Grimdark, ovvero il tramonto del fantasy

 

GRIMDARK, OVVERO IL TRAMONTO DEL FANTASY

di Francesco La Manno

 

1.L’avvento del grimdark fantasy

In un’epoca storica post-illuminista, successiva al crollo delle ideologie politiche, che vede un parossistico ritorno dell’esoterismo[1] e dell’occultismo (anche nelle sue forme più becere e cialtronesche), assistiamo al fenomeno opposto nel mercato della letteratura fantasy. Pare balzano, ma tra i suoi molteplici filoni quello che sta ottenendo maggiore successo tra il pubblico adulto è il grimdark fantasy.

Nei romanzi di questo genere si adotta un setting storico europeo, preferibilmente del Basso Medioevo, si modificano i nomi dei personaggi realmente esistiti e dei luoghi geografici, si inserisce una dose massiccia di violenza, torture e sesso esplicito, si eliminano le descrizioni, si aggiungono una pletora di personaggi che possano rendere il libro verboso e il gioco è fatto.

Sul versante della magia, la tesi propugnata da questa corrente di pensiero è che essa sia da sopprimere dall’intreccio, o comunque da ridurre ai minimi termini. Se proprio deve essere presente, bisogna farla apparire come mera superstizione del popolino o come leggenda. Il motivo di tale scelta è da attribuire, secondo i critici del grimdark, alla necessità da un lato di garantire maggiore realismo e credibilità alla storia e dall’altro di privare l’opera di quegli elementi puerili che possano assimilarla alla narrativa per ragazzi. Si argomenta inoltre che la gran parte delle precedenti pubblicazioni fantasy prevedeva una modalità di risoluzione dei conflitti analoga a quella dei giochi di ruolo (D&D su tutti), che rendeva queste opere prevedibili e banali.

Il libro che ha fatto da apripista al grimdark è stato Il trono di spade di George R.R. Martin, ispirato alla Guerra delle due rose e a Ivanhoe, pubblicato in America nel 1996 con il titolo A Game of Thrones[2] e uscito in Italia nel 1999. Il volume ha ottenuto un successo clamoroso tra il pubblico, talché sono seguiti diversi romanzi confluiti nella saga de Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco (A Song of Ice and Fire) e in una trasposizione televisiva. Tuttavia, è stato Joe Abercrombie a dare la vera propulsione al grimdark, pubblicando Il richiamo delle spade[3] (The Blade Itself, 2006), primo romanzo della serie de La Prima Legge (The First Law), uscito in Italia nel 2013.

Il fatto è che, a differenza di Martin, Lord Grimdark[4] non si è limitato a scrivere romanzi, ma ha anche gettato le basi di una vera e propria scuola di pensiero, elaborando dettami atti a fornire uno schema di lavoro per tutti coloro che vogliono approcciarsi a questo genere[5]. Come si può ben immaginare, tutta una serie di epigoni ha cominciato a seguire il grimdark, i cui principali alfieri sono: Richard Ford, Scott Lynch, Anthony Ryan, Richard Scott Bakker, Daniel Polansky, Brian Staveley e Stella Gemmell.

Da questa lista escludo Mark Lawrence, Richard K. Morgan e Luke Scull poiché, pur appartenendo al genere dianzi illustrato, nelle loro opere è presente la magia. In relazione all’elemento fantastico, i primi due hanno un approccio molto simile a quello degli autori di seconda generazione dello sword and sorcery[6], mentre l’ultimo invece segue un filone similare a quello dell’high fantasy più oscura, in linea con la saga del Libro Malazan dei Caduti di Steven Erikson[7].

Al di là delle specifiche critiche che sarebbe necessario muovere al grimdark, in questa sede ci si limiterà a indagare sulla natura dell’elemento magico nel fantasy per adulti e a riflettere sulle cause della sua emarginazione a opera degli autori odierni.

 

2.La magia nel fantasy

Prima di continuare la nostra ricerca dobbiamo capire cos’è il fantasy.

Una buona definizione ci viene fornita da Gianfranco de Turris, intervistato da Adriano Monti Buzzetti, il quale afferma che «il fantasy è un tipo di narrativa antica e nobile, l’esatto contrario della fantasticheria. Le sue radici risiedono nel mito, che è una storia sacra delle origini. Il mito con il passare dei secoli si è trasformato in epopea, saga, romanzo cavalleresco, leggenda, folklore e fiaba. Fino ad assumere la forma attuale: la storia fantasy o heroic fantasy che, pur adattata ai nostri tempi, mantiene quelle lontane caratteristiche e quei valori[8]

Tenendo presente questa nozione, possiamo volgere lo sguardo allo sword and sorcery, peculiare sottogenere letterario del fantasy, dove abbiamo avventure esotiche in cui antieroi  (che di solito sono mercenari, ladri, assassini, razziatori, pirati e reietti) si trovano a combattere contro stregoni, mostri e demoni in vicende caratterizzate da una rapida azione, ambientate sulla Terra in un periodo preistorico, antico o medievale, dove la scienza è limitata e la magia si manifesta esplicitamente .

