Articolo di Gabriele C. Zweilawyer, tratto dal sito Zhistorica.


Nell’immaginario collettivo, la Spada Vichinga rappresenta l’arma d’elezione dei guerrieri nordici che razziarono le coste europee per molti decenni. Cosa c’è di vero?

La Spada Vichinga è una delle armi su cui si è scritto di più in ambito oplologico. Gli studiosi, ed in particolar modo proprio gli oplologi, definiscono Età Vichinga (Viking Age) quel periodo compreso fra la fine dell’VIII e la fine dell’XI secolo. L’età Vichinga rappresenta quindi quella fase temporale che unisce il periodo Romano-Barbarico (Migration Period) e il Medioevo vero e proprio. Dal punto di vista storico, identificare un periodo così lungo con una popolazione potrebbe sembrare esagerato, ed in parte lo è, ma se consideriamo le continue razzie, le forze mercenarie, le colonie, le rotte commerciali e le conquiste (pensiamo all’Inghilterra e al Mezzogiorno italiano) dei vichinghi, il termine Età Vichinga appare accettabile.

mappa delle invasioni e degli stanziamenti vichinghi
La mappa mostra in modo chiaro l’effetto dirompente delle invasioni vichinghe.

I Vichinghi erano originari della Scandinavia meridionale e della penisola danese. I loro raid rappresentarono l’ultima linea d’invasione dei popoli nordici. Barbari pagani che attaccavano i barbari romanizzati e cristianizzati che, pochi secoli prima, avevano smembrato il vecchio Impero Romano. In effetti, fa impressione notare come gli angli o i franchi, popolazioni che avevano saccheggiato e distrutto, si scoprirono terrorizzati davanti ai violenti cugini scandinavi.

La storia dei vichinghi è lunga ed affascinante, ma mi limiterò a dare qualche cenno della loro ascesa. Dal primo raid, portato a termine dai vichinghi danesi in territorio inglese nell’787, alla conquista del Meridione italiano sul finire dell’XI secolo (da parte dei normanni), i vichinghi riuscirono in una serie di razzie, conquiste e scoperte geografiche davvero impressionante. Misero a ferro e fuoco le coste di mezza europa, risalirono i fiumi russi, divennero un corpo d’elite dell’Impero Bizantino (Guardia Varangiana), formarono milizie mercenarie molto richieste dai sovrani, conquistarono l’Inghilterra (1066) e, durante le loro peregrinazioni, giunsero fino alle coste nordamericane. Le armi dei vichinghi: l’ascia da guerra, lo scudo tondo e la spada, divennero simboli della loro capacità bellica.

battaglia fra due equipaggi vichinghi
L’epilogo di una battaglia fra imbarcazioni vichinghe

Nella cultura vichinga, la spada raggiunge un livello di simbiosi con il guerriero mai sperimentato nei secoli precedenti. La spada si passa di generazione in generazione, tanto che alcune spade forgiate nel IX secolo sono rimaste in uso fino al XIII.

Basta poi prendere il testo di qualche saga nordica per notare l’uso di infiniti sinonimi di “spada”, tutti tendenti alla personificazione dell’arma.

Da Swords in the Viking Agedi I. Pierce e E. Oakeshott:

vivid and evocative poetic phrases which the skalds of the North used in their verses to replace the noun sword: Corpse-Bramble, War Snake, Viper, Hard-Edged Survivor of th Files, Battle-Flasher, Serpent of Blood, Leech of Wounds, Widow-maker, The Shield’s bane, Odin’s Flame, Ice of Battle, Fog of the Helmet, Torch of the Blood, The Sea-King’s Fire, Harmer of War Knittings, Snake of the Byerne and…the most frequently used one..Ancient Heirloom.

Spade vichinghe in eccellente stato di conservazione

La spada vichinga rappresenta, per la maggior parte degli studiosi di oplologia, l’anello di congiunzione perfetto fra la spada del periodo delle Migrazioni e le mille fogge della spada Medievale vera e propria (Knightly sword).

