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Volumi

  1. La torre di Goblin, 1971; (The Goblin Tower, 1968);
  2. Jorian di Jiraz, 1974;(The Clocks of Iraz, 1971);
  3.  Il re non decapitato, 1984; (The Unbeheaded King, 1983).

La torre di Goblin

goblinIl gioco di inventare paesi fantastici, genti immaginarie, usi e costumi pittoreschi ha una salda tradizione alle sue spalle, e la fantascienza vi ha fatto ricorso un numero infinito di volte. I bersagli contro cui De Camp indirizza le sue frecciate sono ben noti ai lettori di fantascienza: la saccenteria dei pedanti, la vanagloria dei guerrieri da poltrona, l’astuzia truffaldina dei demagoghi. Perciò si può essere sicuri, iniziando a leggere una sua opera che troveremo, dietro la maschera dell’ambiente immaginario, situazioni e comportamenti che ci circondano nella vita di tutti i giorni. Il mondo di Novaria è un reame tipicamente alla maniera di De Camp. Vi domina una curiosa e ribalda anarchia di forme politiche e sociali. Regni costituzionali e non, repubbliche oscurantiste o illuminate, e anche il puro e semplice dominio del più forte: ognuna di queste forme vi trova dei convinti assertori. In questo mondo, l’unica persona capace di avvertire le incongruenze che lo circondano è il protagonista del romanzo, Jorian. Re per caso, avventuriero suo malgrado, cantastorie per vocazione, viene coinvolto nella estenuante ricerca di un antico tesoro: in essa incontrerà ogni sorta di nemici e di pericoli, nella migliore tradizione dell’avventura eroicomica.


Jorian di Jiraz

jorianIlmondo di Novaria inventato da L.S. De Camp è una delle più divertenti creazioni della fantascienza eroica: un mondo razionale e ordinato (a modo suo), che giace immediatamente “sotto” il nostro, e i cui abitanti credono negli dèi, nella magia e nella reincarnazione (i cattivi, ad esempio, vengono a reincarnarsi nel nostro, e per punizione devono servire macchine complicatissime). I nostri lettori hanno già incontrato il curioso scenario novariano nel romanzo La torre di Goblin, e sanno già che gli dèi di Novaria sono capricciosi e millantatori, che gli incantatori finiscono col trovarsi il più delle volte con un pugno di mosche e che politicamente vi trionfa la più seria anarchia. In questo nuovo romanzo, De Camp ci narra una seconda impresa del re cantastorie e dei suoi bizzarri compagni, impegnati questa volta in una avventura che fa perno su un regno, un assedio, due orologi e – perché no? – una sacerdotessa. Era l’Ora della Capra, il tredicesimo giorno del Mese dell’Unicorno, nella città di Orynx, nella taverna del Mammut Scarlatto. Un giovanotto magro, vestito con frivolezza, era fermo al bancone e teneva d’occhio la porta. Dall’altra parte del locale, un uomo robusto, vestito sobriamente di nero, teneva d’occhio il giovanotto. Poi la porta si spalancò ed entrò un uomo alto, dalla faccia segnata da un colpo di spada. Indossava abiti da sterratore, ma il suo portamento era quello di un guerriero. Il giovanotto azzimato e l’uomo robusto, entrambi nello stesso istante, riconobbero il famoso Jorian: il re fuggiasco la cui vita era legata a un filo… e alla forza sottile di un’antica profezia.


Il re non decapitato

Il-re-non-decapitato_thumbTre anni prima, Jorian, il guerriero pezzente e ardito, spaccone e balordo de La torre di Goblin e Jorian di Iraz, era stato incoronato re di Xylar. Ma le leggi di Xylar decretavano che ogni re venisse decapitato allo scadere dei cinque anni di regno e Jorian aveva dei pregiudizi contro la perdita della propria amatissima testa. Con l’aiuto dell’anziano mago Karadur era riuscito a scappare e finora le truppe di Xylar non erano state in grado di riacciuffarlo. Sfortunatamente, Jorian non aveva potuto portar con sé l’amata moglie, la regina Estrildis, né era riuscito a trovare un modo di liberarla dal palazzo reale di Xylar. Ora, tuttavia, Jorian sentiva che la fortuna stava venendo dalla sua parte. Assieme al fido Karadur volavano nell’aria notturna in una grande bagnarola di rame, guidata da un demone controllato da Karadur. Di fronte a loro si stendeva la città di Xylar: lì Jorian avrebbe calato una fune e sarebbe sceso a liberare la bella Estrildis. Sembrava proprio un piano a prova di bomba, anzi a prova di magia. Eppure la sorte non era con Jorian nemmeno questa volta: certo il povero re spaccone non avrebbe potuto prevedere le varie sventure che gli sarebbero capitate, come l’unicorno nella foresta di Orthomae, o il carente senso di identità del demone Ruakh. Senza contare che c’erano sempre, alle sue calcagna, i soldati di Xylar… decisamente intenzionati ad assicurarsi che egli compisse il proprio reale dovere di essere decapitato!


 

Scritto da Francesco La Manno

Saggista, curatore, editore, conferenziere e cultore di narrativa dell'immaginario specializzato nello sword and sorcery; fondatore e presidente dell'Associazione Culturale Italian Sword&Sorcery e socio della World SF Italia. I suoi saggi sono stati pubblicati da varie case editrici tra cui Solfanelli, Watson, Ailus e Letterelettriche. Scrive su L'intellettuale Dissidente e su alcune riviste tra cui Dimensione Cosmica e Lost Tales. Oltre alle pubblicazioni tradizionali, su siti e blog specializzati sono apparsi oltre duecento suoi articoli, recensioni e saggi.

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