Articolo di Gabriele C. Zweilawyer, tratto dal sito Zhistorica.


Ormai le tipologie principali di Gladiatori sono largamente conosciute, mentre si sa poco di quelle che hanno ricevuto minore attenzione da parte degli studiosi.

Un Reziario e un Secutor si studiano, girando in tondo. La sabbia schizza in aria e negli occhi mentre la rete vola verso il secutor. Con un braccio impigliato, questi contrattacca usando il gladio, riuscendo a deviare il tridente verso l’esterno e a penetrare la guardia del reziario, che però rotola in terra ed estrae la daga…I giochi nell’arena li immaginiamo così, in modo piuttosto meccanico, con coppie fisse e schemi di combattimento prestabiliti. In realtà, c’erano decine di figure, professionali o meno, pronte a dare spettacolo. Parliamo delle tipologie di gladiatorimeno conosciute, sempre con l’aiuto di Gladiatori di Silvano Mattesini.

LAQUEATORES

Sembrano essere agili gladiatori armati con pugnale o gladio e dotati di una specie di corda o laccio, il laqueus per l’appunto, con cui tentavano di bloccare un antagonista munito di lancia. Erano combattenti armati alla leggera che probabilmente avevano il compito di fare spettacolo nell’attesa di eventi più significativi. Uno scontro di di destrezza e agilità fra due Laqueatoresappassionava gli spettatori e consentiva nel contempo la pulizia dell’arena e la preparazione di nuove scenografie.

VENTILATORI

Erano “gladiatori funamboli” che davano prova di abilità menando colpi nell’aria contro avversari inesistenti, dimostrando le loro capacità tecniche ed invenzioni stilistiche. Attori più che gladiatori, attiravano il pubblico con le loro curiose esibizioni. Potevano rientrare, insieme ad altri gruppi, nella definizione di Meridiani, ovvero gladiatori che prendevano il nome dall’ora in cui scendevano nell’arena per riempire i vuoti fra un’esibizione e l’altra. Sembra che si esibissero soprattutto durante l’ora di pranzo, quando la folla si diradava prima dei giochi pomeridiani.

Varie categorie di gladiatori da un famoso mosaico

SCAEVAE

Si trattava di gladiatori mancini, apprezzati dal pubblico per la loro tecnica diversa ed il tipo di scherma che disorientava anche i combattenti più esperti. La presenza di un gladiatore mancino nello spettacolo rendeva lo scontro più esaltante e dal risultato più incerto. Dobbiamo pensare al giorno d’oggi, in diversi sport, la figura del mancino manitene delle caratteristiche di rottura rispetto agli schemi classici dello sport in questione. Pensiamo al tennis, dove alcuni giocatori destri (Nadal ad esempio) sono stati allenati a giocare con la mano sinistra per mettere in difficoltà l’avversario, o alla scherma, o al pugilato. I mancini non rappresentavano una categoria gladiatoria a parte, ma una semplice tipologia che figurava in tutte le specialità di combattimento. Una Sceva poteva essere un Murmillo o un Secutor, un Reziario o un Trace e così via.

PEGMARII

Questi gladiatori prendevano parte agli scontri in gruppo quando venivano innalzate delle torri o delle grandi scene di guerra. Si organizzavano a gruppi per attaccare o difenderela postazione. I Pegmari avevano il compito di generare vere e proprie scene di battaglia che servivano ad esaltare il pubblico e consentirgli di rivivere scene eroiche e storiche vissute dall’esercito romano e rimaste nell’immaginario collettivo. Si trattava quindi di comparse generiche utilizzate per vari scopi.

CALONES

Quando si organizzavano delle “palizzate” o “costruzioni fittizie” o vere e proprie “scenografie” all’interno dell’arena, erano gli inservienti (Calones)  a realizzare la rapida costruzione e aportare scudi e armi sulle finte mura. Essi quindi montavano i fondali e partecipavano allo spettacolo con costumi in sintonia son l’argomento trattato.

TUNICATI

Sembra che si trattasse di gladiatori giudicati effemminati o trasgressivi, che eccitavano gli animi del pubblico per la loro denunciata diversità. Il loro nome deriva dalla lunga tunica (arrivava sotto il ginocchio) che indossavano nell’arena. Probabilmente armati in maniera essenziale, con uno scudo ed una daga, animavano anch’essi, come altri combattenti, i momenti di passaggio fra grandi eventi. A causa delle loro movenze trasgressive ed originali erano scherniti dalla folla.

