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Per la rubrica de I racconti di Satampra Zeiros, abbiamo il piacere di ospitare Andrea Gualchierotti, membro storico di Italian Sword&Sorcery, il quale ci propone Eclissi a Biblos, una storia sword and sorcery di circa 22.000 battute spazi inclusi.

Buona lettura.


Autore

31685-il-ciliegio-andrea-gualchierotti.jpgAndrea Gualchierotti vive e lavora in provincia di Roma. Dopo gli studi classici e la laurea in Sociologia, si dedica al mondo della comunicazione, senza però tralasciare la passione di sempre per l’archeologia e per le sue scoperte. Quando non scrive si dedica alla numismatica, ai viaggi e al mai dimenticato amore per i romanzi d’avventura.


Eclissi a Biblos 

di Andrea Gualchierotti

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Eclissi! Eclissi, la notte a mezzogiorno!”

Per  lunghe settimane gli accoliti del grande tempio di Baal avevano vagato salmodianti per le strade e i porticati lastricati di Biblo, percorrendo tutti i sette quartieri che formavano la Città, dal mattino al tramonto, annunciando l’approssimarsi dell’evento.

Sì, il disco raggiante del sole, come calcolato dai sacerdoti consultando gli antichi registri astronomici, si sarebbe presto oscurato, lasciando che le ombre calassero nere sulla città, illuminata solo da fioche stelle evanescenti.

E, come sempre accadeva fin dai tempi antichi, il rito di purificazione avrebbe accompagnato quei lunghi minuti di tenebra. Le eclissi erano infatti da sempre ritenute fenomeni nefasti, manifestazione dello sdegno di qualche divinità, o presagio di sinistri fatti per il popolo di Byblos.

Così, ogni qualvolta il lento e misterioso ruotare dei cieli determinava l’oscuramento dell’astro solare, i più alti sacerdoti della Città, accompagnati dal sovrano, celebravano gli antichi rituali sulla cima delle grandi terrazze marmoree del tempio di Baal e, immersi in quel buio innaturale, lasciavano che il tiepido sangue delle vittime sacrificali rinnovasse il patto con gli dei e ne scongiurasse l’inimicizia.

Ma non era quello, in realtà, il vero sacrificio.

Mentre il fumo si innalzava dagli altari roventi di braci rossastre, la tradizione imponeva lo scorrere di ben altro sangue che non quello di arieti e buoi dalle corna inghirlandate: nelle strade e nelle piazze avvolte nella cinerea caligine dell’eclissi, quasi come tributo alla collera divina, era concesso libero sfogo alla follia e al delitto e ogni umana pietà o legge erano bandite.

Gli omicidi, gli agguati, le vendette: ogni turpe azione era, per lunghi tenebrosi minuti, permessa. Brevi orge di sangue, versato in un arcaico rituale vecchio di secoli: l’unico, solo modo per scongiurare l’orribile possibilità che il sole, sconfitto, cedesse definitivamente spazio al buio, smettendo di brillare e lasciando l’umanità in una gelida disperazione.

Era dunque prossima l’eclissi. Poche ore mancavano ormai a quell’appuntamento fatale, e già la gente del popolo aveva cominciato a barricarsi nelle proprie case, mettendo al sicuro i propri beni e la vita. Le porte venivano inchiodate, e le finestre chiuse con pesanti assi. Nessuno, ricco o povero, patrizio o umile popolano, osava lasciare il rifugio sicuro fornito da salde mura. Tutti sapevano bene quale sorte orribile poteva cogliere gli sciocchi che non si preparavano per tempo, eppure, ogni volta, non mancavano gli incauti che si attardavano lungo i viali ormai quasi vuoti, sfidando per gioco od arroganza la fortuna e la morte.

Ah, tanto meglio se quegli idioti si scannano fra loro! Il caos farà il nostro gioco, amico mio.”

A parlare, dietro una feritoia rinforzata da una sbarra di bronzo, era un giovane, che osservava le strade immobili e silenti dalla piccola apertura posta al livello del selciato. Indossava una corta tunica scura, legata alla vita da una spessa cintura di cuoio lucido. Mentre parlava giocherellava con un pugnale dalla larga lama triangolare, e intanto con i mobili occhi scuri studiava la scena; aveva i capelli neri legati in una lunga coda e le braccia nodose del mercenario.

