Articolo di Gabriele C. Zweilawyer, tratto dal sito Zhistorica.


Una delle battaglie più sanguinose di sempre ebbe luogo in estremo oriente nel 612. Eurocentrici come siamo, a volte scordiamo che, mentre in Europa si faceva fatica a mettere insieme eserciti di poche migliaia di uomini, in Cina l‘Imperatore Yang (604-618) poteva permettersi di destinare 8 milioni di persone (più o meno la popolazione italiana sotto Augusto) alla costruzione di strade, dighe ed altre opere civili e militari. Di conseguenza, anche il numero di soldati impiegabili in combattimento era enorme.

L’Imperatore Yang faceva parte della dinastia Sui, poco longeva (36 anni), ma molto interessata ad allargare i confini di una grande Cina unita e a supportare il buddismo quale anima comune della popolazione. Suo padre, l’Imperatore Wen (581-604), aveva riunificato la Cina nel 589, dopo quasi tre secoli di divisioni, e aveva intenzione di far sentire le sua forza anche nei confronti dei vicini.

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La situazione geopolitica asiatica e di parte dell’Europa orientale nell’anno 600.

Nella linea di espansione verso est, il Regno di Goguryeo era nelle sue mire. Questi era uno dei Tre Regni di Corea, assieme a quello di Silla e a quello di Paekche. Tutti e tre erano sorti nel I secolo a.C. e, alla fine del VI secolo, Goguryeo era quello che vantava la maggiore estensione territoriale.

Inoltre Goguryeo, sfruttando l’instabilità cinese prima dell’unificazione raggiunta grazie alla dinastia Sui, compiva spesso scorrerie all’interno dei territori cinesi. Re Pyeongwon ne portò a termine una particolarmente violenta nel 597, tanto da ricevere una lettera da Wen in cui gli veniva intimata un’immediata cessazione di queste azioni. Le fonti cinesi (in questo caso poco credibili) narrano che il re morì di crepacuore per la paura, ma aggiungono che il figlio Yeongyang continuò ad attaccare la regione di Liaoxi.

L’Imperatore Wen giocò le sue carte l’anno successivo, nel 598, quando spedì verso il Regno di Gogureyo il figlio Yang a capo di una forza complessiva di 300.000 uomini fra fanti e marinai. La spedizione però fu quasi annientata da tempeste e malattie.

Divenuto Imperatore, anche Yang mostrò sempre grande interesse per la conquista di nuovi territori e impegnò quindi buona parte delle risorse economiche dell’Impero per foraggiare una serie di azioni militari.

Dall’altro lato invece, Yeongyang era in rapporti sempre più stretti con Yami Qaghan, khan dei Turchi Orientali e possibile alleato in caso di guerra con la Cina. Lo scontro fra Impero Cinese e Regno di Goguryeo era ormai inevitabile.

A più di dieci anni dalla disastrosa spedizione voluta dal padre, l’Imperatore Yang iniziò i preparativi per una seconda invasione.

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I confini cino-coreani attorno al 600

Le fonti narrano che nel 611 ci fu una leva militare di dimensioni assolutamente spropositate. Come ho scritto all’inizio del capitolo, parliamo di numeri che gli studiosi europei faticano a concepire.

A Pechino si radunarono oltre 1.100.000 persone, e la colonna per lasciare la città era lunga 400 chilometri (in pratica la distanza fra Roma e Genova). Cifre che ricordano le milizie “prosciugafiumi” di Serse, e che forse sono proporzionalmente più veritiere, vista la demografia cinese, di quelle raccontate da Erodoto. Ad ogni modo, è anche possibile che questi numeri, riportati dalle fonti della successiva dinestia Tang, siano stati esagerati proprio per screditare i Sui.

La testa dell’enorme esercito di mise in marcia nel 612, ma il turno delle retrovie arrivò solo sei settimane dopo. Ora, dal punto di vista logistico, un milione di soldati (ma anche molti, molti meno) non sono gestibili, quindi si può immaginare che buona parte di quel numero fosse relativo a supporti logistici di varia natura (dalle vettovaglie alle prostitute). Tuttavia altre fonti parlano di 1.133.800 soldati e un personale di supporto pari a due milioni, lasciando poco spazio alla nostra interpretazione.

