from Kintyre
  • MacSuibhne (MacSweeney / Sweeney) from Knapdale
  • Mac Aodha (McCoy) from Kintyre

Non era raro che i Gallowglass al servizio di diversi signori Irlandesi si scontrassero fra loro, e capitava addirittura di vedere contrapposti sullo stesso campo di battaglia Gallowglass dello stesso clan. Accadde per esempio nel 1504, a Knockdoe, fra due sottoclan dei Mac Sweeney, quando le forze complessive schierate dalle due parti raggiunsero i 10.000 uomini.

Gallowglass con spada a due mani(1521). A giudicare dalle protezioni di gambe e braccia, riesco a capire per quale motivo le armi da taglio ebbero vita così lunga in Irlanda.

 Keith Brown, in Noble Power in Scotland from the Reformation to the Revolution (2011) racconta come i Gallowglass ebbero una grande importanza nel corso delle campagne militari irlandesi della regina Elisabetta e analizza la consistenza numerica dei mercenari scozzesi nel 1593. A Lewis i Macleods potevano mettere insieme 700 gallowglass, a Harris 140. A Skye tutti i clan insieme avevano più di 2.000 uomini, a Mull 900, a Islay 800. Parliamo sempre di località e isole scozzesi, quindi immaginare che potessero schierare un totale di quasi 6.000 Gallowglass, ossia soldati professionisti, può farci capire quale fosse l’ethos militare che vigeva in Scozia.

Scritto da Francesco La Manno

Blogger, recensore, saggista, curatore specializzato nella letteratura fantasy e in particolare nello sword and sorcery; fondatore di Hyperborea, cofondatore del movimento Italian Sword&Sorcery e socio della World SF Italia.

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