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Presentazione

Per la rubrica de I racconti di Satampra Zeiros, abbiamo il piacere di ospitare per la prima volta Gilbert Gallo, collaboratore dell’Associazione Culturale Italian Sword&Sorcery, che ci propone I preparativi, secondo capitolo del romanzo sword and sorcery Shalirat, di circa 20.000 battute spazi inclusi.

Buona lettura.

PRIMO CAPITOLO –  LA MORTE DEL MULO


Sinossi

Daeron e Iwan sono due fratelli un po’ barbari che fanno parte di una compagnia rivoluzionaria al seguito di un capo misterioso chiamato “Il Falco”. Daeron è rapido, furbo ed ha acquisito dei tratti lupeschi in circostanze misteriose. Iwan invece è massiccio ed ha con sè una enorme ascia con la quale ha un rapporto “particolare”.

I due vengono mandati in missione per indagare su tale chiamato “il mulo” che potrebbe avere informazioni in grado di ricattare il misterioso “Falco”. E’ in ballo la sopravvivenza della compagnia rivoluzionaria, ma ciò che li attende è ben al di là delle loro aspettative…. Anziché un intrigo politico, i due fratelli si ritroveranno a fronteggiare minacce ben più grandi di loro armati solo del loro coraggio, della loro intesa in battaglia e soprattutto della loro scapestrata avventatezza.


Autore

9111e21885d13e50f620b4ba3287cd27.jpgCome ogni aspirante supereroe che si rispetti, anche Gilbert ha una doppia identità. Di giorno regala sorrisi grazie ai suoi superpoteri di guarigione mentre di notte crea fantastici universi nei quali si muovono personaggi incredibili che vivono mirabolanti avventure. Si dedica da svariati anni alla scrittura di manuali, settings e avventure per giochi di ruolo. Al momento collabora con numerosi editori Italiani ed Esteri come freelance e sia nell’ambito dei giochi di ruolo che in quello dei giochi da tavolo. Nell’ambito dei giochi di ruolo è autore di più di 20 titoli pubblicati in varie lingue (Italiano, Inglese, Polacco), fra i quali ricordiamo: Editori Italiani Cyberpunk V3 edizione Italiana (Stratelibri, 2008) Sole d’Acciaio – mini-setting per Musha Shugyo (rivista IoGioco #5 2018) Darkmoor – regolamento e setting originale (Acchiappasogni, 2015) Mythos – regolamento e setting originale (Rose and Poison, 2007) Editori Esteri Buccaneer: Through Hell & High Water (Yellow Piece and Fabled Environments, 2017) Olympus Inc. – (Fabled Environments, 2017) Mythos – versione E.G.S. (Mystical Throne Entertainment, 2015) Mythos – versione Savage Worlds (Mystical Throne Entertainment, 2013) Voodoo Pirates – (GRAmel, 2015) Kung Fu Adventurers! – (GRAmel, 2016) Oltre a numerosissime avventure e svariati setting books, ha creato diversi sistemi di gioco “originali” per giochi di ruolo tabletop. Due sono stati pubblicati (Mythos edizione Italiana e GilDar di Wip Edizioni) e gli sono valsi il primo premio del GDRItalia contest del 2007.


SHALIRAT

Capitolo 2: I Preparativi

Gilbert Gallo

-E questo è tutto, Daeron- disse Iwan e finì di bere la sua birra al solito tavolo delle Quattro Sottane.

-Allora, che ne pensi?- chiese, fissando il fratello in quei suoi strani occhi gialli, allungati e penetranti, che avevano un che di lupesco.

-C’è ancora una cosa che non mi e molto chiara…- disse Daeron sorridendo -Non dovresti essere ancora al “lavoro”?-

-Sai, Daeron…- cominciò Iwan, con un’aria fin troppo seria -La guardia che stava alla porta non se l’è sentita di rifiutare… Le mie dimissioni- disse, mostrando il suo formidabile bicipite e facendo scoppia­re il fratello in una risata contagiosa.

