TRAMA

Non si conosce il luogo di nascita di Majno, sia per la mancanza di documentazioni certe sulle sue origini, sia perché egli stesso ci fornisce scarse notizie al riguardo degli anni giovanili. D’altronde il periodo storico nel quale si presume sia vissuto rappresenta uno dei momenti più confusi della storia di un Impero ormai travagliato da profondi sommovimenti interni.
La leggenda di Majno ha attraversato i secoli, arricchendosi di volta in volta di elementi spesso contrastanti che offrono un’immagine ambigua, indefinibile della sua personalità poetica e letteraria e da essi deriva l’alone di fascino e di mistero che sempre lo circonda. Certo Majno si adatta assai bene a queste interpretazioni in bilico tra la crudezza di una realtà storica priva di rasserenanti prospettive e il mito di una vita condotta al di fuori da convenzioni sociali e vincoli morali, anarchicamente libera. L’esistenza vagabonda del poeta sfiorata, più d’una volta, dall’ombra del carnefice, le sue incessanti peregrinazioni per le province settentrionali dell’Impero, l’angoscioso senso del dramma, appena stemperato dalla risata amara e beffarda, che permea le ballate a lui attribuite, hanno contribuito a suffragare l’immagine del cantore compagno di strada e di bagordi, del giullare scanzonato pronto a procurare ai compagni di ventura cibo caldo e letto non solo per dormire. Adalberto-Cersosimo-IL-LIBRO-DELLIMPERO-NORDNon ci è di grande aiuto per conoscere meglio la sfuggente figura di Majno la sua incompleta, e presumibilmente apocrifa, autobiografia, ma restano gli illuminanti squarci poetici delle ballate e i frammenti della cronaca in prosa e in versi nota come Il Libro dell’Impero a dimostrare quale lucido cronista egli sia stato (pur attraverso la metafora di storie leggendarie che coprono per un vastissimo periodo l’epopea imperiale) delle tribolazioni esistenziali della gente d’ogni strato sociale dell’epoca in cui visse.
I popoli dell’Impero non lo hanno mai dimenticato. Egli fu l’attore del loro dramma, la mutevole maschera dei loro molteplici volti.
(Gherard Curtius, L’archetipo Majno.)

L’AUTORE

Adalberto Cersosimo è nato a Casale Monferrato nel 1943, laureato in Scienze biologiche, dopo aver lavorato per tre anni in un’industria chimico-farmaceutica Cersosimo scelse di dedicarsi all’insegnamento di matematica e scienze nella scuola media. In ambito fantascientifico, egli fu negli anni Sessanta tra i promotori del cosiddetto “primo fandom” italiano unitamente a Luigi Naviglio, Vittorio Curtoni e altri. Adalberto CersosimoCersosimo è uno scrittore che trova il suo spazio congeniale nella misura del racconto, breve o lungo che sia: ne ha al suo attivo una cinquantina, e nella categoria “racconto professionale” è risultato vincitore di numerosi premi (fra i quali cinque edizioni del “Premio Italia”). Alcune sue storie sono state tradotte in Francia, Spagna, Germania, Finlandia, Ungheria. Ha collaborato con l’Editrice Nord, scrivendo presentazioni per i “classici” della serie Cosmo Oro e articoli per il Cosmo Informatore.

RECENSIONE

Come scrissi nella recensione sulla Saga del Mondo dei Ladri, rimasi colpito dall’accostamento tra quest’ultima e il Ciclo dell’Impero. In fondo al primo volume della serie ideata da Robert Lynn Asprin c’erano, infatti, due bellissimi racconti di Adalberto Cersosimo e una postfazione di Gianni Pilo che ne declinava i punti di contatto.

Avevo affrontato Il libro dell’Impero diversi anni fa e, onestamente, per quanto ne avessi un buon ricordo, non mi sovvenivano elementi comuni, se non per un Impero millenario in disfacimento che ne faceva da sfondo in entrambe le opere.

A rilettura avvenuta, posso dire che forse le correlazioni sarebbero da trovare più nell’audacia e nelle visioni espresse dai rispettivi autori che nell’ambientazione: decadente la prima e più crepuscolare la seconda.

Ma veniamo all’opera di Cersosimo, cultore e araldo della fantascienza e del fantasy, promotore insieme con altri suoi colleghi di quel fandom che permise ai generi appena citati di farsi strada anche nel Bel Paese.

