Articolo di Dario Giansanti, tratto dal sito Centro Studi La Runa.


I. L’epica delle invasioni

Il Ciclo delle Invasioni, o Ciclo Mitologico, è il primo dei vari cicli che compongono il corpus mitologico irlandese. Seguono il Ciclo dell’Ulaid, il Ciclo dei Re e il Ciclo Feniano. E speriamo di avere tempo e capacità di occuparci di tutto questo immenso materiale…

Il Ciclo delle Invasioni tratta del periodo più antico, quando popolazioni preistoriche giunsero nell’Isola di Smeraldo per occuparla e trasformarla, stabilendovisi per tempi più o meno lunghi e talvolta combattendo gli uni con gli altri per il suo dominio. Viene anche chiamato Ciclo Mitologico in quanto vi sono contenute, per quanto evemerizzate e trasformate, le antiche leggende celtiche sugli dèi. Il tutto, tramandato da antiche cronache o da racconti medievali, quindi riletto in un’ottica storicistica e cristianizzata.

II. Il problema delle datazioni

Gli annalisti irlandesi sentirono sempre molto forte l’impulso a collocare i principali avvenimenti della loro storia e del loro mito in una griglia di date sempre più precisa e dettagliata. Per tale ragione, molti monumenti letterari medioevali altro non sono che cronache e annali, dove ogni avvenimento viene collocato in un anno ben preciso, quando addirittura non viene dato il mese e il giorno.

Thomas Kinsella, The TainAncora Keating, che scrive intorno alla metà del ‘600, fa lunghe disquisizioni nei suoi Fondamenti della conoscenza d’Irlanda cercando di far quadrare i conti tra i vari annalisti e confrontare (cosa assai importante) le date tradizionali del mito irlandese con gli avvenimenti biblici. Questo è quanto avevano fatto i suoi predecessori. Si sapeva che Cesair fosse giunta in Irlanda una quarantina di anni prima del Diluvio, e che Partholon era quanto meno contemporaneo di Abramo, il problema tuttavia era capire in quali anni precisi collocare questi avvenimenti. Il punto era che già le datazioni bibliche presentavano una serie di difficoltà. Sappiamo bene che i vari calcoli sulla data della creazione avevano dato indicazioni discordanti. Ma le incoerenze si trovavano ancora più a monte, in quando la Bibbia ebraica dice che il Diluvio era avvenuto 1969 anni dopo la creazione del mondo, mentre nella traduzione in greco dei Settanta questo tempo era dilatato a 2242 anni, e gli annalisti scelsero via via le cifre offerte dalla prima versione e dalla seconda, talvolta saltando in una stessa opera dall’una all’altra.

Dovendo fare una scelta, invece di dare ogni volta versioni differenti, in questo lavoro abbiamo deciso di rifarci alle date degli Annali del regno d’Irlanda o dei «Quattro Maestri», che ci sembrano, non certo più vicine al dato storico, quanto meno più coerenti delle altre (la Cronaca degli Scoti presenta non poche incoerenze interne che ne rendono impossibile la rappresentazione schematica). Negli Annalil’Anno Mundi 5194 viene equiparato all’Anno Domini 1, essendo questo, secondo i calcoli degli autori del testo, l’anno della nascita di Cristo.

Poiché in questi antichi calendari non esisteva ovviamente un anno 0, bisognerebbe tenerne quanto nelle equiparazioni col nostro calendario. Ma equiparando l’Anno Domini 1 con l’anno 0, tutte le cifre degli anni seguenti alla nascita di Cristo andrebbero slittate di un’unità. Ed equiparando (come si fa in alcuni calcoli calendariali) l’anno 0 come l’anno precedente all’Anno Domini 1, le cifre da far slittare diventerebbero quelle precedenti la nascita da Cristo. Ma poiché si tratta in ogni caso di date mitologiche, puramente indicative, abbiamo deciso in questa sede di non tenere conto di tali aggiustamenti.

