L’Impero romano ha segnato la storia, conseguentemente le sue abitudini e la sua lingua, al punto da essere ceppo di numerose lingue moderne.

Ma se vi aspettate tra queste righe un’esaltazione della sua letteratura epica, vi sbagliate. Almeno in parte!

Se oggi ci sono i cinesi che copiano tecnologie, design, stile e tutto quanto possibile copiare, una volta c’erano i romani!

Credo che non esista a memoria d’uomo un popolo dominatore così influenzato dai suoi sottomessi, al punto da non potere determinare un’origine vera della sua epica (nel nostro caso).

I romani hanno influenzato un mondo, ma non con idee loro. Certamente migliorate, modernizzate, ma non loro.

L’epica romana, legata anch’essa per la maggior parte, alla religiosità, non è che una trasposizione della mitologia greca, con influenze a volte egizie.

Quello di cui i romani sono stati maestri, è la politica!

E’ meglio che non vada avanti per questa strada e riprenda la retta via.

Dunque.

La mitologia latina è tranquillamente definibile un riflesso continuativo della Epos greca, anche per la forte influenza esercitata sugli autori latini, da quelli della Magna Grecia.

I modelli culturali erano quelli importati dal mondo greco e frequentemente i giovani delle famiglie più ricche, completavano i loro studi in Grecia.

La forte componente aggregante dell’Impero romano si percepiva anche nelle strade di Roma, dove etnie e culture diverse venivano quotidianamente a contatto, ognuna recando con se convinzioni, superstizioni e culti, ricchi di elementi emotivi come quelli egizi a più riprese condannati dal senato.

E non dimentichiamo le legioni sparse per il mondo conosciuto, maggiori vettori di usanze e tradizioni straniere.

Molti elementi culturali greci ebbero in Roma vita breve, come la tragedia e la commedia. Ascende a dignità letteraria il mimo che comunque non è altro che riproduzione o parodia di gesti, voci e situazioni, pura espressione della satira.

Le condizioni politico sociali aprono la strada al trionfo dell’individualismo, favorendo lo sviluppo di una nuova poesia.

Contro l’Epos ci mette la sua anche Lucilio, con una polemica violenta che coinvolge anche la tragedia, a favore di un’espressione letteraria più personale ed immediata, che spinge la cultura romana alla ricerca di più adeguate forme espressive, normalmente di ampiezza limitata: la Brevitas.

Se vi ho dato l’illusione che fosse una novità (forse nella sostanza, ma non nella forma), vi ho già parlato degli Epilli. L’autore latino non privilegia l’azione, ma la psicologia dei personaggi: vengono sottolineati i particolari piuttosto che l’insieme. Si da molto spazio a digressioni, dettagli curiosi o eruditi. Allusioni. Questa attualità traspare certamente in molto fantasy moderno, dove la componente emotiva diventa spesso perno centrale della storia.

I solenni eroi della tragedia e dell’epica appaiono, nella nuova poesia, come uomini e donne in preda alle passioni, prima fra tutte quelle d’amore.

Publio Valerio Catone, Elvio Cinna, Licinio Calvo, sono stati autori di Epilli interessanti. E non dimentico Publio Terenzio Varrone la cui opera Bellum Sequanicum, sulla campagna di Cesare contro Ariovisto, è considerato un poema epico.

Questo è un aspetto importante della letteratura Latina: la epos ha stretta connessione con la storia: è la storia.

Tanto per alimentare la mia piccola polemica personale, Publio Terenzio Marrone è noto anche per avere rielaborato in latino le Argonautiche di Apollonio Rodio!

Riassumendo: con l’inizio di una tradizione annalistica, ovvero propriamente storica, si distoglie l’attenzione dal periodo leggendario delle origini. Chi si distacca da questa tendenza approfondisce la ricerca letteraria, comunque sempre per l’influsso della cultura ellenistica.

Ma in tutto questo mio polemizzare arrivo ad un punto dove devo giocoforza cospargermi il capo di cenere.

E’ sempre difficile creare Fantasy. Questo perché i generi sono stati ormai caratterizzati e hanno i loro esponenti di spicco che comunque influenzano le nuove produzioni.

