Articolo di Christian Lamberti, tratto dal blog Il Crocevia dei Mondi.


Nella prima parte di questa indagine sul Necronomicon è stata scandagliata la fitta selva dell’occultismo in cerca di prove che avallassero la tesi di coloro che credono nell’esistenza del libro maledetto. Adesso invece viene percorsa la pista opposta, battuta dai sostenitori dell’inesistenza del leggendario tomo. Seguitene attentamente gli sviluppi, perché le sorprese non mancano neanche stavolta.

Chrome Legacy Window 16082016 212529.bmpLa prima volta che compare il personaggio di Abdul Alhazred è nel racconto The Nameless City (1921), dove Lovecraft accenna a una città senza nome dispersa nel deserto d’Arabia, delle cui mura di epoca antidiluviana sognava Abdul Alhazred. Qui si affaccia un’altra coincidenza da pelle d’oca, simile alla scoperta di Plutone che Lovecraft già chiamava Yuggoth. Negli anni Ottanta, grazie a delle foto satellitari, gli archeologi scoprono nel deserto d’Arabia la città perduta descritta da Lovecraft, fino a quel momento ritenuta un mito. Ancora più incredibile è che i ruderi rinvenuti corrispondono largamente alle descrizioni che ne fa Lovecraft, sebbene egli non identifica la sua Città Senza Nome con la leggendaria Irem, che comunque gli è nota dagli studi sui miti arabi pre-islamici.

Tra le fonti letterarie che hanno ispirato il Necronomicon pare avere una certa rilevanza The Fall of the House of Husher (1839), di Edgar Allan Poe, autore considerato da Lovecraft un nume del fantastico. Nel racconto in questione Poe cita una sfilza di libri occulti che i personaggi sono intenti a leggere, tra cui spicca “un libro assai raro e singolare, un in quarto stampato a caratteri gotici, manuale di una chiesa dimenticata: le Vigiliae Mortuarum secundum Chorum Ecclesiae Maguntunae”.

Il volume si credeva fosse un’invenzione dell’autore, salvo poi essere stato realmente scoperto grazie al contributo del critico Thomas Olive Mabbot, che rimase stupito del fatto che Poe lo conoscesse, dal momento che nessuno prima di lui in America lo aveva nominato. Del Vigiliae Mortuarum ne sono state accertate cinque copie sparse in Europa, tante quante sono quelle del Necronomicon. Inoltre il testo citato da Poe riporta delle leggi su cerimoniali per defunti, ricalcando il significato letterale del termine Necronomicon, ovvero “prospetto delle leggi dei morti”.

Lovecraft NecronomiconNel 1926 Abbot stila una catalogazione dei testi della biblioteca di casa Husher menzionati da Poe, e l’anno successivo Lovecraft scrive a Clark Ashton Smith informandolo della prima bozza sulla storia del Necronomicon. Tali coincidenze rappresentano una pista molto plausibile, per quanto non accertata, sulle origini del libro maledetto.

Resta il fatto che Lovecraft non ha mai smesso di documentarsi sugli antichi culti magici, i quali hanno rappresentato la sua fonte primaria nella definizione del testo di Alhazred, le cui formule iniziavano a venire disseminate nei suoi racconti. In particolare dopo il 1926 Lovecraft dà sfoggio nelle lettere di un’accresciuta padronanza dell’occultismo, ravvisabile anche nel suo saggio Supernatural Horror in Literature (1927), in cui menziona il Trattato sugli spiriti elementali di Paracelso, il Magus di Francis Barrett e le Claviculae di Salomone. Nello stesso periodo è entrato in possesso del saggio di W. Scott-Elliot The Story of Atlantis and Last Lemuria(1925), di cui ha apprezzato particolarmente la teoria sulle razze non umane che hanno lasciato conoscenze stupefacenti nel corso delle prime ere del nostro pianeta. Da qui Lovecraft ha ricavato una delle fondamenta su cui erigere i Miti di Cthulhu.

Dark MysteriisLa conoscenza cumulata dall’autore ha reso il Necronomicon, da acerbo amalgama di esoterismo e poetica araba, un accurato manuale di stregoneria in cui ogni pagina rimanda a un sostrato di miti e culti non indifferente. Tutti elementi che hanno contribuito, insieme a una propaganda sottilmente farsesca, a diffonderne la fama di autenticità. “Non è un caso”, conferma Sebastiano Fusco1, “che proprio subito dopo questi studi Lovecraft abbia sentito la necessità di buttar giù quella sua sintetica Storia del ‘Necronomicon’ […] in cui elenca i punti fermi nelle vicende riguardanti il pericoloso libro, e ne stabilisce il titolo originale, mai citato prima: Al Azif”.

E’ col racconto The Dunwich Horror (1928) che Lovecraft disvela tutte le potenzialità del libro proibito, ponendolo al centro della storia. Ne emerge l’aspetto più macabro riscontrato finora, ovvero la copulazione di streghe e vergini con entità malevoli al fine di procreare una genia blasfema. Il retaggio di queste prestazioni è frutto ancora una volta dell’accurato lavoro di documentazione. Il New England ha conosciuto numerosi processi di stregoneria, i cui dettagliati resoconti erano facilmente consultabili.