L’espressione sword and sorcery è stata coniata da Fritz Leiber per distinguere questo genere da quelli di cappa e spada, di spionaggio storico, privi di due elementi fondamentali: la magia e l’orrore soprannaturale[9]. Da un lato, infatti, in queste storie di spada e stregoneria sono sempre presenti negromanti versati in poteri occulti volti a sovvertire le leggi della fisica, dall’altro compaiono creature repellenti o esseri dalla natura preadamitica, o aliena, che risultano aberranti all’uomo comune.

Al riguardo Claudio Asciuti afferma che il fantasy «non è avventura o cappa e spada e non è noir e neppure un romanzo d’indagine, un western o un romanzo storico, sebbene la cornice nel quale è inserito possa essere agevolmente identificata come tale[10]

Mentre Franco Ressa ci riferisce che: «Il fattore più discriminante tra ciò che è fantasy e ciò che non lo è, però, è costituito dall’uso della magia, del soprannaturale e dell’insolito. Sia pure in forma moderata o camuffata, questo elemento è un banco di prova[11]

In particolare, secondo Sebastiano Fusco, i romanzi di fantasia eroica si distinguono dagli altri per la c.d. “trasgressione della totale”, ovvero la violazione delle possibilità tecnologiche, scientifiche e logiche nel momento in cui l’opera è composta e da cui discende il sense of wonder. Solo così si trascende la realtà, si aprono le porte del soprannaturale e si entra nell’ambito del fantastico[12].

Sul tema ci chiarisce ancora di più le idee Roger Caillos, il quale ritiene che: «Nel mondo del fantastico, il Soprannaturale si rivela come una rottura universale. Qui il prodigio diventa un’apparizione proibita, minacciosa, che spazza la stabilità di un mondo le cui basi erano fino ad allora giudicate rigorose e immutabili. L’Impossibile ne costituisce l’essenza: e, in quanto Impossibile, s’impone all’improvviso in un mondo da cui è bandito per definizione[13]

Da quanto argomentato dianzi risulta incontrovertibile il fatto che la magia è l’elemento che differenzia un’opera fantasy da quelle di altri generi letterari.

Questo assunto può essere dimostrato da un esempio. Per comodità prendiamo in esame due saghe di Robert E. Howard, maestro indiscusso e antesignano dello sword and sorcery. Ipotizziamo che dalle vicende di Bran Mak Morn, audace re dei Pitto il cui scopo è la difesa della Caledonia dall’invasione romana, venga espunto l’elemento soprannaturale. Ne risulterebbe un racconto di avventura con ambientazione storica che non potrebbe essere annoverato nella narrativa dell’immaginario. Peraltro verrebbe anche a cadere, come un castello di carte, il punto di forza della trama dell’opera. Lo stesso dicasi per Solomon Kane, puritano inglese ossessionato dalla missione di sconfiggere ogni sorta di male sulla Terra, umano o mostruoso che sia.

Dopo aver illustrato l’importanza dell’elemento magico nelle opere di sword and sorcery, occorre rilevare che esso assume la veste di stregoneria poiché non è mai qualcosa di benevolo. L’incantatore generalmente è temuto, ostracizzato e visto come un essere perfido, odioso e crudele. Il suo obiettivo è officiare una serie di rituali osceni per apportare un beneficio a sé stesso e cagionare nocumento, o grave pericolo alla comunità.

Ne discende la necessità di una succinta disamina del fenomeno della stregoneria, al fine di comprenderne meglio le caratteristiche.

 

3.La stregoneria

La stregoneria e la magia appartengono a una cultura che risale all’età della pietra. Anticamente vi era un dialogo continuo tra uomini e dèi, e gli incantatori erano gli intermediari per accedere al mondo del soprannaturale[14]. I limiti della natura venivano valicati grazie all’incontro con gli spiriti dei boschi, dell’acqua, delle piante, delle gemme, i quali procuravano fertilità e salute. Tuttavia queste forze potevano anche arrecare danni alla popolazione causando tempeste, malattie e morte. Di conseguenza, per l’uomo delle società primitive era fondamentale ingraziarsi le divinità.  La ragione per cui si rivolgeva al soprannaturale era data dal fatto che in quell’epoca, dinanzi ai grandi misteri irrisolti dell’esistenza, alle angosce che tormentavano il cammino degli uomini incapaci di risolvere ogni cosa con l’ausilio della ragione, la magia fungeva da strumento per intervenire nella realtà orientandola secondo il proprio interesse[15].