-Resta solo un problema…- disse Daeron, non appena smise di ridere -Chi o cosa è questa “Shalirat”?-

-E lo chiedi a me?- fece Iwan con aria dubbiosa.

-No, ma ho un’idea…- rispose Daeron, alzandosi e dirigendosi verso il bancone. Iwan si alzò e lo seguì, mettendosi la sua cara ascia a tracolla. I loro passi risuonarono pesantemente sul pavimento di legno dell’osteria vuota. L’oste, vedendoli arrivare, ma soprattutto vedendo l’enor­me ascia dietro la schiena di Iwan, fu colto da un improvviso timore e cominciò a farsi piccolo piccolo non appena capì che i due stavano venendo proprio da lui, Avrebbe voluto sparire.

-Buongiorno, signor oste- disse Daeron.

-B..b..buongiorno a..a..a voi, messeri. Come va?- rispose l’oste con un sorriso forzato ed iniziando a sudare freddo -Tutto bene, vero?-

-Sì, non c’è male- disse Iwan -Le cose andrebbero meglio se ci desse un’informazione…-

-M..ma cerrrrto! Chiedete pure, sono qui per questo!- rispose l’oste, che ora appariva molto più disteso, come se tutte le sue paure fossero svanite d’un colpo.

-Ecco, è proprio una sciocchezza…- continuò Iwan -Dicci tutto ciò che sai su… Shalirat!-

-E’ proprio una quisquilia…- aggiunse Daeron -Non è vero, Signor oste?… Vero?… Ehi, ma che gli è preso?-

­L’oste era rimasto come paralizzato. La sua bocca era spalancata, gli occhi sbarrati ed in uno stato di trance apparente; solo la sua mano continuava a muoversi, ripetendo sempre lo stesso movimento circolare e continuando a pulire il boccale che l’oste reggeva.

I due fratelli guardarono meravigliati lo strano prodigio, fino a che Daeron afferrò il taverniere per il bavero ed incominciò a scuoterlo dicendo: -Oste! Ehi! Signor oste! MI SENTE O NO?- Il boccale sfuggì dalle mani del locandiere ed andò ad infrangersi per terra; il rumore sembrò farlo tornare in sé.

-Eh? Oh! Scusate, signori- disse il taverniere, visibilmente nervoso -Mi sono…improvvisamente ri­cordato di un impegno urgente. Vogliate scusarmi…- e, così dicendo, fece per allontanarsi. Daeron però, in un batter d’occhio, lo riafferrò per il bavero, lo sollevò mezzo metro da terra, toccò con la sua fronte quella dell’oste e gli fece uno sguardo penetrante con i suoi occhi da belva, ad un dito di distanza da quelli dell’oste.

-Su, amico…- disse Daeron con voce calma e profonda -Dicci tutto quello che sai…- L’oste cominciò a tremare violentemente ed a farfugliare parole senza senso.

-Calmati, Daeron- disse Iwan, che nel frattempo, in tutta tranquillità e con estrema naturalezza, aveva riempito un boccale con la birra più forte del Continente: Borthorgar, la famosa “Anima dei Thorgar”.

-Guarda un po’come mi hai ridotto l’oste… Poggialo sul bancone, dai!- insisté Iwan.

Un po’a malincuore, Daeron fece come aveva detto suo fratello. L’oste, non vedendo più quei due oc­chiacci demoniaci, si era un po’calmato, ma non apriva bocca.

-Bevi questo, che ti fa bene!-disse Iwan, dando il boccale di Borthorgar in mano all’oste.

-Ma veramente, io…- cercò di rispondere l’oste.

-Bevi e poi ci racconti tutto- disse Iwan -O vuoi che ti ridia in mano a mio fratello?-

-No! No! Pietà!- disse l’oste -Vi dico tutto, ma lasciatemi in pace!-

-Sputa il rospo…- disse Daeron.

