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Titolo: Il Guerriero dell’Anelloufyvs32

Titolo Originale: Bloodstone

Autore: Karl Edward Wagner

Anno di Pubblicazione: 1975

Edizione Italiana 1991

Casa Editrice: Mondadori

Collana: Urania Fantasy Volume  32

Pagine: 192

Traduzione di Riccardo Valla


Sinossi

In una palude che esala miasmi terrificanti, un uomo in cerca di avventure trova un anello con una pietra che subito lo affascina: e anche se un’aura sinistra aleggia intorno all’acquitrino, prende l’anello e parte per un’ignota destinazione. Ma la pietra color del sangue ha proprietà magiche che l’avventuriero non sospetta nemmeno, e di cui si accorgerà Kane, il tenebroso spadaccino inventato da Wagner qui alla sua seconda, incredibile avventura. Kane l’ossesso, Kane che non dà tregua né quartiere, vedrà a sue spese di che cosa è capace il gioiello pescato ai margini di una palude. Ancora una volta una storia intrisa di fatalismo e magia, con un eroe che non ha niente da invidiare ai massimi campioni della fantasy e che ci conduce in un regno al di là del tempo, ma terribilmente reale.


L’Autore

88014.jpgKarl Edward Wagner (12 dicembre 1945 – 13 ottobre 1994) è stato uno scrittore ed editore americano di narrativa horror, fantasy e di fantascienza. Nato a Knoxville, nel Tennessee, originariamente si formò come psichiatra. La sua disillusione nei confronti della professione medica può essere vista nelle storie “The Fourth Seal” e “Into Whose Hands”. Ha descritto la sua visione del mondo come nichilista, anarchica e assurda. Ha affermato ironicamente di essere collegato a “un compositore d’opera di nome Richard”.


Commento

Un tetto di vegetazione impedisce al sole di penetrare fin laggiù, nella foresta. Un cacciatore insegue la sua preda e, per puro caso, si imbatte in un anello abbandonato: un anello con una grossa pietra simile all’ematite.

Non sapremo mai cosa accadde a quell’uomo.

Poco dopo siamo trasportati in un bivacco di banditi, nella regione dei Monti Ocalidad. La banda è intenta a dividere il bottino sottratto a una carovana di mercanti. Ben presto la spartizione degenera in uno scontro e il capo della banda è ucciso da un guerriero gigantesco, dai capelli rossi e un’aria da selvaggio. Uno di quelli che in battaglia lotta «come un antico dio della guerra, con gli occhi che lanciavano lampi azzurri e il sorriso sulle labbra.» Il guerriero in questione è Kane il Rosso, protagonista di una serie di romanzi e racconti scritti da Karl Edward Wagner fra il 1970 e il 1985. Una morte fulminea colpisce il capo dei banditi e i pochi sgherri che tentano di sopraffare Kane: «Questo anello è mio, e ucciderò ogni idiota che si opporrà a me. Dividetevi il resto del bottino. Io ho quello che mi interessa, e adesso me ne vado. Chi ha voglia di fare un rapido viaggio all’inferno, ha solo da provare a fermarmi

Ovviamente, nessuno si azzarda a seguire il guerriero che si recherà di gran carriera nella torre di Jhaniikest, sacerdotessa di una razza preumana, a consultare una serie di antichi volumi, finendo col trovare menzione del tanto agognato anello nel libro di Alorri-Zrokros, «un uomo che per rincorrere la conoscenza si era spinto alle sogne della pazzia

Inizia così, nel segno del sangue e di un anello di Tolkeniana memoria, l’avventura narrata nel romanzo ‘Bloodstone’ (1975), edito in Italia da Mondadori con il titolo ‘Il Guerriero dell’Anello’. Scritto fra gli anni ’70 e ’80, esattamente nel periodo aureo dello Sword&Sorcery, il ciclo di Kane può essere annoverato come pietra miliare del genere nonché una delle sua più alte espressioni. Sono gli anni della Swordsmen and Sorcerers’ Guild of America (SAGA), delle antologie di genere firmate da Lin Carter.

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Wagner è uno degli autori che apprezzo di più. Capace di dare i natali a un eroe che, sebbene figlio della tradizione Howardiana, riesce ad andare ben oltre i modelli del genere. Kane è molto più di un semplice guerriero: è uno straniero maledetto, un vagabondo intrappolato nelle maglie del tempo. Ci viene difficile tracciare i contorni precisi del suo passato, spesso rivelato per vie indirette tramite resoconti di autori ormai dimenticati. Proprio l’inaffidabilità delle fonti ammantano Kane di un alone di leggenda e mistero, avvicinandolo al Caino della tradizione biblica: «colui che rubò le conoscenze alle antiche creature che a quel tempo camminavano ancora orgogliose nel mondo, dèi e demoni la cui gloria cominciava allora ad appannarsi; colui che sfidò il nostro creatore all’epoca dimenticata del paradiso, e che fu condannato a vagare eternamente nel mondo selvaggio da lui nato, spinto da una maledizione, bandito dalla comunità a causa del marchio di morte che gli arde negli occhi

