“Anime torturate”

di Clive Barker, Independent Legions Publishing (2017)

Sinossi: La fuga da una città maledetta si trasforma nella strada per la dannazione, dove una fine orribile non è che l’inizio…

Clive Barker è un maestro che non ha certo bisogno di troppe presentazioni.

Anche chi non è mai incappato nella lettura di uno dei suoi libri, probabilmente è reduce almeno dalla visione di una delle tante pellicole orrorifiche ispirate ad alcuni suoi lavori; un titolo valga per tutti, la saga di Hellraiser.

Ecco perché, fin dall’inizio della lettura di Anime Torturate, è facile immgainare cosa ci aspetta fra le pagine di quello che, più che un romanzo, è un racconto lungo: una nuova ricognizione nell’universo del Dolore.

L’ossessione per la decadenza della carne, sublimata in un masochismo estatico, è da sempre al centro della narrativa di Barker, in questo caso concretizzata in una miscela di fantasia distopica; e qualcuno, non senza fondamento, potrebbe sostenere che aldilà delle sempre interessanti implicazioni filosofiche del tema, l’autore ci sta proponendo semplicemente l’ennesima variante della stessa zuppa.

E’ però da evidenziare come raramente una simile ripetitività tematica possa avvalersi di un tale approccio visionario. Approccio – va ricordato – che è stato lo stesso Barker a creare e rendere mainstream.

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Qual’è dunque il segreto di Anime torturate? Quello di celare dietro l’apparenza di una novella macabra e a tratti moraleggiante,  la brillante rivisitazione di alcuni movimenti tipici del noir più classico, fatto di antieroi tutti d’un pezzo, donne fatali, criminali senza redenzione e patetismi dannati.  Gli assassini e i corrotti che si aggirano per la città di Primordium non sfigurerebbero – cambiate le vesti borchiate con un completo di buon taglio – in una novella con protagonista Mike Hammer, icona dei duri anni ’40, nè stupirebbe trovarli a pianificare un omicidio nei sudici bar dove indaga Philip Marlowe.

La succosa ambientazione, in bilico fra dark fantasy e postatomico, è quindi un velo – perennemente macchiato di sangue – capace di disorientare i lettori più superficiali, probabilmente già soddisfatti degli aspetti più pulp della vicenda che porta il sicario Zarles  Kreiger a valicare i limiti della forma umana per risorgere dal dolore come demonio di carne e lame.

Anime torturate ha invece il pregio di giocare su due piani di interpretazione, abilmente sovrapposti senza minimamente inficiare il gusto della lettura, che anzi scorre velocissima verso il finale. E, non ultimo, tratteggia con pochi accenni lo scenario opprimente e vivido della metropoli di Primordium, bastevole a fornire materia per chissà quante altre vicende.

Molte volte i vecchi maestri campano di rendita, erigendo i propri clichè a monumenti. Qui invece Barker gioca con sé stesso, offrendo un racconto maliziosamente ironico, che prende in giro l’autore prima ancora che il lettore.

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