RUDIARII

Dopo molte vittorie ottenute nell’arena e dopo aver ricevuto le varie “palme” della vittoria, al gladiatore veniva dato il congedo dagli spettacoli dell’anfiteatro. Durante il rito, che segnava la fine della loro carriera e l’acquisizione della libertà, veniva loro concesso il rudis, una piccola spada di legno a ricordo delle imprese vissute. Questi combattenti congedati, o missi, non potevano essere più obbligati a ritornare nell’arena, I Rudiarii, se tornavano a combattere, lo facevano per loro libera scelta. Di solito comunque, venivano ingaggiati da un lanista per allenare i nuovi gladiatori, in cambio di un lauto compenso.

SESTERZIARII

Si può girare in tondo, tentando di darne una definizione dignitosa, ma in realtà i Sesterziarii erano dei disperati che si buttavano nell’arena per pochi spiccioli (sesterzi). Non avevano un’adeguata esperienza e si trattava per lo più di anziani e persone con un gran bisogno di denaro. Insomma, sangue e morte a basso costo. Dobbiamo pensare che si facessero delle grandi stragi di Sesterziarii per eccitare la folla. Non bisogna confonderli con i Catervarii, che erano invece dei combattenti atletici.

CATERVARII

Venivano gettati nell’arena per dare vita a un furioso mischione a base di interiora e ferro. Una caterva di uomini che combatteva senza tecnica, nè difesa. Vita e morte erano decise dal gladio che impugnavano e, soprattutto, dalla fortuna. I Catervarii servivano agli imprenditori dello spettacolo per donare alla folla una massiccia e macabra follia di sangue. Seneca ce ne fornisce una testimonianza diretta.

Epistole VII, 3-5

“…Per caso capitai in uno spettacolo di gladiatori che combattevano nel pomeriggio, aspettandomi dei giochi, degli intermezzi farseschi e qualche spettacolo rilassante con cui gli occhi degli uomini possono riposarsi dalla vista del sangue umano: avvenne proprio il contrario. Tutti i combattimenti precedenti furono opere di misericordia; adesso, lasciate da parte le cose da poco, ci sono dei veri e propri omicidi: non avevano niente con cui proteggersi. Esposti al colpo con tutto il corpo non mandano mai un colpo a vuoto. La maggior parte degli spettatori preferivano questo alle ordinarie coppie gladiatorie e a quelli richiesti dal pubblico.
E perché non dovrebbero preferire ciò? Né con l’elmo né con lo scudo vengono respinte le armi. A che scopo le difese? A che scopo l’abilità tecnica? Tutte queste sono rinvii della morte…”

Quel piagnone di Seneca. Lasciali ammazzare in pace questi gladiatori!

Altre volte, venivano considerati Catervarii prigionieri di guerra o criminali, costretti ad entrare nell’arena per battersi fra loro fino alla morte. Un episodio di questo tipo viene riportato da Flavio Giuseppe nelle Guerre Giudaiche (VII 2,1):

“…Tito si fermò a  Cesarea e dette ogni tipo di spettacoli. trovarono colà la morte molti dei prigionieri, alcuni gettati alle belve, altri costretti a battersi tra loro in fitte schiere (catervatim)…”

CUBICULARI

Si trattava di gladiatori privati, o veri professionisti pagati dai loro padroni per fare da guardie personali o per divertire i commensali durante i banchetti con duelli corpo a corpo. Se richiesto dai loro proprietari, potevano anche combattere ufficialmente nei munera.

TERZIARII

Si tratta di combattenti che potevano appartenere a qualsiasi specialità gladiatoria. Conosciuti anche come Suppositicii. Questi uomini prendevano la denominazione dal numero tres, in quanto poteva accadere che che, dopo la morte di uno dei due contendenti, prendesse il suo posto un terzo uomo, il Terziario per l’appunto, per continuare il duello con il vincitore. Immaginiamo questi uomini nell’attesa del loro destino, scrutassero le mosse dei loro eventuali avversari durante lo scontro, sperando di comprenderne le tattiche ed i punti deboli.

Insomma, parliamo di una vasta gamma di atleti, disperati e amanti dell’adrenalina (e non mancavano le donne) che formavano la parte più “sostanziosa” dell’attività nell’Arena

Scritto da Francesco La Manno

Saggista, conferenziere e cultore di narrativa dell'immaginario specializzato nello sword and sorcery; fondatore e presidente dell'Associazione Culturale Italian Sword&Sorcery e socio della World SF Italia. I suoi saggi sono stati pubblicati da varie case editrici tra cui Solfanelli, Watson, Ailus, Letterelettriche. Scrive su L'intellettuale Dissidente e su alcune riviste tra cui Dimensione Cosmica e Lost Tales. Oltre alle pubblicazioni tradizionali, su siti e blog specializzati sono apparsi oltre duecento suoi articoli, recensioni e saggi.

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