Recensione: RiME

STORIA

Un ragazzo naufraga su un’isola misteriosa. Una grande torre si staglia sull’orizzonte. Inizia un lungo viaggio…

A metà tra Il Piccolo Principe e La Storia Infinita i TequilaWorks hanno voluto raccontarci una favola della buona notte che ci ammalia con la fantasia ma ci nasconde un significato profondo, reale, pieno di umanità che comprenderemo solo al termine del viaggio.

In ultima analisi il gioco è una grande riflessione sul lutto, l’abbandono, la perdita. Il giocatore infatti dovrà affrontare le 5 fasi del lutto: rifiuto, rabbia, patteggiamento, depressione, accettazione; ognuna delle quali contraddistinta da un colore, un tono musicale e un’ambientazione unica.

MECCANICHE DI GIOCO

I TequilaWorks ci hanno fatto vivere una grande storia grazie a delle meccaniche di gioco semplici e immediate, che ricollegano RiME ai grandi rompicapo videoludici come Portal, The Talos Principle, Inside, Ico, Journey e The Witness.

La fluidità e l’equilibrio tra complessità ed immediatezza sono le colonne portanti di RiME. L’Isola è un piccolo mondo-rompicapo con il suo bel punto di riferimento nonchè meta ultima (la torre con la serratura), e tante diverse aree ognuna con i suoi ostacoli e le sue meraviglie da scoprire.

Però è tutto qui. Niente combattimenti serrati all’arma bianca o con l’ingegno. L’esplorazione è il vero fulcro dell’esperienza. Infatti il gioco è infarcito di segreti, stranezze e tesori che contribuiscono allo sviluppo dei 2 personaggi principali: il ragazzo e l’entità rosso vestita.

COMPARTO TECNICO E SONORO

Se le meccaniche di gioco sono ridotte all’osso e potrebbero scoraggiare diversi videogiocatori che speravano di affrontare mostri e diavolerie retro-futuristiche con spada e arco, nessuno ad oggi ha avuto qualcosa da ridire sul comparto artistico.

Ispirandosi a grandi pittori quali Joaquín Sorolla, videogiochi meravigliosi come The Legend of Zelda Wind Waker e Ico, capolavori del cinema come Gli Argonauti e Porco Rosso, i ragazzi di TequilaWorks sono riusciti ad incapsulare la luce del Mediterraneo, l’anima del Mare Nostrum.

Da qui l’attenzione maniacale del ciclo giorno/notte, mai così curato e naturale. Vi basterà guardare una notte stellata per riappacificarvi dopo un’altra banale e logorante giornata lavorativa.

Grazie ad una semplice amalgama di pixel e virtualità il giocatore inizia a fondere ricordi reali e immaginari facendo propria quella semplice esperienza virtuale. Ciò è merito del surrealismo e della metafisica che pervadono l’opera (non a caso tra le altre influenze compaiono Dalì e De Chirico).

Come non menzionare poi la musica che si adatta come un’ombra alle azioni del giocatore, portando avanti la narrazione con la sola forza delle note e di strumenti capaci di estrapolare tutte quelle sensazioni ed emozioni che il giocatore vive istante dopo dopo istante.

Ultima chicca: le animazioni sono state realizzate fotogramma per fotogramma come in un vecchio film animato (fondamentale Il Libro della Giungla date le somiglianze tra Mowgli e il giovane naufrago).

COMMENTO FINALE

Se volete vivere una delle esperienze più estasianti e uniche dell’intero panorama videoludico, senza ascoltare nemmeno una linea di dialogo e lasciandovi trasportare in un mondo ai limiti tra il sogno e la realtà, recuperate RiMe.

Inoltre per tutti coloro che come ItalianSword&Sorcery stanno cercando di far rinascere l’amore verso la fantasia eroica mediterranea, vedranno in questo RiMe uno dei tasselli più importanti nella rinascita del fantastico sulle sponde del Mare Nostrum, sia graficamente che narrativamente parlando.

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: