I racconti di Satrampa Zeiros – “Il cacciatore di demoni” di Delos Veronesi

Per “I racconti di Satampra Zeiros” , abbiamo il piacere di ospitare per la prima volta Delos Veronesi, autore emergente che ci propone “Segreti del deserto”, racconto di fantasy di circa 23.000 battute.


Autore

Delos Veronesi, classe 1977, è nato a Bergamo e lavora a Milano come Account Manager per una ditta di elettronica.

Appassionato di lettura fin da piccolo ha iniziato a scrivere solo da alcuni anni, sfruttando i numerosi viaggi all’estero per ritagliarsi del tempo in cui immergersi nella creazione di storie oltre i confini della realtà.

Se non in rari casi non scrive mai nulla di contemporaneo perché ritiene che la realtà sia troppo triste per essere raccontata. I libri sono amici che ti tengono compagnia, che ti portano lontano dei problemi di tutti i giorni, e per farlo devono distruggere i ponti con il mondo in cui viviamo.

Negli anni ha pubblicato alcuni racconti per le Edizioni Scudo, ha vinto il concorso letterario Autunno Pavese e ha collaborato con diverse testate locali.

Non esistono autori assoluti, decine di nomi creano il pantheon da cui attinge ispirazione. Scrittori e maestri di diversi generi che in molti anni hanno arricchito la sua passione letteraria.

Ha recentemente pubblicato Winter, action cyberpunk con Watson. Sta inoltre lavorando come sceneggiatore a due fumetti. Angam, un manga italiano disegnato da Ivan Passamani, e Phobia, illustrato da Fausto Chiodoni.


Sinossi

In un mondo lontano gli umani sono vittime di una minaccia costante da parte di creature, gli Abissali, provenienti da altri piani d’esistenza. La brama di potere degli antichi stregoni ha aperto dei passaggi da cui i demoni sciamano sulla terra, devastando villaggi sotto gli occhi impotenti dei soldati. Solo i Beastmaster possono affrontarli, combattendo grazie alla magia che vincola nel loro petto l’energia di creature dell’abisso. Un potere enorme, per cui devono sacrificare la loro umanità, siglando un patto con un Portatore, incaricato di custodire il cuore del Beastmaster in uno scrigno magico e di distruggerlo nel caso il potere degli Abissali prenda il sopravvento.

Trodat, il Beastmaster, si troverà a battersi con le creature per cui stato creato. Indagando sull’attacco ad un piccolo villaggio ai confini del regno per scoprire una delle più grandi paure dei suoi simili.


Il cacciatore di demoni

di Delos Veronesi

 

 

L’aria puzzava di morte e di disperazione. Nugoli di mosche oscuravano il cielo banchettando su ciò che restava del villaggio di Drahjestian. Corpi in decomposizione spuntavano tra le macerie semi carbonizzate delle case, raccontando la devastazione che aveva attraversato quel pacifico territorio di frontiera.

            «Quale orrore può aver causato tutto questo?» domandò il sergente Windy lottando per non vomitare la colazione.

            «Devo vedere i corpi» le rispose Trodat osservando la scena «Hook guarda se trovi del cibo e dell’acqua potabile» aggiunse rivolgendosi al suo giovane aiutante, che annuì deciso, prima di legare i cavalli ad un recinto e partire di corsa verso il pozzo.

            Il Beastmaster si avvicinò ad uno dei cadaveri, girandolo con un piede per poter controllare la ferita che l’aveva ucciso. Uno squarcio irregolare che gli aveva aperto l’addome riversando le viscere sul terreno scuro su cui era morto.

            Chinandosi per poter osservare meglio si accorse che le ferite avevano i bordi anneriti, come se fossero state cauterizzate con un coltello rovente, e sui vestiti erano rimaste le tracce di un liquido denso e gelatinoso che si era appiccicato come cera raffreddata.

            Toccò con cautela il viscidume, annusandone l’odore acre prima di prenderne un po’ con la punta del dito e portarselo alla bocca per saggiarne la consistenza.

            «Stavo per dirti di aver maggior rispetto per i morti, ma forse girarlo con un calcio è la cosa più umana che tu abbia fatto» gli disse la soldatessa senza riuscire a mascherare il suo disgusto. Lavorava come Portatrice da più di un anno ma non era ancora riuscita ad abituarsi alle sue stranezze. Riusciva a sopportare i suoi occhi da felino, gli artigli e il suo annusare l’aria come un cane, ma ogni volta che vedeva quella lingua guizzare fuori dalla bocca come quella di una lucertola gigante non riusciva a non provare ribrezzo.

