2qc2mqaTitolo: Tutti i cicli fantastici, vol.5

Autore: Robert Ervin Howard

Genere: Antologia di racconti heroic fantasy

Pagine: 343

Editore: Newton (1995)

ISBN: 8879838946

 

Trama

Mitico guerriero della preistoria di Atlantide, Kull di Valusia è un eroe particolare. Violento e crudele, intrepido in battaglia, non ha amici, ma solo orribili nemici contro cui combattere ferocemente: mostri, stregoni, rettili orribili, adepti della Magia Nera. Lo accompagnano in questo volume le visioni oniriche di James Allison, le avventure extraplanetarie di Esaù Cairn sul pianeta Almuric e le storie che si richiamano ai Miti di Cthulhu di Lovecraft.

L’autore

Robert_E_Howard_suitRobert Ervin Howard (Peaster, 22 gennaio 1906 – Cross Plains, 11 giugno 1936) è stato uno scrittore statunitense. Viene considerato uno dei padri della moderna heroic fantasy, nonché uno dei massimi esponenti della letteratura dell’orrore e grande interprete del romanzo d’avventura.

 

 

Recensione

Il sole tramonta su una scogliera prossima a una foresta primeva, tre guerrieri sono raccolti intorno a un bivacco. Sembra esserci calma nell’aria ma è solo apparenza perché in lontananza si odono suoni di tamburi: è l’eco di una scorribanda di pirati sulle coste di Valusia.

Pochi tratti, quelli della penna di R.E. Howard, ma sufficienti a stabilire un canone nella letteratura fantasy.

Facciamo un salto avanti, andiamo al 1963.

Nell’introduzione all’antologia Sword&Sorcery, L. Sprague de Camp definisce l’ambientazione della fantasia eroica non il mondo com’è, era o sarà, ma come dovrebbe essere per formare un buon racconto [1]. Definizione, questa, che si adatta perfettamente alla scena d’apertura di Esilio da Atlantide, racconto postumo del bardo di Cross Plain che funge da prequel al ciclo di Kull di Valusia. L’intero ciclo comprende nove racconti, di cui soltanto due editi durante la vita di Howard, e un componimento poetico. Oltre alle storie di Kull, il volume comprende il ciclo di James Allison, di Cthulu e di Amuric. Ai fini della recensione, ci soffermeremo esclusivamente sul ciclo di Kull.

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Nella galleria dei personaggi howardiani, Kull è un eroe dalla carriera letteraria abbastanza sfortunata. Alto, massiccio, con i fianchi stretti e l’agilità di un leopardo, Kull rappresenta il prototipo dell’eroe barbaro. Per molto tempo la critica ha visto in Kull soltanto una sperimentazione letteraria, una transizione verso la figura di Conan di Cimmeria. I personaggi hanno così tanto in comune che il primo racconto del ciclo di Conan, the Phoenix and the Sword, non è altro che la scrittura del racconto inedito di Kull, By this axe I rule. La fortuna di Conan presso il pubblico è stata tale da lasciare in ombra le storie di Kull fino al 1967, quando tutti i racconti del Re Valusiano, insieme ai frammenti incompiuti e conclusi da Lin Carter, furono raccolte nel volume King Kull.

Cronologicamente, le storie di Kull precedono l’Era Hyboriana di Conan. La geografia del mondo ruota intorno a una serie di stati che hanno ormai passato la propria epoca d’oro: Kamelia, Valusia, Verulia, Thule soltanto per citare i maggiori. I troni sono traballanti e i fragili equilibri si mantengono soltanto tramite eserciti gonfi di mercenari provenienti dalle isole barbariche: Atlantide, Lemuria e il Regno dei Pitti.

Curiosamente, Atlantide non è la città mitica descritta da Platone ma una terra cruda, popolata da uomini superstiziosi per cui «ciò che è sempre stato, deve sempre essere» [2]. Kull è cresciuto in mezzo agli atlantidei, che gli hanno dato una tribù e una casa, ma è insofferente alla tradizione, nutre ambizioni che vanno aldilà dell’orizzonte di Atlantide. L’insofferenza reciproca fra Kull e gli atlantidei degenera, si viene alle armi. Con una rocambolesca fuga, aiutata da un fedele camerata, Kull abbandona la Tribù della Scogliera.

Il barbaro ha spezzato le catene della tradizione, è un guerriero libero, bramoso di acciuffare quel mondo così vasto e pieno di opportunità.

Cosa accadde a Kull in seguito all’esilio da Atlantide? Possiamo ricostruire la rocambolesca carriera del nostro eroe indirettamente, attraverso quanto ci svela nei vari racconti: prigioniero su una galera lemuriana, pirata presso le coste valusiane e poi bandito, gladiatore e infine soldato. Con un colpo di spada, appoggiato dall’esercito, Kull uccide il Re di Valusia, impossessandosi del trono della Città delle Meraviglie, il più potente dei Sette Imperi. Non c’è nulla di eroico in lui, la motivazione che lo porta avanti soltanto il soddisfacimento delle propria bramosia.

