Articolo di Gabriele C. Zweilawyer, tratto dal sito Zhistorica.


La Claymore è uno dei tipi di arma bianca che più ha sofferto la mediocre cura storica di talune produzioni filmiche. Nell’immaginario collettivo, la claymore è la spada del leggendario William Wallace. Peccato sia un falso storico.

Detto questo, facciamo un passo indietro. Torniamo alla buia Scozia cinquecentesca, dove i clan si fronteggiavano senza tregua e i regnanti inglesi tentavano di riprendersi ciò che avevano perso dopo la battaglia di Bannockburn.

La Claymore nacque lì, come ultima evoluzione della Half-Lang, una ramificazione locale della longsword. Ho parlato di XVI secolo, ma la questione della datazione della Claymore ha dato molti problemi, soprattutto perché buona parte della storiografia si è fatta traviare da falsi miti e da grotteschi tentativi di far passare armi post-rinascimentali come spade da battaglia degli eroi scozzesi del XIII e XIV secolo.

La prima data certa di cui disponiamo è il 1539, anno in cui passò a miglior vita Murchard MacPhee, Capo dei Duffies. La sua stele infatti riporta l’incisione di una Claymore tradizionale, con le caratteristica terminazione tri-quadrilobata dei bracci, quasi sempre piegati ad angolo acuto sulla lama, e il pomolo a ruota con bottone ipertrofico.

La stele di MacPhee. Oltre alla Claymore, merita un’occhiata la galea da gallowglass

Neanche a farlo apposta, la data del 1539 ci permette di racchiudere all’interno di 150 anni circa il periodo di utilizzo effettivo della Claymore in battaglia. Infatti, tutte le fonti concordano che l’ultimo utilizzo in battaglia della Claymore risalirebbe alla Battaglia di Killiecrankie (1689) .

La Questione Etimologica su wikipedia
The term claymore is an anglicisation of the Gaelic claidheamh mòr “great sword”, first attested in 1772 (as Cly-more) with the gloss “great two-handed sword”. The sense “basket-hilted broadsword” is contemporaneous, attested in 1773 as “The broad-sword now used […] called the Glaymore, (i.e. the great sword).” OED observes that the latter usage is “inexact, but very common”. The 1911 Encyclopædia Britannica likewise judged that the term is “wrongly” applied to the basket-hilted sword. Authors arguing that the basket-hilted sword is “incorrectly” called claymore have been known to suggest that claybeg (from a purported Gaelic claidheamh beag “small sword”) should be used instead.

Alcuni pensano che i termini Claymore e zweihander siano intercambiabili, ma sbagliano di grosso. Purtroppo, si tratta di un errore piuttosto diffuso. Nella bellissima saga videoludica The Elder Scrolls (Daggefall, Morrowind, Oblivion, Skyrim) troviamo ad esempio zweihander (con tanto di denti d’arresto) sotto il nome di Claymore.

Lowland Claymore, Half-Lang, Highland Claymore

Mentre sul continente sarebbe stata un’arma di poca utilità, la Claymore trovò la propria ragione d’esistere negli scontri fra clan, che spesso scendevano in battaglia con protezioni carenti.

Il discorso è analogo a quello fatto in relazione ai Gallowglass e alla loro ascia da guerra, che rimase in uso fino al XVII secolo (più o meno come la Claymore). Come opinione personale, credo che la Claymore raggiungesse la massima efficacia quando utilizzata contro gli arti del nemico, quasi sempre privi di protezione. La sua lama, a sezione lenticolare, ampia e a doppio taglio, era senza dubbio studiata per tagliare la carne.

Con una lunghezza media di 130-140 cm complessivi (quindi 20-30 in meno di una zweihander), la Highland Claymore permetteva a chi la impugnava di tenere a distanza il nemico e, cosa ovvia ma poco sottolineata, di ridurre lo svantaggio davanti ad un avversari armati di armi in asta (le più diffuse sui campi di battaglia). Il peso si aggirava sui 2-2.5 kg, quindi necessitava di un lungo addestramento e di una discreta forza fisica.

La particolarità dei bracci piegati verso la lama, mutuata dall’Half-Lang, ha portato alcuni esperti a ritenere che la guardia della Claymore fosse studiata per favorire la manovre di blocco e/o disarmo:

Blocco e Disarmo?
Louie Pastore, maestro di armi e arti marziali tradizionali scozzesi, scrive: “La caratteristiche della guardia Scozzese, ossia la parte finale delle braccia piegata verso l’interno trovata nelle spade Half-lang e Claidheamh da làimh, ci suggeriscono che gli Scozzesi potrebbero aver preferito tecniche di blocco, utilizzando i terminali delle braccia per bloccare la lama dell’avversario.”

