Grimdark world – Controstoria del Grimdark. L’epica del fango

Controstoria del Grimdark.

L’epica del fango

di Cristiano Saccoccia

 

 

Non è semplice descrivere una neonata corrente letteraria, poiché è assente la precedente critica accademica delle opere, uno dei punti di riferimento di ogni studioso.  Così il grimdark[1] rimane un genere non analizzato, ma ampiamente discusso (sui canali mediatici e tra gli appassionati) senza il supporto di una componente saggistica; del resto essendo una particella culturale recente questa assenza è del tutto comprensibile. Ma credo sia importante stabilire dei punti di riferimento, per delineare “che cos’è e da dove si ispira”; paradossalmente se ne discute con maggior senso critico-esegetico in Italia che nei paesi anglofoni, “patria del genere”[2].

Il secondary world che ospita le vicende dei protagonisti dei romanzi grimdark ha un’ambientazione di carattere medievaleggiante-protorinascimentale in mondi fittizi creati dagli autori o in una simil-Europa anacronistica o post-cataclismatica[3].  In questa other dimension la magia è ridotta ai minimi termini e assume un ruolo prettamente marginale, o è sostituita da una sottospecie di tecnologia misterica-alchemica che proietta il lettore in una condizione di totale “sfiducia del soprannaturale”, il quale viene stigmatizzato come “errore” della realtà o retaggio superstizioso di antenati ignoranti. Questo atteggiamento verso le mirabilia dei mondi fantastici è pressoché presente in gran parte delle opere grim che assurgono al ruolo pseudo-didattico di imporre al lettore una visione più realistica possibile della narrativa fantastica. Il modus operandi dei romanzieri grimdark per quanto “originale” è banalmente un ripescaggio delle tematiche proto-positiviste e illuministe tratteggiate dagli intellettuali a cavallo tra XVIII/XIX e XX secolo, che depauperavano il mondo medievale di tutte le sue beltà artistiche, morali, filosofiche e sociali per trasformarlo in un’epoca buia, malsana, corrotta, fanatica e violenta. Tale ricezione a posteriori dell’età di mezzo non è un semplice errore di valutazione di un’epoca storica con i parametri contemporanei; bensì una corrente di studio dell’oggetto “Medioevo” chiamata Medievalismo, il quale si occupa di analizzare i ritratti di tale epoca storica fatti da coloro che lo hanno idealizzato o deturpato. Esistono diversi tipi di Medioevo, Umberto Eco ne etichetta dieci tra cui segnalo il Medioevo barbarico o della Heroic fantasy, il Medioevo Gotico-romantico che ispirerà molti autori ottocenteschi o posteriori e anche molti scrittori di fantascienza (le astronavi sono le nuove roccaforti spaziali)[4].  Possiamo ammettere, senza remora di sbagliare, che tutt’oggi assistiamo alla genesi di un nuovo Medioevo, quello della Dark Age o grimdark (molto lontano da quello barbarico, che seppur “primitivo” ha alti principi morali e una nobiltà di fondo) che al contrario delle idealizzazioni preraffaelite, vittoriane e romantiche è un’epoca violentissima, in preda a epidemie, guerre sanguinose e  segna la totale sfiducia nell’umanità; nasce un nichilismo eroico, o meglio dire anti-eroico dove gli attori principali di queste saghe letterarie sono dei “bastardi” senza morale, dei villain subdoli quanto affascinanti e semplici uomini in cerca di una redenzione battezzata dalla morte.

Turpiloquio, sesso libertino e promiscuo, vendette ossessive, macchinazioni politiche, torture fisiche e psicologiche, tramonto dell’eroismo cavalleresco, l’invidia umana quanto “celestiale”, la totale disillusione teologica e antropologica sono i tratti salienti delle epopee grim. Per dovere di cronaca segnaliamo alcuni degli autori principali del genere, dall’iniziatore canonico G. R. R. Martin con le sue Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, Joe Abercrombie, Mark Lawrence, Stella Gemmell, Richard. K. “Mr. Altered Carbon” Morgan, Luke Scull, Richard Ford, Brent Weeks,  Steven Erikson padre dell’immensa saga di Malazan, Daniel Polansky, in parte Andrzej Sapkowski  e tra gli italiani Jack Sensolini con il suo Il Ballo degli Infami dato alle stampe dalla Watson Edizioni e Gabriele Campagnano che ha partorito tramite la Necrosword il mostruoso Zodd. Alba di Sangue.

            Ma è impossibile fare una giusta critica letteraria se non si mette in atto una comparazione tra testi, sperando di inaugurare una sorta di “rubrica del grimdark” tratterò diversi monumenti letterari che possono essere considerati i prodromi del genere gritty, cercando di ripescare i topoi tematici, stilistici e estetici dai quali dipendono, consciamente o meno, gli scrittori del fantastico “fangoso”.

 

La canzone di Guglielmo

La Chanson de Guillaume[5] è un poema epico in lasse francesi appartenente al nucleo delle canzoni di gesta dei Narbonensi. La chanson narra prevalentemente le peripezie dei guerrieri franchi capeggiati da Gugliemo e Viviano che respingono l’invasione dei musulmani sbarcati all’Archamp, battaglia combattuta realmente nel 793 nei pressi di Carcassone sul fiume Orbieu.