            «Un demone del Secondo piano, forse addirittura del Terzo» le disse evitando di cadere nuovamente nella provocazione della donna. Non aveva chiesto lui di averla al suo fianco e non voleva nemmeno dover pagare per l’odio che lei nutriva verso gli Abissali «Furioso, forse per la fame. Non può nutrirsi di carne umana e ha sfogato la sua rabbia su tutto quello che ha trovato»

            «Da quando i demoni non mangiano carne?» domandò portando istintivamente la mano all’impugnatura della spada.

            «Se prestassi maggior attenzione a quello che dico lo sapresti da tempo» si voltò in attesa di un commento che non arrivò «Molti di loro si nutrono dell’essenza vitale che costituisce il loro mondo, spesso la trovano negli uomini ma non è sempre detto che ciò accada»

            «Cosa ti fa pensare che non l’abbia trovata tra questi… disgraziati?»

            «Non ci sono segni di morsi, solo morti» rispose, indicando con un cenno della testa, altri corpi poco distanti.

            «Questo significa che continuerà ad uccidere finché non troverà quello che sta cercando» ringhiò Windy immaginando la scia di morte che si sarebbe lasciato alle spalle.

            «O finché non lo fermiamo» mormorò il Beastmaster alzandosi in piedi.

 

 

            Il piccolo fuoco da campo scoppiettava pigramente illuminando la piccola radura in cui si erano accampati. Avevano cavalcato in silenzio per buona parte della giornata, seguendo le tracce del demone fino a quando l’oscurità non li aveva obbligati a fermarsi.

            «Quanto vantaggio ha su di noi?» domandò Windy gettando nel fuoco gli avanzi della cena.

            «Almeno quattro giorni, ma si muove più lentamente di noi» rispose Trodat volgendo lo sguardo verso il giovane Hook.

            «Le impronte sono ravvicinate e spesso strascicate» si affrettò a rispondere alla silenziosa domanda che gli era stata rivolta «Mantenendo l’andatura dovremmo raggiungerlo entro un paio di giorni»

            «Molto bene»

            «Piantatela con queste scemenze, mi da il voltastomaco l’idea che trasformerai questo ragazzino in uno di voi» sbraitò allontanandosi con la scusa di andare a controllare i cavalli.

            «Quella donna mi fa paura. Ci odia, ho sempre l’impressione che si debba sforzare per non cedere alla tentazione di accoltellarci nel sonno»

            «Non credere che per gli altri sia diverso, l’unica differenza è che lei ha il coraggio di dire quello che pensa» rispose il Beastmaster «Non corri alcun pericolo, e nemmeno io. Lei odia ciò a cui io assomiglio e ciò che tu diventerai se verrai sottoposto al rituale»

            «Perché? Noi… voi combattete per difendere gli uomini dalle Bestie dell’Abisso. Non ha senso, come se un guerriero odiasse la spada che lo ha reso invincibile»

            «Ti stupiresti di quanti eroi odiano la loro arma e rimpiangono di averla brandita» mormorò sottovoce «Non combattiamo per scelta, e nemmeno per spirito di sacrificio. Lo facciamo per redimere la colpa di aver aperto la porta, di aver creato il contatto per permette ai demoni di entrare nel nostro mondo»

            «Per quanto tempo ancora verremo condannati per questo sbaglio?» chiese esasperato Hook «Sono passati secoli dall’incidente, non si può portare rancore in eterno! Migliaia di Beastmaster sono morti per pagare una colpa che non era loro»

            «Parole sagge ma purtroppo lontane dalla realtà» gli disse rivolgendogli un sorriso amaro «Il motivo principale per cui lo facciamo è la consapevolezza di essere gli unici in grado di fermarli, ed è anche il motivo per cui viene ancora concesso di compiere il rituale. Il giorno in cui scopriremo come chiudere i passaggi i Beastmaster smetteranno di esistere»

            «Potrebbe anche succedere il contrario» aggiunse la Portatrice che aveva sentito la conversazione «Uno di voi potrebbe perdere completamente la propria umanità e spalancare le porte all’invasione»

            Il giovane apprendista sarebbe balzato in piedi inferocito se Trodat non l’avesse fermato con un gesto della mano prima di rispondere alla donna «Proprio per questo che tu sei con me, per evitare che ciò accada» replicò toccandosi il petto nel punto in cui il suo cuore era stato strappato via per inserire l’essenza vitale del demone con cui si era fuso.

