FANTASY STORICO PRIMA PARTE

FANTASY STORICO SECONDA PARTE


Per semplificare la comprensione di quello che seguirà nelle prossime settimane, oggi parlerò dei testi antichi.

Il modo migliore per evitare il più possibile contaminazioni dovute a interpretazioni è naturalmente quello di andare il più indietro possibile, quindi verranno presi in considerazione soltanto i testi più antichi della storia dell’umanità, provenienti da diversi luoghi -e popoli- del mondo e ci accorgeremo che ci raccontano la stessa storia, ma soprattutto hanno una forza tale da scuotere ogni mente che non sia del tutto asservita a ciò che lo circonda. Tesori di sapere dal valore incalcolabile sono andati distrutti, come la biblioteca di Alessandria d’Egitto, quella di Pergamo e quella di Nalanda, la più preziosa dell’India antica, ma oggi abbiamo ancora quel poco di materiale che ci permette di ricostruire il disegno della nascita dei miti sword and sorcery, e quindi della nostra civiltà grazie a:

I Rig Veda: Terminati di comporre nel 1000 a.C. Data di inizio sconosciuta. Si stima persino millenni prima, quando in Mesopotamia non era ancora giunta la scrittura. I Rig Veda contengono riferimenti astronomici che fanno pensare che i loro compositori abbiano vissuto sotto un cielo caratterizzato da costellazioni e parabole solari più antiche del 3000 a.C. “Senza dubbio l’India fu abitata prima di ogni altra zona e potrebbe anche essere stato il luogo di tutta la creazione e la scienza. La cultura degli indiani, come è noto, quasi certamente provenne dal Tibet, così come tutte le nostre arti quali l’agricoltura, i numeri, il gioco degli scacchi ecc… sembrano provenire dall’India.” Sostiene il filosofo Immanuel Kant.

I Veda sono stati tramandati da maestro a maestro a discepolo per millenni e si tratta della “conoscenza udita al principio dei tempi”, il nucleo più profondo dell’essere stesso, uno schema che si fonde sul senso cosmico (nascita, crescita, pienezza, declino, dissoluzione, libertà) trasmessa dalla casta sacerdotale dei brahmini. Un meraviglioso monumento alla spiritualità -Sorcery?- che lascia un segno indelebile nell’anima di ogni cercatore della verità ultima.

Il Mahabarata, ambientato nel 3100 a.C., Veda Vyasa ne è autore e narratore. Le tradizioni induiste affermano che egli sia il ventottesimo “Vyasa”, il saggio di una tradizione orale antichissima. Nel secondo libro di questo testo indiano, che parla di eventi avvenuti più di tre millenni prima di Cristo, viene esplicitamente detto che gli dèi (deva) erano soliti scendere sulla terra assumendo forme umane, desiderosi di contemplare  ciò che poteva essere visto da qui.

L’Iliade, attribuita a Omero, già nota nel VI secolo a.C., narra della guerra di Troia combattuta nel 1500 a.C. circa, alla fine dell’età del bronzo, in cui gli dèi dell’Olimpo influenzano le azioni degli eroi nel campo di battaglia per soddisfazione personale.

Il Ramayana, ambientato nel 4300 a.C. , attribuito al cantore Valmiki, come l’Iliade datato nel VI secolo a.C., narra delle avventure del principe Rama e del suo esilio, che riconquista poi il trono attraverso furiosi combattimenti. Il Ramayana pare dimostrarlo definitivamente. Anche qui si parla di colonizzatori che, sorprendentemente, pilotano potenti navi volanti tecnologicamente evolute.

I Testi di Edfu, datati 2500 a.C. circa, autori sconosciuti, nel tempio del dio Horus in Egitto, sono enormi iscrizioni che ricoprono le mura e ci riportano a un periodo remotissimo, chiamato età degli dèi primordiali chiamati Neteru che vivevano su un’isola sacra nel mezzo di un grande oceano. (Ricordate Atlantide? ) Gli Shemsu Hor sono i loro figli, definiti Akhu, ovvero luminosi, una stirpe che si sarebbe originata dall’incrocio con gli uomini e gli stessi Neteru.

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L’Antico testamento biblico: insieme di libri di origini ebraiche, attribuite a svariati autori profeti. I primi cinque libri sono stati attribuiti al patriarca Mosè. Narrano del rapporto dell’elohim Yahweh con la famiglia di Giacobbe, chiamato poi Israele, e delle loro opere di conquista delle terre vicine.

Nel 1947 , sulle alte scogliere che dominano il Mar Morto, vennero trovati importanti manoscritti che attirarono l’attenzione del mondo intero. I testi risalgono al periodo tra il 200 a.C. e il 66 d.C. e fra di essi vi sono i più antichi testi ebraici giunti fino a noi dell’Antico Testamento, vale a dire la prima parte dell’insieme di libri che tutti conosciamo con il nome di Bibbia, il libro sacro della religione cristiana.