Canzone di gesta scoperta solamente agli inizi del secolo scorso è la controparte della Canzone di Orlando. Nella Chanson de Guillaume l’atmosfera è desolata, senza il Dio cristiano che accorre o assiste i cristiani di Francia, soltanto l’eroismo guerriero primitivo prevale. La potenza erculea di Guglielmo è in sintonia con lo stile poetico del poema, epico ma anche rozzo, primitivo ma sublime, nobile e triviale. Questi sono gli elementi che si possono assaporare leggendo una delle opere che più fa dibattere i critici,  se  la Canzone di Orlando è l’unità di misura per giudicare una canzone di gesta allora l’epopea di Guglielmo sembra un’opera senza bellezza, ma credo sia necessario abbandonare certi paraocchi stilistici e apprezzare il primordiale fascino anti-eroico dell’epica di Guglielmo.

Nella brillante introduzione di Andrea Fassò all’opera si evince subito con quali strumenti leggere la Canzone di Guglielmo, la società cavalleresca dei franchi, erede del valore guerriero dei germani, era stata cristianizzata solo in superficie. Gli unici armati (pesantemente e addestrati) in una popolazione di deboli e innocenti erano liberi (almeno potenzialmente) di esercitare la loro forza senza la paura di incontrare la resistenza della legge.
La violenza era il paradigma della società francese, al che diversi storici videro nelle crociate il tentativo della Chiesa di spurgare l’Europa dai cavalieri violenti e indirizzarli lontano, con promesse di ricche terre e bottino. Teoria che non mi sembra così lontana dalla verità. È proprio con l’ausilio della Chiesa che nasce la figura del cavaliere, colui che mette al servizio degli innocenti e degli inermi la forza delle proprie armi e la sua pietas cristiana. Quindi gli eroi delle canzoni di gesta possono vantare una duplice discendenza (ovviamente gli influssi sono nettamente superiori), quella cristiana coadiuvata dalla religione e quella celtica,  germanica   cioè   l’epica   guerriera.  Mi preme sottolineare questi concetti, già dati per assodati, perché saranno proprio questi elementi che in futuro verranno reinventati e metabolizzati dallo spirito romantico ed infine nel romanzo Fantastico. In questa chiave va letto il testo di Guglielmo, un guerriero antieroico stanco di combattere e sfruttato dall’opprimente legame vassallatico che lo lega al suo re Luigi.

Il poema si apre ironicamente con una delle scene più dissacranti dell’epos cavalleresco e si staglia vicino ai romanzi fantastici contemporanei:

 

Il conte Tebaldo era così ebbro da essere sostenuto da Esturmi, anch’esso ubriaco.

 

La chanson ritrae immediatamente quali sono “i nostri eroi” ovvero dei cavalieri che gozzovigliano anche prima della battaglia imminente, cliché che ampiamente condiviso da moltissimi romanzieri, vedasi il Nicomo Cosca dei romanzi di Abercrombie, i buzzurri dei Guerrieri del Wyld di Nicholas Eames e mille altri.

Anche il pathos cavalleresco viene stravolto, non ci sono le leggendarie auree agiografiche e e combattive che animano il coraggio dei paladini carolingi, bensì sopravviene la stanchezza, la disillusione, la consapevolezza di essere un semplice corpo che si sporca di aspro sudore e fango macchiato di sangue. Basterà citare dei versi, in parallelo con quelli della Canzone di Orlando, per chiarire la mia esposizione.

 

Orlando:                                                                          Guglielmo:

[…] Sia maledetto il cuore che s’abbatte!                      […] Coperti di sangue e fango […]

Al nostro posto noi rimarremo in campo:                     Oh grossa asta come pesi sul braccio

da   noi   verranno   i   colpi   e il  battagliare!22         Oh, grande scudo, come pesi al collo,

       Oh, buon elmo, come stordisci la testa con te    non aiuterò Viviano all’Archamp23.

 

I due paladini vivono la cavalleria in modo diverso, Orlando ormai sconfitto non si arrende e continua a combattere fino alla morte. Guglielmo stanco, assetato, sofferente e sporco di sangue e fango sente la fatica della battaglia e poi fuggirà. Questa dimensione umana che proietta su un piano realistico il cavaliere dona alla Chanson un’aurea umile, che come vedremo cozza con il fantasmagorico repertorio pittoresco che l’anonimo compilatore ci offre.