-Shalirat… è un posto maledetto!- disse l’oste spalancando gli occhi -Non vi abita più nessuno da tantissimo tempo, porta male solo il nominarlo. Si dice che sia dimora di ogni sorta di diavoli, fantasmi… uomini-lupo…- e qui si fermò e guardò negli occhi Daeron per un attimo. Poi abbassò lo sguardo e vi­de che Iwan stava riempiendo altri due boccali di birra.

-Tranquillo, oste- disse Iwan -Non te li facciamo bere, sono per noi! Vai avanti, vai avanti…-

Rassegnato, l’oste continuò: -Non so altro. Se volete informazioni, chiedete a Lisbas. Stasera sarà qui, per raccontare le sue storie ai clienti, accompagnato dalla danzatrice che conoscete già, mi pare…-

Iwan diede un boccale di Borthorgar a Daeron e disse: -Se questo è tutto, allora brindiamo!-

-A cosa?- chiese Daeron

-A Baalsha, naturalmente, che plachi le onde e faccia spirare un buon vento!- rispose Iwan

-A Baalsha, allora!- disse Daeron -Oste, brinda con noi!-

-Ma io… veramente…- disse l’oste, ricominciando a sudare.

-CHE COSA???- dissero i due fratelli contemporaneamente, fissando l’oste con occhi poco cordiali.

-A Baalsha!- disse l’oste ed, in men che non si dica, vuotò tutto il boccale.

I due fratelli rimasero di stucco.

-Hai visto, Iwan?- chiese Daeron, con aria meravigliata -Tutto in un colpo!-

-Notevole! Davvero notevole!- disse Iwan, lisciandosi compiaciuto la barba rossa.

-Avete visscto?- cominciò a farfugliare l’oste, che non si reggeva più in piedi -Sono forrrrrte! Tuuutta in un sorso! Hic!- e, così dicendo, cominciò a barcollare per la stanza, finché inciampò in una sedia e cadde a terra svenuto.

-A Baalsha!- brindarono assieme i due fratelli e vuotarono anche loro in un sorso il boccale. Poi, solle­varono di peso l’oste, lo misero su di un tavolo ed uscirono dalla taverna, tuffandosi nell’atmosfera gioiosa della fiera.

Di sera, la locanda tornò ad essere affollatissima, anche perchè lo sapevano ormai tutti che il famoso Lisbas avrebbe raccontato una delle sue coinvolgenti storie accompagnato dall’arpa di una donna bel­lissima. Tutti attendevano trepidamente che lo spettacolo avesse inizio, o, per dire la verità, aspetta­vano che si mostrasse questa “donna del mistero” la cui bellezza era stata lodata e sbandierata ai quat­tro venti.

-Arriva sssciubito, un po’di pazienza! Eh, che diamine…- rispondeva l’oste, ancora molto frastornato, alle richieste impazienti dei clienti. -Vedreeete com’è bella! Sì, sì! Beeeelllissima!- e nel frat­tempo cercava di farsi strada, barcollando, fra la ressa di clienti con un vassoio di birre in mano. L’impresa però era troppo difficile: il vedeva ballare davanti ai suoi occhi, uno addirittura stava bal­lando sulle mani! E la locanda… Anche quella cominciava a ballare ed a girare sempre più forte, sempre più forte, sempre più forte…

-Mi sceeento sctraaano- disse sedendosi -Forse un goccetto mi farà beeene! Sì, sì!- ed iniziò a bere uno dei tre boccali di birra che stava reggendo.

-Ehi, Iwan- disse Daeron, vicino al quale si era seduto l’oste, -Guarda che ci ha portato il nostro amico! E’proprio gentile, no?- e prese gli altri due boccali, offrendone uno al fratello.

-Grazie, Daeron- replicò Iwan -Allora, stavi dicendo…-

-Dicevo che ho guadagnato la bellezza di 3 Monete d’Argento giocando ai dadi ed al tiro al bersaglio, e tu?- chiese Daeron con un sorriso sardonico.

