“Leopardo nero, lupo rosso” di Marlon James

Dettagli

Titolo: Leopardo nero, lupo rosso

Titolo originale: Black Leopard, Red Wolf

Serie: The Dark Star Trilogy

Autore: Marlon James

Traduttrice: Paola D’Accardi

Editore: Frassinelli

Genere: fantasy

Data di pubblicazione: 29 ottobre 2019

Prezzo: € 19,12 (ibs.)


Sinossi

Il primo romanzo della trilogia Dark Star, scaturita dalla sfrenata immaginazione di Marlon James, già vincitore del Man Booker Prize. Un fantasy epico immerso nella storia nelle leggende e nel folklore di un’Africa mitica e bellissima.

Mistero e magia, potere e sangue sono gli elementi portanti di questo straordinario romanzo epico, il primo fantasy ambientato in un’Africa dove leopardi e lupi si mescolano con uomini dai poteri sovrannaturali. Già opzionato per una serie televisiva, Leopardo nero, lupo rosso è il primo libro di una trilogia, accolto con enorme successo in US e UK. Nello straordinario primo romanzo della trilogia Dark Star di Marlon James, mito, fantasia e storia fanno da sfondo alle avventure dell’Inseguitore, un mercenario ingaggiato per trovare un bambino scomparso tre anni prima. L’Inseguitore è famoso per le sue doti di cacciatore solitario – «Ha un gran fiuto», dice la gente -, ma per questa missione deve lavorare con un eterogeneo gruppo di personaggi, ciascuno dei quali si porta dietro un segreto. Primo fra tutti il muta-forma Leopardo. In viaggio sulle tracce del bambino, l’Inseguitore si sposta da un’antica città all’altra, si addentra in fitte foreste, attraversa fiumi vorticosi e si scontra con mostruose creature decise a ucciderlo. In quella lotta quotidiana per la sopravvivenza, comincia allora a chiedersi chi sia veramente il bambino che sta cercando, chi vuole impedirgli a tutti i costi di trovarlo e soprattutto chi mente e chi dice la verità.


Leopardo Nero

Lupo Rosso

La riscoperta del fantastico africano

di Cristiano Saccoccia

 

Se la letteratura fantasy è da anni nel mirino dei critici letterari, intenti ad accusarla  dei delitti più  banali (escapismo dalla realtà, ingenuità dei contenuti etc)  allo stesso modo la letteratura africana ha subito una specie di ghettizzazione accademica, soprattutto a cavallo degli anni 70 quando l’intellettuale africano  Wole Soyinka nel 1974 si sentì dire che la letteratura africana era un animale che non esisteva. In risposta lo scrittore nigeriano fu premiato nel 1986  con il Nobel per la letteratura.  Quindi possiamo mettere sullo stesso piano valutativo  le due categorie: il fantasy e la produzione narrativa di matrice culturale africana. Con questi preconcetti dannosi è tutt’oggi difficile  trovare un connubio  tra i sopracitati, soprattutto quando sono scritti da autori di colore, in America, a ben vedere, la questione è molto sentita poiché non tocca meramente il mondo letterario ma ogni sfera sociale.

            Se mi è permesso un salto indietro nel tempo l’Africa risulta comunque come uno dei palcoscenici più floridi per ambientare diverse avventure pulp e fantastiche,  un esempio eclatante si rispecchia nella produzione scrittoria di Henry  Rider Haggard che siglò due romanzi  ambientati in Africa come La saga dell’impero Zulù e Le miniere di Re Salomone, nei cicli di racconti e romanzi dedicati a Tarzan di Edgar Rice Burroughs, in alcuni componimenti di Howard e in altri autori di Weird Tales che alimentarono quel genere letterario ancora oggi apprezzato del lost world, ovvero il mondo perduto.  La (ri)scoperta di un’entità spaziale e geografica connotata  di sense of wonder e del meraviglioso non è casuale, basti pensare che i primi anni del XX° secolo sono  caratterizzati proprio dai momenti fondanti  dell’antropologia culturale e delle esplorazioni scientifiche nel continente nero. La letteratura avventurosa e fantastica, incentrata nei contesti esotici africani, nasce come un riflesso di quegli interessi  trasmessi alle masse dalle imprese degli esploratori  e degli studiosi da campo, in stretto contatto con il mondo dell’Africa. Inoltre il continente nero iniziò a essere al centro di diverse diatribe socio-culturali, legate alle ipotesi evoluzionistiche dell’uomo e della civiltà umana. Il lost wolrd africano diventa un simbolo ammantato da una vivace metafora, ovvero scoprire il “fantastico” nascosto tra le montagne e le giungle di quell’antica terra significava  riappropriarsi di una propria homeland, una patria semantica e primordiale, che lega gli uomini nel primitivismo e nel genuino contatto con la terra, abbandonata in parte durante i diversi movimenti migratori. L’Africa quindi non è una terra estranea ma rimane pressoché sconosciuta ai lettori.

