Articolo di Christian Lamberti, tratto dal blog Il Crocevia dei Mondi.


ll Necronomicon è l’occulto grimorio stilato dallo yemenita Abdul Alhazred nel 950 d.C. a Damasco. Si dice che il libro possa evocare potenze cosmiche e spalancare portali su dimensioni da incubo. H.P. Lovecraft ne ha amplificato la fama citandolo svariate volte nei suoi Miti di Cthulhu. Gli occultisti da decenni gli danno la caccia, altri ritengono si tratti di mera finzione letteraria, di uno pseudobiblion.

Partiamo dai primi, gli occultisti, e scopriamo dove li hanno condotti le loro ricerche.

La capacità del mago di accedere alle dimensioni astrali è frutto di uno stato estatico dell’essere che amplifica il potenziale individuale del soggetto. In termini psicologici questo si ottiene espandendo il proprio io, la cui ampiezza abbraccia i ricordi di epoche più vaste. “L’io più ampio” può essere richiamato dal soggetto, che normalmente ne ignora l’esistenza, servendosi del simbolo. A tale scopo è necessario alienare la propria mente fino a prefigurare il simbolo in una realistica tridimensionalità, in modo da poterlo proiettare concretamente all’esterno e utilizzarlo come passaggio per trasferirsi in una dimensione onirica. In termini junghiani l’inconscio collettivo è strettamente connesso all’espansione dell’io, grazie alla quale il mago è in grado di coglierne gli archetipi. “Jung si convinse dell’esistenza di questi archetipi – e dell’inconscio collettivo – quando scoprì che molti dei suoi pazienti sognavano simboli mitologici, sebbene non conoscessero affatto la mitologia”.

EvocationCon ogni probabilità la setta esoterica Golden Dawn1  iniziava gli adepti proprio all’ampliamento del loro io, espletando tutta una serie di riti e servendosi di simboli ripresi da quella che può essere considerata la matrice della magia Occidentale, la Kabbalah, a sua volta derivante sia dallo gnosticismo che dal misticismo del Merkabah (che significa trono). Quest’ultimo prevede una serie di prove che il mistico deve portare a termine per giungere al trono di Dio. Il percorso passa attraverso delle sedi celesti, ognuna presidiata da un guardiano contro cui il mistico deve lottare impiegando sigilli e nomi sacri.

Lo scrittore ed esperto di occultismo Kenneth Grant evidenzia la comunanza di temi tra i Miti di Lovecraft e il misticismo Orientale, entrambi incentrati sulla multidimensionalità dell’esistenza che si estende in regioni estranee al consueto spazio-tempo, presidiate da esseri alieni a cavallo della soglia tra il nostro mondo e il loro. A tal proposito Grant tira in ballo anche il noto astrologo elisabettiano John Dee (1527-1608), a cui Lovecraft attribuisce l’unica traduzione inglese del Necronomicon, sostenendo che “fu il primo a lasciare un resoconto dettagliato del commercio tra gli umani e gli abitatori dell’abisso senza dimensioni esistente tra gli universi”.

lovecraft_fatherhorrorCosì come considera Dee un tramite di entità intelligenti, Grant è convinto che Lovecraft fosse portavoce di una conoscenza aliena riportata nei Miti di Cthulhu. La convinzione di Grant viene avvalorata dalle teorie diffusesi dopo la morte di Lovecraft (come quelle di Pauwels e Bergier, Erich von niken o Zecharia Sitchin), tutte incentrate sulla venuta di esseri alieni agli albori, se non prima, dell’umanità. Per non parlare del pianeta Yuggoth, che Lovecraft nel 1906 teorizzava fosse il più remoto del sistema solare e che nel 1930 la scienza ha effettivamente scoperto, battezzandolo Plutone. Secondo altri studiosi dell’occulto Lovecraft possedeva innate facoltà telepatiche, che si attivavano senza una sua partecipazione intelligente.

La veridicità dei lavori di Lovecraft subisce un’ulteriore scossa quando nel 1967 Sprague de Camp, nel corso di un viaggio in Medio Oriente, viene a conoscenza di un antico manoscritto magico redatto in una lingua simile all’arabo. De Camp lo compra e lo porta con sé in America, dove tenta di farlo tradurre ma senza successo, scoprendo poi trattarsi di un falso. Decide comunque di pubblicare il manoscritto col titolo Al Azif2 , The Necronomicon (Owlswick Press, 1973), romanzando le vicissitudini su come ne è venuto in possesso.

L’indagine raggiunge una svolta inattesa quando Colin Wilson, che ha redatto un saggio sul Necronomicon intitolato Il segreto di H.P. Lovecraft, nell’estate del 1976 apprende dall’amico Carl Tausk, a sua volta informato dal dottor Hinterstoisser, la notizia che Winfield, il padre di Lovecraft, era membro della Massoneria Egiziana. Questa, fondata da Cagliostro intorno al 1778, è ben diversa dalla normale Massoneria che, spiega Wilson, rappresenta “una variante del cristianesimo, mentre la Massoneria Egiziana era basata sulla filosofia ermetica…cioè sulla magia. […] Inoltre il leggendario fondatore della magia, Ermete Trismegisto, veniva dall’Egitto, dov’era conosciuto con il nome di Thoth”.