Il Popol Vuh  L’esploratore Raphael Girard afferma che questa opera grandiosa è “un condensato dell’anima e della storia del popolo maya-quiché, descrive le attività, il genere di vita e la psicologia dell’uomo delle caverne come se tutto si fosse svolto sotto i nostri occhi. L’inizio della storia maya-quiché coincide, infatti, con le prime vestigia della presenza dell’uomo sul continente, che risalgono a migliaia di anni prima dell’era cristiana. Ne risulta che il Popol Vuh costituisce il documento più antico sulla storia dell’uomo.” Oggi nessuno dubita di questa genesi. Si può precisare che gli autori furono membri dei tre lignaggi che avevano governato nella signoria dei Quiché. Essi, come nei testi di Edfu, raccontano che la vita “arrivò dall’altro lato del mare”.

La Lista reale sumerica, composta verso la fine del III millennio a.C. I sumeri raccontano in questo testo che “la regalità discese dal cielo” , un dono degli dèi chiamati anunnaki, il cui significato è “il seme migliore della terra/quelli di sangue principesco”. La regalità poteva passare da città a città attraverso la guerra. Vengono elencati i re prima del diluvio e dopo il diluvio.

Il libro di Enoch Al di là della sua discendenza con Noè, e che fu misteriosamente trasportato via da Dio senza sperimentare la morte, la Bibbia canonica non ha nient’altro da dirci su un importante personaggio di nome Enoch, ma fortunatamente l’opera apocrifa ci svela di più, l’opera che per qualche motivo non è stata inclusa nelle “sacre” scritture dell’Antico Testamento.

Prima del diciottesimo secolo si credeva che il libro apocrifo di Enoch fosse andato perduto, ma nel 1770 Bruce di Kinnaird lo recuperò in Etiopia e lo portò in Inghilterra.

Il libro di Enoch è considerato come una delle parti più importanti della letteratura mistica ebraica.

Enoch comprende che verranno date istruzioni affinché Noè possa salvarsi in modo che “il suo seme possa essere preservato per tutte le generazioni del mondo” e in questo brano si parla della necessità di guarire la Terra che gli angeli hanno corrotto… che tutti i figli degli uomini possano non perire per mezzo di tutte le cose segrete che i Guardiani hanno rivelato e insegnato ai loro figli, poi si capisce che i guardiani sono divisi in due gruppi opposti l’uno all’altro.

I capi di un gruppo convocano Enoch affinché egli consegni un messaggio ai capi dell’altro, i guardiani del cielo.

Sembra che questi abbiano profanato se stessi con delle donne e abbiano fatto ciò che fanno i figli della terra e abbiano preso moglie. Essi hanno anche causato grande distruzione sulla terra. Per questo verranno puniti in vari modi decisamente sgradevoli e terrificanti.

Non fu il peccato dell’uomo, quindi, ma quello degli angeli che corruppe la terra e provocò il diluvio.

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L’ovvia conclusione di ciò è che i guardiani siano di fatto umani o strettamente connessi a livello genetico all’umano da poter mettere incinte le donne. La loro prole è vigorosa, tanto che si tratta di “grandi giganti, che consumarono tutto ciò  che gli uomini avevano acquisito. E quando gli uomini non poterono più dare loro sostentamento i giganti si ribellarono contro di loro e li divorarono.”

Questo ricorda uno dei brani familiari della Genesi dell’Antico Testamento dove si legge che “Vi erano giganti sulla terra in quei giorni; e anche dopo, quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli; questi divennero gli uomini potenti dell’antichità, uomini rinomati”.

Anche ne l’Iliade, infatti, secondo il rituale che precede il duello, Enea illustra ad Achille la propria stirpe: entrambi gli eroi discendono dal Dio Zeus, l’uno dalla madre Afrodite, l’altra da Teti.

Platone scrisse, infatti: “li chiamano eroi perché sono nati dall’eros di dèi innamoratisi di donne, o di dee innamoratesi di uomini mortali.”

Enoch parlò così alla sua famiglia riunita:

In realtà le distanze nel tempo non esistono e quindi è come se dilatassi per voi un piccolo punto fino a farlo diventare qualcosa di immenso, qualcosa che potremmo definire ‘l’intera storia dell’uomo’. Così come il giorno si divide in ore e l’anno in mesi, noi potremmo dividere la nostra storia in “settimane cosmiche”.

Siamo nella prima settimana cosmica, i tempi in cui abitavano con Dio, buoni e pieni di fede, riconoscenti per i doni del Signore. Di colpo l’uomo si era trasferito dai covi bestiali nei meravigliosi palazzi che, ispirato dalla saggezza, si era costruito.

La terra fu un immenso giardino da oriente a occidente e ovunque sventolava la bandiera dell’Eden, simbolo della felicità sulla Terra, cantata dai poeti che la chiamarono “età dell’oro”, ed io nacqui proprio alla fine di questa era, quando Dio non c’era più –se n’era andato- ma ancora perdurava l’eco della sua saggezza.

