Sinossi: la voce del sangue, anche dopo la morte, non ha pace, e dopo una lotta mortale il puritano vagabondo dona finalmente giustizia a una vittima dimenticata.

Teschi sulle stelle è il primo racconto di Solomon Kane che abbia mai letto, e ricordo ancora quanto ne rimasi impressionato.
A posteriori, diversi lustri dopo la prima volta che incrociai con gli occhi della mente i desolati sentieri che si avviano a Yorktown, credo di essere stato fortunato; si tratta infatti di quello che potrebbe essere benissimo indicato come una sorta di “manifesto” del personaggio di Kane e, se per una qualche casualità, non avessi più avuto modo di continuare la lettura di questo ciclo howardiano, avrei comunque avuto modo di estrapolare da questa singola storia praticamente tutti gli elementi caratteristici del personaggio.

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La trama di Skulls on stars è nota, semplice quanto efferata.
In uno dei suoi vagabondaggi, ancora errante nelle brughiere della natia Inghilterra, Solomon Kane si imbatte in un orrore cui stenta a dare un nome, e che pure non esita ad affrontare. E’lo spettro furente e ululante di un assassinato, che la maledizione del sangue e dell’odio condanna ad una brutale mattanza, alla ricerca del colpevole della sua fine sciagurata. Solo dopo uno scontro mortale, affrontato con morbosa determinazione, il giustiziere puritano riesce a sconfiggere il fantasma, e ad apprendere l’ignobile storia del suo omicidio; il finale, in cui il detestabile Ezra, l’avaro, viene condannato a un sanguinoso contrappasso per aver ucciso il povero cugino demente – Gideon – è solo l’estremo corollario di quanto avvenuto lungo la tetra via per Yorktown.
Questa macabra storia di fantasmi, ripetutamente macchiata di sangue, non occupa che poche pagine; è un racconto breve, denso di tensione, fin dall’inizio coperto dall’ombra di un segreto che l’opprime come un rimorso mai rivelato. Eppure, come accennavo all’inizio, può considerarsi paradigmatico.

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Kane appare da subito scolpito nella sua ferrea interezza; non sappiamo quali vicende abbiano forgiato il suo animo inscalfibile, ma lo vediamo non solo affrontare, ma scegliere di affrontare, il Male con la risolutezza di un consacrato.
Austero, severo, eppure animato da una passione insopprimibile, pare quasi l’incarnazione di una giustizia biblica, inesorabile. La sua lotta solitaria con lo spettro artigliato e inafferrabile di Gideon ha tutte le caratteristiche dei futuri scontri con le forze dell’abisso: pur conscio della sua natura di semplice mortale, Solomon Kane lascia che sia la forza primigenia del coraggio a guidarlo nella battaglia, un coraggio che trascende rapidamente in mania di morte. Non importa come finirà la sua avventura: quel che conta è la sua fedeltà a se stesso e alla sua autoimposta missione, perché seppure il mondo giace sotto il dominio di satana, agli uomini è dato almeno di lottare con tutte le loro forze. E’, in nuce, la filosofia che sarà esplicitata anni dopo da Conan in molte altre storie del bardo di Cross Plains: inutile implorare Crom per aver salva la vita – dirà il cimmero – il tetro dio dei monti non ascolta invocazioni e preghiere. Ma quando un uomo nasce, dona al suo braccio la forza di combattere, e solo quello conta.
Quando poi, aldilà di ogni speranza, la battaglia si conclude vittoriosamente, non è comunque la luce a trionfare.
Kane sa bene che la giustizia su questa terra è una illusione, e che le azioni degli uomini, per quanto nobili, non sono mai risolutive della piaga che ammorba i cuori. Ezra l’avaro trova infine una terribile e giusta fine, proprio a opera della sua vittima, eppure l’animo del puritano è gravato da un’ombra. “Ma perché signore?” domanda un povero contadino. È il silenzio a rispondere.
Ma Kane sa, Kane ha visto. Non sapremo mai molto del suo passato, solo accenni misteriosi a dolorose peripezie. Ma quel che il puritano ha imparato da esse, lo vedremo bene!

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Le sue parole nascondono poi un altro piccolo mistero; è infatti curioso trovare sulle labbra di Kane, il cui credo protestante è rigorosamente dogmatico, un cosìesplicito accenno alla credenza cattolica nel Purgatorio. Uno dei punti di maggiore attrito fra le due confessioni cristiane consiste proprio nella dottrina riguardante questa ineffabile espiazione oltremondana e, nel secolo del nostro eroe, aderire o meno a tale articolo di fede era motivo non solo di travagli personali, ma enormi guerre di religione. Se in altre occasioni Kane metterà la mano al fioretto per molto meno, è quasi straniante osservarlo vagheggiare una futura purificazione cui – a rigor di logica – non dovrebbe credere.
Ma anche qui ritroviamo una delle caratteristiche principali del personaggio, la contraddittorietà, e la continua ricerca diuna conciliazione fra gli opposti di una natura intrinsecamente divisa. Il misterioso peccato originale di Solomon Kane, quello per cui sogna una redenzione in questo mondo, è ancora ben lontano dall’essere espiato e i suoi viaggi futuri, anziché verso l’empireo, lo faranno camminare anche troppo vicino agli abissi dell’inferno.


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