Speciale Spada, Stregoneria e Arte – Intervista a Fabio Porfidia

Fabio Porfidia è un illustratore italiano, attivo a livello italiano ed europeo dal 2007. Insegna presso la “Scuola Superiore d’Arte Applicata del Castello Sforzesco” a Milano e dal 2014 ha tenuto diversi corsi con l’associazione Artèofficina. Anche lui come Antonello Venditti e Andrea Piparo è tra i soci di un collettivo di artisti fantastici tutto italiano che mi avrete già sentito nominare: Imaginaria.

Per conoscere meglio Fabio Porfidia vi rimando ai suoi indirizzi: Facebook e il suo sito ufficiale.

1 Perchè e quando hai cominciato a disegnare?

Fin da bambino, come penso ogni bambino, ho sentito l’esigenza di rappresentare ciò che vedevo. Credo sia un istinto innato dell’uomo, fin dai tempi delle caverne preistoriche. Ma molto presto il mio interesse si è spostato dalla realtà ai mondi immaginari: cartoni animati e fumetti sono stati la prima finestra sull’irreale, una finestra in cui mi sono buttato di peso. Semplicemente, a differenza di molti bambini, ho continuato a disegnare anche crescendo. O, a seconda dei punti di vista, sono ancora un bambino che disegna!

2 Quali sono gli autori ai quali ti sei ispirato e che hanno contribuito alla tua formazione artistica?

Tantissimi, troppi da elencare e sicuramente ne scorderei qualcuno. Da bambino ho divorato tutte le pubblicazioni Disney, da Topolino alle varie raccolte e pubblicazioni satellitari. Poi c’è stata la svolta quando scoprii il disegno americano. Prima la Marvel, poi altre testate. Lì ci fu una folgorazione e strutturai un Olimpo di Disegnatori che volevo imparare a emulare. Tra i tanti le prime folgorazioni Marvel come Texeira, Todd Mc Farlane (creatore di Spawn) e successivamente Greg Capullo per la Image di Mc Farlane. Parallelamente mi inoltrai nel mondo dei romanzi che mi fece appassionare prima al gotico e all’horror, poi al fantasy e in definitiva a tutte le sfere del fantastico e dell’onirico. E anche lì scoprii un universo di artisti incredibili. All’epoca ricordo soprattutto Elmore (dalla mitica Scatola Rossa di d&d in poi), Lockwood e Ciruelo per il fantasy, Louis Royo, Victoria Frances per il gotico, ma l’elenco presto divenne enorme. Carl Kopinsky, Adrian Smith…. La scoperta era continua ed arricchiva le influenze costantemente. E continua ad alimentarsi. Attualmente disegnatori incredibili “Escono dalle *** pareti!”. Ma se dovessi citare UN artista su tutti come nume tutelare, sicuramente il Sommo Maestro Paul Bonner che conobbi per le mostruose tavole di Mutant Chronicles (ma che poi scoprii avesse anche un incredibile portfolio fantasy). Quando poi ebbi l’occasione di conoscerlo mi trovai di fronte ad una persona di una umiltà e gentilezza davvero fuori dal comune, la consacrazione divenne completa: da grande voglio diventare come lui!

3 Raccontaci una tua giornata tipo come illustratore/disegnatore.

Allora: mi sveglio e quando capisco di stare al mondo (generalmente dopo un’oretta) mi metto al lavoro. Il mio studio è quasi lo stesso edificio dove vivo per cui pronti via! Con i vari lavori funziona così: arriva richiesta (mail-messenger-whatsapp,instagram-telefono…), si concordano dinamiche-costi-tempistiche, e inizio a raccogliere reference (non sempre: dipende dal soggetto), faccio una o più bozze, mando e attendo risposta. E da lì si procede con un continuo botta e risposta con il cliente. Vado avanti un po’ sull’immagine e mando; aspetto il feedback e poi procedo-modifico. Tutto questo considerando che solitamente lavoro su una media di 4-5 progetti in simultanea (a volte di più, a volte di meno), così evito tempi morti e mentre attendo i feedback dal committente A intanto lavoro per il committente B ; mentre aspetto la risposta di B nel frattempo lavoro a C se A non si è ancora palesato. Se per assurdo avessi dei tempi morti, mi piace approfondire alcuni aspetti particolari, che poi a volte ripropongo come corsi. Ad esempio: araldica, castelli, alberi, simbologia…Poi se siamo in periodo scolastico a metà pomeriggio mollo tutto e parto per la scuola a Milano dove insegno.