-A dire la verità…- cominciò Iwan -Ho vinto la gara dell’abbuffata e delle bevute…-

-Ma…- aggiunse Daeron, vedendo che il fratello esitava.

-Ma quell’oste maledetto ha voluto che gli pagassi tutto quello che gli ho divorato!- disse Iwan alzan­do il tono delta voce con tale veemenza e sdegno che tutti nella locanda tacquero e si voltarono verso i due fratelli con aria interrogativa. -Ho provato a rifarmi con il braccio di ferro, ma dopo i primi due, nessuno ha voluto più sfidarmi. Che tempi!-

-Allora- riprese Daeron, con aria canzonatoria, -Quanto hai guadagnato?-

-Una Moneta d’Argento…- rispose Iwan, lentamente e con aria delusa, guardando le bollicine salire dentro il boccale.

-Non è male, dai!- lo rincuorò Daeron

-Magari l’avessi guadagnata!- replicò Iwan -Ci ho rimesso, altro che…-

I due fratelli scoppiarono a ridere fragorosamente e suscitarono l’ilarità generale.

Poco dopo, calò il silenzio ed apparvero Lenethil e Lisbas. La prima era ammantata d’azzurro, con una corta camicetta dorata che lasciava intravedere le sue forme leggiadre ed un paio di pantaloni molto larghi, che avvol­gevano le sue esili gambe. Nel silenzio generale dell’ammirazione estatica dei presenti, si sedette, accordò l’arpa e cominciò a pizzicare con grazia le corde, traendone melodie ammalianti.

Lisbas era invece ammantato di nero, con un grosso cappuccio che gli ricopriva il capo, nascondendo­lo alla vista. Si sedette anche lui ed iniziò a raccontare.

-Daeron- disse Iwan -Da qui non si vede niente, andiamo più avanti­!-

-Arrivo subito- rispose Daeron che, alzandosi, urtò l’oste ormai addormentato e lo fece finire di faccia per terra.

-Guarda un po’a che livello si è giunti…- rimuginò Daeron -Certa gente non dovrebbe fare alcuni me­stieri, se non sa reggere l’alcool!-­

-Permesso… permesso…- dicevano i due fratelli che, noncuranti delle più semplici norme di educa­zione, avanzavano fra la folla, in parte in piedi ed in parte seduta, facendosi strada con gomitate, spintoni ed occhiatacce a chi osasse replicare.

-Barbari!- urlò una voce alle loro spalle.

Daeron si voltò e disse, con fare cordiale: -Amico, non è a noi che devi fare i complimenti. L’elfa li merita molto di più!-

Così, nelle numerose menti offuscate dall’alcool si insinuò un dubbio atroce: stava scherzando?

Dato l’enorme fracasso che i due stavano combinando, Lisbas e Lenethil, visibilmente sdegnati, smi­sero di cantare ed iniziarono a fissare in malo modo i due barbari.

Questi non se ne accorsero finché non si sedettero in prima fila dopo aver cacciato con uno sguardo i due che occupavano le sedie; accortisi dello sdegno di Lenethil, i due ammutolirono. I mugu­gni di protesta nel loro confronti non erano però cessati, per cui Iwan si girò ed urlò: -Se avete finito di gridare, io vorrei sentire la storia! Ma chi vi ha insegnato l’educazione?-

-Scusi, uomo…- disse una vecchietta alle spalle di Iwan -Io non vedo niente. Per favore…-

-Nonna,- la interruppe Iwan -Se hai problemi agli occhi, Va’da un cerusico!-­

-Barbaro!- replicò stizzita la vecchia.

-Ti ringrazio, nonna- disse Iwan, commosso -Tieni, pagati il cerusico…- e le mise in mano delle mo­nete. Poi, vedendo che il mormorio non smetteva, si alzò in piedi e gridò: -Ora basta! Il primo che parla se la vedrà personalmente con me!-

Di colpo, calò un silenzio tombale.

Iwan guardò tutti, ad uno ad uno, negli occhi; si girò e si sedette, lentamente. Lisbas e Lenethil, per rompere la tensione, ripresero a cantare.