Fine stratega, combattente sopraffino, depositario di conoscenze millenarie; le sue intenzioni non sono mai ciò che sembrano a prima vista: Kane è dotato di un intelligenza sociale che lo rende spietato. Eccolo dunque nelle Southern Lands, come un mercenario qualunque, pronto a offrire la sua spada alle città-stato di Breimen e Selonari in conflitto fra di loro. Fa la spola fra la corte di Dribeck, Signore di Selonari, e la fortezza di Malchion, il Lupo di Breimen. Spiffera a ognuno i segreti dell’altro, inventa congiure e anima il conflitto. Sullo sfondo di questa guerra, il vero interesse di Kane è la palude di Kranor-Rill all’interno di cui si trovano le rovine di Arellarti, antica città costruita dalla razza dei Krelran. Sarà una missione davvero complicata quella di riuscire a penetrare la giungla, di sopravvivere ai Rillyti, uomini-rospi nati dalla degenerazione dei Krelran: «l’acqua coprì le grida di paura e il rumore delle ossa spezzate, lo scintillio delle scaglie gialle. Le alghe tornarono a chiudersi sulla sua superficie, come un sipario.» Agli occhi di Kane il premio vale ogni sforzo e la morte dei pochi uomini che è riuscito a portare con sé. La città di Arellarti racchiude antichi segreti: nel cuore delle rovine, sotto un’immensa cupola, riposa in un torpore millenario Bloodstone, un’entità aliena in forma di cristallo capace di manipolare le energie astrali del cosmo, cui Kane si lega attraverso l’anello che porta al dito.

Wagner compone una storia con una struttura simile alle scatole cinesi, che intrappolerà il lettore con un ritmo crescente e sempre più incalzante. Dal semplice conflitto fra due città, l’orizzonte si allargherà all’intero continente. Il ruolo di minaccia viene via via ridefinito, la posta in palio sarà sempre più alta: si lotta in nome dell’umanità «contro un nemico dotato di poteri che non possiamo neppure concepire

Senza voler addentrarci oltre nei dettagli della trama, analizziamo i vari aspetti del romanzo. La storia si muove nel triangolo formato dalle città di Breimen, Selonari e Arellarti. Soltanto quest’ultima è caratterizzata a fondo, con dettagli che affascinano e danno il senso di una città decaduta. Breimen e Selonari sono tratteggiate in maniera essenziale, quasi con superficialità. È un vero peccato, considerando che lo scontro fra Dribeck e Malchion impegno quasi interamente il primo quarto della storia.

Magistrale, invece, è la gestione del tempo della storia. Possiamo distinguere due diversi piani temporali. Il primo è quello dell’intreccio, degli uomini. La storia avanza, incalza e il lettore, come Dribeck e Teres, la figlia del Lupo di Breimen, scopre pian piano cosa sta realmente accadendo rimanendo sconcertato e in balia di quel tempo asfissiante che ticchetta l’ora della disfatta: «Date a Kane il tempo che gli occorre per completare la sua opera e nessun esercito sarà in grado di fermarlo. Ogni ora di ritardo gioca a favore di Kane

Il secondo piano temporale, invece, ha una scala di tempo ben più lunga, quella degli eoni lovecraftiani. Qui si svolge la vicenda di Kane, di Arellarti e di Bloodstone. Di tutto ciò che è extra-umano. Kane, parlando di sé a Teres, puntualizza: «Se quest’uomo riesce a evitare la morte violenta, può vivere per secoli, vedere il presente trasformarsi in storia, la storia divenire leggenda, e la leggenda svanire dal ricordo dell’uomo.» È una frase che mi ha colpito, riportandomi in mente il ben noto incipit de ‘La Ruota del Tempo’ di Robert Jordan: «La Ruota del Tempo gira e le Epoche si susseguono, lasciando ricordi che divengono leggenda; la leggenda sbiadisce nel mito; ma anche il mito è ormai dimenticato, quando ritorna l’Epoca che lo vide nascere.» Il divenire, il fluire dei secoli è un fattore su cui entrambi gli autori fanno leva per dare spessore alla propria narrativa. Mentre in Jordan questo diviene strumento per infondere epicità alla vicenda, in Wagner assume una connotazione negativa.

I ricordi svaniscono, inghiottiti dall’oblio. La visione negativa del tempo fa il paio con quella del mondo, fin quasi al limite estremo del nichilismo. Il nostro Kane è consumato dall’ossessione di «penetrare nella barriera dei secoli, di impadronirsi dei segreti del mondo primevo» al punto da rinunciare a ogni cautela. La sua vera nemesi non è il «dio folle» che lo ha maledetto. Kane lotta contro se stesso, contro il vuoto esistenziale che lo perseguita, in cui finisce per scivolare qualsiasi cosa, dagli amori alla sua stessa umanità: «nel mondo di Kane, l’odio era costante e ininterrotto come la rena nel desertoLa condizione di Kane può essere racchiusa nell’idea di ‘spleen’ quale malinconia esistenziale, concetto che trovò fortuna nella poetica del decadentismo tramite la voce maledetta del poeta Charles Baudelaire. Kane cerca l’avventura non per la ricompensa che questa gli può offrire ma per il sollievo, pur momentaneo, dal proprio deserto interiore: «cerco […] avventure per vincere la noia, ricompense per tacitare le mia ambizione. Al sovrano che riesce a soddisfare queste mie esigenze, io voto la mia spada e la saggezzaNon sorprende, quindi, vedere Kane amoreggiare con Teres, offrirle un posto al proprio fianco. Sono sprazzi di umanità in un personaggio che ha perso ogni cosa. Una vaga illusione di poter cambiare qualcosa da cui non si può sfuggire.