Il locale dove si trovava, seminterrato, offriva uno sguardo privilegiato sull’esterno, e la ragionevole certezza di non essere a propria volta scorti da eventuali, pericolosi, sconosciuti. Era spoglio e abbandonato, arredato solo dai resti di alcune polverose tende che coprivano le mura scrostate, e con un paio di rozzi sgabelli e un tavolo di legno.

Dici bene, Manhel,  e non ho dubbi che tu e i tuoi bravacci corriate ben pochi rischi ad aggirarvi per le strade durante l’eclissi. Anzi, normalmente sareste voi il pericolo per gli stupidi rimasti a vagare per la città…ma in questo caso ricorda che il tuo compito consiste in ben altro che tagliare la gola di qualche miserabile”.

Il suo interlocutore si distingueva appena, seduto nella penombra. La sua voce era calma e priva di qualunque tensione: il giovane assassino riusciva solo a scorgere le bianche mani che spuntavano da una comoda e larga veste di seta. Ma non c’era pericolo che si scordasse del suo temporaneo padrone. L’aveva avvicinato poche settimane prima, in una delle sordide taverne che albergavano nel porto commerciale della città: inizialmente aveva pensato ad uno dei tanti nobili bistrati che comprano la vita di un rivale in qualche amore cortigiano al prezzo di poche monete, ma incontrando lo sguardo gelido degli occhi dello sconosciuto aveva subito capito che in ballo vi era qualcosa di più importante. Silenzioso come un rettile velenoso, in gioventù doveva essere stato bello, ma ormai la pelle macchiata evidenziava l’impietoso scorrere del tempo, e le rughe profonde erano atteggiate in una espressione sdegnosa. Vestiva elegantemente e scandiva le parole con raffinata freddezza, ben lontano dal somigliare ai patrizi effemminati della corte di Tiro, la città da cui Manhel veniva. In ogni caso, non era bene indagare troppo sulla faccenda e inoltre non erano questioni che effettivamente gli importassero: per lui contava il tintinnare dell’oro, e quell’uomo pareva disporne senza problemi.

Così, le labbra di Manhel si aprirono in un sorriso arrogante e mellifluo mentre si voltava per rispondere:

Abbiate fiducia, mio buon padrone – disse con affettata indolenza – il vostro oro è ben speso: il principe Rib-Addi morirà quest’oggi.

Scopriremo presto se il mio denaro è stato ben investito – interloquì l’anonimo mandante di morte – ma intanto ti consiglio parsimonia con le parole: persino le pietre hanno orecchie in Byblos! Mancano poche ore all’eclisse, e in questo particolare caso gli dèi hanno decretato che il buio ci ricoprirà per un tempo particolarmente lungo: fanne buon uso! Ma so bene che per gli uomini come te le tenebre sono amiche, e ti accompagneranno nel compito. Compiaci il tuo padrone, Manhel, e stai sicuro che la ricompensa che ne trarrai andrà oltre le tue aspettative..! ”

Il mercenario, con un’avida gioia negli occhi, chinò vistosamente il capo.

Il palazzo di Rib-Addi era un insieme di marmo e pietra, circondato da colonnati lussuosi e giardini lussureggianti di palme. Situato nella città alta di Byblos, era il tipico esempio del fasto guadagnato dai principi mercanti della città, superato solo dai grandi templi di Baal e Ishtar e dai loro tesori.

Non era la prima volta che Manhel si introduceva nella dimora di un nobile, ma in questo caso aveva trovato prudente utilizzare delle accortezze ulteriori. Ben indirizzati, due dei suoi uomini sorvegliavano, nascosti dietro un arco diruto, il viale deserto che conduceva alla dimora del principe, seguendo la ronda distratta delle guardie patrizie che erano di vedetta presso i giardini della villa.