Creazione del mondo 1 A.M. 5194 a.C.
Genti di Cesair 2242 A.M. 2952 a.C.
Partoloniani 2520 A.M. 2674 a.C.
Nemediani 2850 A.M. 2344 a.C.
Fir Bólg 3266 A.M. 1928 a.C.
Túatha Dé Dánann 3303 A.M. 1891 a.C.
Milesi 3500 A.M. 1694 a.C.
Nascita di Cristo 5194 A.M. 0

III. Il ciclo delle invasioni come mito formativo

0

Cesair

(Diluvio)

1

Partoloniani

Assetto orografico, agricoltura

2

Nemediani

Assetto orografico, agricoltura

3

Fir Bólg

Organizzazione politica, regalità

4

Túatha Dé Dánann

Druidismo

5

Milesi

Insediamento dei Gaeli

Le invasioni d’Irlanda, si nota innanzitutto, sono «formative». Il mito celtico della creazione del mondo non è stato tramandato: eppure lo si può ancora leggere in controluce nell’epica delle invasioni. L’Irlanda, nel tempo mitico di queste invasioni, era completamente diversa da qualsiasi Irlanda gli uomini abbiano mai conosciuto. Con un possente viaggio a ritroso nel tempo, il mito delle invasioni ci mette davanti alle condizioni primordiali delle cose, quando tutto ciò che costituisce il mondo così come lo conosciamo, dalla struttura del territorio ai consueti elementi del vivere civile, non erano ancora stati stabiliti. L’Irlanda delle origini è un’Irlanda incolore e vuota, senza definizione e tradizione. Il suo paesaggio è spoglio e disadorno, e i suoi elementi non hanno ancora un nome, il che è come dire che non esistono. Bisogna tener conto che in Irlanda, più che in altri paesi, ogni pianura, promontorio, lago, collina, insenatura, tumulo, prende il nome da un evento accadutovi anticamente: una battaglia, un funerale, uno sbarco, un incontro tra due amanti. Ogni toponimo affonda la sua origine nel passato mitico, nella vita e nella morte dei personaggi dell’epica, e questo tratto, caratteristico della mitologia irlandese, costituisce la tradizione delle Storie toponomastiche.

Barry Raftery, Jane McIntosh (Editor), Atlas of the CeltsMa tornando indietro nel tempo, ecco che troviamo un’Irlanda in cui le cose non sono ancora successe, in cui i nomi non sono ancora stati dati, in cui l’intero paesaggio è una cartina geografica vuota e muta. Non v’è da stupirsi se, quando i Partoloniani giunsero nell’Isola di Smeraldo, non trovarono che la sola antica pianura di Sen Mág (o Mág Elta), spianata da Dio stesso e su cui non cresceva nemmeno un filo d’erba. Soltanto la mano di Dio aveva sfiorato il paesaggio d’Irlanda. Ma ecco che i Partoloniani dissodarono altre quattro pianure, e in seguito i Nemediani ne avrebbero dissodate altre dodici. E se vi erano solo tre laghi in origine, sette scaturirono durante la permanenza dei Partoloniani, quattro al tempo dei Nemediani e altri tre al tempo dei Túatha Dé Dánann. Ma questo della nascita di un lago durante lo scavo di una tomba e la denominazione del lago secondo il nome della persona sepolta, è tema ricorrente nei miti toponomastici irlandesi.

Come vedremo procedendo in questo viaggio attraverso i miti irlandesi, tutto si configura come un continuo legare eventi mitici ai nomi del paesaggio. Ed è attraverso il mito che il paesaggio acquista lentamente la sua attuale configurazione, diventando come oggi noi lo conosciamo. Il mito irlandese, soprattutto l’epica delle invasioni, è dunque mito formativo, creativo, eziologico.

Stessa cosa per ogni elemento che compone la vita e la cultura quotidiana. L’epica delle invasioni è tutta una serie di prime volte in cui le conoscenze, le tecniche, le relazioni sociali, furono sperimentate e stabilite. Vengono spiegati gli inizi dell’agricoltura, dell’edilizia, del commercio, della molatura. Vengono spiegate le origini della sovranità. Come anche della sapienza, della poesia, dell’artigianato, delle grida di battaglia, del gioco degli scacchi e della palla, delle corse dei cavalli e delle convocazioni delle assemblee. Il Libro delle invasioni d’Irlanda fa particolare attenzione alle occasioni in cui le cose furono fatte per la prima volta, riportando i nomi delle persone coinvolte. Dunque il primo a sbarcare, il primo a morire, il primo ad essere re, il primo ad essere tradito dalla moglie, il primo a pronunciare una sentenza e così via.