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Abbiamo già individuato nella conoscenza lo strumento cui Kane si aggrappa per affrontare la sua solitaria esistenza. Le conseguenze della smodata ricerca del segreto di Arellarti porta al centro della vicenda narrata dal romanzo il conflitto fra scienza e magia. Da una parte abbiamo il duo Kane-Bloodstone e la scienza aliena di Arellarti; dall’altra parte l’esercito di Selonari-Breimen fa quadrato intorno al culto della dea Shenan. Magia e scienza, nel romanzo di Wagner, sono forze di segno opposto che si equivalgono e annullano a vicenda. Entrambe sono in grado di rendere l’uomo schiavo, di muovere il senso di orrore: «questa notte – osservò Krempa – il buio non si deciderà a venire. La luce della luna infernale di Shena brilla sul nostro campo e il Kranon-Rill brucia di fiamma verdeQuello dello scontro fra magia e tecnologia è un tema avvincente che ritroviamo ben sviluppato in altri contesti, come il videogioco di ruolo Arcanum (2001) sviluppato dalla Troika Games. I personaggi partecipano a una battaglia che è tutt’altro che epica. I toni sono decadenti, disfattisti: «E poi ci giudichiamo migliori di Kane – commentò. Anche Dribeck era cupo – come hai detto, non c’è gioia in questa battaglia. Occorre ricorrere a un male per vincere un male più grande

Ci sono due aspetti, del tutto marginali, che impediscono al romanzo di avere quel senso di compiutezza che cerco in un autore del calibro di Wagner. Il primo riguarda il cast dei personaggi secondari. Kane, nemmeno a dirlo, è il personaggio più riuscito della vicenda, seguito da Teres e Dribeck; altri personaggi, come Gerwein la sacerdotessa del Tempio di Shenan, risultano periferici anche se rivestono un ruolo chiave nell’economia dell’intreccio, oppure sono liquidati in maniera piuttosto frettolosa, come Malchio, il Lupo di Breimen. Altri infine, come la già citata Jhaniikest, sono buoni personaggi che fanno solo da comparsa.

Strettamente connesso è la questione degli intrecci secondari. Ne possiamo rintracciare un paio, come l’accenno di romance fra Dribreck e Teres; nessuno di questi, tuttavia, contribuisce in maniera efficace a dare dinamismo all’ambientazione.

Aldilà di queste sottigliezze, ‘Il Guerriero dell’Anello’ è un romanzo d’alto livello, godibilissimo, con una struttura plot-driven che vede in Kane e nella sua sfaccettata interiorità il proprio contrappeso: «Che cosa sei, Kane, un uomo o un demone? – chiese Teres. Kane la fissò per qualche istante, incerto, poi disse distrattamente – Mi hanno chiamato in tutt’e due le maniera, anche se entrambe le razze mi hanno maledetto molte volte. E non appartengo a nessuna delle due, anche se un tempo gli uomini mi chiamavano fratello.» Wagner riesce a intrattenere, a divertire, sviluppando in maniera originale una varietà di tematiche. Personalmente, continuo a ritenere ‘La Crociata Nera’ l’episodio più riuscito della saga di Kane – ho letto tre libri di cinque, mancano all’appello ‘L’Angelo della Morte’ e ‘I Venti della Notte’.


Consigli di Lettura

A chi lo consiglio: a chi cerca una fantasia eroica nichilista, che fonda il modello howardiano con il senso dell’orrore cosmico.

A chi lo sconsiglio: a chi predilige protagonisti schivi, che abbiano nel proprio bagaglio il muoversi in seconda linea rifuggendo lo scontro.

Storie sullo stesso tema: Melmoth l’Errante di Charles Robert Maturin, un classico del romanzo gotico.

Storie dello stesso autore: La Legione degli Eroi, romanzo che prosegue le avventure di Bran Mak Morn di R.E. Howard.

Multimedia: i videogiochi della serie Legacy of Kain: Blood Omen e Soul Reaver. Per la caduta e le vicissitudini di un altro Kain.

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Scritto da Giuseppe Cerniglia

Giuseppe Cerniglia, classe 1989, è originario del palermitano ma vive a Siracusa dove svolge la professione di ingegnere chimico. Nel 2013 inizia un percorso di scrittura, con la creazione di un'Europa dell'età imperiale romana che mischia elementi storici e fantasy.

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