Lisbas, accompagnato dalla ammaliante musica di Lenethil, rievocò nostalgicamente i secoli che fu­rono, prima che la Morte Nascente affliggesse il Continente, e parlò di una potente famiglia reale della stirpe Borghil che abitava tanto tempo fa nel Baronato di Ysrel…

Rifulgeva lo splendore del loro castello, della loro famiglia e dei loro tesori… nonché la bellezza splendente della secondogenita: Shalirat, figlia del Barone e della sua seconda moglie di stirpe Hak-Jadì. Ella aveva molti pretendenti, ma non amava nessuno e molti ne respinse, causando il dolore del padre, che le voleva molto bene e non se la sentiva di impor­le il matrimonio. E gli anni passavano… ma Shalirat non volle nessuno come sposo.

Anche un potente Vescovo di nome Kalgor, venuto da molto lontano per ammirare la bellezza di Shalirat, di cui si innamorò subito perdutamente, fu da lei respinto. Da allora, il Vescovo cercò con ogni mezzo di sposarla, ma lei rifiutò sempre, causando la sua ira. E fu così che Kalgor assoggettò il Barone e lo con­vinse a nominarlo guardiano personale di. Shalirat. La principessa, per sfuggirgli, si rinchiuse nella torre finché morì.

Da allora, nessuno che si sia inoltrato in quelle terre è mai tornato indietro per dirvi cosa ci sia.

Molto tempo è passato, lasciando il suo segno: le terre un tempo fertili si sono mutate in pericolosi acquitrini ove vive l’infida razza dei Brachioni.

Ma ancora oggi, mentre fuori imperversa la furia degli elementi, dinanzi at tepore delle braci scop­piettanti si narra che Kalgor, stingendo patti immondi con creature demoniache, sia riuscito a prolungare la propria esistenza sino ai giorni nostri per tentare di riportare in vita la sua beneamata Shalirat.

Gli aedi narrano infatti che Kalgor, con riti di atrocità indescrivibile, ne conservi ancora le bellissime spoglie mortali, animato dalla folle speranza di riuscire a farla rivivere.

Infine, le consunte e proibite pagine del libri di necromanzia descrivono le centinaia di creature della notte che, assieme a lui, fanno la guardia al castello, a Shalirat, ed al tesoro della casata, che si dice sia divenuto fonte di rovina per tutti coloro che abbiano tentato di utilizzarlo da quando la principes­sina morì.

Il saggio viandante evita quelle tristi contrade, da cui non viene fuori nulla salvo ululati e gorgoglii dei Brachioni spietati, ed ove permea, invisibile, lo spirito della tormentata principessa in cer­ca della pace eterna…

Quando Lenethil ebbe finito di pizzicare le corde dell’arpa, l’ultimo accordo risuonò a lungo nella lo­canda, seguito da in lungo silenzio…

Tutti erano rimasti estasiati, coinvolti dalla storia o quantomeno assorti. Questa è la magia della mu­sica per volere di Ledan: parla direttamente al cuore della gente e scioglie le passioni più intime che spesso dimentichiamo in qualche cantuccio dentro di noi. Ma quando si liberano, rapiscono 1’anima ed i sensi, elevando lo spirito ad altezze vertiginose, rendendoci felici come gli dei beati. Ma, come tutte le felicità, anche quella che la divina musica ci offre è temporanea, e subito ripiombiamo frastornati nella realtà.

Uno scroscio di applausi, pugni sui tavoli ed urla di assenso nel più puro stile da taverna celebrarono il successo della ballata di Lisbas e di Lenethil, i quali si inchinarono dinanzi al pubblico esultante, mentre sull’ elfa cominciarono a piovere fiori, monete e molti, moltissimi complimenti… Lisbas scese dal palcoscenico, giacché il pubblico insisteva nel voler vedere Lenethil ballare, ed al suo posto salirono i componenti di un’orchestra che incominciarono a suonare alcune ballate antiche. Lenethil, sorridente, s’inchinò dinanzi al pubblico esultante per poi iniziare a volteggiare con superba leggiadria al suono dei violini, dei mandolini e delle chitarre. Lisbas stava eclissandosi nella folla, quando si sentì chiamare da due energumeni molto simili che lo invitarono, con una gentilezza che lo sorprese, a sedersi ad un tavolo che provvedettero a liberare, con molta meno cortesia, dai due ex ­occupanti.

