Articolo di Christian Lamberti, tratto dal blog Il Crocevia dei Mondi.


AilusEditore: Ailus Editrice

Data di pubblicazione: Ottobre 2016

Pagine: 192

Formato: Copertina flessibile

Prezzo di copertina: 13 €

Ebook: /


Valhalla, mitica sala asgardiana che raccoglie le anime dei guerrieri morti eroicamente in battaglia. E’ qui che per decenni, lontano da ogni cognizione dei mortali, sono rimasti confinati innumerevoli eroi le cui gesta furono decantate da svariati autori del fantastico, in particolare dell’Heroic Fantasy(definito anche Sword & Sorcery).

Esso nacque all’interno delle dozzinali riviste pulp che circolavano in Inghilterra e in America a cavallo tra Ottocento e Novecento, facendo da trampolino ad esordienti che in seguito divennero delle colonne indiscusse del genere. Penso al romanzo Under the Moon of Mars di E. R. Burroughs, pubblicato a puntate su All Story a partire dal 1912, autore a cui Jacques Sadoul (in Storia della Fantascienza, edito da Garzanti nel 1975) attribuisce le basi su cui si è sviluppata ‹‹tutta la corrente chiamata “fantasy eroica”››.

E’ tuttavia fra il 1932 e il 1934 che l’Heroic Fantasy raggiunge più alte vette sia qualitative che di notorietà. Il merito va alla rivista Weird Tales e alle penne (ne cito giusto qualcuna) di R. E. Howard, C. A. Smith, F. Leiber, J. Vance, K. E. Wagner, S. de Camp, L. Carter e L. Moore, quest’ultima nota soprattutto per le storie dell’eroina Jirel di Joiry pubblicate a partire dal 1934.

Ebbene, dopo questo apice letterario circoscrivibile ‹‹in un fazzoletto di anni a cavallo fra le due guerre››, come ebbe a sottolineare l’esperto Alex Voglino, l’Heroic Fantasy esaurì progressivamente la sua vena qualitativa. Gli ultimi scoppiettii si sono avuti negli anni Ottanta, quando in Italia fiorivano le collane a tema della Fanucci e soprattutto la superba Fantacollana Nord. Poi il meccanismo si è inceppato definitivamente e da allora nessun editore si è più premurato di riassettarlo.

Alla luce di ciò l’antologia Gli universi di Ailus. Heroic Fantasy vol.1 acquisisce un’importanza non da poco. Essa è il primo frutto dell’impegno profuso da Alessandro Iasci e Francesco La Manno, fondatori del movimento Italian Sword&Sorcery, nel rilanciare il genere nel nostro Paese, ormai impantanato nell’immota palude delle mode editoriali (se si escludono poche ma validissime oasi).

Gli universi di Ailus si compone di otto racconti e due saggi. Come esplicitato dai due fondatori, il volume intende riproporre i temi tipici della fantasia eroica (ambientazioni esotiche pervase di magia che ospitano loschi combattenti di dubbia moralità, principesse, negromanti, divinità e misteri perduti) mediante la forma narrativa che le è più congeniale: il racconto.

Il primo che apre la raccolta è L’uomo dal pugnale d’oro di Mauro Longo, che ancora una volta si dimostra uno degli autori italiani di punta della letteratura fantastica. La rocambolesca trama ha per protagonista Sheban Due Piastre, comandante di una ciurma di predoni. Arrivato a Tarsis, una città che sorge su un’isola, Sheban si ritrova una taglia sulla sua testa e i sovrumani sacerdoti di Moloch volenterosi di riscuoterla. Ma un’altra misteriosa figura incrocia il suo cammino. E’ l’uomo dal Pugnale d’Oro, il cui destino sembra essere legato da una profezia a quello di Sheban.

Con L’orrore volante Paolo Motta riprende con tono ironico uno dei temi più affascinanti dell’Heroic Fantasy, ovvero il Medioevo postatomico. Dopo una guerra tra l’America e l’Europa, le radiazioni hanno causato mutazioni genetiche che hanno generato creature mostruose. Una di queste, controllata dalla negromante Astrid, prende di mira il villaggio di Ofir. La strega-guerriera Mara e la ladra Innara si assumono la responsabilità di difendere il centro abitato dal presunto nemico, salvo poi scoprire che la verità è ben diversa dalle apparenze.