Perché ho scritto questo? Perché c’è stato un autore che è riuscito a raccogliere gli spunti letterari più interessanti e a farli suoi fino a creare una vera opera d’arte: Virgilio!

L’Eneide, come espressione continuativa dell’Iliade e dell’Odissea, ne è anche il completamento letterario. E’ la prima espressione poetica epica che può ispirare il fantasy, non tanto per le azioni quanto perché cerca di cogliere le emozioni e i sentimenti dei personaggi, riuscendo in quanto già tentato da vari autori greci.

La storia della fondazione di Roma non può esimersi dalle origini divine necessarie per la dovuta esaltazione della sua potenza e dato che non c’era sufficiente mitologia tra i latini, Virglio decise di dare seguito alla epopea più nota dell’epoca: l’opera Omerica.

Virgilio doveva celebrare l’Impero Romano e le glorie Augustee, ma non c’era un adeguato pregresso epico che gli potesse fare da spunto, se non che la leggenda di Enea. Come fondatore della gente romana era già radicato nella tradizione, diventando pertanto, il punto di partenza più ovvio, ma forse anche l’unico possibile, per l’opera di Virgilio.

Lo schema dell’opera è semplicissimo: i primi sei libri partono dall’approdo di Enea da Troia in Esperia, ovvero in Italia, alle foci del Tevere e divagano sulla sua “odissea”, i suoi errori, fino alla discesa nel regno dei morti: lo splendido  e famoso VI libro espressione della sovrannaturale rivelazione del destino di Enea.

Ma questo merita un approfondimento a parte che affronterò in seguito.

Negli ultimi sei libri sono narrate le lotte e le battaglie in Italia contro i latini e contro i Rutuli e vittoria del re Latino su Turno.

“Sunt lacrimae rerum et mentem mortalia tangunt”

Tutta la storia degli uomini è pianto e dolore. Se George R.R. Martins fosse alla ricerca di una sintesi della sua opera… eccola qua! Come è espressione di gran parte del fantasy moderno.

“Fata viam invenient”

E’ il fato che [sempre] indica e trova la strada. E forse ora avete chiaro perché Tolkien sancisce il destino di Frodo nel monte Fato!

Non ho la pretesa di attribuire a Martins e a Tolkien lo studio dell’Eneide, ma quest’opera ha dato spunti decisamente moderni che sono diventati ricorrenti nell’universo della letteratura Fantasy.

La sua narrazione epica non è fredda e distaccata, ma pregna di se stesso, delle sue emozioni dei suoi sentimenti.

Nella campagna immensa si veggono i lumi di un funerale perenne che l’attraversa” (quanto vorrei avere scritto io questo passo!) Ecco il cuore del poeta, quando “Spaurite le madri si stringono al petto i bambini” per l’imminenza della guerra. Lo sguardo di Virgilio è di gentilezza e di pietà verso quei giovani morti “Ante ora patrum”, ovvero dinanzi al volto dei genitori. E Virgilio non solo vede, ma ascolta. I pianti delle madri, dei padri, seppure quello del feroce Mezenzio, privato del figlio.

L’espressione poetica raggiunge vertici inaspettati in varie parti della sua opera, ma la modernità della sua concezione epica si esprime soprattutto, come accennato, nel VI libro, quello della discesa agli inferi. Nel suo inferno, al contrario di quello Omerico, la morte è in funzione della vita. In questo libro, pur nella sua concezione decisamente ellenica, ci sono solo espressioni di dolore.

Quel mondo degli inferi è lo spettacolo delle tristi vicende della vita fissato per l’eternità” (cit. Campagna). In questo libro Virgilio si permette di illuminare di nuova luce l’onnipotenza e la provvidenza divina, non più portatori di gioia e serenità, ma solo di dolore.

Poesia di dolore e non di fede, canto di dubbi e non di rivelazione” (cit. Campagna)

 

Scritto da angeloberti

Angelo Berti, ex giovinastro con la passione per il fantastico. Autore di vari romanzi dedica tutto il suo tempo libero alla lettura, alla scrittura... e a Italian Sword&Sorcery.

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