E vi sembrerà strano ma da ora in poi dovrò parlarvi al futuro. Ecco, verrà la seconda settimana e con essa , fin dal primo giorno, sorgerà un grande errore. L’uomo trasformerà i doni di Dio e si convincerà che sono opere delle proprie mani e della propria mente.

Dio lasciò una torre sulla terra, che facesse da ponte fra l’umano e il Divino quando lui non sarebbe più stato visto nel mondo, ma l’uomo anche questo dono peggiorerà e, nella sua superbia, ne costruirà una più alta.

Allontanandosi da Dio, l’uomo si allontanerà dalla saggezza. Chiamerà i doni “mia scienza, mia Scienza, mia scoperta, mia invenzione, allora tutto gli si rivolterà contro. L’antica pace sarà finita e la terra, per la prima volta, sarà inquinata, le sue acque piene di fetore, l’urlo del mondo salirà al cielo e si preparerà il primo diluvio.

Quando le sue acque si saranno ritirate, uscirà quel seme che sarà destinato ad attecchire nel futuro, ma quelle acque non serviranno a lavare le anime perchè le ingiustizie continueranno, perchè i comandamenti saranno per l’uomo come i recinti per gli animali, che vengono imposti dall’esterno e la cui falsa saggezza non nasce dalla saggezza, ma dalla paura

Fino al termine della settima settimana cosmica, quando al sorgere dell’era dell’acquario, il ritorno all’età dell’oro, quando dalla coscienza scientifica si passerà a uno stato di coscienza basato sulla ricerca della saggezza. Termina infatti ai giorni nostri la lunga era dei pesci caratterizzata dal fanatismo, dal conformismo, dall’ignoranza, dalla paura e dall’egoismo.”

Che cos’hanno in comune questi testi, scritti da autori appartenenti a popoli che, in alcuni casi, mai si sono incontrati tra loro? Soltanto guerra, colonizzazione, ricerca del potere e supremazia?

Gli abitanti dei Toltechi, eredi sudamericani dell’Atlantide scomparsa, conoscevano una lingua sacerdotale segreta, dettata da esseri divini ai figli della luce. -In un capitolo successivo capiremo cosa si intende per “esseri divini”- e questa lingua era conosciuta anche dagli iniziati di molte nazioni.

La tradizione vuole che in Asia centrale, 40 000 anni fa fosse arrivato dal cielo l’Adi Yogi, Shiva, che in migliaia di anni di meditazione raggiunse 15 000 anni fa l’illuminazione suprema. Tale conoscenza divenne il suo dono all’umanità per tramite dei sette saggi inviati nel mondo per civilizzarlo.

Esiste un libro scritto nella lingua degli antichi, tanto vecchio che, dice la teosofa Helena Blavatsky nella sua opera mastodontica “Iside Svelata”, “è tanto vecchio che i nostri moderni antiquari potrebbero pensare all’infinito circa le sue pagine, senza potersi mettere d’accordo neppure sulla natura del materiale su cui è scritto. Essa è la sola copia originale che esiste.

Il più antico documento ebraico sulla scienza occulta, il Siphrah Dzeniouta, fu compilato su questa vecchia opera, in un’epoca in cui esso era già considerato una reliquia letteraria. Una delle sue illustrazioni rappresenta l’Essenza divina che emana da Adamo simile a un arco luminoso che costituisce un circolo; quando ha raggiunto il punto culminante della sua circonferenza, la gloria ineffabile si curva di nuovo e torna alla terra, portando nel suo vortice un tipo di superiore umanità.

All’approssimarsi del nostro pianeta, l’emanazione diventa sempre più oscura finchè toccando terra è nera come la notte.

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Power Revealed

Tale antichissimo libro è l’opera originale da cui furono compilati numerosi volumi come il Sepher Jetzirah, che i kabalisti ebrei attribuiscono al loro patriarca Adamo, il Lu-King, Bibbia primitiva della Cina, i volumi sacri dell’Ermete egiziano, i testi indiani e l’Antico Testamento, sono derivati da questo unico piccolo volume.”

Tanti popoli, quindi, e un’unica origine comune: il concetto di religione-saggezza di carattere universale, esistente al di là delle espressioni storico-culturali, portato come un dono da potenti dèi in un opera di guerre e colonizzazione.

Questa conoscenza racchiudeva forse un segreto?

Era ciò che permetteva di compiere incredibili meraviglie come… la magia? Sorcery?

In che modo?

Lo scopriremo!

Alla prossima!

Andrea Oliva

 

Scritto da Andrea Oliva

Andrea Oliva è uno studioso di testi antichi e di mitologia. I suoi romanzi nascono dall'unione di queste passioni con la Storia e l'archeologia. Misteri dell'umanità, conoscenze esoteriche, alchimia, intrighi millenari ed epiche e truci battaglie del remoto passato sono il fulcro delle sue narrazioni.

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