4 Quali sono i tuoi strumenti da lavoro preferiti e cosa ne pensi della deriva digitale del disegno? Per te è un supporto o un ostacolo?

Il digitale è un ottimo strumento, fondamentale in ambito editoriale. Però personalmente trovo ancora più soddisfacente lavorare in tradizionale per i sempre più rari progetti personali o per le poche commissioni che lo consentano: avere il foglio che scorre sotto le mani e la consapevolezza che si sta rendendo unico un pezzo di carta è impagabile. Il digitale può potenzilamente arrivare alla perfezione (anche se non nel mio caso), ma le imperfezioni che caratterizzano un lavoro tradizionale a mio avviso lo rendono molto più vivo e autentico.

5 Raccontaci il processo creativo dietro una qualsiasi delle tue opere.

Il processo creativo varia abbastanza, dipende dal soggetto e dalla mia ispirazione. Per quanto riguarda il tradizionale (il lavoro su carta-tela), procedo con delle bozze a matita molto piccole (thumbnails), che faccio vedere al committente, se l’idea piace o quando individua la bozza migliore, procedo su un formato più grande con il disegno definitivo, generalmente in A3 o in A4, dipende dai progetti. In ambito digitale la cosa è simile: ci sono delle bozze, una volta approvata una bozza poi passo a definire meglio il disegno, talvolta inserisco lo studio dei semitoni (luci-ombre), e anche qui chiedo approvazione, dopodichè procedo man mano e mando piuttosto spesso degli avanzamenti del lavoro e aspetto l’ok per procedere, così in caso di richiesta di modifiche, evito di fare del lavoro da buttare. A parte queste linee guida, la lavorazione nel dettaglio può variare molto: a volte inzio con macchie pittoriche, a volte strutturando un disegno più definito; a volte inizio in scala di grigi, a volte parto con i colori. Anche perchè la routine alla lunga uccide. Visto che lavoro ogni giorno, almeno vario il procedimento.

6 Cosa pensi dell’attuale situazione artistica italiana? Come illustratore di arte fantastica sei disprezzato, deriso, ignorato o rispettato e riconosciuto al pari di qualunque altro illustratore? Quanto spazio c’è per l’illustrazione fantastica in Italia?

La situazione artistica in Italia sta sicuramente migliorando. Ricordo anni fa, quando ero ancora agli inizi, una ragazza mi disse che conosceva un tizio che come lavoro disegnava per i videogiochi, e giù a ridere come se fosse una cosa assurda; e io pensavo: “ma dai, quello che piacerebbe fare a me!”. Onestamente quando ero molto giovane (parlo del periodo medie-liceo) il termine “illustratore” era effettivamente poco noto. Tanto è vero che anni dopo quando una persona mi chiese: “che lavoro fai?” e io “illustratore” “ah… E cosa pulisci?” (aveva capito “il-lustratore”…). Se a questo associamo l’ambito fantastico la faccenda si complicava: un disegnatore di testi scolastici o in generale di non-fiction aveva una sua dignità, sebbene fosse un lavoro strano, ma lavorare per “quella roba lì”, che quando ero ragazzino, oscillava tra la sfigaggine più totale e l’adorazione del demonio (ricordo ancora le campagne mediatiche contro Magic e D&d su questo tema) era veramente una cosa fuori dal mondo! Adesso quantomeno, si è sdoganato il concetto di Nerd (e menomale!) e ne deriva sicuramente un certo rispetto, addirittura in alcuni casi fan che si emozionano vedendo i tuoi lavori. Questo è stupendo! C’è ancora da lavorare sul versante economico, visto che non sempre le retribuzioni sono adeguate, ma anche qui stiamo sicuramente migliorando rispetto ad anni fa. E parlo anche dell’Italia. Tanto è vero che c’è stato un periodo in cui lavoravo quasi per il 50% su prodotti esteri, mentre ora sono tornato a lavorare quasi esclusivamente per realtà italiane (e ne sono molto felice)! Nello Stivale stiamo crescendo in competenza e qualità. Era ora!

