Cronache nemediane – Spade senza metallo (I): il Macuahuitl

Articolo di Gabriele Campagnano

Tratto dalla rivista Zhistorica


 

Fra le armi bianche costituite esclusivamente con materiali non metallici, il Macuahuiltl sudamericano spicca per originalità e modalità di assemblaggio.

In Europa e in Oriente la lavorazione dei metalli portò ad una rapida evoluzione dell’arte della guerra, dell’artigianato e, di riflesso, delle strutture sociali esistenti. Rame, bronzo, ferro e acciaio rivoluzionarono inevitabilmente la vita militare e civile di tutto il supercontinente eurasiatico. In alcuni luoghi però, la tecniche metallurgiche rimasero sconosciute o utilizzate in modo limitato. Le popolazioni mesoamericane e quelle del Pacifico ovviarono al problema escogitando delle soluzioni ingegnose.

Gli Aztechi, pur essendo un popolo con alcune conoscenze astronomiche e dotato di una struttura sociale delineata, non lavorava i minerali di ferro. O, meglio, non li utilizzava per fabbricare armi. Ciò non deve sorprendere, visto che un altro strumento fondamentale per l’evoluzione umana, la ruota, venne da loro impiegato solo come elemento di piccoli oggetti d’artigianato. 

Gli Aztechi potevano però contare su di un materiale piuttosto interessante: l’ossidiana.

Giocatori di ruolo e gamers incalliti lo conosceranno alla perfezione, agli altri basti sapere che si tratta di un vetro naturale di origine vulcanica. Lavorando con cura l’ossidiana, gli Aztechi erano capaci di fabbricare delle vere e proprie lame.

Frate Motolinia, uno dei primi dodici missionari (i dodici apostoli del Messico) a raggiungere il Nuovo Mondo nel 1524, ci dice che i tagli di una lama d’ossidiana erano “come quelli di un rasoio”. Per quanto tagliente però, l’ossidiana era molto fragile, ed era impossibile ricavarne delle lame comparabili, come capacità di lacerazione e/o perforazione, resistenza e qualità, a quelle delle spade europee.

Rimaneva una soluzione eccellente per pugnali e coltelli, ma per delle armi a più ampio raggio, gli Aztechi decisero di sfruttarla in combinazione con il materiale più abbondante del centroamerica: il legno.

Il Macuahuiltl nacque così. Il suo nome deriva infatti dalle parole macua (mano) e cuahuiltl (legno) Era costituito da un’asta di legno di circa 80 cm e almeno 5-6 lame d’ossidiana inserite nelle due scanalature laterali. Gli spagnoli lo definivano un’arma a due mani, ma le dimensioni, come potete notare, erano nettamente inferiori a quelle delle omonime spade europee.

Quest’arma aveva anche un fratello minore di circa 50 cm, il Macuahuilzoctli, dotato di circa 4 lame per parte.  Stando alle fonti, le lame potevano essere continue, dando quindi l’impressione di una vera e propria spada, o alternate a spazi vuoti (la soluzione più comune). Per stabilizzare le lame all’interno delle scanalature veniva usato un collante naturale costituita da una una resina particolarmente resistente mista a copale. Un legaccio di fibra vegetale permetteva di legarlo al polso (attraverso il “pomolo” ad anello) e le decorazioni sul piatto del legno potevano essere le più svariate, con colori sgargianti e piume. Possiamo anche immaginare che un Macuahuiltl più lavorato e ricco di decorazioni fosse uno strumento distintivo all’interno della gerarchia dei guerrieri aztechi.

macuahuitl
Fonti iconografiche antiche e moderne per il macuahuitl

La sua origine rimane controversa. Sembra che lo utilizzassero da tempo diverse culture centroamericane, ma noi lo conosciamo, in massima parte, come una delle più pericolose armi azteche che i Conquistadores si trovarono a fronteggiare nel XVI secolo.  Si trattava di un’arma d’elite, capace di avere il sopravvento sulle scadenti protezioni corporee locali del periodo.

Una simile arma doveva essere eccellente contro avversari senza armatura o coperti da imbottiture leggere, ma qui occorre distinguere il mito dalle dure evidenze dell’archeologia sperimentale.

Una cronaca spagnola riporta un episodio terrificante, quello di un cavallo decapitato da un colpo di Macuahuiltl a due mani:

Sus armas eran navajas agudas, de pedernales, puestas de una parte y de otra de un baston, y era esta arma tan furiosa, que afirmaban que de golpe echaban con elle la cabeza de un caballo abajo, cortando toda la cerviz.

Le loro armi erano lame affilate di ossidiana, poste ai due lati di un bastone, e questa arma era così furiosa che si diceva bastasse un colpo per tagliare la testa a un cavallo, tagliando tutto il collo.

Josè de Acosta

Molti riportano questo passo per supportare l’incredibile efficacia dell’arma, ma probabilmente nessuno di loro ha cercato di studiare più a fondo le caratteristiche di quest’arma bianca azteca.

Infatti, nella monografia “The Macuahuitl: an innovative weapon of the late Post-Classic in Mesoamerica” di Marco Antonio Cervera Obregon, l’autore dimostra scientificamente l’impossibilità della menzionata decapitazione equina e riporta alcuni dati molto interessanti.

Costui, conscio del fatto che l’archeologia sperimentale sia l’unica via possibile nell’ambito degli studi oplologici, ha proceduto per prima cosa alla realizzazione di una replica fedele dell’arma originale. Il suo Macuahuitl è composto da un’asta di legno lunga 80 cm, larga 7 e spessa 3, e da 8 lame di ossidiana per lato (1,5 kg totali), fissate nelle scanalature e rinforzate con una colla resinosa simile a quella usata dagli aztechi.

I risultati della prova sull’arto di un maiale sono stati i seguenti:

  • Il primo colpo ha permesso una penetrazione attraverso i tessuti muscolari, ma non ha raggiunto l’osso. Nonostante la resina, un paio di lame sono rimaste infilate nella carne, uscendo dalle scanalature laterali;
  • il secondo colpo ha raggiunto l’osso, penetrandolo a malapena. In compenso, le lama d’ossidiana si è frantumata, lasciando schegge nell’osso e nei tessuti;
Nessuno sembra averlo notato , ma questa immagine sembra supportare la tesi per cui la lama azteca non fosse in grado di amputare un arto con un colpo. Qui infatti la gamba e il braccio della vittima già sono stati colpiti, ma sono rimasti attaccati al corpo

Si può quindi evincere che il Macuahuitl non avesse la capacità di taglio “mitologica” di cui parlano alcune fonti, mentre è assolutamente plausibile l’osservazione sollevata da Francisco Hernandez de Cordova, da cui bisogna togliere la prima parte, influenzata dal mito esotico del Macuahuitl.

(Il Macuahuiltl)…que dividen a veces a un hombre en dos partes de un solo tajo, con tal que sea este el primero, pues todos los demas son casi nulos o inutiles, tales son la agudeza de esta arma y su fragilidad.

(Il Macuahuiltl)… che a volte divide un uomo in due parti con un solo taglio, ma solo con il primo, visto che tutti gli altri risultano inutili a causa dell’affilatura e della fragilità di quest’arma.

Resta da dire che avere frammenti d’ossidiana sparsi nei muscoli, nell’omero o nella tibia erano un ottimo incentivo per lo sviluppo di gravi infezioni. Che sia stato proprio questo “colpo a frammentazione” ad accrescere la fama del Macuahuitl? Al momento non possiamo saperlo, ma sono sicuro che alcuni studiosi si siano già messi al lavoro per nuove prove sul campo, in grado di dare dei responsi definitivi.

L'equipaggiamento di un guerriero azteco
L’equipaggiamento di un guerriero azteco

Quanto alla sua efficacia contro armature e brigantine spagnole, non doveva essere eccezionale. Come arma da botta era certamente meno prestante delle controparti europee (mazze d’arme, martelli), e anche come arma bianca era inferiore alle lame d’acciaio, più leggere, resistenti, manovrabili e taglienti.

Ciò non toglie che, eliminando le armi prodotte grazie alla tecnologia metallurgica, il Macuahuitl rimarrebbe una delle migliori armi bianche mai prodotte. 

Bibliografia:
  •  M. A. CERVERA OBREGON, The Macuahuitl: an innovative weapon of the late Post-Classic in Mesoamerica (Arms and Armour, Volume 3, Number 2, October 2006), ;
  • J. POHL, Aztec Warrior: AD 1325-1521 (2010);
  • J. POHL, Aztec, Mixtec and Zapotec Armies (1991);
  • R. HASSING, Aztec Warfare: Imperial Expansion and Political Control (1995)

Per le riproduzioni http://macuahuitl.com/

Articolo pubblicato per la prima volta il 5 maggio 2010.

Scritto da Gabriele Campagnano

Diplomato al Liceo Classico Francesco Vivona di Roma e laureato in Giurisprudenza (indirizzo storico-comparatistico), ha esercitato la professione di legale d’azienda prima di dedicarsi alla comunicazione e al marketing digitale. La sua passione principale è sempre stata la storia. Ha letto Storia di Roma Antica, di M. Grant, a soli 7 anni, e da allora non si è più fermato. In tutto, la sua biblioteca storica digitale conta più di 4.000 titoli. Ha scritto più di 250 articoli e 3 libri: – Storia della Presa di Famagosta (2014) – I Padroni dell’Acciaio (2017) – Zodd. Alba di Sangue (2018) È il fondatore e presidente di Zhistorica e Necrosword.

One comment

  1. Sicuramente l’ossidiana era un materiale più abbondante e di facile lavorazione di altri. Mi viene in mente, ma sto solo seguendo l’intuizione del momento, che gli atzechi conoscessero anche altri materiali più duri come il quarzo.

    Mi viene pure da pensare a lame di quarzo, magari prodotte da più generazioni di artigiani, montate su un’essenza lignea eccezionalmente resistente (ignoro se in sud-america ne esistono) potrebbe portare alla creazione di un’arma della stessa classe, ma dalle caratteristiche nettamente superiori.
    Senza scomodare il povero cavallo, già ti dico che anche il quel caso non potrebbe decapitare la povera bestia in un colpo, ma sicuramente potrebbe ferirlo in modo grave o letale.

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