Ad ogni modo, parliamo di uno dei più grandi eserciti mai schierato in campo nella storia dell’umanità.

L’esercito coreano non poteva contare sugli stessi numeri, ma su una maggiore professionalità. Il re organizzava spesso parate ed esercitazioni, in modo da tenere sempre in allenamento almeno le cinque armate, ovvero circa 12.500 uomini (per la maggior parte cavalieri), che stazionavano nella capitale. I punti strategici del regno, in particolare ponti e valichi, erano presidiati da fortezze e dalle unità militari a disposizione dei governatori locali, ma sul territorio erano presenti anche le milizie private di alcuni signori feudali.

Nel complesso, l’esercito di Goguryeo poteva contare, in caso di mobilitazione generale, su una forza complessiva di 300.000 uomini.

L’Imperatore Yang travolse le difese di confine del regno coreano, posizionate nei pressi del fiume Liao, ma trovò subito un avversario dalle doti strategiche superiori, il generale Eulji Mundeok, al tempo sessantenne. Probabilmente l’Imperatore, temporeggiando fino alla fine della stagione delle piogge, perse l’occasione giusta per un affondo mortale. Per diverso tempo infatti si limitò ad attaccare alcune città limitrofe con piccoli contingenti, e solo alla fine si diresse verso il fiume Yalu, sperando di incontrare il grosso dell’esercito coreano.

Ma Mundeok, che si trovava con un rapporto di forze in campo che avrebbe fatto vacillare anche lo stratega più smaliziato, adottò le stesse tattiche da guerrigliero usate dal nostro Cunctator nei confronti di Annibale: attaccava solo dove e quando voleva lui e cercava di allungare la colonna dei rifornimenti o di tagliarli.

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La battaglia del Salsu

La manovra decisiva fu geniale e rischiosissima, di quelle che ti fanno passare alla storia come genio militare o come idiota. Mundeok permise a circa 300.000 soldati cinesi di raggiungere Pyongyang (oggi capitale della Corea del Nord), per poi attaccarli da ogni lato generando il caos nella colonna nemica. Come in ogni massacro che si rispetti, il grosso delle vittime cadde nella folle ritirata, lunga forse centinaia di chilometri, e si dice che solo 2.700 cinesi sopravvissero alla battaglia.

Per quanto difficile da immaginare, la dinastia Sui decise di non rinunciare alle proprie mire su Goguryeo. Sia l’Imperatore Wen che suo figlio Yang avevano investito troppo in quell’impresa per lasciarla incompiuta. Di conseguenza, invece di consolidare il confine con il regno coreano, Yang ignorò i gravi malumori degli ambienti militari e, nei due anni successivi, attaccò altre due volte con risultati disastrosi.

Questa volta il regno di Goguryeo non ebbe neanche bisogno di uno scontro campale, poiché l’esercito di Yang fu funestato da continui ammutinamenti e defezioni. Evidentemente i soldati cinesi non avevano alcuna intenzione di finire al macello come i loro colleghi nel 612.

Centinaia di migliaia di morti (tutti uomini in età da lavoro) e l’enorme sforzo economico sostenuto per le spedizioni militari portò la Dinastia Sui al completo collasso.

Dinastia Tang (sotto la quale l’Impero Cinese raggiunse il massimo splendore) soppiantò definitivamente i Sui.

BIBLIOGRAFIA

  • Asmolov, Konstantin V. “The System of Military Activity of Koguryô.” Korea Journal 32:2 (Summer 1992): 103-116.
  • Graff, David A. (2001). Medieval Chinese Warfare, 300-900. ROUTLEDGE. p. 148
  • Seth, Michael J. (2010). A history of Korea: From antiquity to the present. Lanham: Rowman & Littlefield
  • Jinwung Kim A History of Korea: From “Land of the Morning Calm” to States in Conflict
  • C.J. Peers (Author), Michael Perry (Illustrator), Imperial Chinese Armies (2) 590-1260 AD(Men-At-Arms, No 295) 1996

Scritto da Francesco La Manno

Blogger, recensore, saggista, curatore specializzato nella letteratura fantasy e in particolare nello sword and sorcery; fondatore di Hyperborea, cofondatore del movimento Italian Sword&Sorcery e socio della World SF Italia.

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