Kasakos compì lo sforzo di ricordare la strada nonostante la ferita sanguinante al fianco e il cuore che batteva all’impazzata. La grotta era in cima al sentiero di pietrisco, oltre la svolta sulla destra: un incavo nella roccia grigia screziata di nevischio. Allungò il passo, le fitte di dolore divennero lancinanti. Alle sue spalle, in lontananza, il baluginare delle torce fra gli alberi tradiva l’avanzare della turma dei cavalieri romani. Li guidava Hadrianus, l’Inquisitor dell’Imperatore Traiano. Stavano cercando proprio lui.

Entrò all’interno della caverna, crollando sui palmi e le ginocchia. Intravedeva il cielo sopra di sé, attraverso due fori oblunghi nella roccia che gli ricordavano un volto. La luna brillava in uno dei due fori, simile a una pupilla esangue. Da lassù, qualcuno lo osservava. Non ne aveva dubbi. Sentiva il richiamo dentro di sé, nel rizzarsi dei capelli sulla nuca, nei riflessi condizionati che gli portavano a battere le mascelle. Giove! Provò a mormorare una preghiera, a invocare il nome di Diana; ormai il suo corpo era scosso dai brividi. Lanciò un urlo, la testa rivolta indietro, proprio mentre i cavalieri romani gli sbarrarono entrambe le uscite dalla grotta. Il corpo di Kasakos mutò e come ogni volta gli sembrava di morire e poi rinascere: il suo corpo si ricoprì di peli irti e fulvi; il muso divenne prominente, un filo di bava gli colò fra le fauci. L’ultima così che udì fu la voce di Hadrianus: «Virsipellis!» A quell’ordine i cavalieri scagliarono le proprie lance ma Kasakos le spezzò con un gesto del braccio nerboruto e, con un balzo, si ritrovò addosso al primo soldato.

Il richiamo della Luna gli aveva messo appetito.


Iniziamo il nostro viaggio attraverso l’Europa Fantasy dell’età romana degli Annali Apocrifi con questa breve scena. Siamo vicini al limite orientale della provincia della Moesia Superior, nei territori corrispondenti all’odierna Bulgaria. Hadrianus, uno degli Inquisitores dell’Imperatore Traiano sta dando la caccia a Kasakos, un trace affetto da licantropia. Tutto ciò non è che un pretesto per parlare dell’antro che fa da scena all’episodio.

La grotta in questione esiste realmente e si trova nei pressi della località di Karlukovo.

La regione è ben nota per le formazione carsiche originatesi durante il Quaternario. La più grande delle grotte ha una lunghezza di 262 m e porta il nome di Prohodna, ovvero ‘Cava Passaggio’ poiché la caverna è fornita di due accessi. Alcuni ritrovamenti all’interno della grotta testimoniano come Prohodna fossa abitata durante l’età Neolitica.

Ciò che colpisce maggiormente l’immaginario è la presenza sulla volta della camera di due fori creati dall’erosione naturale, chiamati ‘Okanata’ ovvero ‘Occhi di Dio’. Dalla giusta angolatura questo spettacolo naturale ricorda un volto umano. L’effetto è suggestivo soprattutto negli scatti che immortalano la luna come fosse una pupilla o l’acqua che scorre lungo la parete simile a delle lacrime. Non è difficile immaginare come le antiche popolazioni trace che abitavano la zona vedessero negli ‘Occhi di Dio’ il volto di qualche potente divinità.

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Scritto da Giuseppe Cerniglia

Giuseppe Cerniglia, classe 1989, è originario del palermitano ma vive a Siracusa dove svolge la professione di ingegnere chimico. Nel 2013 inizia un percorso di scrittura, con la creazione di un'Europa dell'età imperiale romana che mischia elementi storici e fantasy.

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