Le ombre dei cespugli di bosso coprirono il cammino del sicario: l’eclissi si stava avvicinando, e una caligine sottile era caduta sulla terra, come un manto cinereo. Con pochi gesti esperti vinse la resistenza dei delicati meccanismi che muovevano la serratura di uno dei portoni di ferro, e sgusciò dentro, ben sicuro che i pezzi d’argento scivolati nei giorni precedenti nelle mani dei servi di Rib-Addi gli avrebbero fatto trovare via libera. E così fu. Non c’erano schiavi né concubine a incrociare i passi di Manhel mentre attraversava i ricchi saloni del palazzo.

Sebbene i suoi occhi scorgessero arredi preziosi e tesori, l’assassino non si lascò distrarre: troppi suoi colleghi, tentati da facile bottino, si erano attardati in casi simili, andando incontro ad una brutta fine. Si lasciò indietro gli atri esterni, sicuro che il nobile signore padrone di quella dimora si fosse ritirato nelle stanze più interne, al sicuro dalle ore di tenebra che si stavano avvicinando sempre di più. Giunto alla fine di un lungo corridoio, Manhel comprese di aver intuito bene, perché dietro un velo color ambra, illuminata da molte lampade, intravide la sagoma panciuta del principe mercante adagiata su un divano di seta, il braccio sollevato per mescere da un’anfora oblunga.

Con consumata freddezza, percorse gli ultimi passi che lo separavano dalla sua vittima, il pugnale già stretto nella destra; Rib-Addi, la mente annebbiata dal vino, si accorse della presenza estranea del sicario solo quando la mano di Manhel già gli premeva sulla bocca, serrandogliela, e la lama si avvicinava alla gola, mentre le palpebre pesanti si spalancavano per la sorpresa.

Aspetta, amico mio: ancora un momento!

Gelato da quel richiamo imprevisto, a Manhel occorsero alcuni istanti per riconoscere in quelle parole la voce del suo mandante, la figura incappucciata che faceva il suo ingresso scostando il velo ambrato. Rib-Addi, parimenti sconcertato, riusciva solamente a far ruotare gli occhi porcini da un intruso all’altro.

Per il sangue di Shamash! Stavo già per lanciare il pugnale contro la tua testa! Cosa ci fai qui?” Imprecò Manhel, la stizza di chi odia essere colto di sorpresa.

Non lo immagini? Ho seguito i tuoi passi perché voglio salutare il nostro caro Rib-Addi prima che tu lo spedisca fra le ombre! Non sarebbe ugualmente soddisfacente se non sapesse che ha decretarne la morte è stato Teshub, gran sacerdote di Baal!

 Manhel comprese; ecco perché tanta attenzione alla segretezza. Quell’uomo era una delle più alte autorità di Byblos, e nessuno doveva neanche supporre che potesse essere il mandante dell’omicidio di un nobile. Certamente era stato temerario a presentarsi sul luogo del delitto per schernire la sua vittima, e ora, dopo aver preparato tutto con cura, la sua freddezza iniziale si scioglieva in una gioia quasi sguaiata.

Rib-Addi, riconosciuto infine colui che si era introdotto in casa sua e compreso cosa era venuto a fare, prese ad agitarsi disperatamente, graffiando l’aria, ma i suoi sforzi non impensierivano minimamente Manhel, che gli ingiunse di star calmo con una poco cortese pressione della punta del pugnale.

Oh no, lascia pure che parli!” ghignò Teshub “Non mi dispiacerà sentire le ultime parole di questo grasso maiale! Saranno certo parole di scusa, ma ormai è troppo tardi; troppe volte la sua alterigia gli ha fatto mancare di rispetto a me, gran sacerdote del dio supremo di Byblos! A lungo hai pensato che la ricchezza portata dalle tue navi ti avrebbe fatto scudo contro di me, Rib-Addi, ma nessuno tratta con sufficienza il sacerdote di Baal: stai per impararlo bene!

Reso rabbioso dalla paura e dall’umiliazione, il principe mercante esplose invece in una ridda di insulti e imprecazioni che suscitò in Teshub una risata maligna. Il rischio corso per assoldare un sicario e assistere a quella sceneggiata si stava davvero ripagando!

Quanto ti paga questo maledetto cane?” domandò rivolto a Manhel “Sappi che ti darò il triplo se gli conficcherai la lama nel petto in questo istante! Cosa aspetti? Sono l’uomo più ricco di Byblos, e non avrò problemi a coprirti d’oro!