7 Oltre ad essere un disegnatore, sei anche un consumatore di opere fantastiche a tutto tondo(fantascienza, fantastico, orrore)? Se sì quali sono le opere (libri, fumetti, film videogiochi) che più ti sono rimaste impresse e ancora oggi ti ispirano o ti angosciano?

Sì, sono un fruitore di libri, film, videogiochi, boardgame, librogame, giochi di carte e di ruolo (tempo permettendo)! Tutto questo alimenta enormemente il bagaglio visivo ed emotivo (oltre ai documentari, programmi che adoro). Le mie opere preferite…. Domandona! Per quanto riguarda i libri direi 1984, la Fattoria degli Animali, Il Signore degli Anelli (ovviamente), Dune, le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco (di cui non LEGGEREMO mai la fine…) ma anche le opere di Dick, Lovecraft, Poe, Wells e moltissimi altri. Videogiochi: i primi due Silent Hill (purtroppo il secondo non riuscii a giocarlo, lo acquistai tempo fa in versione rimasterizzata ma, con il fatto che si può salvare solo in poche aree della mappa, ho dovuto abbandonarlo: da adolescente potevo permettermi di stare 3 ore di filato a giocare per salvare, ora è impossibile), la saga di Mass Effect, i primi 3 Fallout, Gears of War, i vari Max Payne e Red Dead Redemption, Final Fantasy VII, i vari XCOM, Warcraft (solo gli strategici), Starcraft e massì anche Overlord! E ovviamente ne sto dimenticando molti. Come fumetti tra i tantissimi letti una menzione speciale va a Blame! E Berserk (fino all’Eclissi). Come film: no, ne uscirebbe un elenco troppo lungo! Ad ogni modo il mio genere preferito è l’horror o lo psicologico, specie se c’è un ribaltamento di prospettiva con colpi di scena finali. In definitiva trovo che una buona storia non possa finire bene, altrimenti la trovo banale o irritante. Eh, sono fatto così.

8 La cultura di internet è cannibale, prende ciò che gli serve senza riconoscere il lavoro dell’autore. Qual è la tua posizione in merito e come ti tuteli nei confronti di questo atteggiamento?

E’ un dato di fatto che quando metti qualcosa online poi finisca chissà dove e il tuo controllo è inesistente. Motivo per cui mi premuro sempre di inserire il mio nome ogni volta che carico online una mia immagine, in modo che almeno anche quello circoli con la tavola. Vero, mi è capitato di vedere mie immagini circolare private del watermark, ma almeno lì posso far valere le mie ragioni e mostrare a tutti che la mia versione riporta anche il mio nome.

9 Sfata il più stupido dei miti/luoghi comuni sulla tua professione.

Noi illustratori non disegniamo nel tempo libero, questo è un lavoro, sebbene a qualcuno sembri assurdo.

10 Essendo il tuo segno molto versatile in quale altro campo dell’intrattenimento ti piacerebbe lavorare? Cinema? Serie animate? Videogiochi? Carte collezionabili?

Grazie per il complimento. La versatilità è una cosa che a scuola ci hanno sempre insegnato: più sai declinare la tua opera in diversi campi, meglio è perchè puoi arricchirti di influenze ed esplorare altri campi, oltre che permettere di raggiungere un pubblico diverso da quello che normalmente ti segue. Un bell’esempio da questo punto di vista è stata la mia collaborazione con il Rock the Castle di quest’anno. Ascolto metal e hard rock da quando sono piccolo per cui vedere le mie immagini a cornice di Slash, Slayer, Phil Anselmo e Dee Snider è stato un sogno! Ad ogni modo sì, ogni collaborazione che abbia attinenza con la mia sensibilità è assolutamente la benvenuta. Di mio ormai è da qualche tempo che non mi dedico alla ricerca dei lavori: di fatto sono quasi sempre autori di giochi o romanzi che vengono a cercarmi. Per cui mi è difficile avere tempo ed energie per cercare ingaggi in ambiti meno usuali, ma se capitassero ne sarei ben felice!