Iniziamo a dire che Il libro dell’Impero non è propriamente un romanzo, ma non è nemmeno una raccolta di racconti. È un non-romanzo, una tela piena di stelle, con una cometa splendente come filo conduttore che dipinge un affresco, seppure frammentario, dell’universo concepito da Cersosimo.

giullare6Si tratta di ballate e storie, rivelate in prima persona da Majno, il più grande menestrello della storia imperiale, capace di diventare nell’arco dei secoli addirittura fonte storica per la sua capacità di raccontare personaggi e situazioni che, nella barbarica involuzione di questo Impero intangibile, si sono persi nella memoria e nelle pieghe del tempo.

A corollario di ogni ballata, l’autore ci fornisce digressioni e scritti di vari personaggi invisibili che dibattono sullo stesso Majno, sulla veridicità o sull’allegoria dei suoi mirabili resoconti.

Interrogativi su realtà e finzione che appaiono oggi sempre più attuali.

“Dove sta la realtà?” scrive Piergiorgio Nicolazzini nella sua prefazione. “Nella storia narrata dai cronisti, alla ricerca di un’oggettività impossibile, anzi, spesso tradita, oppure nella finzione dei poeti, che illuminano con imprevedibili squarci di realismo una visione inevitabilmente personale e inattendibile”.

Il libro si apre con La Ballata Selvaggia, che ci racconta proprio della vita giovanile di Majno, della sua formazione con Maestro Garnier, e dei suoi viaggi con Gisal, Teia e Alois.

Ci troviamo in una specie di medioevo, con il Braccio Tutelare sulle tracce dei Diversi, rivisitazione della nostra Inquisizione nella caccia alle streghe.

Questo è l’unico elemento soprannaturale del libro. Non credo sia un caso che i Diversi incontrati nelle pagine siano solo donne, tormentate e delicate come Teia, oppure generose e battagliere come Larrabee.

Per il resto siamo di fronte a un chiaro esempio di Science Fantasy, con richiami alle suggestive commistioni già esplorate da Jack Vance nel Ciclo della Terra Morente o da Gene Wolfe con il Ciclo del Nuovo Sole.

Ne Il libro dell’Impero la magia è sostituita da antichi marchingegni tecnologici, incomprensibili e quindi ritenuti incredibili. Riferimenti evidenti a una realtà che potrebbe anche essere la nostra, proiettata in un futuro lontano dopo anni di esplorazione spaziale, ripiombata nel buio medioevale.

Una fantascienza che fa da sfondo all’ambientazione e la compenetra trasformandosi in mitologia.fantasy22

Non aspettatevi molta azione, anche se l’assedio di Giardia merita sicuramente menzione, soprattutto per il suo inaspettato epilogo, così come La Battaglia di Gola del Vento. Due episodi che riassumono appieno il connubio di Science Fantasy concepito da Cersosimo.

Lo stile è pieno, fluente e lirico, capace di affascinare più che di stupire.

Un’armonia narrativa che gioca sull’ambiguità del messaggio e fornisce varie sfumature di lettura.

Il libro dell’Impero è quindi un’opera matura, profonda, non di puro svago e intrattenimento ma pur sempre molto piacevole, degna di diventare fondamento della letteratura di genere.

Il libro dell’Impero

Autore: Adalberto Cersosimo

Romanzo pubblicato da Casa Editrice Nord “Fantacollana n. 169” a giugno 200.

Curatore: Alex Voglino

Pagine: 250

Scritto da FABRIZIO FANGAREGGI

Fabrizio Fangaregggi è nato a Modena nel 1971. Da sempre innamorato di letteratura e cinema, si è diplomato al Corso di Regia e Sceneggiatura all’Accademia Nazionale del Cinema. Con il suo primo romanzo, Ekhelon – Frammenti di Guerre Dimenticate (Nocturna, GDS Edizioni), ha vinto il Premio Letterario Nazionale Cittadella 2014. Diversi anche i racconti pubblicati su antologie e riviste. Per David and Matthaus ha pubblicato nel 2016 il romanzo Il confine del buio, scritto a quattro mani con l’amico Pierluigi Fabbri, cui ha fatto seguito nel 2018 Il buio di York.

Rispondi