Il sicario si concesse una smorfia stanca: erano parole che aveva sentito fin troppe volte nella sua carriera di tagliagole; eppure, doveva riconoscerlo, Rib-Addi non millantava, e volendolo avrebbe davvero potuto pagarlo quanto il suo peso in oro.

Quella macabra asta fu interrotta da un improvviso clamore, che – pur attutito – si udì nitido provenire dall’esterno, assieme allo strepito di grida e urli. Era come se la folla che assisteva ogni anno alla gran festa di Ishtar si fosse riunita quel giorno fuori della villa; colpi e rumori metallici iniziarono a diffondersi, simili al caos di una sommossa. Tutti e tre gli uomini voltarono il capo di scatto, come presentendo quanto avveniva. Il sacerdote fu il primo a parlare: “Lo senti Rib-Addi? E’ il popolo di Byblos, impazzito per l’eclissi, che si agita là fuori nelle tenebre! Probabilmente intendono sacrificare al sole la vita di un nobile, per assicurarsene il ritorno, e chi più di un principe è adatto a questo scopo?” Ghignò maligno. Manhel, scuro in volto, lo rimbeccò:”Gran sacerdote, dimentichi forse che siamo qui anche noi? Se davvero la plebe intende saccheggiare la villa o massacrarne gli occupanti, difficilmente andrà troppo per il sottile! Dobbiamo andarcene immediatamente!

Non prima che tu abbia eseguito il compito che ti ho affidato!” replicò piccato “Avanti, taglia la gola di questo idiota e fuggiamo!

Sarebbe stata la fine per Rib-Addi, ma la forza della disperazione dona spesso risorse insperate; con una torsione improvvisa, il nobile riuscì a strapparsi dalla presa di Manhel, per poi scattare in piedi, le braccia tese in avanti come per bloccare l’avanzata del sicario.

Abbassa il pugnale! Aspetta! Anche tu Teshub! C’è un modo per salvare la vita di tutti: se mi risparmiate ve lo rivelerò, ma dovete promettere entrambi di non uccidermi!

Vuoi mercanteggiare anche adesso che stai per morire? Taci! E tu Manhel, zittiscilo per sempre!

Urlò il sacerdote, mentre le sue parole venivano quasi coperte dal rumore metallico di uno dei portoni della villa che veniva abbattuto. Il caos di voci e urla si fece più forte e distinto: presto la folla di fanatici si sarebbe riversata in ogni stanza del palazzo. Con un gesto infastidito, Manhel fece un passo verso Rib-Addi: “Davvero sai come possiamo metterci in salvo?

Certo” annuì quello, il sudore sul capo stempiato “Ma prima giurate entrambi di non conficcarmi un  pugnale nella schiena appena mi volterò! Soprattutto tu, Teshub, giura per Baal, di cui servi il tempio! Non oserai infrangere questo vincolo!

Per la prima volta, l’ombra dell’esitazione comparve sul volto rugoso di Teshub: il fracasso dei mobili rovesciati e degli arredi distrutti era ormai vicinissimo. Si udivano anche le voci di alcuni schiavi che, ritiratisi nei loro alloggi per lasciare via libera al piano omicida di Manhel, erano adesso scoperti dalla plebe urlante, e venivano letteralmente fatti a pezzi dalla folla ululante.

E va bene, pare che tu abbia fatto la scommessa giusta, Rib-Addi! Giuro per Baal che non ti ucciderò! Ma ora facci strada, prima che veniamo fatti a brani da quei cani!

Il mercante sorrise come una volpe “Non temere, la via di fuga è proprio vicino a noi: vedi il mosaico su quella parete, la figura del cacciatore che si avventa sul cinghiale? Le tessere degli occhi dell’uomo aprono un passaggio alla base nel muro; conduce direttamente verso il mare, dove una barca è sempre ormeggiata, carica di quanto può servire per una fuga. Se ci sbrighiamo, la folla non potrà raggiungerci, ma dobbiamo avviarci subito!

Con rapidi gesti Rib-Addi premette le tessere del mosaico. Un blocco scivolò silenziosamente dentro la parete, rivelando uno stretto passaggio. “Ci siamo! Seguitemi, non abbiamo più tempo!

