Sporca Ausonia

di Cristiano Saccoccia

 

Fantasy, sword and sorcery o heroic fantasy[1], epic o low fantasy, la narrativa di genere fantastico si è evoluta o involuta in una nebulosa di etichette, sottogeneri e nomenclature. Tali distinzioni, a volte, sono minime, spesso il prodotto narrativo è a cavallo dei generi e forse la sua originalità risiede nel manipolare le costruzioni narrativi per creare scenari inediti e stimolanti.

Sicuramente il grimdark[2] è una di quelle declinazioni letterarie nate per dissacrare e destrutturare i topoi della letteratura fantastica (de facto ne ha creati di nuovi, ergo il meccanismo emulativo è perpetrato nel sottogenere), non per svilirla e depauperarne la bellezza ma per ribaltare quei costrutti da tempo fossilizzati in un’era di immobilità innovativa, nel bene o nel male. Ovviamente tale discorso nasce in seno ai paesi anglofoni, detentori del monopolio della letteratura fantastica, sia commercialmente parlando che per influenza esercitata nei media e sui lettori. L’Italia di certo non è si fermata a ristagnare e a godersi gli ozi di Capua letterari, ma da alcuni anni ha portato alla (ri) nascita del fantastico mediterraneo e dal sapore italico. Potremmo citare diversi autori, molti pubblicati dalla medesima Italian Sword and Socery books (di certo lo sperimentalismo letterario non manca! Gualchierotti si smuove da Bisanzio a epoche primordiali abitate dalla razza del Serpente, Henriet con la sua Creta fantastica e esoterica, e Lombardi con i suoi Oscuri Canti di Iperborea), ma ora vorrei sottolineare un inaspettato connubio nato proprio dall’atipico matrimonio tra grimdark e palcoscenico italico.

Del resto perché questa moda anglosassone non poteva non approdare in Italia? Il Bel Paese ha tutte le carte in regola per ospitare e ispirare romanzi grimdark. Dai tumulti generatisi dalla fine dell’impero romano (perdita simbolica di un centro universale e di stabilità politica, d’altronde Roma non era più la capitale dell’Occidente, ma la sua perdita traumatizzò il mondo latino-cristiano), l’avvento delle popolazioni barbariche e nomadi e le conseguenti pretese di riconquista romana-orientale, per poi seguire le travagliate vicende medievali (che da Nord a Sud hanno interessato tutta la penisola) fino alle belligeranti signorie del Rinascimento. E ci sarebbe molto altro da dire, ma rimaniamo in anni in cui i conflitti venivano principalmente risolti mediante armi bianche. Perciò da come la storia insegna, il suolo natio ha ospitato diversi scenari bellici, rivoluzioni popolari violente, colpi di stato, epidemie fatali, invasioni e molto altro, permettendo così la trasposizione mitico-immaginaria di un’Italia decadente, vittima di despoti sanguinari e ghiotta preda dei sovrani stranieri o tiranni locali.

Tutto questo substrato storico permette di manipolare l’ambientazione italiana secondo le esigenze narrative degli autori del fantastico, capaci di creare una seconda Italia (ucronica, dispotica, fuori dal tempo, fantastica) o un other world del tutto inedito che eredita (linguisticamente, storicamente e culturalmente) i tratti salienti dell’Italia del passato.

Il Ballo degli Infami[3] di Jack Sensolini è un romanzo fanta-grimdark che metabolizza il meglio della produzione estera per poi tradurlo, in maniera coerente, in un contesto italico e protorinascimentale, sancendo de facto la prima elaborazione nostrana di un genere ancora in fase embrionale nei paesi anglosassoni. Seppur caratterizzato da numerosi codici stilistici e  narrativi il grimdark è un genere piuttosto liquido, ancora difficile da incasellare perfettamente in una griglia valutativa e esegetica; perciò il tentativo di Sensolini non è una pura macchinazione emulativa o mimetica di una corrente pop e mainstream ma un effettivo approccio di realizzare un romanzo che dimostri al pubblico italiano  che anche gli autori nostrani sono capaci di elaborare un epos sporco e truculento, senza prendere troppo in prestito da colleghi anglofili. Infatti se nel grimdark il leitmotiv è una violenza iperbolica, posta come paradigma universale per dipingere l’umana condizione, ne Il Ballo degli Infami ho apprezzato i giochi strategici e le manipolazioni politiche. La partita a scacchi tra i personaggi e gli attori secondari del romanzo è molto intellettualistica e soltanto in superficie ammantata da una grumosa patina di sangue. Il sangue è presente, una costante quanto il fango e le lacrime, ma è un becero orpello per mascherare i giochi di potere, i tradimenti, le faide tra fazioni e famiglie. Quindi un romanzo lontano dagli echi brutali di Mark Lawrence o Abercrombie, e molto più in sintonia con i capitoli più intriganti delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco. Degno di lode è invero il tentativo di non forzare la mano inserendo numerose casate, personaggi modellati su Varys o Ditocorto e che dir si voglia. Il romanzo mantiene una sua originalità e tiene soltanto a modello altri capisaldi, conservando la sua linfa vitale. 

Il regno di Abadonia è puntellato di richiami alla nostra Italia signorile e belligerante, sul suolo di questo regno governato dai Carte gozzovigliano bande mercenarie senza scrupoli, briganti, disertori e rivoluzionari mitomani. Sacerdoti e cultisti del Grande Sogno cercano di arginare i disastri che possono travolgere Abadonia e la fede tutta, forse è proprio padre Gheorg (involontaria pedina di una profezia machiavellica) a scatenare, non volente, i grandi disastri che vengono descritti nel romanzo.  Se l’ambientazione ricorda molto il palcoscenico del Bel Paese, i personaggi non sono da meno. Sono amabilmente tratteggiati seguendo  l’iconografia dei villanissimi pseudo-eroi di Monicelli, Brancaleoni dell’ultimo minuto che si arrischiano in imprese suicide pur di campare e guadagnare un’oncia di gloria, denaro e magari il calore di una donna. Non voglio dire che siamo al cospetto di personaggi parodistici, bensì incontriamo attori narrativi così simili alla realtà contemporanea che si cade in un paradosso artistico. Dove finisce il romanzo e inizia il reale? Quand’è che Monicelli prevale sul volgo da “rimproverare”. Il tentativo di Sensolini è davvero ben riuscito, personaggi reali e soprattutto in grado di diventare icone donchisciottesche dell’epica fantastica.  Senza dimenticare le stature drammatiche, sature di echi shakesperiani, di personaggi del calibro di Caio il Senza nome o Ezra, uomini sempre più disillusi che rimangono invischiati in scenari sempre più annichilenti.   Non mi dilungo oltre e lascio la parola alla sinossi e a una breve intervista all’autore.

Sinossi:

Si sa: i re e gli eroi scolpiscono il proprio nome nella storia, gli infami muoiono. Dimenticati. Ma in quella tempesta di follia che avvolge il regno di Abadonia, gli infami sono anche quelli che sputano sangue fino all’ultimo respiro. Gli infami hanno visto Darcan dei Carte soggiogare un pezzo dopo l’altro tutti i domini sull’orlo della rivolta, in un’eterna partita al Gioco dell’Orda contro le sue mancanze di re, di padre e di uomo. Celebre anche come il Re di Cuori, per molti è soltanto il Re Cane. Gli infami c’erano, quando Domdraco ha preso vita dalle leggende per difendere Dom e i suoi cittadini dai soprusi. Sono rimasti quando il Principe Ereditario ha assunto il comando dell’Arma abadoniana senza le qualità per farlo, trascinandola in un inferno. E in quell’inferno gli infami ci sono tutti piombati dentro, e hanno ballato: fratello Gheorg ha intravisto un frammento del Grande Sogno e denunciato per primo il tradimento che ha provocato la guerra. Caio il Senzanome, leggendario generale del Primo Reggimento, maledice il giorno in cui dovrà separarsi dalla spada: un uomo la cui fedeltà al Sovrano viene prima di tutto, perfino della propria vita e di quella dei suoi figli.


Intervista a Jack Sensolini

“Quali sono i contesti storico-culturali a cui ti sei ispirato per scrivere il ballo?” “Hai deciso di rilega  Quali sono i contesti storico-culturali a cui ti sei ispirato per scrivere il ballo?

