La lama che fa tremare anche il demonio – Le ali notturne – La saga di Solomon Kane #10

Sinossi

Nel cuore dell’Africa vive ancora un orrore nato nel mondo antico, una mostruosità alata che ha fame di carne umana…

Commento

Con “Le ali notturne”, le avventure africane di Solomon Kane raggiungono il loro apogeo tenebroso.
L’immersione nei segreti orrori del Continente Nero è ormai completa, e sono lontani i tempi in cui il richiamo della giungla costituiva una parentesi esotica nel ciclo di avventure dedicate al puritano vagabondo. Egli stesso è ormai trasformato: gli dèi neri hanno mantenuto la loro tetra promessa, e tanto la mente quanto il corpo di Kane sono stati affilati più e più volte dalle traversie, al pari di una lama destinata a consumarsi nella continua ricerca di un filo sempre più sottile.
Eppure, similmente a una buona spada forgiata “con buon acciaio inglese” – come certo direbbe – l’avventuriero del Devon conserva intatto il senso della sua missione: andare alla ricerca del Male e sconfiggerlo, anche se ciò comporta gettarvi uno sguardo che rischia di lasciare ciechi.

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Il racconto si apre con Kane in fuga; una tribù di selvaggi, poco più che bestie antropofaghe, lo insegue nella boscaglia, ed è ormai da un giorno e una notte che egli tenta di lasciarsi alle spalle i cannibali in cui è incappato per mera sfortuna.
Ma il caso non esiste sul sentiero di Solomon Kane; giunto alle propaggini di un sinistro villaggio abbandonato, uno degli indigeni sulle sue tracce riesce finalmente a braccarlo e costringerlo al combattimento, finché quello che sembrava essere un duello mortale non viene interrotto dall’apparizione di un orrore capace di scuotere persino la tempra ferrea del puritano.
Un essere alato, una figura a metà fra uomo e demone, si profila contro la luce gelida delle stelle, e artigli spietati strappano il cannibale alla lotta, consegnandolo a un destino degno di un dannato. Cosa sia, e verso quale inferno conduca la sua preda, nessun vivente può saperlo: esausto e travolto dal peso del sonno, Kane si addormenta in un rifugio di fortuna, dove sogna – o vede – misteriosi occhi spiarne il riposo, e ode il battito di ali d’incubo…
Solo più avanti, lo vedremo, l’inglese scoprirà di conoscere già l’identità di questi misteriosi mostri dotati capaci di volare.

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Dopo essere sopravvissuto a stento al successivo attacco di una delle creature, uccidendola, Kane viene infatti tratto in salvo dai membri di una ennesima tribù sconosciuta, i Bogondi; non cannibali, stavolta, ma il misero resto di clan un tempo potenti, e ora prigionieri nella loro stessa terra.
Migrati nel cuore dell’Africa dalla loro patria originaria, i Bogondi sono ormai da generazioni assediati da un duplice nemico, che il Nostro ha già avuto modo di conoscere: i cannibali, che infestano come belve la regione, e i terribili demoni volanti, gli akaana. Quale sia l’abisso che li ha generati, nemmeno i Bogondi lo sanno, pur avendo lottato più e più volte contro la loro forza soverchiante, congiunta a un’intelligenza crudele. Ormai decimati da infiniti scontri, si sono ridotti a offrire sacrifici umani a quei mostri, prostrandosi in uno stillicidio che ne sta quasi decretando l’estinzione.
E’ solo dopo aver udito le storie e i racconti terrorizzati di Goru, sciamano dei Bogondi, che Kane infine rammenta. Strane leggende, bisbigliate dagli stregoni più saggi, parlano dei demoni alati. E narrano anche di come essi siano giunti vicino l’equatore in tempi remoti scendendo da Nord, scacciati dal valore del possente eroe N’Yasunna… Sì, comprende infine il puritano: i mostri che ha incontrato non sono altro che le mitiche Arpie, esiliate da Giasone nei giorni lontani del mito.