            Nell’ultima decade gli scrittori afroamericani sono diventati sempre più apprezzati e letti, sono quasi tutti accomunati da una prosa sofisticata e molto ricca, utile a proiettare il lettore oltre i confini del fantastico, in un genere letterario scevro da etichette e compromessi. Semplicemente letteratura di livello, non opere di esclusiva finalità ludica o di intrattenimento, poiché a supporto di una prosa di qualità arriva una trama  complessa pregna di tematiche interessanti. Tra questi non posso non citare  l’autrice N. K. Jemisin, autrice della  pluripremiata trilogia La Terra Spezzata, il romanzo Figli di Sangue e Ossa di Tom Adeyeni, la sfaccettata autrice Nnedi Okorafor che ha proiettato i contesti africani nello spazio e oltre, con la saga di Binti e il romanzo ambientato in Niger Laguna.

            In questo trittico di donne  appare anche l’autore  jamaicano di origini africane Marlon James padre del romanzo Leopardo Nero Lupo Rosso edito in Italia da Frassinelli.

Parlare di questo romanzo è estremamente complesso. Per questo sono costretto ad usare un’arma brutale, l’onestà. Leopardo Nero Lupo Rosso è un fantasy che non è per tutti, presenta delle difficoltà non indifferenti e può suscitare diverse reazioni, anch’io mi sono ritrovato ad amare e odiare questo scritto.

            Marlon James ha una grandissima capacità di evocare scenari variopinti e ambientazioni curatissime con la sua prosa barocca e elegante, inframmezzata da ondate di turpiloquio, allusioni sessuali e scene violente degne del grimdark fantasy. Questa ricerca, quasi ossessiva, di dimostrare la propria capacità nello scrivere a volte scade in sessioni narrative di puro virtuosismo, il che appesantisce la storia poiché non aggiunge molto. Il romanzo per questa ragione non è di immediata lettura e seguire parola per parola diventa in alcuni momenti molto stancante perché l’autore ci costringe a concentrarsi su particolari a volte inutili.

            Queste difficoltà di trama e di stile sono molto controbilanciate da una ambientazione interessantissima e dannata. Una vera rievocazione dell’Africa nascosta a noi occidentali, che non conosciamo pienamente. Leggere il romanzo di James è un esperimento di letterature comparate, ovvero riflettere sul nostro mondo  e quello di coloro che non conosciamo. L’epica africana rivive nella storia di Leopardo Nero Lupo Rosso e ci travolge con tutta la sua potenza mitologica e folklorica, anche lo stile narrativo a volte ricalca i tropi delle civiltà orali, poiché si crea un arazzo che soltanto il cantore, il bardo o l’aedo  può evocare. Per assurdo, e questo è un merito, James è in grado di evocare uno storytelling orale in forma scritta.       

“L’epica celebra la vittoria dello spirito umano sulle forze che si oppongono al suo estendersi, concretizza nella forma dell’azione la difficile nascita di un’entità individuale o di una comunità, crea un nuovo essere utilizzando e sottolineando quel linguaggio di autoglorificazione al quale la natura umana è così sanamente portata. Ma i riti drammatici o tragici degli Dei affrontano il fenomeno, più profondo e più elusivo, dell’essere e del non essere. L’uomo può mettere da parte e perfino superare le incertezze metafisiche attraverso gesta epiche, e prolungare una simile condizione di euforia sociale con la loro ripetuta recitazione, ma, in se stesso, questo esercizio non è che un povero surrogato della collocazione cosmica del suo essere. L’interrogarsi fondamentale, viscerale, spinto dalla paziente, immobile, eterna immensità che lo circonda, non gli dà pace” 

Wole Soyinka, Mito e letteratura nell’orizzonte Africano  Jaca Book, 1993.