Per rendere più agevola la lettura ai neofiti, ricordiamo che gli oplologi sono soliti dividere l’evoluzione della spada nell’europa occidentale in diverse fasi. Fra la fine del tardo antico e l’alto medioevo (V-IX secolo) si parla solitamente di Migration Period sword, spada del Periodo delle Migrazioni, che chiamerò Spada Migratoria. In questa specie ricadono tutte quelle armi nate dalla contaminazione fra le lame romane (gladio e, soprattutto, spatha) e lame germaniche. Avevano dimensioni maggiori rispetto alle spade antiche, e di solito venivano finemente decorate.

Come dimensioni, la Spada Vichinga superava quella Migratoria. Attenzione, non dovete pensare alle spade letterario/cinematografiche da 10 kg. Quando parlo di dimensioni maggiori, intendo un incremento di peso e lunghezza piuttosto contenuto (nell’ordine delle centinaia di grammi) rispetto alle spade del V-IX secolo.

varangian guard
Varangian Guards a Costantinopoli

Forse i vichinghi avevano bisogno di armi più pesanti in ragione della loro prestanza fisica. Nelle razzie, in battaglia, nei duelli, il vecchio detto size does matter aveva un peso specifico elevato. Per quale motivo i vichinghi non avrebbero dovuto sfruttare la loro fisicità? D’altronde, anche il resto del loro equipaggiamento, ed in particolare l’ascia da guerra, lascia presupporre che i vichinghi avessero uno stile di combattimento volto a cercare colpi mirati, pesanti, e possibilmente definitivi. In tal senso, una delle molte saghe nordiche ci ricorda che il guerriero esperto non colpisce “in modo veloce e furioso“, ma facendo attenzione a portare colpi mirati, in modo che possano essere “pochi ma terribili“.

Le stesse saghe sono letteralmente infarcite di gambe e braccia amputate da un solo colpo di spada, segno inequivocabile che si mirava ai punti più vulnerabili: il braccio non coperto dallo scudo e la parte bassa delle gambe. Anche la testa era un buon bersaglio, visto che non tutti indossavano un elmo e che un fendente ben assestato poteva essere comunque letale.

Tornando alle dimensioni, la lunghezza media di una lama vichinga si aggirava attorno ai 75-80 cm, per una lunghezza complessiva di 95 cm circa. L’altro dato, quello riguardante il peso, di certo vi sorprenderà: 1.000-1.200 gr circa.

Se il vostro primo pensiero è stato “così poco?”, evidentemente non avete mai provato ad indossare elmo-maglia ad anelli-scudo-ascia e spada. In battaglia la velocità conta, e non è mai fine a se stessa. Come ho già detto in altri articoli (si tratta di una semplificazione, se volete approfondire, consiglio il Box contenuto in questo articolo) raddoppiando il peso della spada la forza d’impatto raddoppia, ma se raddoppiamo la velocità del movimento (tramite una spada più leggera o un uomo molto più forte) la forza d’impatto quadruplica. Non a caso, le spada Vichinga era quasi sempre dotata di un ampio sguscio con la funzione di alleggerire il peso complessivo della lama.

armi vichinghe
set di armi vichinghe

La prima classificazione accurata della Spada Vichinga fu portata a termine da Petersen, il quale, con meticolosità maniacale, ne distinse 26 tipi. Decisamente troppi. Ergo, per questo articolo ho deciso di rifarmi alla riduzione elaborata da Wheeler nel 1929.

Egli ridusse i tipi a 7 (I-VII), mentre Oakeshott ne aggiunse altri due (VIII-IX), portando il totale a 9 tipi. L’intenzione di Oakeshott era quella di mostrare, a ragione, la stretta parentela (padre-figlio) degli utlimi due tipi con la Spada Medievale. Non a caso, la celeberrima classificazione Oakeshott parte proprio dal numero X per mantenere la continuità con i numeri I-IX in cui era stata suddivisa la spada Vichinga.