La demonizzazione di queste pratiche ancestrali è stata attuata dalla Chiesa Cristiana, che vedeva negli antichi numi dei rivali da eliminare. Successivamente si è apportata una netta cesura tra la nozione di mago e quella di strega (o, se uomo, stregone).

Anzitutto la parola strega deriva da strix[16], termine latino che indica un uccello notturno (simile al gufo ma con la testa grossa e gli occhi infuocati), in grado di penetrare nelle case e succhiare il sangue dei bambini. Da esso proviene il vocabolo medievale stria che designa gli animali come la civetta e il barbagianni, simboli di un mondo tetro e periglioso. Da strix nasce poi striges, quindi strega, ovvero una donna malefica che pone in essere atti osceni, si denuda, si cosparge di unguenti, si trasforma in uccello malefico per tormentare le persone nel sonno.

Secondo parte della dottrina, la differenza tra mago e strega è sostanziale. Il mago è un asceta, una persona colta che apprende i segreti arcani al fine di garantire dei benefici all’umanità. Generalmente viene raffigurato con un abbigliamento solenne, in posa ieratica, circondato da una libreria gremita di volumi. La strega invece è laida, perfida, licenziosa e schiava dei demoni che la possiedono fisicamente e la concupiscono. Non di rado è considerata anche portatrice di terribili sventure.

A dispetto di queste pessime qualità, alle persone versate nella stregoneria erano attribuiti poteri incredibili. Potevano provocare una malattia con uno sguardo, causare deformazioni, mutilazioni o uccidere con il contatto, trasformarsi in animali e perfino scatenare bufere[17]. Nel Medioevo la popolazione europea credeva che le streghe potessero realizzare questi incantesimi grazie al Libro del Comando, un grimorio in cui erano inserite le regole necessarie per operare con successo l’arte magica[18].

Le streghe o gli stregoni generalmente operavano in luoghi lontani dai centri abitati, attraversati da corsi d’acqua resi lugubri per il fatto di essere prossimi ad antichi templi pagani oppure a monumenti megalitici dove mettevano in scena il Sabba.

La letteratura fantasy e particolare lo sword and sorcery ha attinto a piene mani da queste tradizioni, grazie anche alle fiabe dei fratelli Grimm, i quali hanno posto in essere un’opera di poderosa ricerca e rivalutazione del folclore non solo tedesco ma anche europeo, fonte di ispirazione per autori come Robert E. Howard e Clark Ashton Smith.

 

4.Grimdark fantasy e hard fantasy

Il grimdark, nato con Martin come mera operazione commerciale, ha dato corso negli ultimi anni a un vero e proprio fenomeno di costume, riuscendo a sormontare i bastioni dell’editoria, giungendo al piccolo schermo e ottenendo un successo indiscutibile sia tra il pubblico che tra gli addetti ai lavori.

Come abbiamo visto nel paragrafo introduttivo, gli alfieri di questo genere letterario adottano un approccio hard fantasy, eliminando o riducendo ai minimi termini l’elemento magico, poiché asseriscono la sua banalità e puerilità.

Dal canto loro le giovani leve di appassionati, attenti alle ultime pubblicazioni, privati della possibilità di leggere le opere classiche poiché non disponibili sul mercato, hanno aderito con fervore evangelico al grimdark, trovando una naturale via di fuga dai romanzi urban fantasy, young adult e paranormal romance. Si è giunti all’estrema conseguenza che i lettori giudicano negativamente un romanzo fantasy (e pertanto afferente alla narrativa dell’immaginario) nel quale è presente la stregoneria con uno spirito degno del miglior positivista ottocentesco.

Per quanto concerne gli autori, invece, non è necessario grande acume per comprendere che la scelta di aderire all’aspetto più hard del grimdark attenga solo in minima parte alla moda.

In primo luogo vi è una scarsa, se non inesistente, conoscenza dei romanzi che hanno fatto la storia del genere. È imbarazzante e oltraggioso che un autore del calibro di Joe Abercrombie non nasconda il fatto di aver scritto la serie de La Prima Legge, avendo letto solo Il Signore degli Anelli di Tolkien e altri due romanzi fantasy, anche in considerazione della circostanza che l’inglese non perde occasione per dare mostra della sua (presunta) originalità nel mondo della narrativa dell’immaginario.