 

           

            Il sole stava spuntando all’orizzonte quando ripresero la marcia.

Si erano svegliati prima dell’alba, con le membra irrigidite dalla stanchezza e la testa avvolta in mille pensieri. Avevano consumato una colazione fredda e iniziato i preparativi per la partenza avvolti nell’oscurità che precede il mattino.

Windy aveva controllato il piccolo scrigno di cristallo che le era stato affidato, verificando l’integrità del suo macabro contenuto per poi riporlo nella sacca da cintura in cui lo custodiva. Si legò la spada in vita e ripose la coperta nella bisaccia prima di issarsi in sella del suo castrato baio.

            «Hook da che parte?»  domandò Trodat lanciandogli un’occhiata di rimprovero per la sua aria assonnata.

            Il ragazzino si guardò attorno perplesso, sistemandosi la lunga maglia di lana ruvida mentre si chinava sul terreno in cerca della pista da seguire. Non c’era abbastanza luce per distinguere chiaramente i segni del passaggio del demone ma non se ne lamentò, consapevole che non poteva aggrapparsi a una scusa del genere per giustificare la sua difficoltà.

            «Da quella parte» azzardò indicando un punto ad ovest, convinto di aver ritrovato la pista del giorno precedente.

            «La stessa direzione da dove siamo arrivati?» ironizzò il sergente lanciandogli un sorriso maligno «Abbiamo cavalcato un intro giorno per niente»

            «Ha ragione» s’intromise il Beastmaster per impedirle di calcare troppo la mano «La vita delle persone dipende dalla nostra abilità, non puoi permetterti di commettere questi errori. Monta in sella e seguici» concluse pacato, consapevole di avere davanti un giovane che non aveva ancora visto il suo dodicesimo inverno.

            Cavalcarono con calma attraverso la foresta scendendo la collina fino a raggiungere una stretta gola, formata dall’antico letto di un fiume in secca, che serpeggiava tra le pareti di rocciose scavate dal lento scorrere dell’acqua. La pista che stavano seguendo scomparve tra la ghiaia del fondo, obbligandoli a fermarsi per studiare la direzione da prendere.

            «Ragazzo?»

            «Ecco… Io non vorrei… insomma, ho già sbagliato…» balbettò incerto, tenendo la testa bassa per nascondere l’imbarazzo che lo tormentava.

            «Nessuno impara senza commettere errori» lo consolò la donna, stranamente priva del normale astio con cui si rivolgeva a loro «Hai la capacità di farcela, devi solo provarci. Va, noi ti aspetteremo qui» concluse indicando con un cenno della testa il passaggio davanti a loro.

            Hook la fissò incredulo, e al contempo felice per quell’inaspettato supporto, attendendo un cenno del suo istruttore prima di allontanarsi in cerca di tracce.

            «Mi hai sorpreso» le disse Trodat quando fu sicuro che il ragazzo fosse abbastanza lontano da non poterli sentire.

            «Sono entrata nell’esercito che ero poco più grande di lui» sospirò scrutando la gola alle loro spalle «Una delle prime cose che mi hanno insegnato è che i veterani devono proteggere le reclute. Dietro di noi c’è qualcosa che ci osserva, nascosto tra le ombre di quella rientranza»

            Sorrise compiaciuta.

            «La tua espressione mi dice che non te ne eri accorto»

            «Hai ragione» ammise l’uomo «Sottovento e troppo concentrato sul nostro bersaglio da notarlo. È molto che ci segue?»

            «Da quando siamo entrati in questa gola. Troppo per non essere pericoloso»

            «Vado a vedere di cosa si tratta»

Smontò da cavallo estraendo la lunga spada ricavata da un femore di Oghul, che portava legata sulla schiena.

            Muovendosi con calma si diresse verso il luogo indicato dalla Portatrice, osservando attentamente la zona fino a quando non scorse una esile figura rannicchiata tra le ombre alla base della sporgenza. Qualunque cosa fosse non era umana e non sembrava intenzionata a fuggire.

            Digrignando i denti appuntiti il Beastmaster si lanciò all’attacco, annullando la distanza che lo separava dal nemico con poche falcate, affondando la lama ricoperta d’argento nel punto in cui credeva vi fosse il suo avversario.

            Un dolore improvviso gli attraversò la spalla mentre la Bestia lo mordeva, attraversando con i suoi lunghi denti la spessa cotta di cuoio fino ad arrivare alla carne sottostante. Allungando la mano sinistra cercò di afferrare la testa del demone, che però gli sgusciò tra le dita compiendo un rapido balzo e atterrando ad alcuni passi di distanza.