Dimenticato ogni indugio, i tre si introdussero lesti nel passaggio, guidati da Rib-Addi che, afferrata una lampada, li precedeva di pochi passi in un cunicolo scavato nella roccia.

Questo tunnel era già stato scavato dal precedente proprietario della villa, ma io l’ho fatto ingrandire e puntellare. I lavori mi sono costati quanto un carico di legni di Punt!

Per fortuna non sei avaro come molti tuoi pari, Rib-Addi” sentenziò Manhel, l’odore della salsedine che indicava la vicinanza del mare “E’ così infatti: cerca di rammentarlo!” ribatté a mezza voce il nobile, che azzardò un’occhiata d’intesa. Ambiguo, Manhel accennò all’indietro col capo; a non molta distanza, il fruscio della seta lo ammoniva a non dimenticare che il mandante dell’omicidio era a soli pochi passi da lui.

Per altri lunghi minuti la corsa del terzetto proseguì, e mentre speranze di salvezza e brame omicide impegnavano le menti di ognuno, si lasciarono indietro il passaggio infestato dai ratti.

Una luce grigia e tremolante annunciò che lo sbocco del tunnel era ormai prossimo. Fra le onde sciabordanti ondeggiava lenta una barca, assicurata da pesanti funi ad un piccolo molo di pietra: la fuga era terminata. Rib-Addi, alzando il braccio, allungò la lampada verso l’esterno, come a voler far da sostituto al sole che ancora era coperto da disco lunare.

L’eclissi non è ancora finita! Davvero la sua durata è maggiore di quanto si ricordi a memoria d’uomo!” esclamò, una nota di timore superstizioso nella voce.

Non durerà comunque ancora molto, e in ogni caso le tenebre non sono più necessarie: siamo soli, e stavolta nessuno ci disturberà. Forza, Manhel, mettiamo fine a questa commedia!

Rib-Addi sbiancò, ma stavolta più per la rabbia che per la paura: “Dannato, neanche il timore degli dèi ti induce a mantenere la parola data? Hai giurato!

Teshub sorrise mellifluo, mostrando i denti bianchi e regolari: “Se è per questo, non molto tempo fa ho giurato anche su tutte le divinità di ucciderti! Nessun giuramento può contraddirne un altro, e perciò la promessa che ti ho fatto è nulla tanto agli occhi di Baal quanto ai miei!” esclamò.

Nonostante l’intimazione del sacerdote, Manhel rimase immobile; come soppesando la situazione, prese a giocherellare col pugnale, saggiandone la punta con le dita, per poi rivolgersi al suo temporaneo padrone:“Temo che davvero il nostro principe mercante offra di più, gran sacerdote! Hai sbagliato a dargli la possibilità di parlare, perché la sua generosità, pur nata dalla paura, mi attrae più della tua evidente vocazione al doppio gioco, una virtù che non apprezzo particolarmente. Tranne quando sono io a praticarla, ovviamente!” motteggiò.

Nonostante il voltafaccia avesse accentuato la piega sdegnosa del volto di Teshub, il sacerdote di Baal sogghignò:“Oseresti quindi rivolgere la tua arma contro di me, sciocco brigante? Pagherai ben caro il tuo tradimento, credimi! Prima però farai quello che ti ho ordinato, volente o nolente!

Una brace avvampò negli occhi dello ierofante; attratto da quello sguardo come da un magnete, Manhel sentì un brivido repentino immobilizzargli le braccia e le gambe, come se la stretta di un gigante le avvinghiasse e, al pari di una bambola di stracci, le indirizzasse secondo la sua volontà. Di nuovo alzò il pugnale su un impietrito Rib-Addi.

Vedi? Ora non hai più potere sul tuo corpo, e le tue membra rispondono solo a me! Avanti Manhel, esegui il mio comando, uccidi quel cane!

Le labbra del sacerdote non si erano mosse, eppure Manhel sentì l’ordine risuonare nella sua mente come l’eco di un gong; mancava un istante alla morte del mercante, che impotente mormorava un’ultima maledizione. Fu quindi con una inaspettata rotazione che l’assassino torse il fianco, conficcando la lama nel petto di uno sbalordito Teshub; con una smorfia d’odio misto a stupore dipinta sul volto, il vecchio sacerdote di Baal cadde al suolo, le vesti di seta impregnate di sangue vermiglio, spegnendosi in pochi istanti.