Gli altri suoi colleghi ed epigoni ovviamente non sono da meno.

Come si può essere innovativi, senza aver studiato coloro che ci hanno preceduti?  

In secondo luogo, abbiamo una cultura media risibile, deteriore rispetto a quella dei nostri avi. E con ciò non intendo riferirmi ai titoli accademici che una persona può sciorinare pubblicamente, ma alle letture e agli studi extra scolastici che abbia effettuato durante la sua vita. Clark Ashton Smith, pur non avendo mai conseguito una laurea e svolgendo lavori umili come il bracciante e il falegname, era dotato di una prosa aulica, di una sapienza enciclopedica e aveva imparato perfettamente il francese e lo spagnolo.

In terzo luogo, lo scrittore medio di fantasy, oggi, è affetto da un’indolenza inveterata che lo induce a mettersi al lavoro impunemente, senza prima documentarsi e scimmiottando in maniera scialba ciò che il mercato propone in quel preciso momento.

A ben vedere un serio professionista, prima di scrivere un romanzo, dovrebbe leggere e studiare le principali opere di mitologia, di folklore, di epica, i romanzi cavallereschi e le fiabe. Avrebbe così modo di comprendere appieno l’importanza dell’elemento meraviglioso, soprannaturale e magico nella narrativa dell’immaginario, ovvero il fatto che esso, come hanno dimostrato Freud e Jung, non solo ha inciso profondamente nella nostra storia ma continua a irrompere profondamente nella vita di tutti i giorni attraverso i suoi simboli, che raramente riusciamo a capire[19].

 

NOTE

[1] Cfr. Andrea Scarabelli, Rita Catania Marrone, Intervista a Giorgio Galli: «Esoterismo, cultura e politica», Modernità occulta – Le radici simboliche delle arti contemporanee, in Antarès n. 5/2013, Bietti, Milano.

[2] Cfr. George R.R. Martin, Il trono di spade, Mondadori, Milano, 1999.

[3] Joe Abercrombie, Il richiamo delle spade, Gargoyle, 2013.

[4] L’autore inglese si è attribuito questo appellativo: https://www.joeabercrombie.com/

[5] Joe Abercrombie, The Value of Grit, 25 febbraio 2013, in https://www.joeabercrombie.com/2013/02/25/the-value-of-grit/

[6] Mi riferisco agli autori membri di The Swordsmen and Sorcerers’ Guild of America (SAGA), fondata negli anni ‘60 da Lin Carter, de Camp e John Jakes, a cui si sono aggregati tra gli altri anche Michael Moorcock, Poul Anderson, Karl Edward Wagner, Jack Vance e Andre Norton.

[7] Cfr. Steven Erikson, I giardini della luna, Armenia, Milano, 2015.

[8] Gianfranco de Turris, Fiabe da grandi. Intervista a Gianfranco de Turris di Adriano Monti Buzzetti, in Focus Storia n. 122, dicembre 2016, cit. p. 47.

[9] Cfr. Fritz Leiber, Amra, 1961.

[10] Claudio Asciuti, Introibo, in AAVV, Guida alla letteratura fantastica, a cura di Claudio Asciutti, Odoya, Bologna, 2015, cit. pp. 8-9.

[11] Franco Ressa, Il fantasy in Italia, Solfanelli, Chieti, 2012, cit. pp. 137-138.

[12] Cfr. Sebastiano Fusco, Gianni Pilo, Howard, un «eroe» letterario, in Robert E. Howard, Tutti i cicli fantastici. Il Ciclo di Conan. Tomo I, a cura di Gianni Pilo e Sebastiano Fusco, Newton Compton, Roma, 1995, p. 9.

[13] Sebastiano Fusco, Gianni Pilo, op. cit., cit. p. 10.

[14] Cfr. Vanna de Angelis, Le streghe, Piemme, Casale Monferrato, 1995, p. 44.

[15] Cfr. Massimo Centini, Le schiave di Diana, Edizioni Internazionali Culturali, Genova, 1994, p. 260.

[16] Vanna De Angelis, op. cit., p. 96.

[17] Cfr. Giuseppe Faggin, Le streghe, Neri Pozzi Editore, Milano, 1995, p. 56.

[18] Cfr. Adalberto Cersosimo, Temi, correnti, scenari, in AAVV, Guida alla letteratura esoterica, a cura di Claudio Asciutti, Odoya, Bologna, 2016, p. 489.

[19] Cfr. Carl Gustav Jung, L’uomo e i suoi simboli, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2016, pp. 104 e ss.

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