            Alto e con il corpo innaturalmente magro teneva la sottile testa triangolare protesa in avanti, mostrando i quattro lunghi denti che gli fuoriuscivano dalla bocca senza labbra. La pelle lucida brillava alla luce del sole ad ogni movimento delle sue lunghe dita artigliate, simili a rami di salice inariditi dal sole.

            «Sei veloce» ringhiò Trodat riconoscendone la razza «Odio voi Snamt’h, quando siete in branco non combattete mai lealmente, ma a quanto pare tu sei in giro da solo» sibilò minaccioso «Grave errore»

            L’Abissale emise una breve serie di suoi acuti prima di balzare in aria sfruttando la sua straordinaria pelle per scomparire del cielo. Una caratteristica tipica della sua progenie, che li rendeva capaci di mimetizzarsi in qualunque ambiente fintanto che rimanevano in movimento.

            L’uomo rimase immobile, ampliando i suoi sensi al massimo per cogliere il momento adatta ad agire. Durante il rituale era stato legato ad un Who’rhpat, un cacciatore del Terzo piano con i sensi super sviluppati e una propensione molto umana per la guerra contro i propri simili.

            Per un brevissimo istante il tempo sembrava essersi fermato, congelando ogni sensazione esterna in attesa della battaglia. Il mondo esterno era scomparto oltre un muro invisibile, un’enorme bolla che improvvisamente scoppiò con un impercettibile fruscio alla sua sinistra.

            Il Beastmaster colpì senza esitazione, ruotando su sé stesso per dare maggior velocità al fendente. La sottile lama attraversò il corpo dello Snamt’h senza sforzo, tagliandolo a metà nello stesso istante in cui aveva toccato terra.

            «Ben fatto»

            «È stato magnifico!» esultò Hook che nel frattempo era tornato, assistendo rapito al breve scontro «Un solo colpo e…Zack morto stecchito!»

            «Purtroppo non era la creatura che stiamo cercando» spiegò pulendo la lama con un po’ di erba per rimuovere il sangue puzzolente «Hai trovato delle tracce?»

            «Si, proseguono in quella direzione per molti passi»

            «Molto bene, possiamo rimetterci in cammino»

            «Prima fammi controllare la ferita» Windy lo bloccò indicando il sangue che gli macchiava la manica sotto l’armatura «Non vorrei che morissi lasciandoci da soli ad affrontare la Bestia» si affrettò ad aggiungere avvicinandosi al guerriero.

            «Strega senza cuore» mormorò sottovoce il ragazzo, osservandola riempire i segni del morso con un impacco di argilla impastata aglio e lavanda.

            «Non sembrano profonde» sospirò fingendo di non aver sentito il commento, fasciando la spalla con una benda ricavata da una striscia di coperta e riponendo l’argilla curativa nella sacca oleata in cui la teneva «Pruderà un po’ ma dovrebbe evitare che si infetti»

            «Grazie» le disse Trodat, fissandola un’istante come se volesse aggiungere qualcosa a cui però non diede voce. Trattenendo una smorfia si rinfilò la corazza, stringendo i denti mentre annodava i legacci che la chiudevano sul lato.

            «Abbiamo già perso troppo tempo, rimettiamoci in marcia» ordinò rimontando a cavallo.

 

 

            La notte era trascorsa senza problemi permettendo al piccolo gruppo di rimettersi in marcia di buon’ora. Il giorno precedente avevano seguito le tracce dell’Abissale lungo lo stretto canyon per diverse miglia, per poi uscirne risalendo un dolce declivio su cui erano visibili i segni del suo passaggio.

            Non conoscevano abbastanza la zona per sapere con precisione dove fossero, ma erano quasi certi che non vi fossero villaggi o città degne di nota nel raggio di diversi giorni di marcia. Ovunque stesse andando il demone lo stava facendo senza curarsi di nascondere le tracce del suo passaggio.

            «Credi che lo raggiungeremo oggi?» domandò il sergente osservando la serie di colline verso cui si stavano dirigendo «Se è lassù ci ha sicuramente visti»

            «Non credo che gli importi» mormorò pensieroso Trodat «Sta arrancando senza sosta da giorni, a questo punto non penso che lo faccia per trovare da mangiare»

            «Arrancando? Credi che sia ferito?»