Quanto all’acciaio utilizzato, specie nel XV-XVI secolo, gli armaioli più rinomati si trovavano in Germania e Italia. Per una questione di vicinanza geografica, gli scozzesi si rivolsero proprio ai tedeschi per farsi rifornire di lame pregiate.

Armi Italiane in Scozia
Gli scozzesi non erano grandi armaioli. Fra ‘500 e ‘600, quasi tutte le lame delle spade scozzesi con elsa a cesto (le basket-hilted sword chiamate erroneamente “Claymore”) di alta qualità portavano il marchio “Andrea de Ferrara“, un armaiolo italiano forgiò migliaia di lame utilizzate nel periodo Giacomo V e nei decenni successivi. In realtà, l’effettiva esistenza del Ferrara è stata messa in dubbio più di una volta dagli storici del passato. Nel 1869, John Bernhard Smith ipotizzava addirittura che “Andrew Ferrara” fosse una corruzione anglosassone di un termine generico come “Faber Ferrarius”. Oggi invece abbiamo la certezza che la famiglia dei Ferrara possedeva le fucine del Busighel nel Bellunese. Come riportato sulla pagina dell’Associazione culturale Spade delle Dolomiti. si è trovato “un contratto, risalente al dicembre 1578, che incaricava i fratelli Ferrara, mastri spadai del tempo, della produzione di 600 pezzi al mese per 10 anni, in totale 72 mila spade destinate all’Inghilterra.”

Visto che ho introdotto l’argomento “lame tedesche”, tanto vale procedere in questo senso, e distinguere la Claymore della Highland (H. Claymore) da quella delle Lowland (L. Claymore).

L.Claymore originale (sotto) e replica della Hanwei/Casi (sopra). Foto di Nathan Robinson.

Quest’ultima aveva forma e dimensioni più vicine a quella delle omologhe armi continentali. Possiamo immaginare senza problema gli operosi fabbri tedeschi intenti a forgiare qualche lama in più per venderla (immagino a caro prezzo) ai compari scozzesi. Oltre alle lame, è evidente che gli scozzesi apprezzarono anche i due anelli d’acciaio che spesso integravano la guardia delle zweihander, al punto che divennero una delle caratteristiche distintive della L. Claymore.

L’esemplare più strano di Claymore che mi sia mai capitato di rintracciare è quello conservato presso il Museo di Edimburgo. L’ho trovato leggendo un volume ottocentesco che consiglio a tutti, “Ten thousand wonderful things : comprising whatever is marvellous and rare, curious, eccentric, and extraordinary, in all ages and nations” (1894).

Oltre alle dimensioni, superiori a quelle di una Claymore media, l’arma in questione è dotata di 4 bracci (con la caratteristica terminazione a “quadrifoglio”) e di un’ impugnatura in corno di narvalo davvero molto storta. Anche qui, la leggenda inventata dai venditori di fumo ci narra che la spada fu brandita da Re Bruce a cavallo fra XIII e XIV secolo. Niente di più falso. Non ho visionato il reperto dal vivo, ma dalle immagini mi sembra difficile anche una sua datazione al XVI secolo. Maneggiare una lama del genere è fisicamente impossibile. Per me si tratta di un falso vittoriano, analogo al “Mazzamostro” citato nell’articolo sulle Mazze d’arme.

Incredibile, no?

Per quanto possibile, la falsa spada di Wallace (che non merita un’apposita foto in questo articolo) è ancora peggio. La Narval-sword almeno testimonia il gusto per il weird vittoriano, mentre quella di Wallace è una brutta Lowland Claymore del XVI secolo, forse da parata, sbattuta in una teca con un’etichetta falsa. Non ha sguscio, cosa quasi impossibile per una spada con sezione lenticolare, i bracci della guardia sono corti, l’impugnatura è corta e tozza. Non parliamo poi degli anelli a protezione dell’impugnatura, che entrarono in voga in età rinascimentale.

Inoltre, 169 cm complessivi e 2.7 kg di peso non sono misure plausibili per una spada medievale.

C’è un’ultima questione. Immagino che molti di voi che si stiano chiedendo a cosa dobbiamo le armi del manga Claymore, ecco la risposta:

Incisione del 1890ca, Dunvengan Castle

Foto:

Jimandsandi, WikipediaAlbionArmorersSwordforum, Nathan Robinson

Scritto da Francesco La Manno

Saggista, curatore, editore, conferenziere e cultore di narrativa dell'immaginario specializzato nello sword and sorcery; fondatore e presidente dell'Associazione Culturale Italian Sword&Sorcery e socio della World SF Italia. I suoi saggi sono stati pubblicati da varie case editrici tra cui Solfanelli, Watson, Ailus e Letterelettriche. Scrive su L'intellettuale Dissidente e su alcune riviste tra cui Dimensione Cosmica e Lost Tales. Oltre alle pubblicazioni tradizionali, su siti e blog specializzati sono apparsi oltre duecento suoi articoli, recensioni e saggi.

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