Attorno all’850 AD circa, quest’ultima aveva i due tagli che correvano paralleli quasi fino alla punta, non troppo acuta. Successivamente, gli armaioli introdussero un tapering (restringimento della larghezza della lama verso la punta) più accentuato, in modo da alleggerire ulteriormente la lama e migliorare l’efficacia della stoccata. Infatti, le spade con due tagli paralleli tendevano ad essere efficaci di taglio e mediocri nell’affondo. Un difetto risolto in maniera egregia con un leggero tapering e un allungamento della punta. Per comprendere meglio questo cambiamento, conviene dare un’occhiata alla classificazione delle lame vichinghe di Geigbig. Essa riguarda le lame, e quindi non contrasta in alcun modo con quelle di Petersen e Wheeler, che invece prendono come metro di paragone le else.

Alcune misure per completare lo schema, estratte sempre da Swords of the Viking Age:

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Tipo………………..Lunghezza  lama…….Spessore al forte

Type I …………………..70-80 cm……………4.4-5.8 cm

Type II…………………..74-83 cm……………4.8-6.2 cm

Type III…………………74-85 cm…………….5.2-5.7 cm

Type IV………………… 63-76 cm…………….4.5-5.0 cm

Type V …………………..84-91 cm…………….4.8-5.1 cm

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Rispetto all’epoca romano-barbarica non cambiano progressivamente solo le lame, ma anche le else. Quelle dell’epoca precedente, assemblate spesso con metalli non ferrosi e/o con materiale organico (come l’osso o il legno), vengono soppiantate da else più resistenti, in ferro pieno. Lo stesso vale per quanto riguarda le decorazioni che, ricche di finiture d’oro e decorazioni durante l’età Migratoria, vengono ridotte (ma non per questo possiamo considerarle meno belle) a intarsi di rame, ottone e altri metalli meno pregiati (rimangono comunque quelle in argento) o a semplici disegni scolpiti nel ferro.

Oakeshott mostra una netta preferenza per la bellezza austera e la maggiore funzionalità della spada Vichinga

…the sword of the Vikings mostly have that austere perfection of line and proportion which is the essence of beauty…

Ma non è solo una questione di linee. Un elsa più pesante permette di aumentare la potenza dei colpi ed avvicinare il punto di bilanciamento all’impugnatura, incrementando così la manovrabilità dell’arma. Sempre Oakeshott, nel libro Archeology of the Weapons, paragona la spada Migratoria a un biplano del 1917 e quella Vichinga a un caccia degli anni’40. In pratica, in guerra sarebbe stato molto meglio avere fra le mani del buon acciaio nordico.

Per tornare alla classificazione Wheeler, vi propongo lo schema riassuntivo redatto dal sito degli Albion Armorers.

Tipo I e Tipo II

Due tipi trovati per lo più in Norvegia, ma non mancano alcuni esemplari svedesi, delle isole scozzesi, irlandesi. Non ci sono esemplari inglesi, visto che la zona centro-sud dell’isola fu soggetta a raid dei vichinghi danesi, che non utilizzarono mai i tipi I e II classificati da Wheeler. Quanto alla datazione, sono riportabili ad un periodo compreso fra il 775 ed il 900. Oltre la metà degli esemplari ritrovati in Norvegia riguardano spade ad un solo taglio, dette sax, piuttosto diffuse nel primo periodo vichingo.

Ritrovamenti:

Tipo I

Reperto J3; Musée de l’Armée di Parigi; 850-950 d.C.; Lungh.totale (LT): 90cm/ Lungh. lama (LL): 75cm/ Lungh. guardia (LG): 10cm/ Lungh. impugnatura (LI): 8.7cm.