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Suo malgrado, Kull scoprirà mantenere il potere non poi così semplice: «Il mio guaio è, Brule, che non ho sognato abbastanza. Mi sono sempre raffigurato nell’atto di impadronirmi del trono, ma non ho guardato oltre. Quando Re Borna giacque morto ai miei piedi e gli strappai la corona dalla testa insanguinata, avevo raggiunto il limite estremo del mio sogno. Da allora è stato un susseguirsi di delusioni e di errori. Mi ero preparato a impadronirmi del trono, ma non a reggerlo» [3].

Le congiure contro Re Kull seguono strade tortuose che mettono a dura prova una mente abituata a procedere «per vie diritte» [4]. Uomini serpente in grado di mutare le proprie sembianze, negromanti, nobili insoddisfatti e veruliani vogliosi di sopraffare la vicina Valusia. Le storie di Kull ci parlano di un mondo truce, fondato sulla violenza, in cui la ricerca del potere non disdegna l’uso di stregonerie abiette. È un’ambientazione orrifica, che distende la minaccia nei secoli per poi collassare all’improvviso, sotto un colpo di spada, sotto la volontà di un singolo. Kull è l’umanità che si contrappone a ciò che è bestiale. «L’uomo, lo scherzo degli Dei, il cieco e insano lottatore nato dalla polvere e destinato a tornare alla polvere, che seguiva la lunga traccia sanguinosa del suo destino, senza sapere il perché, bestiale, grossolano come un terribile bambino cresciuto, e tuttavia cosciente di una scintilla di fuoco divino.» [5]

Kull interpreta le sue battaglie con personalità. Ha pochi amici di cui si fida realmente, il suo carattere fiero ammira la forza dell’avversario, la contrasta fino a piegarla. Lo vediamo in trappola, in cima a una rampa di scale, da solo contro una schiera di avversari. Lo vediamo spalle al muro, con le ginocchia piegate e un’ascia stretta in pugno. Kull non snatura la sua origine nemmeno nella raffinata corte di Valusia, in lui vediamo un campione che rappresenta «la prima ondata di barbarie che, prima di ritirarsi, inonderà il mondo. [6]»

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È una frase questa che va letta particolarmente importante: l’ode a Kull si intreccia con l’allusione ad altri eroi, a quel Conan che getterà oblio sul Re di Valusia; di più, riusciamo ad avvertire il pessimismo di Howard, quel senso di inadeguatezza esistenziale che condizionerà la vita dell’autore.

Kull di Valusia va letto con attenzione, senza la pretesa di vedere in lui una versione beta di Conan. Rispetto a quest’ultimo, l’eroe di Atlantide trova lo spazio per rinfoderare la spada, per lasciarsi andare a riflessioni sull’esistenza. «Come può un uomo essere tanti uomini diversi nello spazio di una vita? Perché Kull sapeva che c’erano parecchi Kull e si chiedeva quale fosse quello reale.» [7] Questo tratto peculiare risalta perché, in fondo, Kull non è parte integrante del sistema Valusia. Siede sul trono ma è intimamente solo. In lui c’è uno strappo, ci sono inquietudini, ombre che Kull cerca di esorcizzare camminando in una sala vuota: «Sono Kull! gridò, scuotendo la testa come un leone scuote la criniera. Io sono Kull!» [8]

Di nuovo, Howard tradisce se stesso tramite i suoi personaggi: l’autore come i suoi campioni ha combattuta durante la sua esistenza, ma a differenza di Kull, di Conan, di Solomon Kane, lui la sua battaglia non è riuscita a vincerla. «Ogni uomo comincia a morire quando nasce. Anche adesso, Re Kull, sei un uomo morto perché sei nato» [9].

Un genio, quello di Howard, che schiere di autori successivi hanno preso come riferimento, in maniera più o meno originale. Un lascito che, seppur in ritardo, è stato adeguatamente omaggiato non solo dalla letteratura, ma anche dal mondo dei fumetti e del cinema.

 

[1] Enciclopedia della Fantascienza, vol. 4, Heroic Fantasy a cura di Lin Carter, pag.6. Edizione italiana a cura di Gianfranco de Turris e Sebastiano Fusco, Fanucci Editore (1979).

[2] R.E. Howard, Tutti i cicli fantastici, vol.5, pag 25.

[3] R.E. Howard, Tutti i cicli fantastici, vol.5, pag 86.

[4] R.E. Howard, Tutti i cicli fantastici, vol.5, pag 34.

[5] R.E. Howard, Tutti i cicli fantastici, vol.5, pag 44.

[6] R.E. Howard, Tutti i cicli fantastici, vol.5, pag 68.

[7] R.E. Howard, Tutti i cicli fantastici, vol.5, pag 48.

[8] R.E. Howard, Tutti i cicli fantastici, vol.5, pag 32.

[9] R.E. Howard, Tutti i cicli fantastici, vol.5, pag 123.


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Scritto da Giuseppe Cerniglia

Giuseppe Cerniglia, classe 1989, è originario del palermitano ma vive a Siracusa dove svolge la professione di ingegnere chimico. Nel 2013 inizia un percorso di scrittura, con la creazione di un'Europa dell'età imperiale romana che mischia elementi storici e fantasy.

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