Aegypt OccultStanislaus Hinterstoisser è un appassionato di occultismo, materia con cui ama distrarsi dagli impegni lavorativi inerenti la storia della politica monetaria. Dopo la Seconda Guerra Mondiale fonda a Salisburgo l’Istituto per lo Studio della Magia e dei Fenomeni Occulti. In una lettera a Wilson, Hinterstoisser rivela che Cagliostro lasciò in eredità ai suoi seguaci alcuni manoscritti, tra cui il presunto Necronomicon, il quale in realtà sarebbe una sezione di una più vasta raccolta di testi magici provenienti dal Medio Oriente – in gran parte ricavati dalle tavolette di terracotta della biblioteca di Assurbanipal – e risalenti a un’epoca antecedente la comparsa dell’uomo. La sezione che è sopravvissuta, catalogata poi come Il Libro dei Nomi Segreti, risulta essere il nono capitolo della Parte Seconda dell’intera compilazione, intitolato “Della Storia dei Grandi Antichi”. In esso sono riportate formule evocative rivolte a potenze simili a quelle dei Miti lovecraftiani, che in seguito la fantasia di Lovecraft ha riunito nel testo maledetto concepito dall’arabo pazzo Abdul Alhazred.

A conferire maggiori dettagli al quadro che andava formandosi contribuisce l’accademico Robert Turner, le cui ricerche confermano che l’astrologo John Dee aveva soggiornato a Praga, alla corte di Rodolfo II, dove aveva copiato un testo esoterico, il Liber Logaeth, celandone il contenuto dietro un codice cifrato. A seguito della parziale decriptazione fatta al computer pare trattarsi di una copia dei Nomi Segreti. Ecco combaciare l’affermazione di Lovecraft che indicava John Dee come il primo traduttore inglese del Necronomicon.

 John Dee (1527-1608/1609)Ma non finisce qui. Turner scopre in una lettera datata 1573 inviata a John Dee da uno sconosciuto alcune informazioni sulla città di Donwiche, la Dunwich in Inghilterra, sotto cui giacciono sepolti preziosi reperti archeologici. Mettendo insieme i pezzi, Turner rileva come proprio nel racconto L’Orrore di Dunwich Lovecraft citi Dee e il suo legame col Necronomicon. I romani chiamavano la vera Dunwich Situs Magus (il luogo del mago), e Turner ne fornisce la spiegazione: “Sia Dee che Lovecraft ritenevano che in certe regioni della Terra s’incentrassero perturbazioni degli elementi e misteriosi campi d’energia. Dunwich sembra esistere contemporaneamente sui piani della realtà e dell’immaginazione, ed ogni aspetto evoca una comune ‹‹atmosfera›› di ‹‹alientià››, collegando le menti di due uomini separati da secoli”.

Tornando ai Nomi Segreti, dal momento che Winfield Lovecraft morì quando Howard aveva otto anni, Wilson desume che Il Libro dei Nomi Segreti, di cui Winfield era venuto in possesso tramite la sede massonica di Boston di cui era membro, sia rimasto intoccato fino a che Howard lo rinvenne e ne trasse spunto per il Ciclo di Cthulhu. Ciò giustificherebbe, secondo Wilson, molte delle ossessioni di Lovecraft su entità aliene e fobie cosmiche che avrebbe poi tentato di esorcizzare attraverso la narrativa.

Wilson riconosce comunque la poca esaustività di Hinterstoisser nel chiarire molte zone d’ombra di questa ricostruzione sconvolgente. Onde evitare di finire intrappolato nella mera speculazione, lo studioso tira le fila aggrappandosi alle poche certezze acquisite: “Sappiamo che i Nomi Segretiesisteva veramente (anche se non sappiamo se Lovecraft lo chiamò il Necronomicon, o se questo fosse il vero titolo del manoscritto). Siamo praticamente sicuri che Winfield Lovecraft possedeva una copia del testo integrale o di un frammento. Siamo propensi ad ammettere che la copia passò a Lovecraft e divenne la base del suo ciclo di Cthulhu”.

The Occult LovecraftAd oggi, nessuna di queste ipotesi ha comprovato la reale esistenza del Necronomicon. Ciò induce a constatare quanto le opere di Lovecraft abbiano acquisito vita propria, finendo per influenzare la credulità della gente, in particolare di mistificatori e occultisti che, trovando corrispondenze con i culti magici fioriti nell’antichità, sono arrivati ad autoconvincersi della validità di quella che a conti fatti è stata una geniale trovata letteraria. Al di là delle ricostruzioni che possano scaturire, resta indubbio il fascino che emanano queste vicende legate a riti occulti e testi maledetti, le cui vicissitudini travalicano i tempi confermando il loro ascendente immortale.

Nella seconda parte di questa indagine sul Necronomicon vedremo come si sono sviluppate le ricerche di chi ne ha smentito la veridicità.

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