Alwin Rees - Brinley Rees, L'eredità celticaCome tutte le culture tradizionali, anche la società celtica non poteva funzionare senza precedenti, senza archetipi che stabilissero gli immutabili ed eterni presupposti che reggono la vita quotidiana. (Rees & Rees 1961).

IV. Arrivo dall’Oceano

È facile, leggendo gli antichi testi, interpretare l’Irlanda come un’ipostasi dell’intero mondo. È un fenomeno di etnocentrismo comune a molti popoli: si pensi ad esempio alla Cina o al Giappone. La divisione dell’Irlanda in «quinti» rieccheggia la ripartizione della terra in «climi» nelle antiche cosmografie. Ma se quest’isola è una figurazione del mondo, le acque che la abbracciano diventano allora le acque dell’Oceano Cosmico. Non ci si sorprenderà di scoprire che la metafora regge perfettamente. I viaggi per mare narrati nelle leggende irlandesi (immrama), come quelli compiute da Bran mac Febail o da San Brandano, diventano veri e propria viaggi per l’Altro Mondo. Le terre favolose poste al di là dell’oceano, di cui favoleggiano queste storie, corrispondono esattamente alle Isole dei Beati e alle Esperidi del mito greco.

Capovolgendo il senso del mito, ecco che i cinque popoli invasori, che dal mare giungono in Irlanda, vengono dall’Altro Mondo.

Non importa se i cronisti medievali abbiano posto le origini di questi popoli in luoghi come la Spagna, la Grecia, o le «isole settentrionali del mondo», o abbiano cercato di ricondurle al mito biblico. Si tratta forse solo di un modo per attualizzare alla luce delle Scritture un antico mito della creazione. Il «venire dal mare» di queste stirpi preistoriche è un «venire all’esistenza». Molti miti in tutto il mondo trattano la creazione come un’emersione dalle acque primordiali. Si può anche pensare ai miti amerindi in cui la creazione del genere umano è presentata come un’emersione dei primi uomini da un altro mondo (o da un mondo precedente), generalmente posto nel sottosuolo.

Venceslas Kruta, La grande storia dei celti. La nascita, l'affermazione e la decadenzaI popoli che giungono in Irlanda vengono dunque «creati» e non «spostati». Essi arrivano dall’Altro Mondo ed è nell’Altro Mondo che fanno ritorno. Molte volte, nel mito irlandese, la concezione del ritorno al mare si confonde con quella dei sìde, veri e propri mondi posti nel sottosuolo, sotto le onde, o in isole meravigliose in mezzo al mare. È chiaramente nei sìde che vivono i Fomoriani ed è nei sìde che andranno a vivere i Túatha Dé Dánann dopo essere stati sconfitti dai Milesi. Il fatto che i sìde siano legati al mare e ai tumuli funerari, fa chiaramente capire quale fosse, in uno stadio antico del mito, il luogo di origine dei vari popoli che giunse ad invadere Ériu. Il mito delle invasioni, in controluce, presenta gli stessi elementi del mito greco. Il mare nei miti irlandesi ha qualcosa dell’antico fiume Ōkeanós, che nel mito omerico della creazione viene considerato origine e fine di tutte le cose.

Allora queste stirpi umane che giungono in Ériu potrebbero corrispondere alle stirpi delle varie età cosmiche di cui tratta il mito greco riferito da Esiodo: età dell’oro, dell’argento, del bronzo, del ferro. È possibile, anche se l’analogia non regge a un’analisi più dettagliata. Vi sono comunque molti elementi che possono essere riallacciati a vari miti greci e germanici e indiani, che mostrano in qualche modo un’origine comune.

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Scritto da Francesco La Manno

Saggista, curatore, editore, conferenziere e cultore di narrativa dell'immaginario specializzato nello sword and sorcery; fondatore e presidente dell'Associazione Culturale Italian Sword&Sorcery e socio della World SF Italia. I suoi saggi sono stati pubblicati da varie case editrici tra cui Solfanelli, Watson, Ailus e Letterelettriche. Scrive su L'intellettuale Dissidente e su alcune riviste tra cui Dimensione Cosmica e Lost Tales. Oltre alle pubblicazioni tradizionali, su siti e blog specializzati sono apparsi oltre duecento suoi articoli, recensioni e saggi.

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