Tipo II

Reperto 1873, 12-19 233; British Museum di Londra; IX-X sec.; LT: 95.6cm/ LL: 78.6 cm/ LG: 8.7cm/ LI: 9.5cm

Tipo III e Tipo IV

La spada vichinga di tipo III sembra avere una importante connessione con uno dei tipi standard delle spade Migratorie del V-VI secolo. Anche la collocazione geografica e la distribuzione dei ritrovamenti, Germania nord-occidentale e Scandinavia del sud, sembrano confermare le supposizioni dei vari studiosi  (Petersen, Wheeler, Oakeshott, Pierce). Solitamente il pomolo ha tre lobi ed è influenzato dai pomoli zoomorfi dei secoli precedenti, mentre la guardia è dritta e spessa. Il tipo IV aveva una buona diffusione in tutta europa. Ne sono stati ritrovati esemplari in Iugoslavia, Irlanda, Norvegia, Inghilterra, anche se sembra essere di origine franca. Questo tipo aveva cinque lobi e una guardia dritta, anche se in alcuni esemplari (specie quelli norvegesi) questa è leggermente curva. Rimase in uso dall’850 al 950 ca.

Ritrovamenti:

Tipo III

Reperto C257Universitetet di Oslo; X sec.; LT: 85cm/ LL: 63cm/ LG:10.7cm/ LI: 9.2cm. (firma di UFLBERHT)

Tipo IV

Reperto 1928:1932; National Museum of Ireland di Dublino; IX sec.; LT: 92.8cm/ LL: 79cm/ LG: 11cm/ LI: 8.5cm (firma di UFLBERHT)

Tipo V e Tipo VI

La collocazione geografica di questo tipi li identifica rispettivamente come appartenenti all’area inglese (V) e a quella danese (VI). Il tipo V si distingueva per l’ampia curvatura della base del pomolo (dotato di un lobo centrale acuto e predominante) e della guardia. Fu utilizzato per un periodo relativamente breve, compreso fra l’875 ed il 950 circa.

Il tipo VI ebbe la su massima diffusione a sud e ad est del Baltico, anche se diversi esemplari sono stati trovati in Inghilterra, in corrispondenza dei raid dei vichinghi danesi. La guardia e la base del pomolo (sempre trilobato, ma con una minore predominanza del lobo centrale)  erano uno poco meno arcuati e più spessi del tipo V.

Ritrovamenti:

Tipo V

Reperto 1912,7-23 1; British Museum di Londra; 850-950; LT: 88 cm/ LL: 74.4cm/ LG: 8.3cm/ LI: 8.0cm.

Tipo VI

Reperto 1856, 7-1 1404; British Museum di Londra; 975-1025; LT 84.2cm/ LL: 69.7cm/ LG: 10.2cm/ LI: 8.5cm (firma di UFLBERHT)

Tipo VII 

Ecco il famoso pomolo a forma di copriteiera nominato più volte da Oakeshott. I tre lobi sono solo disegnati con delle scanalature sulla superficie, lo stesso dicasi per la guardia alta. A volte manca qualsiasi ricordo del vecchio pomolo trilobato, essendo assenti sia le linee verticali che quelle orizzontali. questo tipo ebbe una discreta diffusione, anche se la maggior parte degli esemplari provengono dalla Scandinavia. Entrò in uso e decadde nel corso del X secolo.

Ritrovamenti:

Tipo VII

Reperto C8727; Nationalmuseet di Copenaghen; LT: 89.2cm/ LL: 75.0cm/ LG: 12cm/ LI: 9.0cm

Tipo VIII e Tipo IX

 I due tipi aggiunti da Oakeshott, gli anelli di congiunzione fra il gusto barocco dei barbari romanizzati e le linee funzionali delle spade Medievali. Il tipo VIII rappresenta l’evoluzione definitiva della spada vichinga, ed anche i meno esperti non dovrebbero avere problemi ad intuire la continuità fra questo tipo e le spade medievali più conosciute. Il pomolo perde qualsiasi riferimento alla forma trilobata ed alla distinzione fra base e pomolo vero e proprio. La guardia diventa molto più ampia e leggermente curvata verso la lama. Il primo esemplare, trovato in una tomba in Norvegia, da al 950, ma il tipo continuò a rimanere in uso, nell’Europa centro-settentrionale, per buona parte del XII secolo.

