Articolo di Davide Mana, tratto dal blog Strategie Evolutive.


the-braided-path.jpgC’è una questione dinastica.
C’è un trono ambito da diverse famiglie nobiliari.
Ci sono personaggi coinvolti lotro malgrado in una guerra civile.
C’è una minaccia occulta che rischia di travolgere le terre civilizzate.
C’è un bel volumone di mille pagine.
Ma non è quello che state pensando.

The Braided Path è il titolo collettivo dei tre romanzi con i quali l’inglese Chris Wooding, apprezzato autore di narrativa per ragazzi, passò, nel 2003, alla narrativa per “grown ups”.
Quando la serie venne pubblicata in volume unico, Wooding osservò come si fosse appena laureato nella categoria “tipo incappucciato in copertina”.
Io lessi quel commento, e, complici delle critiche entusiastiche da parte di persone fidate, e un buono Amazon da incassare, ordinai il volume.

Poi ci furono altre cose di cui occuparsi, e quindi solo la settimana passata ho messo mano ai romanzi di Wooding, facendo fuori il primo dei tre, The Weavers of Saramys, in tre serate di lettura.
E cosa posso dire – Wow!

La trama?
Qualcosa di sinistro si muove a Saramyr, impero dal sapore orientale di un mondo nel quale tre lune si inseguono nel cielo: epidemie e carestie spazzano le campagne, demoni grotteschi si aggirano nelle foreste, e sempre più di frequente nascono bambini dotati di poteri strani e letali.
Fortunatamente per l’Impero, esistono i Tessitori, una strana comunità di stregoni al servizio delle famiglie nobiliari, fra le incombenze dei quali ricade la caccia e l’eliminazione dei piccoli Aberranti.
Ma… e se non fosse tutto così semplice?
E se i Tessitori fossero completamente pazzi?
E se gli Aberranti fossero un normale passo avanti dell’evoluzione?
E se ci fosse qualcosa, sotto, di molto più semplice, e di infinitamente più orribile?
Ma ora, la figlia dell’Imperatrice, e unica erede al trono, risulta essere Aberrante.
Si comincia con una strage inspiegabile in una tenuta fuori mano…

weavers-220x338.jpgWooding è molto in gamba.
Sceglie un bel cast di personaggi e li gestisce in maniera economica, sovvertendo i cliché del fantasy “alto” e capovolgendo le aspettative, restando fedele ad una certa estetica sword & sorcery che vede, nel crollo degli imperi, non il pathos delle grandi famiglie ma l’opportunità per i cialtroni (o comunque per quelli che non contano nulla).
Questo è il genere di romanzo che non si chiude con la grande battaglia campale, ma con una fuga scomposta attraverso le fogne infestate dai demoni, mentre sopra il palazzo imperiale crolla tra le fiamme.

I dialoghi sono gestiti benissimo, i passaggi espositivi che normalmente terrorizzano le anime semplici sono perfettamente bilanciati, la trama è ingannevolmente lineare, e se la trama è suggestiva, il world-building non è da meno – Saramyr è una civiltà sospesa fra la Cina dei Tang e il Giappone pre-shogunato, con elementi che ricordano le fantasie arabe, proponendo così un mix al contempo originale e familiare.

Ci sono le armi da fuoco.
Ci sono gli attentati suicidi nella capitale.
Ci sono città meravigliose e villaggi di uno squallore infinito.
Ci sono templi di monaci e conventicole di streghe.
Ci sono i ribelli, ci sono le Famiglie.
Infine, meravigliosa l’idea dei Tessitori, capaci di influenzare la realtà manipolandone la tessitura, eccentrici al limite della follia, che vivono almeno in parte in una dimensione altra, nascosti dietro a maschere inquietanti e sì, incappucciati.
E forse ci vuole un po’ per acquisire familiarità con il linguaggio, ma non si tratta di un trauma.

Sarebbe sbagliato e disonesto paragonare la scrittura di Wooding al miglior Moorcock dei tempi di Elric.
Ma devo pur darvela un’idea, no?
Ecco, immaginatevi Il Trono di Spade senza le parti noiose e il riempitivo, ambientato in oriente e scritto da Moorcock a trent’anni.
Ma è meglio di così.

Insomma, il primo romanzo dei tre si è rivelato una lettura divertente, agile, e ampiamente soddisfacente.
Perfettamente coerente come romanzo a se stante, The Weavers of Saramyr è il primo di tre – e getta le basi per ciò che verrà dopo.
E che ho una certa curiosità di vedere come si svilupperà.

Oh, aggiungo come nota extra – chiunque là fuori giochi o intenda giocare a Exalted o a Pathfinder, farebbe bene a leggere Chris Wooding.

Scritto da Francesco La Manno

Saggista, curatore, editore, conferenziere e cultore di narrativa dell'immaginario specializzato nello sword and sorcery; fondatore e presidente dell'Associazione Culturale Italian Sword&Sorcery e socio della World SF Italia. I suoi saggi sono stati pubblicati da varie case editrici tra cui Solfanelli, Watson, Delos Digital, Italian Sword&Sorcery Books, Letterelettriche e Ailus. Scrive su L'intellettuale Dissidente e su alcune riviste tra cui Dimensione Cosmica e Lost Tales. Oltre alle pubblicazioni tradizionali, su siti e blog specializzati sono apparsi oltre duecento suoi articoli, recensioni e saggi.

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