Emanuel Swedenborg

Un Mistico nell’Età dei Lumi

 

Esiste a Stoccolma un certo Swedenborg, dotato di un discreto patrimonio, senza impiego né ufficio. Tutta la sua occupazione, egli dice,  consiste nel convivere da più di vent’anni in commercio con le anime dei defunti.

Kant

 

Queste brevi ma caratteristiche parole, descrivono la figura, singolare e contraddittoria, dello studioso e mistico svedese Emanuel Swedenborg (1688-1772).

Personaggio bistrattato e osannato dalla cultura del XVII secolo, influenzò invece molti esponenti del Romanticismo e Decadentismo.

Fu scienziato, inventore, studioso, mistico e scrittore, visse nella corte svedese di Federico II d’Assia-Kassel.

Nacque a Stoccolma da una famiglia numerosa. Suo padre, Jaspers Swedenberg, rettore dell’Università di Uppsala e vescovo luterano presso la diocesi di Skara, una delle più superstiziose di tutta la Svezia, stando alle testimonianze dell’epoca. Il padre infarcì l’infanzia del piccolo Emanuel della presenza di Dio, attraverso anche prediche allucinanti, con visioni millenariste, segni orribili e premonizioni. Tutto questo humus culturale influì da subito su  Emanuel, che iniziò davanti ai famigliari, a parlare di e con Dio, stupendo tutti per la sua sapienza ed esperienza nelle Sacre Scritture.

Già da allora la gente vede in lui la figura dell’Armier, un messaggero delle anime, un ponte tra il nostro e l’Altro Mondo.

Nonostante questo (o forse proprio per questo), spinto da una curiosità inestinguibile, studia Scienze dapprima a Uppsala, poi si trasferisce a Oxford, dove fa la conoscenza di Newton e delle sue teorie meccaniciste.

Concluso il suo excursus di studi, fa ritorno in patria e stupisce tutti, perché giovanissimo è nominato membro del Collegio Reale, come esperto di minerali e miniere, fatto nobile cambia il cognome in Swedenborg.

In questo periodo inizia anche la pubblicazione della rivista “Daedalus Hyperboreus”, molto apprezzata in patria. In essa Emanuel si occupa principalmente di materie scientifiche, scrive di algebra e astronomia, si occupò anche di anatomia e meccanica. Inventò oggetti come pompe, che ancora adesso sono conservate in musei svedesi.

 

Il Risveglio del Misticismo

Nel 1858 la Royal Library di Stoccolma, acquistò uno strano manoscritto che si diceva appartenesse a Emanuel Swedenborg. Era un diario scritto come un romanzo, nel quale il protagonista inizia la sua esperienza con un viaggio. La narrazione ad un certo punto si interrompe, per riprendere dopo senza soluzione di continuità. Nel testo sembrano abbondare sogni, visioni e premonizioni che lo stesso Swedenborg dice di aver ricevuto dopo contatti con Angeli e anime dei defunti.

Il diario rappresenta una summa delle sue visioni, la prima vera dichiarazione di intenti fuori dal campo scientifico.

Tutte le apparizioni hanno una matrice comune: la luce in varie gradi di intensità e pericolosità.

Si va dalla Luce Splendente a quella cupa e oscura delle fiamme, oscillando tra due poli opposti di illuminazione interiore, Cielo e Inferno appunto che sarà poi il titolo di una delle sue opere.

Queste visioni procedettero quasi costantemente, fino al loro culmine, che avvenne nella notte tra il 6 e 7 aprile 1744 a seguito della pubblicazione de “De Regnu Animali” .

Opera monumentale nel quale lo studioso impegnò tutto sé stesso, arrivando a perdere il sonno e l’appetito. Durante la notte Swedenborg afferma di aver avuto un incontro con Cristo. Scosso da un violento vento, viene descritto come un turbine che lo circonda, dentro cui appare il volto del Salvatore che, sorridente, gli dice di andare avanti con la sua missione.

 

Il mio compito è di scrivere di cose superiori e non di cose terrene. Possa Dio illuminare i miei dubbi, perché io sono ancora in una certa oscurità sulla direzione da prendere.”