            Hook osservò il suo istruttore con interesse, allungandosi istintivamente sulla sella per ascoltare la risposta a quella deduzione così azzardata.

            «In molti punti il suo passo era incerto, quasi barcollasse o trascinasse le gambe» spiegò alludendo alle tracce irregolari che avevano trovato «I segni dei suoi artigli sul terreno, e sul tronco di alcuni alberi, mi fanno credere che in più di un’occasione abbia perso l’equilibrio»

            «Io pensavo che fossero dovuti alla mancanza di forze per la fame» mentì il ragazzo senza nascondere la sua ammirazione, non avendo il coraggio di ammettere di non aver notato nulla ogni volta che era sceso a controllare il percorso da seguire.

            «Questo perché ti sei lasciato influenzare dalla mia deduzione errata» s’incolpò il Beastmaster fingendo di credergli «Se fosse quello il motivo significherebbe che vaga nel nostro mondo da settimane senza che noi ne sapessimo nulla. Non bastano pochi giorni per ridurre una Bestia del Terzo Piano in questo stato e lui sembra essersi mostrato meno di una settimana fa quando siamo stati avvisati» scosse la testa osservando l’orizzonte boscoso verso cui stavano marciando «Non credo nemmeno che sia ferito, non abbiamo trovato tracce di sangue da nessuna parte. C’è qualcosa di strano nel suo modo di avanzare ma non so cosa sia, e la cosa non mi piace»      

           

           

            «Ragazzo, arma la balestra e resta qui con i cavalli» ordinò Trodat con il tono di chi non ammette repliche.

            «Ci siamo» borbottò Windy guardandosi attorno estraendo la spada. Conosceva le abilità dell’uomo, e del cacciatore demoniaco con cui era stato fuso, abbastanza da non perdersi in inutili domande su come facesse ad esserne certo.

            Avevano cavalcato per quasi tutto il giorno senza cogliere nessun segnale d’allarme o avvistare la loro preda, si erano mossi con tranquillità ipotizzando di essere ancora sufficientemente lontani da non correre rischi. Una convinzione errata che avrebbe potuto costargli caro senza il Beastmaster.

            «Resta qui anche tu, potrebbe essere pericoloso» le disse preoccupato «Non vorrei che succedesse qualcosa al prezioso scrigno che ti è stata affidato»

            I loro sguardi si incrociarono un istante prima che lei ringhiasse il suo disprezzo vedendolo allontanarsi a piedi.

            «Hook lega il cavallo alla mia sella» ordinò nervosa, annodando le briglie del suo castrato al pomo di quello di Trodat. Un sistema che aveva imparato nell’esercito per creare una barriera circolale in cui difendersi in caso di attacco.

            «Credi che tornerà?» domandò spaventato il giovane apprendista.

            «Non è uno facile da ammazzare» sussurrò portando istintivamente la mano al contenitore di cristallo che custodiva a costo della vita «Punta la balestra verso terra se non vuoi sparare per sbaglio ad un cavallo»

 

 

            Trodat avanzava con la spada sguainata, annusando l’aria per individuare la posizione della creatura. Era rimasto stupito quando ne aveva percepito la presenza, non si aspettava di raggiungerlo così in fretta e temeva che si fosse fermato ad attenderli per liberarsi di loro.

Forse non voleva che scoprissero dove si stava dirigendo.

            Aveva percorso meno di duecento passi tra le ombre del bosco quando intravide una figura poco distante, inginocchiata a scavare freneticamente una buca vicino ad una grossa pietra piatta.

            Stringendo l’impugnatura dell’arma si avvicinò con cautela, osservandola voltarsi verso di lui agitando una mano deforme nel tentativo di dirgli di allontanarsi. Con un movimento sgraziato la Bestia di mise in piedi mostrando il suo corpo deforme. Aveva le gambe ritorte come se le ossa si fossero rotte in diversi punti, le braccia pendevano asimmetriche dalle spalle ingobbite, muovendosi a scatti come se faticasse a controllarle. La pelle del colore della terra umida era lacerata in diversi punti, penzolando sinistramente da un lato del suo volto quasi umano.

            Sbavando ad ogni parola il demone emise una lunga serie di suoni gutturali, indicandogli nuovamente di andarsene.

            «Non posso farlo» rispose l’uomo intuendo cosa stesse cercando di dirgli «Questo non è il tuo mondo»

            L’Abissale emise altri suoni incomprensibili, agitandosi convulsamente prima di bloccarsi come se una nuova consapevolezza l’avesse raggiunto. I suoi occhi brillarono di un rosso sanguigno mentre si lanciava in avanti con un ruggito furioso.

