Articolo di Davide Mana, tratto dal sito Strategie Evolutive.


La settimana passata il mio amico Gianluca, sul suo blog Nella Mente di Redrum, ha fatto un pezzo divertente su come NON si scrive un fantasy.
Ampiamente condivisibile, andate a leggerlo.

Fatto?
Bene, il pezzo di Gianluca mi ha fatto venire in mente che vediamo molto spesso in circolazione articoli – o interi libri – sul COME si possa scrivere un fantasy, ma maledettamente pochi articoli sul PERCHÉ si debba scrivere un fantasy.

Il che è curioso, non credete?
Perché sedersi alla tastiera e inventarsi una storia con certi specifici elementi?
Perché le creature immaginarie, la storia controfattuale, la distorsione delle leggi naturali…?
Perché?

Here’s my wisdom for your use, as I learned it when the moose
And the reindeer roamed where Paris roars to-night:—
“There are nine and sixty ways of constructing tribal lays,
“And—every—single—one—of—them—is—right!”

Ora, naturalmente io non sono così ingenuo da pensare che esista una singola risposta giusta alla domanda “perché scrivere fantasy*”.

Esistono probabilmente sessantanove risposte, ciascuna delle quali, sulla base di condizioni locali e quant’altro, è più o meno giusta.

mo1Ut5qwyngIOX84XvTg4jgLa più semplice e pragmatica ci viene offerta dalla Writer’s Guide to Fantasy Literature, che ci dice più o meno chiaro e tondo fin da pagina 1 che, considerando quanto ha venduto Harry Potter, la domanda di fantasy non potrà che crescere, e quindi sarebbe stupido ignorare quel mercato.
Sorvoliamo sul fatto che la Writer’s Guide non è, a mio parere, il miglior libro sull’argomento: il ragionamento di partenza, comunque la giriate, non fa una piega.
Il fantasy vende.

Certo, c’è questa vaga idea di mercenariato, per cui vi sentirete dire che oddio, voi prostituite la vostra arte, piegando il talento e l’ispirazione a bassi istinti materiali.
O altre sciocchezze del genere.
Ma sì, ammettiamolo, a cena, quando dopo aver destato l’interesse delle signore con la frase Sono uno scrittore,  se aggiungerete Lo faccio per i soldi, la poesia andrà un po’ a farsi benedire.

E non prenderemo qui in considerazione il fatto che si possa scrivere fantasy – o qualunque altra cosa, a ben pensarci – per esorcizzare i demoni interiori o altre simili luoghi comuni.
Vi serviranno casomai a cena, per impressionare ulteriormente le signore.
Niente di meglio che i demoni interiori da esorcizzare, per arrivare in seconda base.

Una variante sui demoni di solito è, scrivo ciò che sono obbligato a scrivere.
Come se ci fosse uno che gli punta la pistola alla testa.
Grazie al cielo, potrei aggiungere, nessuno punta una pistola alla testa a noi  per obbligarci a leggere ciò che costoro scrivono.

English: Harlan Ellison at the Harlan Ellison ...

Ma allora perché?
La risposta migliore a questa domanda me l’ha data Harlan Ellison, con un articolo (o forse una storia, o forse nessuno dei due) intitolato Quiet Lies the Locust Tells.
Ma è inutile che la riporti qui, perché tanto non la capireste**.

Ho però un’idea abbastanza chiara – e spero, piuttosto comprensibile – della risposta peggiore che si possa dare a questa domanda, e la risposta è: perché non conosco nient’altro.

Che purtroppo è la risposta di default implicita del 99% di coloro che là fuori stanno scrivendo o hanno scritto il proprio primo meraviglioso romanzo fantasy.
Il primo di una trilogia, naturalmente.

Il risultato sono storie trite, nelle quali si reinventa la ruota (se va bene) o si riciclano i soliti personaggi, che fanno le solite cose nei soliti posti per i soliti motivi (se va male).

English: Cover art by J. Allen St. John from T...

Non che loro lo ammettano.
Che quella è la loro risposta, intendo.
Probabilmente non se ne rendono neanche conto, di non conoscere altro.
La loro risposta esplicita è l’altra grande risposta di default: perché mi piace.
E naturalmente non c’è nulla di sbagliato nello scrivere ciò che ci piace.
Edgar Rice Burroughs scriveva ciò che gli piaceva.
Ma naturalmente non si fermava lì.

Ecco, è quel non fermarsi lì, che probabilmente è la chiave della faccenda.
Ci sono sessantanove risposte corrette alla domanda, e probabilmente una sola, da sola, non basta.

E la mia risposta?
Perché ovviamente, anche io ho una mia risposta – o una mia serie di risposte – che non è necessariamente la risposta di Harlan Ellison.
Per quanto quella sia ottima, davvero.
Perfetta.
Beh, qualora interessasse a qualcuno, la mia molto meno perfetta risposta ce la teniamo per il prossimo post.

—————————————
* Per il puro piacere di causare irritazione agli appassionati nazionali di fantascienza, per i fini di questo post, considereremo la fantascienza un sottogenere del fantasy.
(ora guardate cosa succede nei commenti… )

** No, no, non fate quella faccia – è che se Ellison ha bisogno di 2000 parole per spiegarlo a me, io non posso spiegarlo a voi in cinquanta – è un mio limite, non un vostro limite.
Tranquilli.

Scritto da Francesco La Manno

Blogger, recensore, saggista, curatore specializzato nella letteratura fantasy e in particolare nello sword and sorcery; fondatore di Hyperborea, cofondatore del movimento Italian Sword&Sorcery e socio della World SF Italia.

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