11 L’illustrazione alla quale sei più affezionato o di cui sei più orgoglioso?

Non me ne vogliano i vari progetti editoriali su cui ho lavorato, ma le immagini realizzate senza committenza sono sicuramente quelle in cui c’è un maggiore coinvolgimento da parte mia. Ma anche tra queste è difficile trovarne una che svetti. Probabilmente Salix Nostalgiae, vecchiotta ma ancora carica emotivamente. Si tratta di un salice realizzato a penna bic. Al posto delle fronde, ha delle catene che tintinnano al vento. A distanza di anni, trovo ancora che sia stata un’idea efficace. Mi ci ritrovo molto.

12 Che cosa rappresenta per te l’arte fantastica in questo mondo contemporaneo, liquido e iperconnesso?

L’arte può essere molte cose. Non mi ricordo chi diceva: “l’arte è quella cosa inutile di cui non si può fare a meno”. L’arte può essere denuncia, può essere evasione. O entrambe le cose. O più semplicemente la rappresentazione del proprio mondo interiore o la sua necessità di catarsi. Definire l’arte è molto difficile. Perchè c’è da considerare sia la forma che il contenuto. Ma poi sono realmente scisse? Probabilmente no. Nell’illustrazione la forma è contenuto.

13 Quale consiglio daresti a un giovane disegnatore/illustratore desideroso di trasformare questo passatempo in un lavoro?

Tempo fa ascoltando una risposta ad una domanda simile in ambito di scrittura, ho sentito: “dissuadilo, se poi riprova dissuadilo ancora, se poi persiste dissuadilo di nuovo, ma se proprio non può farne a meno, allora incoraggialo”. Io non sarei così drastico (ma il disegno è un percorso più facile della scrittura). Quello che posso dire è che l’esigenza di fare questo lavoro deve nascere da una passione bruciante, una passione che faccia considerare di anteporre le deadline alla vita personale, che imponga la pratica costante e che, una volta ingranato, consideri che si lavori 360 giorni l’anno. Non deve pesare nemmeno avere una scarsa vita sociale, anche perchè programmare i lavori è quasi impossibile, i committenti arrivano senza preavviso e spesso hanno urgenza. Data questa disposizione di base, che deve esserci, come poi arrivare a fare diventare la passione per il disegno un lavoro, è un percorso che può essere molto vario. Spesso parlando con i colleghi saltano fuori dei vissuti molto molto diversi. Quello che è valso per me è stato iniziare a fare qualche piccola esposizione, frequentare una scuola dove poi sono stato chiamato ad insegnare, mandare miratamente tanti portfoli agli editori e frequentare TANTE fiere, sia da visitatore che da standista. Ad ogni modo l’importante è buttarcisi anima e corpo, crederci fortemente. Disegnare, disegnare, disegnare. Dipingere, sperimentare, confrontarsi e mai demotivarsi. L’inizio è durissimo, un bagno di sangue, specie se si è emotivi (spesso chi disegna lo è), ci siamo passati tutti. Io stesso in più di una occasione sono stato tentato di mollare tutto, anni fa, ma se si persiste da qualche parte si arriva sicuramente!

Un caloroso grazie a Fabio Porfidia che mi ha concesso questa intervista; ci si vede in rete internauti!

Scritto da Riccardo Maggi

Prima assiduo lettore poi scrittore infaticabile che dedica anima e corpo all'Immaginario in ogni sua forma e sostanza approdando sulle sponde di Hyperborea nel Giugno 2017.

2 comments

  1. Mi sono un po’ commossa. La passione che trasuda da ogni riga è travolgente. Ma quello che colpisce di più è quel gigantesco iceberg di sacrificio, denti stretti, sconfitte e nuovi tentativi, che sta sotto il talento che noi vediamo.
    Un’intervista bellissima che lascia elettrizzati.

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