-Complimenti, Lisbas!- disse il più grosso dei due, che aveva una strana cicatrice sull’occhio sinistro -Davvero bravo! Oste, porta una birra al nostro amico!- così dicendo, scosse l’oste dal torpore che lo possedeva.

L’oste si alzò e, quasi incoscientemente, si avviò al bancone barcollando e farfugliando qualcosa.

-In cosa posso esservi utili, stranieri?- chiese Lisbas.

-Ecco… – cominciò il secondo dei due, quello che aveva due occhi…. gialli?! pensava Lisbas confuso, mentre li stava squadrando.

-Vede, signor Lisbas… – continuò -Noi siamo molto interessati a tutto ciò che riguarda la fortezza di Shalirat­.-

-Allora- interruppe Lisbas -Spero che la mia narrazione vi sia piaciuta. Purtroppo, altre notizie stori­camente accertate non ve ne sono…-

-Lascia perdere la storia!- disse il più grosso dei due -Voglio sapere cosa c’è adesso in quel posto!-

Nel frattempo l’oste, miracolosamente, era riuscito a mettere i passi uno dinanzi all’altro ed a portare la birra al tavolo.

-Il nome di chi devo ringraziare?- chiese Lisbas, curioso di conoscere l’identità dei due energumeni che lo stavano interrogando.

-Come ti chiami, oste?- fece 1’uomo dagli occhi gialli.

-Mandor, signore!- rispose l’oste mettendosi alla men peggio sull’attenti, come se la domanda glie l’avesse rivolta un generale.

-Ecco, ringrazia Mandor per averci portato le birre- rispose 1’uomo dagli occhi di lupo con un tono sec­co e deciso -I nostri nomi non sono importanti!-

Lisbas sorseggiò la birra e poi disse: -Vedete… notizie sicure non ce ne sono. A parte, ovviamente, la sua locazione: tre giorni a cavallo verso est, se siete così pazzi da rischiare la vostra vita nella palude, ed il fatto che nessuno abbia il coraggio di avvicinarsi è risaputo…-

-Non mi dica che c’è qualcuno che crede ancora alle storie di fantasmi!- disse sorpreso l’uomo con la cicatrice sull’occhio.

-Se è per questo… – aggiunse Lisbas con un sorriso sardonico -La maggioranza crede ad entità ancora più infide… vampiri… lupi mannari… lo stesso Kalgor… e si pensa che siano tutti addensati lì, a Shalirat!-

Lisbas notò ed intese lo sguardo deciso e disincantato dei due energumeni che gli erano di fronte. Sor­rise nuovamente ed aggiunse, con tono confidenziale: -Però, in verità, penso che sia il covo di qual­che banda di predoni che ha tutto l’interesse a mettere in giro storie di questo genere perchè nessuno vada a disturbarli… Voi mi capite, no?-

-Parliamoci chiaro…- aggiunse l’energumeno con la cicatrice sul collo -Pericoli sicuri non ce ne sono?-

-Questo no- disse Lisbas -Purtroppo, ci sono eccome! Ma non sono quelli che puoi tenere lontano con uno spicchio d’aglio… Sono i Brachioni, esseri schifosi che vivono nelle paludi attraverso le quali pas­sa la strada che porta a Shalirat­.-

I due si fecero attenti, mentre alle loro spalle la musica era terminata e Lenethil stava ricevendo i meritati applausi.

