Estratto del volume di Henri Hubert e Marcel Mauss “Saggio sul sacrificio”, pubblicato da ed. Morcelliana, Brescia, 2002, pp. 11 – 12.


SAGGIO SULLA NATURA E LA FUNZIONE DEL SACRIFICIO

Premessa

In questo lavoro ci siamo proposti di definire la natura e la funzione sociale del sacrificio. L’impresa sarebbe ambiziosa se non fosse stata preparata dalle ricerche dei Tylor, dei Robertson Smith, e dei Frazer.
Sappiamo di quanto siamo debitori, ma studi successivi ci permettono di proporre una teoria diversa dalla loro e che ci sembra più comprensiva. D’altra parte, pensiamo di presentarla soltanto come ipotesi provvisoria: su di un tema tanto vasto e complesso ulteriori informazioni potrebbero indurci, in futuro, amodificare le nostre idee attuali. Ma, fatte queste riserve, abbiamo pensato che possa essere utile coordinare i fatti di cui disponiamoe darne una concezione d’insieme.
Non ci fermeremo sulla storia delle concezioni antiche e popolari del sacrificio dono, del sacrificio nutrimento, del sacrificio, contratto, e sullo studio delle ripercussioni che possiamo avere avuto sul rituale, qualunque possa esserne l’interesse. Le teorie del sacrificio sono antiche quanto le religioni, ma per trovarne alcune che abbiano un carattere scientifico bisogna scendere fino a questi ultimi anni. Il merito di averle elaborate va attribuito alla scuola antropologica e soprattutto ai suoi rappresentanti inglesi.
Sotto l’ispirazione parallela di Bastian, di Spencer e di Darwin, E.B. Tylor, confrontando fatti attinti da razze e da civiltà diverse, tracciò una genesi delle forme del sacrificio. Il sacrificio, secondo, questo autore, è, originariamente, un dono che il selvaggio offre a degli esseri soprannaturali che ha bisogno di rendersi benevoli. In seguito, quando gli dèi acquisirono maggior grandezza e, si allontanarono dall’uomo, la necessità di continuare a trasmettere loro questo dono fece nascere i riti sacrificali, destinati a far giungere fino a questi esseri spirituali le cose spiritualizzate.
Al dono segui l’omaggio con il quale il fedele rinunciò ad ogni speranza di ricompensa. Di qui a che il sacrificio divenisse abnegazione e rinunzia, il passo era breve: l’evoluzione trasformò così il rito, dai doni del selvaggio, al sacrificio di sé.
Ma se questa teoria descriveva bene le fasi dello svolgersi morale del fenomeno, non ne spiegava il meccanismo; in ultima analisi non faceva che riprodurre in un linguaggio definito le vecchie concezioni popolari. Senza dubbio aveva, di per sé, una parte di verità storica: è cedo che i sacrifici furono, generalmente, a qualche stadio, dei doni che conferivano al fedele dei diritti sul suo dio e che essi servirono anche a nutrire la divinità. Ma constatare il fatto non era sufficiente, bisognava renderne conto.
In realtà, fu Robertson Smith  il primo a tentare una spiegazione ragionata del sacrificio. Era ispirato dalla recente scoperta del totemismo: come l’organizzazione del clan totemico gli aveva spiegato la famiglia araba e semitica, allo stesso modo volle vedere nelle pratiche del culto totemico il nucleo radicale del sacrificio. Nel totemismo il totem o il dio è della stessa famiglia dei suoi adoratori; essi posseggono medesima carne e medesimo sangue; il rito ha lo scopo di tener viva e di difendere questa vita comune che li anima e il vincolo che li lega; se è necessario, poi, ristabilisce l’unità. L’«alleanza mediante il sangue» ed il pasto in comune sono i mezzi più semplici per raggiungere questo risultato. Ebbene, per Robertson Smith, il sacrificio non si distingue da queste praticbe. Per lui era un pasto nel quale i fedeli, mangiando del totem, se lo assimilavano, si assimilavano a lui, si alleavano fra di loro o con lui. L’uccisione sacrificale non aveva
altro scopo, che permettere la consumazione di un animale sacro e di conseguenza, proibito. Dal sacrificio di comunione lo Smith deduce i sacrifici espiatori o propiziatori, vale a dire i piacula e i sacrifici-dono od onorari. L’espiazione, secondo la sua tesi, non è altro che un ristabilire l’alleanza interrotta; ebbene, il  sacrificio totemico aveva tutti gli effetti di un rito espiatorio. Del resto, egli ritrova questa virtù in tutti i sacrifici anche dopo la totale scomparsa del totemismo.

[…]

Scritto da Francesco La Manno

Blogger, recensore, saggista, curatore specializzato nella letteratura fantasy e in particolare nello sword and sorcery; fondatore di Hyperborea, cofondatore del movimento Italian Sword&Sorcery e socio della World SF Italia.

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