Il tipo IX era molto più raro, e si distingueva per il pomolo tricorno. Il primo esemplare risale attorno all’anno 1000, ma conobbe il suo momento migliore fra il 1250 ed il 1300 in Germania.

E per quanto riguarda gli armaioli?

Fra il nono ed il decimo secolo, le lame forgiate con il metodo pattern-welded (più strati di ferro battuti e ripiegati su se stessi) furono soppiantate da quelle realizzate in acciaio omogeneo. Acciaio di alta qualità, duro ed elastico. Proprio in questo periodo, iniziarono a diffondersi delle spade che avevano la firma dell’armaiolo. Una firma a lettere cubitali, intarsiata con il ferro nell’acciaio dello sguscio. Un certificato di qualità ed un invito inequivocabile a rifornirsi presso l’armaiolo più importante del periodo: UFLBERHT.

HUFLBERHT: una firma difficile da confondere.

Questo armaiolo continuò la sua produzione dall’850 al XII secolo. Parliamo quindi di una famiglia di armaioli, o più probabilmente di un centro di produzione così rinomato da sopravvivere per secoli. Il centro può essere localizzato con buona approssimazione nella Renania, dove si trovavano eccellenti minerali di ferro. Non a caso, già dal periodo La Tène e in quello Romano, questo luogo veniva considerato la casa dei fabbri migliori. Per rendere l’idea della diffusione del marchio HUFLBERHT basti pensare alle 166 lame con questa firma sono state ritrovate in 23 paesi diversi (la maggior parte in Scandinavia: vichinghi golosoni!).

Quanto alla qualità, Oakeshott ci informa che nel 1889 furono condotti 4 test sul contenuto di carbonio di altrettante lame: 3 pattern-welded norvegesi e 1 Huflberht in acciaio omogeneo. I risultati mostrarono una percentuale di carbonio di 0,414% nella prima, 0.402% nella seconda, 0.520% nella terza e ben 0.75% in quella di Huflberht. Quest’ultima rientra dunque nella definizione di Acciaio ad alto tenore di Carbonio (0.5%-1.6%), mentre le altre tre in quella di Acciaio a medio tenore di Carbonio (0.25%-0.50%). L’ennesima prova, caso mai ce ne fosse ancora bisogno, che le lame pattern-welded non erano affatto superiori a quelle di acciaio omogeneo. Qui sotto ci sono le sezioni trasversali di alcune lame del periodo Romano-Barbarico e Vichinghe, prese dal sito Vikingsword.

Da “The Serpent in the Sword: Pattern-welding in Early Medieval Swords” by Lee A. Jones

A) Lama con il cuore formato da tre barre pattern-welded ed i tagli d’acciaio;

B) Lama con il cuore formato da sei barre pattern-welded ed i tagli d’acciaio (ci sono esemplari intermedi fra i tipi A e B);

C) Lama con tre bande pattern-welded per ciascun lato, separate da uno strato di ferro, ed i tagli d’acciaio;

D) Lama con quattro bande pattern-welded per ciascun lato, strato di ferro centrale, e barre d’acciaio separate per i tagli;

E) Lama di HUFLBERHT, il pattern-welding rimane solo per decorare lo sguscio, mentre la lama è in acciaio. La parte centrale ha una più bassa concentrazione di carbonio.

Il processo di abbandono delle lame pattern-welded fu comunque globale. Uno studio recente ha calcolato che il 64% delle spade forgiate fra V e X secolo conservate al British Museum sono pattern-welded, ma il rapporto cambia in modo drastico a partire dal X secolo, tanto che già nell’XI le lame pattern-welded scompaiono completamente. Il pattern-welding rimane solo per fini estetici, spesso per decorare il fuller.

