Spada, Stregoneria e Musica – The Trip – Atlantide (1972)

C’era una volta in Italia una serie di musicisti che sedotti dal magico ritmo del blues e del rock d’oltremanica e d’oltreoceano, decisero di avventurarsi nel reame più artistico e complesso di tutto il pianeta: il rock progressivo.

Questo amore per la nuova musica inglese lo si nota subito nella band anglo-italiana dei The Trip, che dopo il successo di Caronte lascia a terra uno dei suoi compagni, il chitarrista inglese Billy Gray, e decide di fare rotta verso il primo concept album della storia della musica italiana: Atlantide.

Al timone il sempreverde Joe Vescovi, che con il suo virtuosismo trasforma il suo piano elettrico e il suo organo Hammond in una navicella spaziale, capace di solcare il mare infinito con un’eleganza degna di un gabbiano.

Al suo fianco, la sua ombra, Arvid Andersen, che segue col suo basso implacabile il rimo e il destino della piccola e agguerrita nave dei The Trip, spinta dalle batterie a propulsione di Furio Chirico, tra i più alti esponenti in Europa e nel mondo dell'”arte di menare la pelle di tamburo” .

La storia di Atlantide è tra le più tragiche che si possa immagare: l’uomo che si innalza verso le sue più alte realizzazioni cade preda dei suoi più bassi istinti e macchinazioni, che non si fermano alla schiavitù e al maltrattamento dei propri simili, ma mirano ad ingabbiare anche Madre Natura, la quale risponde a tono a questa piccola “influenza batterica” chiamata essere umano.

Ultima nota di merito: la copertina originale dello Studio Up & Down (Disegni di A. Mancini e G. Impiglia. Art director: Francesco Logoluso, Foto: Ezio Vitale), che poi si ampliava in una magnifica illustrazione una volta aperto il vinile.

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