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Dettagli 

Scheda:

Titolo: I Giardini della Luna

Titolo originale: Gardens of the Moon

Serie: Una storia tratta dal Libro Malazan dei Caduti #1

Autore: Steven Erikson

Editore: Armenia

Genere: high fantasy

Data di pubblicazione: 1999

Data di ultima pubblicazione italiana: 2015

Prezzo: € 11,90


Sinossi

L’impero Malazan ha perso il suo Imperatore. La torva Surly, comandante dell’Artiglio, si è impossessata del potere, divenendo l’Imperatrice Laseen, nome che nella sua lingua madre significa «Signora del Trono». Tuttavia, il malcontento si sta diffondendo rapidamente, per via delle estenuanti guerre espansionistiche dell’Impero Malazan. Persino le legioni imperiali, sottoposte a continui massacri, desiderano ardentemente una tregua. Ma il dominio dell’imperatrice Laseen, sostenuta dai temibili sicari dell’Artiglio, rimane assoluto e incontrastato, e i suoi eserciti muovono alla conquista delle città ancora libere dal giogo imperiale. E proprio quando sembra vicina la capitolazione dell’ultima città nemica, si mettono in moto poteri oscuri, al di là di ogni immaginazione: gli dei stessi dovranno schierarsi nell’imminente lotta.


Commento

downloadHo appena finito di leggere “I Giardini della Luna”, il primo libro della celebre saga di Malazan scritta da Steven Erikson. Non ne leggerò altri.

E’ sempre ostico valutare un autore di successo, soprattutto in considerazione del proprio livello di autorevolezza critica, eppure – in questo caso – ritengo di poter mettere in fila una breve serie di considerazioni che, pur esponendomi sicuramente all’accusa di deplorevole superficialità, penso possano essere condivise anche da altri.

Sono giunto alla lettura de “I Giardini della Luna” sulla scorta di gran pacche sulle spalle: vai sicuro, stai per imbarcarti in una lettura splendida, che non puoi davvero perderti; vedrai come divorerai i volumi di quello che è considerato uno dei migliori cicli fantastici moderni!

Ahimè, nulla di tutto ciò si è realizzato; sono riemerso dalla lettura con solo una evidente sensazione, quella di aver sprecato il mio tempo. Alla luce delle tantissime recensioni entusiastiche, non l’avrei detto, eppure le avvisaglie erano state immediate, decisamente chiare fin dai primi capitoli. Non sono però un lettore pigro o demotivato, e ho continuato ad addentrarmi nel ginepraio de “IGdL” con buona volontà, sicuro che dopo gli scogli iniziali la storia avrebbe cominciato ad ingranare. Solo perché Erikson – come altri del resto – precipita il lettore in media res, non significa che lo spaesamento iniziale debba durare per sempre, giusto? Mica tanto.

Il volume in questione ha due caratteristiche fondamentali, fra loro collegate: la prolissità e l’ossessione ripetuta per il famigerato show don’t tell. Al pari dei più temibili romanzi russi di un secolo fa, Erikson non teme di dilungarsi o di sprecare inchiostro. La vicenda, che vorrebbe essere sfaccettata e intessuta al pari di un arazzo di fili destinati ad incrociarsi, risulta all’atto pratico un macigno che si trascina per centinaia e centinaia di pagine, fatte per lo più di particolari insignificanti alternati a presunte scene madri di cui si intuisce solo vagamente la portata. Non solo: il lettore è costretto a capire qualcosa della storia e dei personaggi (per quel che può) solo attraverso la continua ripetizione di azioni e conversazioni; e per continua, intendo continua, letteralmente.

Nonostante questo però, la complicata narrazione della guerra che coinvolge l’imperogardens_of_the_moon Malazan – diviso in varie fazioni dagli interessi conflittuali – e l’intrecciarsi degli avvenimenti con l’azione di divinità ben poco amichevoli, potrebbe ancora risultare interessante. Arriviamo così alla successiva nota dolente (e non è un gioco di parole con uno dei protagonisti del libro, omonimo): i personaggi.