            Trodat si gettò di lato per scansare l’assalto, stringendo i denti mentre una delle escrescenze ossee della creatura gli straziava la gamba bruciandogli la carne come una lama arroventata. Rotolando su un fianco si rimise in piedi, partendo all’attacco con un affondo che andò a vuoto.

            Le braccia della bestia si contorsero sfruttando le triple articolazioni di cui era dotato, anticipando il Beastmaster e affondandogli gli artigli nel petto.

            Trodat emise un ringhio animalesco, sollevando di scatto la lama di Oghul e tranciando di netto uno degli arti che lo avevano trafitto, per poi liberarsi dall’avversario con un calcio all’addome.

            Con un movimento secco si trappò dal petto ciò che restava del braccio mozzato, sentendo il sangue che gli colava sotto l’armatura mentre si lanciava nuovamente all’attacco     

            Il demone accucciato a terra si voltò a fatica, osservando la spada scendere verso di lui mentre i suoi occhi perdevano la folle luce che li aveva animati pochi istanti prima. Incassò il colpo senza nemmeno tentare di scansarlo, urlando di dolore mentre l’arma gli attraversava diagonalmente il petto.

            Con uno sforzo immane si alzò in piedi, osservando l’uomo con un’espressione di sollievo sul suo volto distorto, quasi fosse grato di quella fine tanto agognata. Con un movimento incerto indicò un punto sul suo petto, in cui era ancora visibile una larga cicatrice a forma di stella.

            Il Beastmaster osservò quel segno, identico a quello che aveva lui sul cuore, sentendo un brivido corrergli lungo la schiena. L’Abissale annuì con la testa, barcollando fino alla buca che stava scavando e cadendoci dentro con un ultimo sospiro prima di tacere per sempre.

 

 

            «Maestro, sei vivo!» gioì Hook vedendolo arrancare da loro, correndogli incontro per aiutarlo a compiere gli ultimi passi.

            «Sei conciato male» sbuffò la donna slacciandogli l’armatura «Fammi dare un’occhiata» aggiunse portando le mani alla sacca dell’argilla.

            «Com’è andata?»

            «È morto»

            «Bene, possiamo tornare a casa»

            «Domani, ora ho bisogno di riposare» mentì l’uomo chiudendo gli occhi per non dover continuare a parlare con i suoi compagni.

            Il demone era un essere umano, un Bestmaster che aveva perso il controllo. Il suo Portatore non era riuscito a fermarlo rompendo lo scrigno in cui il suo cuore umano viveva, o forse era morto e lui se ne era impossessato. Qualunque fosse il motivo lo aveva ucciso, con la consapevolezza di averlo liberato dal demone a cui era stato legato.

            Il cadavere che aveva seppellito apparteneva ad un eroe, che aveva combattuto ogni istante con la volontà della Bestia, per trascinarsi in un luogo isolato in attesa di morire senza far male a nessuno.

            Un atto di silenzioso eroismo, che sarebbe andato perduto tra la nebbia di quelle colline

            Era questo il suo destino? Si chiese pensando alla sua Portatrice.

No. A lui non sarebbe successo.  Windy lo avrebbe fermato, concedendogli l’onore di morire da essere umano.

Scritto da Francesco La Manno

Saggista, curatore, editore e cultore di narrativa dell'immaginario e di studi tradizionali. Presidente dell'Associazione Culturale Italian Sword&Sorcery e direttore editoriale di Hyperborea. Socio e consulente della Commissione Contratti della World SF Italia. Nel 2019 aderisce a CulturaIdentità e frequenta con profitto la Scuola di Formazione GEM a Roma, dedicata al giornalismo, alla comunicazione, all’editoria e ai nuovi media. Scrive per Il Giornale OFF, Il Primato Nazionale, Fenix, Geopolitica.ru, The Fourth Political Theory, L’Intellettuale Dissidente, Barbadillo, Molotov, Ereticamente, Dimensione Cosmica e Hyperborea. Ha pubblicato con AGA Editrice, Solfanelli, Independent Legions Publishing, XPublishing, Gog Edizioni, Psiche e Aurora, Watson edizioni, Zhistorica, Delos Digital, Letterelettriche, Italian Sword&Sorcery Books e Ailus editrice. E’ stato relatore alla Camera dei Deputati, all’Università Popolare di Torino, alla Italcon, a Vaporosamente, all’Alecomics e al Casale Comics&Games.

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