Dettagli

Titolo: Kairos il divino – Viscere
Autore: Marco Palumbo
Casa Editrice: Mazzafirra Editrice
Dettagli: 122 pagine
Prezzo: 12€


Sinossi

Mutato da un immane disastro, il mondo antico non esiste più. Ma restano i suoi popoli, i suoi guerrieri e i suoi segreti, vivi dopo quasi quattrocento anni…


Recensione

Il filone dell’ucronia, la cosiddetta storia alternativa, è fra i più difficili da maneggiare per gli amanti dell’avventura fantastica. Gli sforzi immaginativi consueti, necessari a dare credibilità all’ambientazione, devono obbligatoriamente coniugarsi con un ulteriore impegno di documentazione, storica e non. Un lavoro ostico, che in molti casi ha dato vita a ibridi solo parzialmente riusciti.
E’ quindi con curiosità che ho approcciato la lettura di Kairos il divino – Viscere –, di Marco Palumbo, pubblicato nel non lontano 2018 da Mazzafirra Editrice, e che, nel suo complesso, si rivela essere una miscela di diversi generi.
Come accennato, l’ucronia è alla base della vicenda. In un periodo non ben precisato infatti, ma comunque identificabile grossomodo con l’età ellenistica, un cataclisma globale ha investito il mondo antico, mutando la faccia del pianeta. I popoli dell’Europa e dell’Asia, costretti a migrare dalle terre natie, si muovono quindi dalle loro sedi natie e formano lentamente, nell’arco di quattro secoli, nuove nazioni, eredi almeno in parte delle culture precedenti.

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E’ in questo scenario che prende avvio una vicenda che richiama, nei suoi elementi, diverse opere dello Sword&Sorcery classico, unendo in una trama coerente gladiatori assetati di sangue, maestri d’arme orientale e segreti soprannaturali, destinati come spesso accade a spezzare fragili equilibri.
Pur assestandosi non molto sopra le 100 pagine, possiamo dire che la storia ha uno svolgimento soddisfacente: veloce alla maniera di certi racconti, eppure in grado di delineare con sufficiente chiarezza gli snodi della narrazione, e il mondo che gli ruota attorno. Un pregio di non poco conto.
Anche il linguaggio adottato da Palumbo, nella maggior parte dei casi, rivela la ricerca di uno stile che – sebbene ancora immaturo – tenta di distaccarsi dall’asettica freddezza in voga oggi, riprendendo a modello l’approccio più vivace tipico dei pulp d’annata, specie nelle scene di combattimento e violenza, le più riuscite. Ovviamente siamo su altri livelli, ma è incoraggiante osservare il desiderio di non appoggiarsi pedissequamente a stilemi espressivi abusati.

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Come in uno specchio però, è proprio qui che fanno capolino le mancanze: i momenti di epicità presenti si alternano in maniera frammentaria a sequenze che mostrano – incongruente – una influenza grimdark che smorza i toni della vicenda, portandola su binari non adatti.
Il lessico, talvolta gustosamente magniloquente, si associa in certi casi a sequenze fin troppo colloquiali, stonate per il contesto. Non si tratta di errori di concezione nella storia o nella costruzione degli specifici passaggi, ma probabilmente di un’operazione di revisione e di editing troppo superficiale, che non ha tenuto conto dell’effetto complessivo.
In ogni caso, Kairos il divino rimane una buona prova, godibile per le scene d’azione e gli spunti che semina, suscettibili di ampliamento in storie ambientate nel medesimo universo alternativo. Lavorando sulla lunga distanza su questi punti di forza, i risultati arriveranno certamente.

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