In accordo con Soyinka, con la definizione di epica e eroe-attore del dramma vitale, i personaggi di James sono spinti da profonde riflessioni che portano a numerose domande senza vere risposte. Per questo l’architettura psicologica di personaggi principali e secondari è ben strutturata e non presenta delle falle logiche. Gli eroi del romanzo sono dei raminghi che vagano senza meta in questa terra immensa, senza mai trovare un locus che stabilizzi il loro spirito. La forza del mito e della leggenda è proprio questa, l’attore folklorico è un agente delle forze ultraterrene, un mezzo per perpetrare i voleri del cielo e della terra, e lo scrittore jamaicano come un vero demiurgo nero riesce a creare un’inquietudine mitica nei suoi protagonisti, sospinti perennemente da forze oscure e inesplicabili.

            Al contrario invece James farcisce il romanzo con numerose scene sessuali di natura omosessuale, che ovviamente non mi hanno scandalizzato,  ma facendole risultare spesso inutili se non a spezzare il ritmo di una trama già lenta ( nelle prime 300 pagine). Il sottobosco LGBT che il romanzo propone è perfettamente in linea col contesto culturale che ha creato James, il pene e la vagina non sono semplici organi sessuali ma strumenti-gameti caratterizzati da valenze primordiali e mitiche. Ci ritroviamo a leggere nei personaggi di James gli stessi atteggiamenti di un Dioniso Nero e di un Priapo africano. Seppur le scene omosessuali servano a limare ulteriormente i personaggi in statue a tutto tondo a volte  l’autore perde il filo del discorso  e abbandona il lettore  in uno stato confusionario, spesso mi sono sentito abbandonato tra gli amplessi e la sintassi di James.

            Del resto ho riscontrato altri problemi con la trama che per le prime 200-300 pagine rimane ostica, soprattutto la parte iniziale, tra confusione e bombardamento spietato di riferimenti culturali del worldbuilding (interessanti ma asfissianti).

            Originale è  il protagonista Lupo Rosso dotato di un dono che gli permette di fiutare chiunque sia nel mondo dei vivi, un personaggio apparentemente semplice ma invece strutturato in maniera tale che risulta imprevedibile, sia a livello narrativo che interiore. Leopardo Nero,  sicuramente il mio personaggio preferito, è un mutaforma che da leopardo può diventare uomo animato da una forza primitiva e legata alle religioni animiste dell’Africa, personaggio erotico dedito alla soddisfazione dei piaceri carnali, attore violento e fatale per tutto il racconto.

            I personaggi di contorno non sono marginali, anzi sono molto importanti ai fini della trama, che spiegata senza fare spoiler si basa sulla ricerca di un bambino rapito da forze sconosciute.  Streghe, animali antropomorfi, “giganti”, creature demoniache popolano  l’epos di James  e arricchiscono un mondo già florido di richiami e contesti culturali, dalla geografia alla storia alle leggende popolari.

            Consiglio la lettura di questo romanzo a tutti coloro che sono pronti a intraprendere un viaggio tra la verità e la menzogna (temi fondanti del racconto), uno stile ricco e a volte ostico ma che poi può ricompensare il lettore con un finale molto interessante e intrigante. Un romanzo per pochi, secondo me, ma coloro che lo leggeranno incontreranno molte perle tra tanti difetti.

Scritto da Cristiano Saccoccia

Laureato in lettere curriculum storico con una tesi in storia delle religioni e dei conflitti medievali intitolata: L'assedio di Costantinopoli, 1453 presso l'università di Macerata. Consegue la laurea magistrale nel 2018 in ricerca storica e risorse della memoria nel medesimo ateneo. Non riesce a non ascoltare il richiamo del Fantastico così scrive la tesi intitolata: Il crocevia dei mondi: orientalismo e esotismo nella letteratura fantastica. Una ricerca dell'Oriente e della sua ricezione distorsiva nella letteratura fantastica. Marchigiano doc, è appassionato di storia antica, orientale e antropologia. Grazie alle odierne piattaforme Social entra in contatto con una ricca community unita dall'amore per il fantastico, grazie alla quale conosce il concorso e le pubblicazioni di “Italian Sword and Sorcery”.

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