La cripta dell’arcimago è stato scritto a quattro mani da Andrea Gualchierotti e Lorenzo Camerini. Incarna la classica avventura di spada e stregoneria in cui la sete di potere spinge il giovane e prodigioso Tages a trafugare la cripta del defunto Avernus, il più potente mago degli ultimi tempi. La storia, avvincente e dinamica, mette in luce l’avidità senza scrupoli del protagonista, su cui pende fatalmente il monito “chi troppo vuole nulla stringe”.

Il canto dell’ultima primavera, di Donato Altomare, propone una storia di intrighi familiari intrecciati con oscuri passati fatti di menzogne e sortilegi. La trama stessa, in cui il giovane Diego intraprende un viaggio per uccidere il padre e vendicare così la morte della madre, tende a fuorviare il lettore prima della brusca e inattesa svolta finale.

Alessandro Forlani delizia e inquieta con Vittime imperiture, dove gli elementi classici dell’Heroic Fantasy si ammantano di weird. La prosa aulica sottace abilmente le implicazioni di alcuni risvolti che vanno comunque insinuandosi lungo la trama, preannunciando nefaste conseguenze. Enide e Menandro sono sovrani di un regno che da generazioni deve fare i conti con una maledizione divina, un flagello che però assicura loro la sudditanza del popolo, atterrito dal male apocalittico che periodicamente si presenta sulle sue terre. Il potere ha bisogno del terrore per instaurare il dominio, ma se il potere non è in grado di gestire la sua arma di sudditanza allora rischia che questa gli si ritorce contro.

Il tempio di Premaliuk di Francesco La Manno è stato il racconto che più mi ha ricordato le arcaiche ed esotiche ambientazioni di Robert E. Howard, che fanno da cornice alle cruente vicissitudini tra Oyun Khan, il più grande guerriero della steppa, e la bellissima Anurati, regina del regno Damani. Scontri di muscoli, acciaio e stregoneria vedono impegnati uomini e demoni in una battaglia all’ultimo sangue in cui emerge l’amarezza dell’indole umana al cospetto del potere, verso cui l’avidità ci rende insulse pedine di un destino fuori dalla nostra portata.

Ne Il marchese decollato Max Gobbo innesta la fantasy eroica nell’Europa del XVI secolo, focalizzandosi sull’assedio di Nizza, strenuamente difesa da re Carlo V contro gli invasori saraceni. Tra gli assediati milita il marchese Arceste di Castelforte, costretto a tornare in patria per redimersi dall’onta inflittagli dai fratelli e dalla moglie, i quali credutolo morto non hanno perso tempo a tradirlo. Ma un patto stipulato con la Morte non gli facilita il compito.

L’ultimo racconto è Ridi, luttuosa, e io verrò da te… di Francesco Brandoli. Dal titolo è palese il rimando a un classico dello Sword & Sorcery, quel capolavoro di Elric di Melniboné di Michael Moorcock. Tra l’altro il protagonista della storia si chiama Eric, la cui spada magica donatagli dal Dio della Brama è sempre propensa a dispensare morte e rinvigorire così il guerriero che la brandisce. Altro parallelismo con l’albino moorcockiano è la presenza di divinità fedeli al Caos e all’Ordine, che si sfidano da eoni tra i mondi del multiverso. Merito a Francesco per aver concepito una storia efficace, che ben rievoca le cupe e sanguinarie atmosfere dell’esule sovrano Melniboneano.

Concludono Gli universi di Ailus due brevi saggi. Uno di Stefano Sacchini su Il Signore delle Tempeste di Tanith Lee, autrice di rilievo nel panorama della fantasy eroica, l’altro di Francesco Coppola sul Med-Fantasy, vale a dire quello specifico immaginario di ambientazione Mediterranea di cui vengono ripresi i colori, la cultura e la storia.

Ebbene, grazie a Gli universi di Ailus la nostra editoria inizia a scardinare qualcuna delle 540 porte del Valhalla allo scopo di ridare notorietà agli eroi che lì vennero ingiustamente dimenticati, insieme alle storie che ciascuno di essi impersonava. Non è detto che si riescano ad aprire tutti i varchi, ma quantomeno Alessandro Iasci e Francesco La Manno hanno intrapreso la coraggiosa impresa di scongiurare il Ragnarok verso cui l’Heroic Fantasy in Italia sembrava destinato.

In alto i calici di idromele e brindiamo a questa prima, importante vittoria!

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