Manhel ripulì il pugnale sulla tunica del morto con fare indolente:”Che sciocco! Pensava forse di essere il primo stregone a provare questo gioco? La volontà di chi è abituato a uccidere non si piega facilmente come quella di un servo o di qualche chierico dalle spalle curve, e non bastano un paio di occhi di serpente per manovrarmi come una marionetta! Forse, se fossimo stati in piena luce… ma con solo una lampada a illuminarlo quest’antro è troppo buio perché il fluido dei suoi occhi potesse incatenarmi per più di pochi istanti!”

Colmo di compiaciuta ilarità, Rib-Addi batté la mano sulla spalla del sicario, incredulo di quel rovescio di fortuna: “Ottimo, amico mio, ottimo! Questo cane ha mirato troppo in alto con i suoi complotti, ma ha avuto ciò che meritava!“ disse, assestando un calcio rabbioso al cadavere “Ora vieni: sento eco di passi provenire dal fondo del tunnel! Qualcuno deve essere entrato nel passaggio, e non devono trovarci qui. Ci sarà da remare, ma saremo lontani per quando arriveranno.

Con calma ponderata, Manhel allontanò da sé la mano di Rib-Addi: “Ti prendi troppe confidenze per essere uno che è ancora in debito di molto oro e di un colpo pugnale, mercante. Dov’è la mia ricompensa?
Il nobile indicò la barca a pochi passi: “Nascosta sotto quei teli c’è una cassa colma di barre d’argento e oro martellato! Sebbene il complotto di Teshub mi abbia colto di sorpresa, ciascuno dei principi mercanti di Byblos sa che gli altri patrizi rivali potrebbero accordarsi per eliminarlo, e ognuno di noi tiene una parte delle sue ricchezze a portata di mano, qualora si verificassero eventi come questo. Appena sbarcati in un luogo sicuro, potrai averne la metà! Sarai un uomo ricco!

Già, pare proprio che sia così!

Con un pugno ben assestato sulla tempia, Manhel buttò a terra Rib-Addi, lasciandolo mezzo stordito, per poi legarne velocemente la goffa figura con le pesanti gomene che poco prima ancoravano l’imbarcazione a un doppio anello di metallo infisso nella pietra.

Verme! Tradisci anche me dunque!” strillò il nobile, cui non sembrava vero che la sua sorte potesse avere un ennesimo, repentino rovesciamento.

Sono desolato, buon principe!“ Ribatté quasi senza ironia il sicario, allungandosi sui remi “Ma troppe persone hanno imparato il mio nome e conosciuto il mio volto, quest’oggi, e non sono così ingenuo da credere che, se anche adesso tu mi sei grato per averti concesso la vita, col tempo non ripenserai con acredine ai nostri trascorsi; un buon sicario non si lascia mai dietro inimicizie potenti, lo capisci vero?

Non lontano, nelle profondità del tunnel, molte luci ondeggiavano nel buio, torce accese dai saccheggiatori che, scoperto il passaggio, erano ormai prossimi a raggiungerne lo sbocco sul mare. Gli occhi spalancati sulla fine che si avvicinava, Rib-Addi lanciò un’ultima bestemmia, mentre la barca si allontanava assieme alle sue ricchezze, condannandolo a morte.

Manhel era già abbastanza lontano quando gli parve di udire le grida del mercante levarsi alte, portate dal vento, in tutto simili a quelle di un maiale sgozzato; la caligine, frattanto, andava diradandosi, proprio come se il molto sangue sparso avesse realmente saziato gli dèi, consentendo agli astri di riprendere il loro corso abituale.

Mentre l’assassino fantasticava sui lussi sibaritici che l’attendevano grazie all’oro tanto fortunosamente ottenuto, una sorta di seconda alba pareva levarsi su Byblos, i grandi palazzi bianchi rilucenti sulla costa. L’eclissi era finita.


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Scritto da Francesco La Manno

Blogger, recensore, saggista, curatore specializzato nello sword and sorcery; fondatore e presidente di Italian Sword&Sorcery e socio della World SF Italia.

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