Il crescente interesse sul Necronomicon ha spinto altri autori, tutti pubblicati su Weird Tales, a concepire nuovi pseudobiblia. Tra i più famosi figurano Clark Ashton Smith (inventore del Libro di Eibon), Robert E. Howard (che ha ideato il Libro Nero, noto anche come gli Unaussprechlichen Kulten di Friedrich von Juntz) e Robert Bloch (che ha contribuito con il De Vermis Mysteriis di Ludvig Prinn).

DamnationLovecraft ha ricambiato le attenzioni dei colleghi di Weird Tales inserendo nei suoi racconti i loro pseudobiblia. Ne è scaturito un gioco di rimandi letterari che i lettori hanno iniziato a prendere sul serio.

La febbre del Necronomicon si è propagata anche in ambienti più autorevoli, quali cataloghi di biblioteche, bollettini per bibliofili e testate giornalistiche. Per esempio, nel luglio del 1945 il popolare settimanale americano Publisher Weekly pubblica nella sezione dedicata agli annunci una richiesta di acquisto del testo di Abdul Alhazred. Nel 1962 è il serissimo Antiquarian Bookman a rilasciare l’annuncio di vendita di una copia del Necronomicon, con tanto di dettagli sull’edizione e lo stato conservativo. Altro apporto di autorevolezza è arrivato dalla Biblioteca Centrale della Berkeley California University, nel cui catalogo viene inserita la scheda sul libro maledetto, con tutti i riferimenti per localizzarlo nell’archivio. Successivamente anche l’Università di Yale (Connecticut), uno dei più prestigiosi atenei del New England, ha vantato il volume leggendario nella propria biblioteca, con tanto di scheda certificativa. Ovviamente le numerose richieste di consultazione sono state respinte.

Il punto sulla questione l’ha posto svariate volte Lovecraft stesso. In una lettera del febbraio 1937 egli spiega a Harry O. Fischer l’origine del Necronomicon: “Il nome ‘Abdul Alhazred’ mi venne affibbiato da un adulto (non ricordo chi) quando avevo cinque anni e sognavo di essere un arabo dopo aver letto Le Mille e una Notte. Molti anni dopo pensai che sarebbe stato divertente usarlo come nome dell’autore di un libro proibito. Il titolo Necronomicon (νεκρός, cadavere, νομός, legge, εἰκών, immagine = immagine [o prospetto] delle leggi dei morti) mi è balenato in mente nel corso di un sogno, ma l’etimologia è perfettamente plausibile”. La smentita appare ancora più categorica nella lettera del 9 maggio 1933 a Robert Bloch: “[…] A proposito – non esiste alcun ‘Necronomicon del folle arabo Abdul Alhazred’. Quell’infernale e proibito volume è un mio concetto immaginativo, che altri autori del gruppo di ‘Weird Tales’ hanno anch’essi impiegato come sfondo per le loro allusioni…”.

Necronomicon-FanucciLovecraft si trova spesso alle prese con gente che gli chiede notizie sul Necronomicon, convinte che esista davvero. James Blish e William Miller Jr. – all’epoca due giovani appassionati di fantastico, fondatori della rivista The Planeteer – chiedono a Lovecraft di progettare la stampa del libro maledetto. Questi gli risponde in una lettera del 3 giugno 1936, sostenendo che “sarebbe un compito gravoso: soprattutto tenuto conto del fatto che a quanto si suppone il temuto volume dovrebbe raggiungere la bellezza di un migliaio di pagine… […] Se qualcuno si provasse a scrivere ilNecronomicon, deluderebbe tutti coloro che hanno tremato a semplici accenni enigmatici al suo spaventoso contenuto. […] Peraltro, io sono contrario all’idea di una vera contraffazione, perché potrebbe confondere la gente e causare perdite di tempo ai sinceri studiosi del folklore. Già mi sento un po’ in colpa ogni volta che vengo a sapere di qualcuno che ha sprecato tempo prezioso per cercare ilNecronomicon nelle biblioteche pubbliche”.

Il responso di questa indagine sul Necronomicon decreta che si ha a che fare con un testo che non esiste, ma esiste. Sostanzialmente non è possibile rintracciarlo in una forma compiuta, perché il suo contenuto sfuma nelle epoche tratteggiate da Lovecraft, che ne rievoca precisi rimandi con vividezza tale da autenticare la fondatezza della suggestione. E’ dunque nella dimensione simbolica che il libro esiste, la cui essenza compie un viaggio di maturazione transgenerazionale nel corso del quale l’interesse del pubblico gli conferisce sempre più compiutezza, garantendone un fascino imperituro. Questo costituisce il valore intrinseco dell’opera, a riprova dell’indiscutibile talento del genio di Providence.

Per evocare la magia del Necronomicon occorre varcare la Soglia dei racconti lovecraftiani, brulicanti di orrori extradimensionali. Se invece si insegue ciecamente la finzione di un mito, l’unico risultato sarà la sterile evocazione dell’idiozia.

Il caso è chiuso.

Scritto da Francesco La Manno

Blogger, recensore, saggista, curatore specializzato nello sword and sorcery; fondatore e presidente di Italian Sword&Sorcery e socio della World SF Italia.

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