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Ma un luttuoso turbine di sangue segue tante rivelazioni.
In un crescendo vorticoso di rovina, il villaggio dei Bogondi subisce l’attacco finale delle Arpie, desiderose di vendetta e bramose di carne umana. Nemmeno il valore ai limiti del sovrumano di Kane, che pure è armato di acciaio e poche residue pallottole, può nulla contro i mostri dalle ali di pipistrello; straziata da artigli e zanne bestiali, l’intera tribù viene sterminata in una sola notte di follia, e l’alba si leva su rovine fumanti, abitate solo dalla figura coperta di sangue del puritano.
In un finale degno di un’opera wagneriana, sarà col fuoco che l’eroe vestito di nero purificherà infine la terra dall’orrore degli akaana. Attirate nell’ultima capanna sfuggita alla distruzione tramite un’esca fatta di carcasse, le Arpie vengono infatti intrappolate e arse vive dall’incendio appiccato dalla mano vendicativa di Kane, decretando con la loro morte la fine perpetua del loro sinistro mito.
Anche il Male peggiore può essere annientato, comprende stremato l’avventuriero, e persino le tenebre sono costrette a indietreggiare, se gli uomini chiedono a Dio il coraggio di combatterle. Una lotta eterna, fino allo scoccare dell’Ultima Ora…

Come accennato all’inizio, “Le ali notturne” costituisce un vero e proprio apice per il ciclo di Solomon Kane.
Cima stilistica, innanzitutto, che in poche pagine racchiude un’intera gamma di atmosfere cupe e paurose ma mai ripetitive, evocate da vocaboli e immagini tipicamente howardiane, brillanti quanto secche.
E anche picco evolutivo. Finalmente, le due nature di Kane si mostrano equilibrate in senso quantitativo e psicologico, affiancando alla ricerca maniacale di giustizia la sete d’avventura che aveva prevalso nelle storie precedenti. Il nostro inglese vagabondo pare aver finalmente fatto pace con le sue pulsioni, scoprendone la natura speculare. Se da una parte non deve più nascondere a sé stesso il desiderio profondo di affrontare l’ignoto, dall’altro le continue peripezie hanno rinsaldato in lui la convinzione che questa è la SUA via per combattere l’opera del demonio in questo mondo.
Ammirevole è anche l’ennesimo utilizzo, tutto in favore di un potentissimo senso del meraviglioso, che Howard fa in questo racconto di un celebre spunto classico come quello delle Arpie, rivisitato con intento orrorifico ed esotico. Il brivido che scuote Kane nel pensare quali ombre possano celarsi dietro i solari miti del mondo antico, è lo stesso del lettore che si chiede per quali vie il racconto di Giasone, travisato nel tempo, possa essere giunto sulla bocca di sdentati sciamani africani.
Il tutto nell’arco di poche pagine, e con una trama ridotta all’osso e alimentata da continue scene d’azione.
Un vero must anche per quel 1932, anno in cui “Le ali notturne” vide la luce, e nel quale di racconti Sword&Sorcery traboccavano le edicole statunitensi. Se non lo avete letto…rimediate subito!

Scritto da Andrea Gualchierotti

Dopo la laurea in Sociologia, ha conseguito il master in Marketing management, specializzandosi poi nella gestione dei Sistemi di Qualità. Ispirato dai numi tutelari del Fantastico d’oltreoceano come R.E.Howard, H.P.Lovecraft e C.A. Smith, ama miscelare nei suoi lavori il gusto per gli scenari esotici con il fascino dei misteri del mondo antico. Per le Edizioni Il Ciliegio è autore, assieme a Lorenzo Camerini, dei due volumi della saga di Atlantide (Gli Eredi di Atlantide e Le guerre delle Piramidi), e ha pubblicato numerosi racconti a tema fantastico per vari editori, comparsi sulle antologie “Eroica”, “Impero” e “Folklore”(Watson Edizioni) e “Heroic Fantasy vol.1” e “Vlad” (Ailus); con Italian Sword&Sorcery Books ha già pubblicato il volume di racconti storico-fantastici Byzantium, ed ha partecipato all’antologia-manifesto “Mediterranea”. Recensisce novità e classici della letteratura fantasy sulla rivista Hyperborea. Suoi racconti e articoli appaiono anche sulla rivista Dimensione Cosmica (Solfanelli) e redige contributi di storia delle religioni e antropologia per L’Intellettuale Dissidente. E’ ospite abituale di presentazioni, fiere e convegni, tra cui Più Libri Più Liberi e il recente Fantastico Mediterraneo, presso la Biblioteca della Camera dei Deputati. Quando non scrive, si dedica alle sue passioni per la numismatica, i viaggi e al mai dimenticato amore per i romanzi d’avventura.

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