Siamo nel VI secolo, Dastan un principe furfante si allea suo malgrado con la bella ma battagliera principessa rivale Tamina per proteggere il segreto del Pugnale del Tempo e riportare in vita suo padre…

Uscito il 19 Maggio del 2010 Prince of Persia e Le Sabbie del Tempo è l’adattamento cinematografico dell’omonimo titolo sviluppato da Ubisoft nell’ormai lontano 2003, diretto da Mike Newell e prodotto da Walt Disney e Jerry Bruckheimer.

Se avete letto la mia retrospettiva sulla serie videoludica di Prince of Persia (QUI), Jordan Mechner, fanatico folle del cinema e dell’animazione, sottolinea l’importanza dei primi 10 minuti de I Predatori dell’Arca Perduta (per la costruzione della tensione e del peso che avrebbe poi dovuto avere il protagonista in pixel), e la costruzione iper-classica de Il Ladro di Baghdad e La Leggenda di Robin Hood.

In diverse interviste però Jordan ha evidenziato il motivo per cui quasi tutti i film tratti dai videogiochi sono pura monnezza.

Parafrasando, il cinema è cannibale, si nutre della fonte d’ispirazione e la spezzetta a modo suo, prende solo quello che serve per continuare, quindi quando si adattano i videogiochi, il cui fulcro è il gioco, l’azione che nasce e muore con il videogiocatore, è impossibile riproporre ciò su pellicola. Ciò che rende bello un videogioco nel “migliore dei casi” è mimato dagli attori.

Il problema con i libri invece è che gran parte del mondo e dei personaggi si muovono nella mente del lettore, ed essendo lui il regista, non può odiare il suo stesso film! Quindi quando si siede in sala e per 20 minuti assiste ad una pallida imitazione di ciò che aveva in mente…ne esce con le aspettative infrante.

Affermazioni tanto precise, quanto presto dimenticate dai fan del videogioco, che lo volevano su pellicola esattamente come lo avevano vissuto 20 e più anni fa da piccolissimi!

Come diceva John Carmack, padre di id Software (Wolfenstein 3D, DOOM, Quake): “Story in a game is like a story in a porn-movie, it’s expected to be there, but it’s not that important”.

Ve lo dico subito: il film è mediocre. Un’occasione sprecata.

Ma procediamo con ordine.

Le scenografie, l’ambientazione storica e la ricostruzione della cultura persiana sono più che sufficienti. Ricalcano tutte le immagini da sogno che ci assalgono quando pensiamo alla Persia antica delle 1001 Notte (da notare le vesti e le armi di Dastan che ricalcano quanto visto nel secondo capitolo della saga videoludica di Ubisoft, Il Principe Guerriero).

La colonna sonora strizza “l’orecchio” a quanto ascoltato nella serie videoludica e in altre celebri epiche del grande schermo (Il Gladiatore e Lawrence d’Arabia su tutti), trascinando lo spettatore nota per nota in un mondo magico e ormai perduto.

La fotografia mette un po’ troppo in risalto il colore ocra/rame della sabbia, finendo per essere stopposa e a tratti un’unica grande sfumatura marrone chiaro. Gli effetti speciali fanno il loro sporco lavoro, citando ed evolvendo quanto visto sui nostri schermi giocando l’originale Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo (da notare l’aspetto del principe quando usa il pugnale, molto simile  all’anti-principe visto ne i Due Troni, il terzo capitolo della trilogia Ubisoft).

Purtroppo le scene d’azione sono senza infamia e senza lode. Tra un eccessivo uso del montaggio e l’alternanza confusa di diverse inquadrature che fanno perdere l’orientamento, lo spettatore assiste allo spettacolo con un retrogusto non molto piacevole, contando anche diversi inutili momenti in rallenti che rovinano le coreografie di lotta all’arma bianca, molte delle quali realizzate dagli attori stessi.

Fin qui però nulla di tremendo. Siamo in linea con quanto fatto dalla concorrenza in ambito Blockbuster.

Però manca qualcosa…

Ah già dimenticavo: la sceneggiatura! Per fare un buon film occorre una buona sceneggiatura. Che sbadato…

Anzi che sbadati!

Gli sceneggiatori a capo del progetto (Boaz Yakin, Doug Miro, Carlo Bernardo), hanno buttato nel cesso tutte le buone regole della narrazione. Non si sono neanche sforzati di scopiazzare qua e là dai super-classici del cinema d’avventura (i sopracitati Robin Hood, “Il Ladro di Baghdad”, Sinbad, Sandokan, “Lawrence d’Arabia”) o recuperare quella pietra miliare de “L’Eroe dai Mille Volti” del grande Campbell, poi riscritto e riveduto per l’arte della narrazione cinematografica da Chris Vogler con “Il Viaggio dell’Eroe”.

Sarebbe bastato fare un copia-incolla veloce di “Guerre Stellari” (Star Wars IV – Una Nuova Speranza, per i più giovani), per rendere il film un minimo godibile, o nel peggiore dei casi di uno stile classico-stantio, della serie: “Bel film, peccato che non sia uscito 30 anni fa!”.

Avevano paura di copiare? Volevano essere “originali” (il primo ideale da eliminare per uno scrittore)? Oppure avevano la classica pistola del produttore alla tempia che diceva loro come scrivere la storia, estrapolando senza alcuna logica tutti quegli elementi che hanno reso di successo gli ultimi grandi incassi al botteghino?

Come avete intuito la sceneggiatura è un disastro. Il che è un vero peccato vista la partecipazione di Jordan Mechner, il creatore originale del videogioco. E per partecipazione intendo che ha scritto il soggetto del film, e la prima stesura del copione. Ma viste le 6 mani dei colleghi, non credo sia rimasto molto del lavoro del grande Jordan.

In rete le critiche si rivolgevano per lo più agli attori, troppo poco “persiani” e incapaci di costruire il giusto pathos nelle relazioni di coppia (Dastan e Tamina), e di sangue (Dastan, Tus e Garsiv). Ma io chiedo loro come era possibile costruire una qualsiasi verosimiglianza relazionale quando la sceneggiatura fa acqua da tutte le parti.

Il problema non è che manca la “chimica” tra i due attori, è che la sceneggiatura è spazzatura.

Ma forse bastava sapere un po’ di arabo per capire che il film era una truffa: Dastan nell’antico dialetto persico significa imbroglione!

Guardatelo a vostro rischio e pericolo.

Se volete saperne di più sulla saga videoludica di Prince of Persia cliccate QUI!

Se volete saperne di più sul fumetto di Prince of Persia cliccate QUI!


 

Scritto da Riccardo Maggi

Prima assiduo lettore poi scrittore infaticabile che dedica anima e corpo all'Immaginario in ogni sua forma e sostanza approdando sulle sponde di Hyperborea nel Giugno 2017.

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