Ma chi diavolo è?

Probabilmente è questa la domanda che vi state ponendo. I più attenti (e soprattutto amanti dei videogiochi per console) l’avranno già intuito. La figura presente in questo articolo (impostata anche come immagine principale) è il Dio Asura. Non farò ovviamente una recensione del videogioco (che comunque consiglio, il titolo completo nel caso è “Asura’s Wrath”). Vorrei invece andare oltre, spiegandovi semplicemente il significato profondo che questo personaggio possiede e, in particolar modo, di come le sfaccettatture che lo caratterizano siano, in fondo, parte di tutti noi.

Etimologia del nome

Chiariamo subito una cosa. Non esiste alcun Dio chiamato Asura (tutte le immagini presenti nell’ articolo infatti sono tratte dall’omonimo videogioco).

Il termine Asura, nei libri

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Asura raffigurato in tutta la sua ira (“Asura’s wrath” ps3)

vedici più antichi, indica letteralmente “un essere fornito di potere occulto”. Con il passare del tempo tale definizione iniziò ad essere utilizzata come epiteto per gli Dei, sia che fossero benevoli o malvagi, finché il tutto si ridusse a quest’ultima categoria. Già nell’Atharvaveda (una delle quattro suddivisioni canoniche dei Veda, un’antichissima raccolta in sanscrito vedico di testi sacri dei popoli arii), gli Asura sono i nemici più potenti degli Dei.Nel videogioco in questione invece Asura è un semi-dio appartenente all’ordine degli “Otto guardiani celesti” (ovviamente pura invenzione), tradito dai suoi stessi compagni che non solo uccideranno sua moglie ma rapiranno anche la sua unica figlia. La sua missione quindi, per tutto il videogioco, sarà la vendetta, alimentata dall’unica forza a lui conosciuta, la sola in grado di aiutarlo nelle situazioni più critiche: l’ira.

Il Dio rabbioso

Ma perché ho scelto di soffermarmi proprio su questo personaggio, frutto esclusivamente della fantasia di qualche disegnatore? Perché oguno di noi può riscoprirsi in lui.

Asura reincarna nella maniera più stravolgente possibile l’idea del superuomo, del supereroe, guidato solo apparentemente da ideali semplici e futili (la classica vendetta appunto) e che in realtà nasconde valori molto più profondi (la famiglia, l’amicizia, il sacrificio per il bene degli altri). La fiamma della sua ira, che brucerà per tutta l’avventura fino al limite più estremo è solo un sottile telo sistemato con maestria per nascondere la sua personalità, più simile a quella umana che a quella divina. Una corazza all’apparenza indistuttibile che racchiude un cuore che batte come il nostro. Ed è proprio questo il punto. Il cuore di Asura è grande, più grande delle difficoltà che gli si presenteranno, più grande dei nemici che dovrà affrontare. Prima di essere un semi-dio è un padre, che ama la sua famiglia e che farebbe l’impossible per salvarla. Asura siamo noi che affrontiamo i problemi della vita ogni giorno, siamo noi che quando cadiamo ci rialziamo, pronti a combattere ancora e ancora, anche se siamo coscienti che cadremo di nuovo. Asura è il piccolo supereroe che si racchiude in ognuno di noi, l’eroe che vorremo essere e di cui avremo bisogno. L’eroe che, in fin dei conti, in realtà siamo.

Non è un caso che abbia scelto questa immagine come ultima. Osserviamola attentamente. Riuscite a scorgere ogni sfumatura? Riuscite a cogliere ogni sua emozione? In questa scena c’è tutto quello che ho cercato di dirvi. È presente Asura, con le sue sei braccia spalancate, i muscoli rigidi, contratti, quasi marmorei, pronto a subire il terribile urto, pronto ad affrontare il suo destino. La sua fermezza è palpabile e nonostante l’incredibile mole del suo nemico (che lo sta attaccando con UN DITO, comunque già da solo ben più grande del nostro semi-dio) è lui a dominare su tutto, è lui che dona forza alla scena, così profondamente da oscurare e polverizzare qualsiasi altra cosa presente in essa.

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Asura vs Wysen (“Asura’s wrath”, ps3)

In questa immagine ci siamo noi, che sfidiamo la vita, senza paura o timore, anche e soprattutto quando siamo consapevoli che l’ostacolo che stiamo per affrontare sia molto più grande di quello che credevamo.

“Vola come una farfalla, pungi come un’ape”

Vi ricordate chi la pronunciò? Il grande Mohamed Alì. E chi era Alì? Nient’altro che un Asura. Un eroe. Un semi-dio. Già, perché è proprio questo il punto. È questo che dobbiamo sempre ricordarci e non scordare mai. Anche nei momenti più bui.

Che in tutti noi, in fondo, si nasconde un piccolo grande Asura.

Scritto da Francesco La Manno

Saggista, curatore, editore, conferenziere e cultore di narrativa dell'immaginario specializzato nello sword and sorcery; fondatore e presidente dell'Associazione Culturale Italian Sword&Sorcery e socio della World SF Italia. I suoi saggi sono stati pubblicati da varie case editrici tra cui Solfanelli, Watson, Ailus e Letterelettriche. Scrive su L'intellettuale Dissidente e su alcune riviste tra cui Dimensione Cosmica e Lost Tales. Oltre alle pubblicazioni tradizionali, su siti e blog specializzati sono apparsi oltre duecento suoi articoli, recensioni e saggi.

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