“Sicuramente ho pensato al Rinascimento italiano ma tecnologicamente ancorato al Medioevo, ovvero senza armi da fuoco.  (E anche ai contesti mediterranei e berbero-africani, ndc)

Hai deciso di rilegare la magia a un ruolo più sfumato e secondario, quindi quali sono secondo te i punti di forza del tuo scritto?

“Sicuramente il Wordbuilding che è molto curato, è stato il primo elemento che ho realizzato  del mio romanzo fantasy. Il titolo si ispira all’opera di Borges “Storia universale dell’infamia”, oltre questo l’autore argentino è sempre stato un punto di riferimento.  La struttura religiosa degli ordini di Abandonia che si ispirano all’orda primordiale di Freud (Totem e tabù ndc). Anche i personaggi e la loro psicologia sono stati veramente importanti per il romanzo e punti di forza del racconto.”

Ho notato che c’è uno stile, linguistico e narrativo, molto vicino alle scuole inglesi del genere, parlarmi degli autori che ti hanno ispirato

“In parte mi sono ispirato agli autori anglofoni, ma in gran parte anche alle penne italiane.
Sicuramente Wu Ming è stato abbastanza importante, infatti la lettura dell’Armata dei Sonnanbuli ha condizionato anche alcune fasi della revisione del romanzo e della sua stesura finale. Seppur in maniera più sfumata anche Altieri e Evangelisti mi hanno influenzato. Per il resto mi ha ispirato molto George Martin e in fase di revisione Joe Abercrombie, i suoi romanzi mi hanno spronato a pubblicare e a investire nel romanzo, ci sono infatti alcune citazioni e rimandi ai suoi personaggi e al suo modo di pensare.  Tra le tante influenze non posso non citare il fascino che hanno esercitato gli archetipi shakesperiani, la figura di Coriolano in primis.”

Nel nostro breve, e spero intenso, viaggio nel grimdark italiano c’è l’ultima tappa forzata da compiere,  ovvero Zodd. Alba di Sangue[4].

A differenza di altri romanzi del genere Zodd. Alba di Sangue è ingenuamente mascherato da fantasy medievaleggiante perché trae la sua forza e identità dal lascito militaresco e quasi sacrale dell’epico impero romano. Un tributo “parlante” a questa presa di posizione è Costantino, uno dei rari personaggi di Campagnano a risolvere misteri e problemi con l’uso della mente e dello spirito. La scrittura di Campagnano è funzionale, sofisticata come la mano di un chirurgo da campo militare, elimina i fronzoli e le metafore per dare libero spazio a una mattanza che parla da sé. C’è molto spazio dedicato alla polvere, il fango, le ossa spezzate, i midolli ingoiati e le membra squartate. Il romanzo di Campagnano non è un semplice grimdark  ma si evolve-involve nello splatterpunk di Edward Lee (nota personale, ho letto Zodd e  Mr. Torso di Lee in contemporanea, e ho notato poche differenze tra i due scritti) e in un  dark-weird novel. Tant’è che i connubi culturali sono così molteplici che si potrebbe scrivere un saggio critico al riguardo, cosa che ha fatto Francesco La Manno[5].

Le vicende calpestano il suolo ricoperto di deiezioni e sangue del mondo di Onnar, precisamente nell’impero Imadiano, fratello gemello del nostro impero romano occidentale.  I due imperi, quello romanzesco e storico, condividono molti tratti interessanti. Entrambi hanno assoggettato diverse popolazioni,  si difendono dalle incursioni mobilitando eserciti del tutto simili e prediligono una politica militare di stampo limitaneo, ovvero a difesa dei confini tramite la disposizione di guarnigioni presso fortezze e punti nevralgici.  Un punto di contatto con il medioevo e con altri romanzi grimdark è la presenza di compagnie di ventura.

Come l’impero romano fu invaso dal fanatismo religioso degli zeloti del cristianesimo così anche l’impero in cui milita il nostro titanico Zodd è costretto a tenere a bada i Muriani. A seguito di un editto imperiale i Muriani sono sempre più incontrollabili, perché costretti a venerare gli dei (fottuti) del pantheon imadiano. Bisogna far notare che la stessa chiesa Muriana si è scissa in varie frange. I NeoMuriani sono i più ribelli e combattivi (non ho potuto fare a meno di pensare agli Zeloti di Masada estirpati da Tito) mentre La Legione è una “setta” ammantata da un’aurea misterica e inquietante, addirittura più temibile delle altre corporazioni muriane.

Ma la vera protagonista del romanzo è la truculenza, la guerra, la battaglia immonda che Zodd deve percorrere, fatta da ecatombi, stupri, fango e bestemmie. Zodd è un visceral-fantasy che proietta il lettore  in un mondo non solamente oscuro, ma condannato all’orrore più nero e spaventoso mai descritto.

Sinossi

Zodd. Alba di Sangue è un romanzo dark-fantasy impregnato di orrore cosmico e ultraviolenza.

Il protagonista, Zodd, è alto più di due metri, vive di violenza e serve nei Corazzati, un reparto ausiliario dell’Impero Imadiano. In un mondo fatto di orrori, mostri e massacri, si lascerà alle spalle una scia di sangue e arti amputati pur di non arrendersi al suo destino.


Intervista a Gabriele Campagnano

Quali sono i contesti storico-culturali a cui ti sei ispirato per scrivere Zodd?

“Il worldbuilding di Zodd è stato influenzato dall’assetto istituzionale e militare del tardo impero romano, dalle milizie mercenarie italiane e germaniche del XV-XVI secolo e, in misura minore ma percepibile, da molti altri periodi ed eventi del passato.“

Hai deciso di fondere mix letali provenienti da Lovecraft, Devilman, Escher-Bosch, etc etc, ma allo stesso tempo il tuo scritto mantiene una personalità chiara e non contaminata. Merito del personaggio senza vincoli Zodd?

“Anche se il nome del protagonista è un omaggio al capolavoro di Miura, Zodd è un protagonista (o villain?) talmente particolare da permettermi un ampio spazio di manovra. Hanno un grande merito anche gli altri POV del libro. Le loro personalità, ben distinte, aggiungono profondità sia all’arco narrativo che all’ambientazione.”

La storia è maestra di vita, d’altronde sei uno storico e lo sai bene, la storia di Zodd insegna davvero qualcosa? O come nei migliori drammi decadenti è una sanguinosa ascesa verso la fine ultima

“Ho scritto Zodd senza avere alcuna intenzione di insegnare qualcosa. Di maestri di vita, nella maggior parte dei casi a malapena consapevoli di sé stessi, ce ne sono fin troppi. Eppure, dalle vicende dei protagonisti emerge in modo chiaro un’amara constatazione. Una costatazione che vale anche per la Terra: la violenza è ineluttabile.”


Eccoci giunti alla fine di questo oscuro viaggio, nei meandri del fantastico che tanto omaggia l’Italia. Un modo inedito per riflettere sul potere culturale della nostra terra, oasi di meraviglie artistiche e odi poetiche, prodigio naturalistico al centro del Mediterraneo che ospitò e alimentò popoli differenti e ricchi di tradizioni. La nostra terra fu (ed è) un’entità mitica che ispirò poeti greci e cantori latini, un luogo sperduto tra le tenebre dell’occidente, come ci chiamavano gli elleni “Esperia”. Una terra, primitiva, satura di battaglie e sangue, con il suolo ricoperto di felci e impronte di dei sconosciuti. L’Ausonia, l’Italia primordiale e dal passato che si perde nelle leggende, sporca e violenta, come l’epica del fango e del dolore.

 

NOTE:

[1]      Segnalo, per completezza, una panoramica sulla definizione del genere: Fritz Leiber, in Amra, luglio 1961; Gianfranco de Turris, Sebastiano Fusco, Fantasia Eroica, in AA VV, Arcana, Sugar Editore, Milano, 1969, p. 282-284; Lyon Sprague de Camp, Introduzione, in Robert E. Howard, Conan!, Editrice Nord, Milano, 1976; Karl E. Wagner, “Foreword.” Red Nails. Robert E. Howard, New York: Berkley. 1977; Lin Carter, Introduzione, in AA VV, Heroic Fantasy. Il meglio della fantasia eroica moderna, a cura di Lin Carter, Fanucci, Roma, 1979; Alex Voglino, Le radici della Fantasia Eroica, in AA VV, Heroic Fantasy. Il meglio della fantasia eroica moderna, a cura di Lin Carter, Fanucci, Roma, 1979, p. 517; Gianfranco de Turris, Sebastiano Fusco, La fantasia eroica negli anni settanta, in AA VV, Maghi e guerrieri, a cura di Lin Carter, Fanucci, Roma, 1981, p. 315; Giorgio Giorgi, Temi e strutture della fantasia eroica, in AA VV, Maghi e guerrieri, a cura di Lin Carter, Fanucci, Roma, 1981, p. 449; Sebastiano Fusco, Heroic Fantasy: la trasgressione totale, in AA VV, Spade e Incantesimi. Il meglio dell’heroic fantasy italiana, a cura di Gianni Pilo, Fanucci, Roma, 1984, p. 13; Domenico Cammarota, Il mito dell’Heroic Fantasy, in AA VV, Spade e Incantesimi. Il meglio dell’heroic fantasy italiana, a cura di Gianni Pilo, Fanucci, Roma, 1984, p. 383; Domenico Cammarota, Ancora sulla Fantasia Eroica, in AA VV, Eroi e Sortilegi. Sempre fantasia eroica, Fanucci, Roma, 1986, p. 359; Giuseppe Lippi, Word & Sorcery: parola e magia, in AA VV, Magie e stregoni. Ancora la fantasia eroica italiana, a cura di Gianni Pilo, Fanucci, Roma, 1985, pp. 440-441; Giuseppe Lippi, Introduzione, in Fletcher Pratt, Il Pozzo dell’Unicorno, Mondadori, Milano, 1988; AA. VV, Guida alla letteratura fantastica, a cura di Claudio Asciutti, Odoya, Bologna, 2015; Giuseppe Lippi, La mitica spada di Conan, in Robert E. Howard, Conan il barbaro, Mondadori, Milano, 2016, edizione digitale; Giuseppe Lippi, Alla ricerca dei mondi perduti, in Clark Ashton Smith, Atlantide e i mondi perduti, Mondadori, Milano, 2017, edizione digitale; Francesco La Manno, Italian Sword&Sorcery. La via italiana all’heroic fantasy, Italian Sword&Sorcery Books, Casale Monferrato, 2018.  (bibliografia desunta dalle note di Francesco La Manno) 

[2]Allo stesso modo segnalo diversi interventi inerenti al grimdark, miei e di F. La Manno, Il grimdark è l’erede dello sword and sorcery?, in L’Intellettuale Dissidente del 31 agosto 2018; F. La Manno, Grimdark, ovvero il tramonto del fantasy, in Hyperborea del 19 maggio 2019; F. La Manno sulla definizione di grimdark fantasy:  https://hyperborea.live/2018/08/08/breve-definizione-di-grimdark-fantasy/;  C. Saccoccia, Controstoria del grimdark. L’epica del fango, in Hyperborea del 30 maggio 2019; C. Saccoccia, Il Crocevia dei Mondi. Orientalismo e esotismo nella letteratura fantastica, Italian Sword and Socery Books, Casale Monferrato, 2019.

[3]Sensolini J.,  Zarbo A., (a cura di), Il ballo degli infami, Watson Edizioni, Roma, 2017.

[4]Campagnano G.,   (artworkato da Francesco Saverio Ferrara), Zodd. Alba di Sangue, NecroSword, Roma, 2018.

[5] F. La Manno, Zodd. La nuova alba del fantahorror italiano, in GABRIELE CAMPAGNANO, Zodd. Alba di sangue, Zhistorica, Roma, 19 marzo 2019.

Scritto da Cristiano Saccoccia

Laureato in lettere curriculum storico con una tesi in storia delle religioni e dei conflitti medievali intitolata: L'assedio di Costantinopoli, 1453 presso l'università di Macerata. Consegue la laurea magistrale nel 2018 in ricerca storica e risorse della memoria nel medesimo ateneo. Non riesce a non ascoltare il richiamo del Fantastico così scrive la tesi intitolata: Il crocevia dei mondi: orientalismo e esotismo nella letteratura fantastica. Una ricerca dell'Oriente e della sua ricezione distorsiva nella letteratura fantastica. Marchigiano doc, è appassionato di storia antica, orientale e antropologia. Grazie alle odierne piattaforme Social entra in contatto con una ricca community unita dall'amore per il fantastico, grazie alla quale conosce il concorso e le pubblicazioni di “Italian Sword and Sorcery”.

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