I protagonisti del libro sono molti, anche troppi; talmente numerosi che la loro caratterizzazione si perde spesso e volentieri in  una sorta di psicologia collettiva, ahinoi anche poco intrigante. Sebbene Erikson ci riferisca i loro pensieri, buona parte dei protagonisti paiono essere vittima di una comune sindrome di autoannientamento che li porta – dopo non poche pagine – ad agire tutti in maniera simile, e per scopi affini. E questo ad onta del fatto che nel libro ci siano presentate come figure dalle origini diversissime, dalle vite apparentemente assai diverse, e immerse in culture quantomeno distinte.  Alcuni poi, pur essendo stregoni dalle vite lunghe secoli, o addirittura divinità sotto mentite spoglie, paiono ragionare in maniera tutt’altro che coerente con questi dati. Sintomo evidente di ciò è la resa, per quanto mediata dalla traduzione, del loro linguaggio. Praticamente tutti i protagonisti usano una parlata povera, impersonale e laconica, articolata alla maniera sarcastica e pessimista di certi personaggi yankee della letteratura statunitense. Pare spesso che sia in corso una gara a chi, fra continue scrollate di spalle dal tono fatalista, pronuncia la battuta che più gronda di umor nero, meglio se col minor numero di sillabe possibili.

Anche l’ambientazione, alla lunga, risente di un simile disagio, basti accennare al ripetersi, sfibrante, di scene che – per quanto sceneggiate in località diversissime – si svolgono tutte in qualche anonima taverna dove si serve birra, non importa che ci si trovi in una città dal sapore mediorientale o in uno scenario di guerra.

Qualcuno potrebbe a questo punto domandare: ingoiate a forza le oltre 600 pagine de “IGdL”, abbiamo almeno un finale degno di questo nome, una risoluzione congrua della trama? Se avete letto fin qui credo di poter rispondere tranquillamente: quanto ingenuo ottimismo…

Posto che una discreta parte di quanto descritto e narrato non influisce realmente sulla conclusione del romanzo, anche il finale – che ovviamente non rivelo – non può che lasciare insoddisfatti, viste le premesse fin qui delineate. A nulla valgono le giustificazioni di coloro che – a posteriori – indicano il libro come il primo di un’ampia saga. Indipendentemente dal fatto che anche volumi collegati fra loro possono essere in larga misura autonomi, va considerato che alla sua uscità “IGdL” non poteva certo essere chiarito dai volumi successivi. Perché dunque pubblicare un romanzo la cui comprensione piena può avvenire solo dopo la lettura dei suoi seguiti? E’ questa una pratica incauta, e anche sgradevole per il lettore, tanto più che poter valutare un libro solo in rapporto ad altri è quantomeno limitante.

51wEPX6R12L._AA300_Per conto mio, boccio completamente quest’opera di Erikson: pomposa, pretenziosa e – paradossalmente – estremamente vuota nonostante sommi pagine e pagine di inutili complicazioni. Non bastano le buone idee a formare l’ossatura di una saga: serve buona scrittura, rispetto per il lettore, e capacità di offrire, sopra ogni cosa, una lettura piacevole. Piacevolezza che non nasce tout court dalla complessità o dall’intrico casuale di informazioni, minimalismo e scene ad effetto.

In conclusione, credo che solo sfegatatissimi amanti dell’high fantasy possano – a quale scopo però ?– soprassedere alla narrazione caotica e arida cheriempie questo libro; personalmente ritengo di aver  sprecato tempo prezioso leggendo “I Giardini della Luna”; se accettate un consiglio, non fate il mio stesso errore.


 Autore

Steven_Erikson_-_Lucca_Comics_&_Games_2016Steven Erikson (Toronto, 7 ottobre1959) ha trascorso la sua infanzia nella città di Winnipeg e ha vissuto per molti anni nel Regno Unito, in compagnia della moglie e del figlio. Recentemente ha fatto ritorno a Winnipeg. Archeologo ed antropologo, si è laureato all’Iowa Writers Workshop. Il suo debutto nella narrativa fantasy, I giardini della Luna, è il primo tomo su un’epica serie di cronache sull’Impero Malazan, ed ha subito conquistato ottime critiche da parte degli esperti e dei lettori. Questo libro è stato candidato per il World Fantasy Award; mentre il secondo libro della serie, La dimora fantasma, è stato votato come uno dei 10 migliori racconti fantasy dell’anno. Da notare che il titolo inglese dell’intera saga, Malazan Book of the Fallen, è stato tradotto erroneamente nella versione italiana come “la caduta di Malazan”; una traduzione più rispettosa delle intenzioni dell’autore (oltre che della lingua inglese) sarebbe stata “il libro Malazan dei caduti”.


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