-I Brachioni sono esseri ripugnanti che strisciano nel fango- disse Lisbas, che si sentiva un po’a disa­gio, guardando quei due occhi gialli che lo scrutavano -Sono molto grossi da adulti ed attaccano in gruppo. Hanno la testa molto piccola ed il corpo ricoperto da durissime scaglie. I loro artigli, poi, sono intrisi di un potentissimo veleno, capace di uccidere un bue in un minuto!-

Lisbas notò che i due erano molto preoccupati, ed aggiunse: -Però, secondo Kar il cacciatore, il loro punto debole è nella gobba che hanno proprio dietro il cranio. A sentire lui, ne ha abbattuto uno molto grande una settimana fa proprio così: conficcandogli la lancia in quel punto…-

-Dobbiamo rifornirci di lance- dissero i due energumeni contemporaneamente.

-Siete saggi- disse Lisbas -Ma ancora troppo poco per lasciar perdere Shalirat. Ancora due cose: la prima è che questa è la stagione dell’accoppiamento dei Brachioni, per cui sono particolarmente ag­gressivi. La seconda: se proprio non sono riuscito a convincervi a non andarci, rifornitevi di antidoti al veleno di Brachione nella bottega di Hans lo speziale; ditegli che vi mando io…-

Lisbas finì di bere la sua birra, mentre i due energumeni sembravano riflettere sul loro futuro. Poi si alzò e disse: -Buona fortuna, Uomini del Sud di cui non so il nome!- ed uscì lentamente dalla locanda.

Anche i due si alzarono per andarsene, quando sentirono una voce che il chiamava: era Lenethil, cui non era sfuggita la conversazione dei due con Lisbas.

-Ehi, voi!- esclamò Lenethil, correndo e facendo ondeggiare i lunghi capelli biondi sulle spalle, -Volevate andarvene senza dirmi nulla?-

-Spiega tu. Iwan. Io vado a fare spese…- disse Daeron e con un saluto uscì di corsa dalla locanda.

-Si è sempre divertito un mondo a comprare armi e roba simile- pensava fra sé Iwan, compiaciuto della solerzia del fratello.

-Allora?- chiese Lenethil, con due occhioni dolci cui non si poteva dire no…

-Ecco…- cominciò Iwan -Devi sapere che tutte le leggende su Shalirat, come del resto era scontato, sono false. Lisbas pensa che vi abiti una combriccola di malviventi, ed io penso che uno di loro è sicu­ramente in combutta col traditore fra le nostre file…-

-Allora il Mulo non stava delirando?- chiese Lenethil.

-Speriamo di no…- rispose Iwan -Nel peggiore dei casi, avremo ripulito Ktonion da qualche la­dro maledetto!-

-Ed io che volevo scrivere una ballata sui vampiri…- disse sconsolata Lenethil.

-Vieni, andiamocene- disse Iwan, mettendole un braccio sulle spalle -Tuttalpiù potrai scrivere una ballata sulle danze dei Brachioni…-

-Sui cosa?- chiese Lenethil, mettendosi il cappuccio per proteggersi dal vento che tirava fuori dalle Quattro Sottane.

Il grosso e fulvo lupo di mare rise calorosamente con le braccia conserte, mentre l’elfa lo guardava dal basso, stizzita: -Mi stai prendendo in giro, marinaio?-

-No, figurati- rispose -Devi sapere che…-

Così dicendo i due si allontanarono giù per la strada nell’oscurità della notte.

FINE SECONDO CAPITOLO


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Scritto da Francesco La Manno

Saggista, curatore, editore, conferenziere e cultore di narrativa dell'immaginario specializzato nello sword and sorcery; fondatore e presidente dell'Associazione Culturale Italian Sword&Sorcery e socio della World SF Italia. I suoi saggi sono stati pubblicati da varie case editrici tra cui Solfanelli, Watson, Ailus e Letterelettriche. Scrive su L'intellettuale Dissidente e su alcune riviste tra cui Dimensione Cosmica e Lost Tales. Oltre alle pubblicazioni tradizionali, su siti e blog specializzati sono apparsi oltre duecento suoi articoli, recensioni e saggi.

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