Perfino la figura femminile del poema, la moglie di Guglielmo Guiborc, ha una statura narrativa eccezionale, in perfetta linea con le badass woman dei romanzi grimdark. A differenza delle altre donne presenti nelle canzoni di gesta Guiborc non si limita a comparire nelle scene amorose, sentimentali o patetiche. Se nell’amore cortese la donna infonde nel cavaliere numerose virtù nella Canzone di Guglielmo è lei ad incarnale, coraggio, prontezza, fedeltà e amore per il suo sposo come per il regno. Organizza la difesa, raduna gli uomini, incoraggia i soldati o sprona i cavalli. Nella battaglia dell’Archamp, terra francese invasa dagli arabi, il fantastico e il pittoresco serpeggiano nelle lasse del poema. Giovani uomini non addobbati cavalieri combattono contro il nemico, come Tebaldo detto l’insozzato, moralmente e fisicamente, che si contrappone alla candida purezza di Viviano che è il più somigliante a Orlando. La figura più singolare del poema è sicuramente Rainouart, un infedele e uno sguattero che vive un percorso follemente ascendente. Prototipo perfetto del combattente barbarico il ragazzo lotta con una trave, perché non sa armeggiare una spada, e nonostante la sua inesperienza è il terrore dei musulmani e in seguito verrà battezzato e addobbato cavaliere.  Questa figura è notevolmente importante per mettere in risalto la decadenza cavalleresca, è il compito degli “umili” e degli emarginati combattere per la propria autodeterminazione anti-eroica.

La battaglia dell’Archamp non è una crociata, non ha una dimensione mistico-agiografica, Dio non è lo scudo dei deboli e la spada dei forti, la fede cristiana va giustamente difesa ma gli arabi vengono visti come invasori qualunque. Del resto il ciclo dei Narbonesi ci ha offerto più scontri tra franchi e altri cristiani, baroni ribelli, cavalieri violenti, lotte dinastiche e territoriali. La dimensione storica è su un piano decisamente più vicino alla realtà, non c’è lo scontro tra il cristianesimo e i barbari infedeli ma una guerra territoriale che non stupisce minimamente il poeta. Protagonista della canzone è la forza guerriera che ripetutamente messa alla prova trionfa con la vitalità di attori d’eccezione, come la moglie di Guglielmo e la coppia di impuri Tebaldo e Rainouart. Questi personaggi unici possono essere la base di partenza per un futuro lavoro tra Chanson de geste e i giochi di ruolo (GDR) visti i caratteri stereotipati. Questa chanson è a mio avviso un testo fondamentale per tratteggiare a livello esegetico la dipendenza culturale del fantastico gritty dal Medioevo guerriero. Atmosfere decadenti e triviali, abbandono totale delle certezze umane, cavalieri che lasciano il campo di battaglia, esaltazione viscerale degli istinti più biechi, come il bere, l’arraffare, il timore anti-epico della morte, la bellezza fangosa e struggente della disfatta degli archetipi mitici; questo è secondo me un testo fondamentale per tracciare le linee guida per creare una storia culturale a ritroso del Grimdark.

 

NOTE:

[1]Il termine è ripreso dal gioco di strategia Warhammer 40,000: In the grim darkness of the far future there is only WAR” Cfr. A. Roberts, Get started in: Wrtiting Science Fiction and Fantasy, Hachette UK, 2014.

[2]Invito il lettore a usufruire dei contenuti nel saggio Francesco La Manno, Italian Sword&Sorcery. La via italiana all’heroic fantasy, a cura di Annarita Guarnieri, Italian Sword&Sorcery Books, 2018, Casale Monferrato, edizione digitale. Inoltre anche con gli articoli pubblicati sull’Intellettuale Dissidente e su Hyperborea.

https://www.lintellettualedissidente.it/letteratura-2/grimdark-sword-and-sorcery/

https://hyperborea.live/2018/08/08/breve-definizione-di-grimdark-fantasy/

https://hyperborea.live/2019/05/19/grimdark-ovvero-il-tramonto-del-fantasy/?fbclid=IwAR3KvjwBNaLPdfz-LiZdDoFqiH3Fxfsdt5bYguVAfK6Qs_boVO_kWt-9JAw

[3]Cfr.  Lawrence M., La trilogia dei fulmini, cofanetto con i tre romanzi, Il principe dei fulmini, Il re dei fulmini, L’imperatore dei fulmini, Roma, Newton & Compton, 2015.

[4] U. Eco, Dieci modi di sognare il Medioevo, in Scritti sul pensiero Medievale, Milano, Bompiani, 2016, p. 1093.

[5]   L’edizione di riferimento è: La canzone di Guglielmo, a cura di A Fassò, Roma, Carocci, 2007.

Scritto da Cristiano Saccoccia

Laureato in lettere curriculum storico con una tesi in storia delle religioni e dei conflitti medievali intitolata: L'assedio di Costantinopoli, 1453 presso l'università di Macerata. Consegue la laurea magistrale nel 2018 in ricerca storica e risorse della memoria nel medesimo ateneo. Non riesce a non ascoltare il richiamo del Fantastico così scrive la tesi intitolata: Il crocevia dei mondi: orientalismo e esotismo nella letteratura fantastica. Una ricerca dell'Oriente e della sua ricezione distorsiva nella letteratura fantastica. Marchigiano doc, è appassionato di storia antica, orientale e antropologia. Grazie alle odierne piattaforme Social entra in contatto con una ricca community unita dall'amore per il fantastico, grazie alla quale conosce il concorso e le pubblicazioni di “Italian Sword and Sorcery”.

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