Diario Spirituale

 

A un anno esatto dalla prima estasi, Emanuel ebbe una seconda crisi, questa volta più  forte della precedente. Mentre si trova a pranzo in un caffè di Londra, il mistico vede avvicinarsi una nebbia biancastra che lo circonda.

Ovunque passa, lascia creature d’incubo strisciare per terra.

Uno strano uomo gli siede accanto e lo mette in guardia di non mangiare tanto.

Terrorizzato, Swedenborg fugge.

Ma lo stesso spirito si ripresenta la sera stessa a casa e gli mostra il Paradiso e l’Inferno, la Luce e le Fiamme.

Come un novello Faust, Emanuel inizia qui il percorso iniziatico che lo porterà ben presto a sconvolgere completamente il suo stile di vita da scienziato illuminista.

Dopo Londra, Swedenborg è l’Homo Novus che testimonia agli uomini il mondo spirituale che li circonda, attraverso visioni e colloqui quotidiani con i defunti.

La casa a Stoccolma diventa il suo Studio, come i Maghi Rinascimentali entro le cui dimore si approntano simboli, cerimonie e danno il permesso alle Entità Esterne di accedere al nostro mondo, così Swedenborg trasforma la sua casa di campagna, affinché accolga tra le sue mura i viaggiatori.

 

La Svolta

Nello stesso anno 1744, Swedenborg rassegna le dimissioni da membro del Collegio Reale, dedicandosi completamente alla sua  missione.

Nonostante tutte le voci che la comunità scientifica e non solo, comincia a spargere sul suo conto, Emanuel continua senza fermarsi per la sua strada.

Ci troviamo in piena epoca dei Lumi e tutto quello che ha a che fare con il soprannaturale, rientra nel campo della superstizione, una parola ciarpame.

In questo periodo, Swedenborg vive in maniera spartana nella sua casa. Si alza presto e dopo le preghiere del mattino è solito prepararsi il caffè, una costante delle sue giornate e poi mettersi al lavoro fino a sera.

Tuttavia non rinuncia alla compagnia, la gente lo va a trovare. Amici, parenti, curiosi ma anche studiosi, giungono a frotte per conoscere e parlare con l’Armier e condividere con lui conoscenze ed esperienze. Lui stesso partecipa a cene e serate di gala, non fa una vita da recluso. Galante con le signore e spiritoso con gli uomini, è un personaggio carismatico che viene costantemente ricercato per la sua compagnia.

 

L’Ultimo Viaggio

Nel 1771 si trasferisce a Londra. Prima di partire fa testamento, lasciando ai suoi fedeli servitori di una vita una cospicua eredità.

In cuor suo Swedenborg sa che quello che sta per affrontare sarà il suo ultimo viaggio. Lo dice al suo più caro amico ed effettivamente non tornerà più in Svezia vivo, morirà l’anno seguente a 84 anni, sereno e avendo fatto col cuore, quello che credeva fosse una missione a cui non era possibile sottrarsi.

 

L’eredità e il giudizio

Karl Jaspers nel suo Genio e Follia si domanda se Swedenborg fosse un eletto o solo uno schizofrenico.

Kant fu un duro detrattore, gli era impossibile concepire un uomo che giunto ad un certo punto del proprio progresso morale e intellettivo, abbandonasse tutto per dedicarsi a qualcosa di frivolo e inutile quale lo studio dell’Aldilà.

La “teoria delle corrispondenze” la più famosa tra le teorie in circolazione del mistico, ebbe larga fortuna a partire dalla metà del XIX secolo. Di matrice chiaramente ermetica, che si rifà al motto: “Come sopra così sotto” a significare appunto delle corrispondenze tra questo mondo e quell’altro, sopravvisse all’Illuminismo fino ad essere riscoperta successivamente.

Coleridge e Poe rimasero folgorati dalle oscure visioni e il Decadentismo si nutrì a pirene mani del suo “Corpus Hermeticum”.

Potremmo definire Swedenborg come un pioniere dello Spiritismo, movimento culturale e in una certa misura religioso, che si svilupperà quasi un secolo e mezzo dopo.

Il suo desiderio di parlare ai viventi del mondo oltre i sensi, solo per renderli edotti di una realtà, o per dare conforto, assistenza o coraggio a quanti lo richiedevano.

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