Lame vichinghe pattern-welded con il taglio duro e la parte centrale più morbida.

Oltre ad HUFLBERHT ci sono giunti i nomi di altri armaioli. Il più importante (dopo Huflberht stesso) fu INGELRI, di cui ci sono giunte una ventina di spade (la prima recava la scritta ME FECIT). Il fatto che apparissero scritte quali INNOMINEDOMINI o ME FECIT rappresenta una prova importante a favore della provenienza dalle officine situate in territorio romano-barbarico o comunque cristianizzato.

Nel libro The Sword of the Viking Age, Ian Pierce ci informa della presenza di altri armaioli (fra parentesi il numero di spade ritrovate con la loro firma):

GECELIN (8), NISO (3), LEUTFRIT (2), BANTO (1), ATABALD (1), BENNO (1), EROLT (1), INNO (1).

5. Voglio comprare una spada Vichinga

Per venire incontro alle esigenze di reenactors e collezionisti, il mercato delle repliche sta crescendo di anno in anno. Per le spade vichinghe vi posso dare tre nomi:

– Albion Armorers (USA). Le loro ricostruzioni sono opere d’arte adatte a chi vuole fare subito sul serio. Hanno diverse linee di produzione, basate su studi meticolosi, ed utilizzano un acciaio eccellente. Sia i collezionisti che i rievocatori le trovano splendide, quanto di più vicino ci possa essere agli originali. Faccio notare che i due schemi proposti in questo articolo (classificazione Geibig e classificazione Wheeler) provengono dal loro sito. Il neo di questi armaioli è il prezzo, decisamente elevato.

spada vichinga
Albion Armorers: The Vinland

– Lutel (Repubblica ceca). Molto apprezzato dai rievocatori, le sue lame ultraresistenti (e più pesanti degli originali) ai colpi e la buona qualità delle finiture lo rendono uno dei migliori armaioli per rapporto qualità/prezzo. Per quasi tutte le spade, Lutel fornisce anche un fodero di ottima qualità. Molto belle le sue zweihander (le devo ficcare ovunque).

spada vichinga
Le solide opere di Lutel (1.5kg)

Del Tin (Italia). Armaiolo nostrano. Buone repliche, anche se da più parti ho sentito che le sue lame sono meno resistenti di quelle dell’est europeo nelle rievocazioni a contatto pieno. In generale le sue spade sono un poco più pesanti di quanto non fossero gli originali.

spada vichinga
Del Tin un po’ oversize: 101cm x 1.600 gr.
Bibliografia
  • E. Oakeshott, The Archaeology of the Weapons, 1960;
  • I.Pierce, E.Oakeshott, Swords in the Viking Age, 2007;
  • E. Oakeshott, The Sword in the Age of Chivalry, 1964;
  • M. Harrison, Viking Hersir 793–1066 AD, 1993;
  • T.Wise, Saxon, Viking and Norman, 1979;
  • I. Heath, The Vikings, 1985;
  • B.E. Blackistone (articolo), Swords of Iron, Swords of Steel, 2001;
  • www.myarmoury.com
  • www.albion-swords.com
  • www.vikingsword.com

Scritto da Francesco La Manno

Saggista, curatore, editore, conferenziere e cultore di narrativa dell'immaginario specializzato nello sword and sorcery; fondatore e presidente dell'Associazione Culturale Italian Sword&Sorcery e socio della World SF Italia. I suoi saggi sono stati pubblicati da varie case editrici tra cui Solfanelli, Watson, Ailus e Letterelettriche. Scrive su L'intellettuale Dissidente e su alcune riviste tra cui Dimensione Cosmica e Lost Tales. Oltre alle pubblicazioni tradizionali, su siti e blog specializzati sono apparsi oltre duecento suoi articoli, recensioni e saggi.

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